Estratto del documento

I.I.S. “Trani”

Salerno

Luigi Rinaldi

5^A Tiel

Indice 1

Pagina 2 indice

Pagina 3 presentazione

Pagina 4 La Risiera di San Sabba

Pagina 9 Primo Levi

Pagina 11 Se questo è un uomo

Pagina 13 centrale idroelettrica

Pagina 18 regolatori PID

Pagina 22 Hydro Power Plant

Pagina 24 funzioni

Pagina 26 Olimpiadi 1936 2

Storia

La Risiera di San Sabba. 3

La Risiera di San Sabba

Nell'estate 1943 l'Italia fascista, dopo tre anni di guerra a fianco della Germania nazista, in base agli obblighi del micidiale “patto d'acciaio”, ha ormai collezionato una serie di disfatte militari in Grecia, in Libia, in Russia dovute alla carenza degli armamenti, all'incapacità dei comandi, all'impreparazione dei quadri e alla mancanza dell'addestramento degli uomini. Il paese è stremato.

Quando il nuovo governo italiano, non più fascista, dopo aver protestato la sua fedeltà all'alleanza, mentre avviava segretamente trattative di pace separata con gli Alleati, l'8 settembre 1943 il maresciallo Badoglio, capo del governo succeduto a Mussolini, firmava un armistizio scatenando il caos, 22 divisioni naziste erano già dislocate in Italia per poter tenere in pugno la situazione.

Hitler accorpò al Terzo Reich dei territori italiani che a suo tempo avevano fatto parte del disciolto impero austroungarico. Si trattava delle province di Bolzano e Belluno che vennero affidate alla competenza del Gauleiter Franz Hofer, mentre le province di Udine, Gorizia, Trieste, Fiume e Pola vennero a trovarsi sotto l'autorità del Gauleiter della Carinzia, Friedrich Rainer. La zona di Lubiana fu affidata al suo collega Erwin Rösser.

I tre Alti commissari, godendo di larga autonomia, furono investiti di pieni poteri su tutte le strutture amministrative, politiche, giurisdizionali delle rispettive aree di competenza e rispondevano del loro operato solo, esclusivamente e direttamente a Berlino; la sovranità italiana fu “momentaneamente sospesa”.

Rainer fissava la propria sede a Trieste e con due ordinanze, il 22 ottobre e il 12 novembre, faceva sapere alla popolazione che le leggi italiane erano abrogate, vigeva da quel momento solo la legge nazista. A capo dei vari uffici delle amministrazioni degli enti locali vennero chiamati uomini del ricostituito partito fascista, peraltro affiancati da “consiglieri” nazisti.

Mentre il generale Kübler assumeva il comando di tutte le forze armate di stanza nel territorio, Himmler nominava Odilio Lotario Globocnik capo supremo delle varie polizie. Costui, nativo di Trieste (madre ungherese e padre sloveno), conosceva i luoghi, le usanze, le lingue locali.

Nel suo foglio matricolare era registrato come comandante di una delle quattro formazioni speciali delle SS, create col compito specifico di garantire la sicurezza alle spalle dei reparti combattenti sul fronte dell'Est, “ripulendo” città e villaggi della Polonia e dell'Ucraina dalla popolazione civile, soprattutto ebraica. In altre parole, massacrando uomini, donne e bambini inermi col falso scopo delle esigenze militari delle operazioni in corso.

A Trieste Globocnik prese possesso del Palazzo di Giustizia, per trasferire poi la sua base operativa in un complesso di edifici in disuso che era stato, a suo tempo, sede della “Premiata pilatura di riso triestina” della ditta Ziffer, nel rione di San Sabba.

Il grande complesso di edifici dello stabilimento per la pilatura del riso – costruito nel 1898 nel periferico rione di San Sabba – venne dapprima utilizzato dall'occupatore nazista come campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo l'8 settembre 1943.

Verso la fine di ottobre, esso venne strutturato come Polizeihaftlager (Campo di detenzione di polizia), destinato sia allo smistamento dei deportati in Germania e in Polonia e al deposito dei beni razziati, sia alla detenzione ed eliminazione di ostaggi, partigiani, detenuti politici ed ebrei.

Nel sottopassaggio, il primo stanzone posto alla sinistra di chi entra era chiamato “cella della morte”.

Qui venivano ammassati i prigionieri tradotti dalle carceri o catturati in rastrellamenti e destinati ad essere uccisi e cremati nel giro di poche ore.

Secondo testimonianze, spesso venivano a trovarsi assieme a cadaveri destinati alla cremazione.

Proseguendo sempre sulla sinistra, si trovano, al pianterreno dell'edificio, le 17 micro-celle in ciascuna delle quali venivano ristretti fino a sei prigionieri.

