La figura dell’artista
All’inizio del ‘900:
L’occhio e lo spirito
Paul Klee, Ha testa, mano, piede e cuore, 1930
Valsecchi Anna Amela
Liceo Classico Manzoni, a.s. 2013-14, 5AC
Premessa
Ripercorrendo alcuni passi del testo „L’occhio e lo spirito”, scritto da
Maurice Merleau-Ponty (1964), esponente dell’esistenzialismo francese,
vorrei porre l’attenzione sulla figura dell’artista nel clima culturale del post
positivismo e, quindi, sul significato che assume l’arte, intesa nel senso
generico di creazione di un’opera che può essere sia un romanzo sia un
quadro sia un testo musicale. Questo tema verrà sviluppato in tre sezioni
ognuna delle quali comprenderà un aspetto della filosofia bergsoniana e
uno della concezione artistica di Paul Klee significativi per quanto
proposto. Nella terza sezione sarà presente anche un rimando alla tecnica
narrativa di Svevo, esemplificata ne „La Coscienza di Zeno” (1923).
La prima parte considera il passaggio dall’arte positivista, che
manipola la realtà riproducendone una perfetta copia, all’arte
spiritualistica-esistenzialista che si preoccupa di abitare quella realtà non
solo con gli occhi, ma anche con lo spirito.
Si esaminerà quindi il processo di creazione dell’opera d’arte: dalla
percezione di un dato reale o di un’esperienza concreta, punto di
partenza imprescindibile, alla interiorizzazione di essa da parte dell’artista in
base a come egli è oggi e a come egli era ieri (memoria e ricordo) per
giungere, infine, alla creazione dell’opera stessa che, dunque, sarà diversa
dalle radici che le hanno permesso di vivere in quanto fonti di ispirazione.
Infine, si porrà l’attenzione sul concetto di incompiutezza ed eternità
dell’arte: come la realtà è un continuo divenire, così anche l’io dell’artista
è un io mai uguale a quello che era prima poiché la crescita comporta un
mutamento e, quindi, non sarà mai possibile che l’opera d’arte segni una
tappa conclusiva racchiudendo in sé “il” senso della vita e del mondo.
Questo è sottolineato anche dal fatto che l’opera è destinata a un fruitore,
un lettore o un ascoltatore e, dunque, sarà a sua volta interpretata da
questo e dalla sua interiorità. Impossibile è credere, dunque, all’arte come
una realtà chiusa. Essa è una ricerca costante, un continuo approfondire e
indagare nella realtà attraverso la coscienza e lo spirito. Un continuo
guardarsi dentro per vedere oltre.
1. Dal manipolare all’abitare
“La scienza manipola le cose e rinuncia ad abitarle”
Il binomio manipolare, simbolo del contatto tra soggetto operativo e
oggetto operabile, ed abitare, il prendere parte con il corpo e
l’anima alla realtà esterna, è funzionale a descrivere il clima di
passaggio dal positivismo, tempo del manipolare, all’esistenzialismo,
tempo dell’abitare. In quest’ultimo, infatti, si critica il pensiero da cui
nasce lo scientismo moderno di manipolare le cose riducendole,
attraverso l’uso di modelli simili pur in differenti circostanze, a “oggetti
in generale”, anziché abitarle nella loro concretezza e opacità. La
dimensione del manipolare e dell’abitare è da riferirsi allo stare al
mondo dell’artista, figura il cui compito è proprio quello di leggere la
realtà per poi tradurla in parole, colori e suoni. Egli può dunque
scegliere se guardare quella realtà solo con l’occhio, dimensione
esteriore, o anche con lo spirito, dimensione interiore, unica capace
di avere uno sguardo totale sul reale e sulla sua vera essenza.
