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5 A Erica La Shoah
Il nazismo e lo sterminio degli ebrei
Tesina
La persecuzione e lo sterminio degli ebrei
Approfondimenti
Se questo è un uomo, di Primo Levi
Maus, di Art Spiegelman
Hannah Arendt contro il razzismo.
Indice
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- 1. Introduzione: significato dell’antisemitismo e i suoi fondamenti
- 2. I momenti della Shoah
- 3.a. Emigrazione
- 3.b. Ghetti ad Oriente
- 3.c. La vita nei ghetti
- 3. Primo Levi
- 4.a. “Se questo è un uomo”
- 4.b. La vita e le opere
- 4. Maus
- 5.a. Art Spiegelman
- 5.b. Cos’è “Maus”?
- 5.c. Personaggi
- 5.4. Perché topi?
- 5. Voelkische Bewegung
- 6. La diagnosi di Hannah Arendt
- 6. Fonti
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L S – I
La Shoah: introduzione
Shoah è una parola ebraica che significa «catastrofe», e ha sostituito il termine «olocausto» usato in precedenza per definire lo sterminio nazista, perché con il suo richiamo al sacrificio biblico, esso dava un senso a questo evento e alla morte, invece insensata e incomprensibile, di sei milioni di persone.
La Shoah è il frutto di un progetto d’eliminazione di massa che non ha precedenti, difatti è stato coniato il termine genocidio per riuscire a definire lo sterminio di un intero popolo.
La domanda che sorge spontanea è: come mai l’Europa, che si è sempre definita un paese civilizzato, ha potuto permettere la morte di 6.000.000 di anime innocenti?
L’antecedente principale fu l’odio antisemita, conduttore della politica nazista. Nel 1935 a Norimberga fu varata una legislazione che confinava gli ebrei all’emarginazione. Tre anni dopo, l’Italia abbraccia questo aberrante sistema di “difesa della razza”, escludendo gli ebrei dalla vita del resto del paese.
Il problema di fondo è che non è il primo fatto riscontrabile nella storia, le più comuni forme di antisemitismo furono i pogrom (sommosse appoggiate dallo Stato contro la popolazione ebraica) provocati da campagne diffamatorie violente, spesso con la diffusione di voci false sull’uso, da parte degli ebrei, di sangue di bambini cristiani a scopo rituale.
Verso la fine del Diciannovesimo secolo, partiti politici antisemiti vennero fondati in Germania, Francia e in Austria, diffondendo pubblicazioni come “Il Protocollo degli Anziani di Sion”, che affermavano teorie di una cospirazione internazionale ebraica.
Nel diciannovesimo secolo nacque anche il “Voelkische Bewegung”, formato da filosofi tedeschi, artisti, letterati, i quali consideravano lo spirito ebraico estraneo allo spirito tedesco: essi perpetravano l’idea che gli ebrei non fossero realmente cittadini tedeschi.
“Dominare il Mondo” cantavano le giovani SS. Le mire di potere di Hitler non avevano confini, egli voleva creare un uomo interamente rinnovato, forse erroneamente ispirato al superuomo di Nietzsche; egli voleva estirpare il cristianesimo per sostituirlo
“[…] una fede forte ed eroica,
con una nuova morale contenuta nel “Mein Kampf”:
in un nuovo invisibile Iddio del destino e del sangue. […]”
Soltanto un culto, quindi una religione, poteva portarlo alla meta, e il Fuehrer andava modellando la popolazione tedesca al fine di riuscirci.
Dunque è stato affermato che il nazismo è stato soprattutto una religione. Dimostrare ciò ci allontanerebbe troppo dal nostro tema; ci basta osservare le tre caratteristiche che definiscono una religione:
- La percezione di una potenza superiore;
- La sottomissione ad essa;
- Le relazioni con essa.
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Tutte e tre le caratteristiche erano incontestabilmente presenti. Ma sarebbero state nozioni vaghe se non si fosse opposto agli occhi dei fedeli un’entità malvagia, un’anti-razza: gli ebrei rappresentavano il “Diavolo” in questo culto insensato. L’adorazione della divinità è stimolata se si scatena l’odio contro l’Impuro.
E l’ebreo non era solo impuro, ma era impuro anche tutto ciò che veniva a contatto con esso.
Una parte della colpa dello sterminio ebraico va attribuita quindi alla popolazione tedesca, poiché pochi non avrebbero mai potuto causare quello che è stato il genocidio ebraico senza il consenso del popolo.
Le tappe della Shoah
Inizialmente il sistema prescelto da Hitler per “ripulire” la Germania dagli ebrei fu quello di rendere loro le condizioni di vita intollerabili, attraverso una legislazione oppressiva, al fine di costringerli ad emigrare. Tuttavia, questo metodo non ottenne i risultati sperati (1933-1939), in quanto l’obiettivo del regime nazista era rendere il Reich “Judenfrei”, ovvero “libero dagli ebrei”.
I dati risalenti a quel periodo ci mostrano che dei 520.000 ebrei che vivevano in Germania, ne restavano 350.000 nel 1938. Essendosi verificato l’Anschluss nello stesso anno, i tedeschi si trovarono a dover “affrontare” anche gli ebrei austriaci, stimati a 190.000.
Erano troppi gli ebrei da far emigrare, quindi era un progetto fallimentare. Ogni qualvolta la Germania si espandeva, il numero degli ebrei cresceva e le nazioni estere non furono in grado o non vollero accogliere l’ondata di ebrei che fuggiva dal Terzo Reich.
Hitler allora ebbe un’altra idea, decise di trasferire gli ebrei in un luogo distante dalla Germania. Il luogo venne individuato nell’isola di Madagascar, ma la resistenza della Gran Bretagna impediva la realizzazione del progetto.
Nel 1940 la situazione è “degenerata” per Hitler, in quanto il numero degli ebrei non ammontava più a 540.000, bensì si assommava a 2.000.000 di persone, in quanto sono inclusi anche gli ebrei polacchi.
Inizialmente il Fuehrer aveva in mente l’emigrazione forzata ebraica fuori dai confini del Reich, ma il suo obiettivo divenne più ambizioso: difatti egli voleva eliminare l’influenza ebraica da tutti i territori al di fuori del controllo dell’Asse.
Hitler pensava a nuove possibili soluzioni.
I ghetti ad Oriente
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Con l’invasione da parte della Germania del Belgio, dell’Olanda, della Francia, della Norvegia e della Danimarca, bisognava rendere “Judenfrei” tutta l’Europa. Di conseguenza Hitler decise di concentrare tutti gli ebrei nei territori polacchi occupati, quindi optò per la creazione di grandi ghetti.
Non dobbiamo dimenticarci che fra i capisaldi della dottrina di Hitler troviamo anche il pensiero che la Germania aveva bisogno di più “spazio vitale”, e quest’ultimo era appunto riscontrabile nell’Est Europa; i territori conquistati dal Fuehrer dovevano essere destinati ai tedeschi che avrebbero dovuto insediarcisi.
Quindi “la soluzione finale” del problema ebraico divenne una soluzione “transitoria”, in attesa della fine della guerra, in quanto sarebbe stato il momento più opportuno per trovare una soluzione alternativa.
La Shoah si può sintetizzare in 5 fasi distinte:
- La privazione dei diritti civili degli ebrei;
- L’espulsione di quest’ultimi dal territorio germanico;
- Italiano: Se questo è un uomo di Levi
- Storia: Lo sterminio ebraico
- Storia dell'Arte: Maus, fumetto di Art Spiegelman
- Tedesco: Voelkische Bewegung (movimento antisemita popolare)
- Filosofia: Hannah Arendt