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Introduzione: la comunicazione
La comunicazione va intesa anzitutto come un processo di trasmissione di informazioni. In italiano, comunicazione ha il significato semantico di “far conoscere”, “render noto”. La comunicazione è un processo costituito da un soggetto che ha intenzione di far che il ricevente pensi o faccia qualcosa.
Nell'ultimo decennio del XX secolo l'avvento del World Wide Web ha segnato l'inizio di un'era in cui ogni individuo ha la possibilità di esporre il suo pensiero con una scala paragonabile a quella dei mass media. Per la prima volta chiunque abbia un sito web può indirizzare un pubblico globale, sebbene il costo associato ad alti livelli di traffico sia ancora alto. È possibile che l'emergere di tecnologie peer-to-peer cominci a rendere accessibile il costo della banda.
Sebbene venga resa disponibile una gran quantità di informazioni, immagini e commenti (cioè “contenuti”), spesso è difficile determinare l'autenticità e l'affidabilità dell'informazione contenuta nelle pagine web (che spesso sono auto pubblicate). Alcuni sostengono però che internet rispecchi la contraddittorietà del mondo reale e che l'apparente maggiore affidabilità dell'informazione televisiva e giornalistica sia dovuta al ristretto numero di canali informativi ed alla tendenza ad omologare l'informazione tradizionale su modelli comuni. Internet, la rete di collegamento tra computer creata inizialmente nel 1969 dal Dipartimento della Difesa degli Usa per facilitare il lavoro di ricercatori universitari nei laboratori nazionali, consente la diffusione di notizie e informazioni in pochi minuti in tutto il globo, sostituendo spesso, grazie alla sua relativa economicità e facilità d'uso, i mezzi di comunicazione tradizionali (posta, telefono, fax).
Lo sviluppo tecnologico nel campo delle trasmissioni elettroniche ha scaturito una vera e propria rivoluzione nel campo delle comunicazioni. La trasmissione dei dati in formato digitale è riuscita ad abbattere alcuni dei vincoli della comunicazione tradizionale.
Innanzitutto i dati digitali sono molto flessibili, facendo venir meno il problema della scarsa elaborabilità delle informazioni analogiche. Inoltre le informazioni digitali possono essere multimediali, nella rete viaggiano tutti i generi di informazioni, dai testi, ai suoni, alle immagini, tutte codificate con lo stesso codice, per cui si supera anche il limite dell'incompatibilità.
Italiano
Giuseppe Ungaretti
Massimo esponente del movimento ermetico fu Giuseppe Ungaretti, nato ad Alessandria d'Egitto il 10 febbraio del 1888. Dopo un viaggio in Italia si trasferisce a Parigi dove si laurea in filologia nel 1914. Nel 1915 torna in Italia e dopo aver fatto professione di nazionalismo interventista partecipa volontario alla guerra durante la quale trae dall'esperienza della trincea l'ispirazione per la maggior parte delle liriche de Il porto sepolto; questa raccolta, nell'edizione fiorentina del 1919 si intitolerà “Allegria di naufragi” fino al 1931 quando prenderà il titolo definitivo di “L'allegria”. Nel 1936 si trasferisce con la famiglia a San Paolo del Brasile dove per sei anni insegnerà letteratura italiana all'università. L'esperienza brasiliana sarà funestata dalla morte del figlio Antonietto che, insieme agli orrori dell'occupazione nazista e della guerra civile, gli ispirerà le liriche della raccolta “Il dolore”. Le raccolte da lui completate, tranne “La terra promessa” (1950), furono anche “Un grido e paesaggi” (1952), “Il taqquino del vecchio” (1960) e tutta la sua produzione col titolo “Vita di un uomo” (1961). Ottenne in Italia e all'estero numerosi riconoscimenti ma non il premio Nobel. Muore a Milano al ritorno da un viaggio negli Stati Uniti, il 2 giugno 1970.