Tali celle erano riservate 5 particolarmente ai partigiani, ai politici, agli ebrei, destinati all'esecuzione a distanza di giorni, talora settimane.

Queste celle erano delle piccole stanze con una porta di legno con una fessura circolare “SFOGO” di luce e di aria.

Da varie testimonianze si scoprì che questi “sfoghi” venivano aperti dai militari e a volte rimanevano chiusi a causa di esigenze militari.

Le due prime celle venivano usate a fini di tortura o di raccolta di materiale prelevato ai prigionieri: vi sono stati rinvenuti, fra l'altro, migliaia di documenti d'identità, sequestrati non solo ai detenuti e ai deportati, ma anche ai lavoratori inviati al lavoro coatto.

Le porte e le pareti di queste anticamere della morte erano ricoperte di graffiti e scritte: l'occupazione dello stabilimento da parte delle truppe alleate, la successiva trasformazione in campo di raccolta di profughi, sia italiani che stranieri, l'umidità, la polvere, l'incuria – in definitiva – degli uomini hanno in gran parte fatto sparire graffiti e scritte.

Nel successivo edificio a quattro piani venivano rinchiusi, in ampie camerate, detta anche sala delle croci, gli ebrei e i prigionieri civili e militari destinati per lo più alla deportazione in Germania: uomini e donne di tutte le età e bambini anche di pochi mesi.

Da qui finivano a Dachau, Auschwitz, Mauthausen, verso un tragico destino che solo pochi hanno potuto evitare.

A favore di cittadini imprigionati nella Risiera – ed in particolare dei cosiddetti “misti” (ebrei coniugati con cattolici) – intervenne direttamente presso le autorità germaniche il vescovo di Trieste, mons. Santin, in alcuni casi con successo (liberazione di Giani Stuparich e famiglia), ma in altri senza alcun esito (Pia Rimini).

Nel cortile interno, proprio di fronte alle celle, sull'area oggi contrassegnata dalla piastra metallica, c'era l'edificio destinato alle eliminazioni – la cui sagoma è ancora visibile sul fabbricato centrale – con il forno crematorio.

L'impianto, al quale si accedeva scendendo una scala, era interrato. Un canale sotterraneo, il cui percorso è pure segnato dalla piastra d'acciaio, univa il forno alla ciminiera.

Sull'impronta metallica della ciminiera sorge oggi una simbolica Pietà costituita da profilati metallici a segno della spirale di fumo che usciva dal camino.

Dopo essersi serviti, nel periodo gennaio – marzo 1944, dell'impianto del preesistente essiccatoio, i nazisti lo trasformarono in forno crematorio, in grado di incenerire un numero maggiore di cadaveri, secondo il progetto dell'“esperto” Erwin Lambert, che già aveva costruito forni crematori in alcuni campi di sterminio nazisti in Polonia.

Questa nuova struttura venne collaudata il 4 aprile 1944, con la cremazione di settanta cadaveri di ostaggi fucilati il giorno prima nel poligono di tiro di Opicina.

L'edificio del forno crematorio e la connessa ciminiera vennero distrutti con la dinamite dai nazisti in fuga, nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, per eliminare le prove dei loro crimini, secondo la prassi seguita in altri campi al momento del loro abbandono.

Tra le macerie furono rinvenute ossa e ceneri umane raccolte in tre sacchi di carta, di quelli usati per il cemento.

Sul tipo di esecuzione in uso, le ipotesi sono diverse e probabilmente tutte fondate: gassazione in automezzi appositamente attrezzati, colpo di mazza alla nuca o fucilazione.

Non sempre la mazzata uccideva subito, per cui il forno ingoiò anche persone ancora vive.

Fragore di motori, latrati di cani appositamente aizzati, musiche, coprivano le grida ed i rumori delle esecuzioni.

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Sintesi

Introduzione Campi di Concentramento, tesina

La seguente tesina di maturità tratta del tema dei campi di concentramento. La tesina abbraccia anche i seguenti argomenti nella varie discipline scolastiche: la risiera di san Sabba in Storia; Primo Levi in Italiano; Se questo è un uomo in Letteratura; centrale idroelettrica in Elettrotecnica; regolatori pid in Sistemi; hydro power plant in Inglese; funzioni in Matematica; Olimpiadi 1936 in Ed. Fisica.

Collegamenti

Campi di Concentramento, tesina

STORIA - LA RISIERA DI SAN SABBA ITALIANO - PRIMO LEVI LETTERATURA - SE QUESTO E’ UN UOMO ELETTROTECNICA - CENTRALE IDROELETTRICA SISTEMI - REGOLATORI PID INGLESE - HYDRO POWER PLANT MATEMATICA - FUNZIONI EDUCAZIONE FISICA - OLIMPIADI 1936
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