Poetica
La poesia di Ungaretti è quasi sempre stata mossa da una visione dolorosa della vita; per il poeta esistere era soffrire. Secondo Giuseppe Ungaretti il poeta è perciò un <uomo di pena>, un pellegrino che cerca, e mai troverà sulla terra, un luogo in cui duri più di un attimo la gioia di sentirsi <una docile fibra dell'universo>. Sicuramente la poetica di Ungaretti è pessimista, ma comunque nessuna delle raccolte ungarettiane ci dà la sensazione di un naufragio dell'esistenza nel buio deserto del nulla, e poi tutte, direttamente o indirettamente, affermano i valori perenni della civiltà; l'amicizia, l'amore, la fraternità, la ricerca del Divino, il sentimento della natura; questo perché la pena di Ungaretti ha nel suo fondo una pietà verso la vita e gli uomini. Oltre a questo il poeta sosteneva che per permettere a questi valori di essere la guida degli oscuri travagli del vivere, occorre che il poeta moderno cerchi per essi un nuovo linguaggio espressivo: nudo, netto e vibrante. Ungaretti lavorò molto su un nuovo linguaggio e quando riuscì nel suo lavoro fu il più geniale fra i novatori della moderna poesia italiana.
Ungaretti iniziò un discorso poetico originalissimo con le liriche de “Il porto sepolto”, primo nucleo della raccolta che, a partire dal 1932 avrà per titolo L'allegria. Il testo si inseriva perfettamente nell'ambito della poesia pura, di cui attuava con rigorosa coerenza uno dei canoni principali; l'essenzialità. Infatti ciò che colpisce in quella raccolta è la brevità dei componenti e dei singoli versi. Ungaretti attraverso questa caratteristica vuole evitare la sintassi tradizionale, le parole sonanti, i colori indiscreti, gli indugi nel descrittivo e tutti i detriti della vecchia retorica. Prosciugando la dizione ottiene spesso una lirica folgorante, dove la parola, anche la singola parola, collocata in un particolare rilievo, può condensare in un lampo un mondo di sentimenti, emozioni, idee e apparire al lettore come uno strumento di un'operazione di magia per attraversare il mistero delle cose e dell'anima. Qui quindi si è di fronte a una vera e propria rivoluzione del discorso poetico e gli esempi citati mostrano come l'autore de “L'allegria” ha fruito della lezione dei decadenti francesi, ma anche dei futuristi nell'impiego del verso libero, nell'abolizione della punteggiatura e nel rifiuto di alcuni legami sintattici. Nella prima raccolta del poeta dominano il tema della guerra come assurda vicenda di negazioni umane e quello della solidarietà per le sue vittime.
Nel secondo volume “Sentimento del tempo” pubblicato nel 1936, la poesia ungarettiana si misura con una più ampia articolazione tematica che coinvolge non tanto l'io individuale del poeta, quanto il dramma oggettivo dell'esistenza. È qui, in questo volume, il tema religioso, precisato come preghiera a Dio perché aiuti gli uomini a ritrovare il filo che lega il sentimento del tempo a quello dell'eternità. Ora le parole non spiccano più isolate ma si combinano in un'armoniosa sintassi e appaiono gli endecasillabi e i settenari, ma comunque tutto questo non fa rinvenire alla mente la tradizione perché Ungaretti li realizza con parole e ritmi che ricordano la ricerca della purezza lirica.
Nella terza raccolta, “Il dolore” (1947), Ungaretti costruisce una sorta di diario lirico sulla materia di una tragedia privata, la morte del figlio bambino, e su quella di una tragedia storica, la seconda guerra mondiale. Il canto ungarettiano si fa teso e vibrante in certi componenti che denunciano gli orrori della guerra e invocano il soccorso della Grazia sulle <umane tenebre>.
Il proposito di dare consistenza corale al discorso poetico e di oggettivare le conquistate verità e i miti di valenza universale si fa più palese nel poema incompiuto “La terra promessa” (1950) dove viene simboleggiata l'accettazione religiosa del dovere e l'inquieta ricerca di nuovi orizzonti esistenziali.
Storia
Il fascismo
Movimento politico italiano costituitosi a Milano il 23 marzo del 1919 per iniziativa di Benito Mussolini. Le origini storiche del fascismo risalgono alla profonda crisi provocata in tutta l’Europa dalla 1° Guerra mondiale (1914-1918) e che portò a radicali mutamenti nelle strutture politiche e sociali dei singoli paesi. In Italia la crisi assunse proporzioni assai gravi: insoddisfazione per i risultati della conferenza della pace che deludevano le speranze di ingrandimenti territoriali e coloniali, il peggioramento delle condizioni economiche, la carovita e la disoccupazione, che pesavano soprattutto sulle classi popolari e l’inquietudine della grande borghesia industriale e agraria di fronte alle agitazioni sociali, agli scioperi, all’occupazione delle fabbriche e delle terre. Nel momento in cui a Milano nascevano i “fasci italiani di combattimento” il loro fondatore non si proponeva di creare un partito ma di creare un semplice movimento. Esso si inserì agevolmente nella mutevole e difficile situazione dell’Italia del dopoguerra, avvalendosi di tutti i motivi di malcontento e disorientamento vivi nel paese: dal desiderio di azione e di avventura creato nelle generazioni dal clima della guerra al sentimento di rivolta degli ex combattenti contro quanto i loro occhi sembrava avvilire la patria e dalla preoccupazione dei conservatori per la pressione delle masse popolari reclamanti migliori condizioni di vita e per il rafforzarsi del movimento socialista. Inizialmente il peso del nuovo movimento fu scarso, infatti nelle elezioni politiche del novembre 1919 i fascisti riportarono solo 4500 voti, contro 170000 dei socialisti e i 74000 voti popolari. Tuttavia il movimento si andò rafforzando dopo la marcia su Fiume voluta da D’Annunzio in segno di protesta contro la firma del trattato di pace e prese un impulso decisivo dopo il fallimento dell’occupazione delle fabbriche (settembre 1920), che segnò l’inizio della parabola discendente del socialismo. Così a partire dalla fine del 1920 il fascismo andò sviluppandosi impetuosamente anche nelle campagne; pertanto nelle elezioni del maggio 1921 i fascisti, oltre a due deputati eletti, ebbero circa trenta deputati eletti nelle liste del blocco governativo, tra cui Mussolini. Nel congresso di Roma il movimento, che contava ormai trecentomila iscritti, operò la sua trasformazione in partito, caratterizzandosi come difensore dell’ordine e dandosi una più precisa fisionomia ideologica. Il nuovo partito si pose l’obiettivo della conquista dello Stato, favorito dalla crisi sempre più profonda delle istituzioni liberali, dal succedersi di governi deboli e impotenti, dalla divisione delle sinistre. I fascisti accentuarono le azioni di rappresaglia e il 29 settembre presero la decisione di marciare sulla capitale. La “marcia su Roma” ebbe luogo il 28 ottobre; Vittorio Emanuele III rifiutò di firmare il decreto di stato d’assedio presentatogli da Facta e decise di affidare il compito di formare il nuovo governo a Mussolini.
Dal punto di vista delle forme giuridiche entro le quali si organizzò il regime fascista sono da distinguere due periodi: prima e dopo il gennaio del 1925. Nella prima fase non ci fu un’aperta rottura rivoluzionaria con il passato; il primo ministero Mussolini fu infatti il ministero di coalizione, in cui accanto ai ministri fascisti ci furono i ministri liberali e popolari. Già dal novembre 1922 il fascismo prese ad agire avendo di mira l’instaurazione di un regime totalitario. Nello Stato totalitario è lo stato che afferma l’appartenenza integrale del singolo allo Stato. Nel paese continuarono le violenze contro gli oppositori; nel gennaio del 1923 le camice nere furono trasformate in Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN), e il parlamento concesse pieni poteri a Mussolini che se ne servì per preparare la legge elettorale maggioritaria del 1923.
Le elezioni del 6 aprile del 1924, svoltesi in un clima di pressione o di aperta violenza, diedero alla lista fascista il 64% dei voti, concentrati prevalentemente nel Centro-Sud. L’organizzazione dello Stato fascista avvenne nel 1925-26 e fu completata nei due anni seguenti. Pertanto furono sciolti tutti i partiti e le organizzazioni sindacali; furono soppresse le libertà di stampa e di riunione; fu creato un tribunale speciale per la difesa dello Stato; con la legge del 24 dicembre del 1925, fu introdotta la figura del capo del governo distinta dal ministero. I poteri legislativi ed esecutivi passarono di fatto a Mussolini, capo del governo e capo del fascismo. Nel 1929 la camera dei deputati con l’istituzione di una lista unica di candidati, redatta dal gran consiglio; nel 1939 fu abolito il sistema plebiscitario, in virtù della creazione della camera dei fasci e delle corporazioni. Il fascismo si identifica ormai con lo Stato.
Ma già all’inizio del XX secolo c’era un problema che affliggeva il regime liberale. Infatti le classi popolari si erano organizzate e chiedevano una politica a loro favore, ponendo la loro candidatura alla direzione dello Stato perché si voleva compiere un passo decisivo, cioè passare da uno Stato oligarchico ad uno democratico. In Italia il regime liberale oligarchico andava sfaldandosi e le elezioni politiche ormai a suffragio universale maschile, avevano introdotto i partiti popolari in Parlamento. Ma dopo le elezioni del 1921 dove per la prima volta i fascisti riuscirono a portare alla Camera 35 deputati la borghesia che non si era rassegnata alla riduzione del suo potere accettò il fascismo, che si presentava come restauratrice dell’ordine e dello Stato. Ma alla fine la borghesia che inizialmente aveva pensato di poter usare il fascismo solo per sconfiggere il socialismo, fu costretta ad abdicare in favore della forza che essa stessa aveva alimentato.
Nel campo della politica economica il fascismo attuò dapprima, a partire dal 1926, una politica deflazionistica, e favorì l’acceleramento dell’industrializzazione del paese. Gli interventi dello Stato nella vita economica si fecero poi più accentuati dopo la grande crisi mondiale del 1929, che arrivò in Italia nel 1930; questo interventismo economico si estrinsecò soprattutto nella creazione dell’IRI (Istituto ricostruzione industriale) e dell’IMI (Istituto mobiliare italiano).
La crescita economica e l’IRI
Dopo la grande crisi del 1929, l’intervento dello stato si è rivelato sempre più frequente e importante per il mantenimento di un equilibrio di crescita economica. Non solo in Italia ma in tutti gli stati capitalisti le spese dello stato nei più vari settori produttivi sono divenute enormi: lo stato svolge oggi un ruolo decisivo sia per quanto riguarda l’indirizzo dello sviluppo economico sia, indirettamente, per quanto attiene l’evoluzione di tutta la società. In tutti i paesi industrialmente avanzati lo stato ha esteso le proprie attività in molti campi tradizionalmente riservati all’iniziativa dei privati: ciò comporta l’elaborazione di programmi che possono coordinare le diverse azioni dello stato per renderle più efficaci e per realizzare gli obiettivi economici e sociali che formano oggetto di scelte prioritarie.
In Italia, allo scopo di coordinare e unificare l’azione statale nell’ambito dell’economia è stato creato un apposito ministero delle partecipazioni statali, che ha il compito di dirigere e sorvegliare le attività degli enti pubblici che gestiscono l’economia pubblica. Nel nostro paese infatti i diversi rami dell’economia in cui si svolge l’azione statale non sono gestiti direttamente, ma da enti creati dallo stato in particolari circostanze storiche: si è cercato con questa formula di conciliare il necessario controllo pubblico sulle varie industrie consentendo loro di agire sui mercati nazionali e internazionali con la stessa duttilità e rapidità di decisioni di una industria privata, evitando i farraginosi procedimenti e controlli di tipo burocratico che inevitabilmente avevano ostacolato la loro azione.
Sostanzialmente la struttura di questi enti è quella di una società per azioni in cui la maggioranza delle azioni è in possesso dello stato o di altri enti statali o parastatali; la direzione dell’impresa è affidata ad un consiglio di amministrazione con a capo un presidente nominato dal governo. Molto spesso questi organismi assumono una forma di finanziarie che controllano un gruppo di imprese attraverso il possesso di pacchetti azionari di maggioranza. Il più importante di questi è certamente l’IRI (istituto di ricostruzione industriale) creato nel 1933 per il salvataggio di alcune banche che si trovavano nell’impossibilità di restituire il denaro richiesto dai depositanti.
Le imprese industriali e bancarie
Le imprese si possono classificare, secondo il soggetto: privato o pubblico; secondo il tipo di attività: agricola e commerciale e secondo le dimensioni: grande, media e piccola impresa. Una dei tipi di imprese di cui abbiamo parlato quest’anno è l’impresa industriale. Le imprese industriali sono aziende di produzione diretta, che attuano un processo di trasformazione di materie prime e semilavorati, o di assemblaggio di parti componenti, per ottenere prodotti finiti.
I beni prodotti dalle imprese industriali:
- Possono essere già pronti per la destinazione al consumo;
- Possono costituire semilavorati o parti componenti per successive operazioni di trasformazione o di montaggio attuate da altre aziende industriali;
- Possono essere beni strumentali che serviranno a loro volta per ottenere altri beni o servizi.
Le aziende industriali vanno esaminate secondo i vari criteri di classificazione.
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Materie e argomenti
- Italiano: Giuseppe Ungaretti
- Storia: il Fascismo
- Calcolo e statistica: la ricerca operativa
- Informatica: i database
- Elettronica: i segnali analogici e digitali
- Inglese: internet and database
- Sistemi: le reti
- Matematica: le derivate