Bergson distingue questi due modi di rapportarsi con il mondo come
Bergson: essere io superficiale, colui che manipola, e essere io fondamentale,
io superficiale colui che abita.
e io fondamentale
Il primo è portato a percepire mediante il supporto
dell’intelligenza, facoltà cosciente, tutto ciò che è materia, “slancio
vitale depotenziato, irrigidito e mummificato” e, dunque, la
spazialità. È questo l’io del positivismo, il cui unico fine è quello di
riprodurre e organizzare in ordini logici razionali il tempo della scienza,
tempo omogeneo, quantitativo, reversibile e discontinuo, un
qualcosa di esclusivamente astratto ed esteriore, dopo averne
studiato le leggi interne.
Mentre il secondo è in grado di giungere al cuore della realtà
stessa comprendendone la vera essenza senza più pretendere di
organizzare ogni realtà fisico-fenomenica in leggi deterministiche,
meccanicistiche e finalistiche. Il vero senso dell’essere che viene
colto è quello dello spirito, della durata reale: un divenire puro
sospinto dallo slancio vitale a continue espansioni, imprevedibili e
libere, un processo continuativo che, muovendosi dal passato e
volgendosi all’avvenire, si accresce istante per istante con una
creatività libera poiché ogni istante della vita psichica è il risultato di
tutti gli istanti precedenti ma è anche nuovo rispetto a essi. Questo
corrisponde al tempo della coscienza, un tempo concreto e interiore
che è qualitativo, eterogeneo, irreversibile e continuo caratterizzato
dalle idee della conservazione totale (il passato – la memoria- vive
nel presente insieme al futuro – speranza-) e della creazione totale (
ogni momento, pur essendo il risultato di tutti i momenti che lo hanno
preceduto, è assolutamente nuovo rispetto ad essi). Per giungere
alla comprensione della durata reale che corrisponde all’élan vital,
“esigenza di creazione che si impadronisce della materia e
introduce in essa la maggior somma possibile di indeterminazione e
libertà”, l’io fondamentale si serve dell’intuizione, organo della
filosofia bergsoniana, che è istinto divenuto disinteressato e
consapevole di se stesso, capace di un indefinito processo di
autoriflessione. Dunque è proprio questo io che caratterizza il clima
culturale del post positivismo: l’attenzione dell’uomo e dell’artista si
sposta dalla dimensione della scienza, dell’occhio, a quella della
coscienza, dello spirito, così da poter giungere al vero essere non più
parziale, ma totale dell’uomo e dell’artista che dunque dovrà
rivelare il vero senso della vita, che non è più solo esteriorità. Infatti:
… per giungere al
cuore del reale: “È necessario comparare la vita ad uno slancio, perché nessun’altra immagine,
slancio vitale tratta dal mondo fisico, vale a esprimerne con altrettanta approssimazione
che tutto l’essenza. Tale è la mia vita interiore e tale è pure la vita in generale. Se, nel suo
muove in contatto con la materia, la vita è paragonabile a un impulso o a uno slancio,
quanto considerata in se stessa, essa è un’immensità di virtualità, un compenetrarsi
esigenza di reciproco di migliaia di tendenze: le quali, tuttavia, saranno " migliaia " solo
creazione … quando verranno rese esteriori le une alle altre, ossia spazializzate.
Introduzione artista all'inizio del 1900 tesina
Ripercorrendo alcuni passi del testo "L'occhio e lo spirito", scritto da Maurice Merleau-Ponty (1964), esponente dell'esistenzialismo francese, vorrei porre l'attenzione all'interno della mia tesina sulla figura dell'artista nel clima culturale del post positivismo e, quindi, sul significato che assume l'arte, intesa nel senso generico di creazione di un'opera che può essere sia un romanzo sia un quadro sia un testo musicale. Questo tema verrà sviluppato in tre sezioni, ognuna delle quali comprenderà un aspetto della filosofia bergsoniana e uno della concezione artistica di Paul Klee significativi per quanto proposto. Nella terza sezione sarà presente anche un rimando alla tecnica narrativa di Svevo, esemplificata ne "La coscienza di Zeno" (1923).
La prima parte considera il passaggio dall'arte positivista, che manipola la realtà riproducendone una perfetta copia, all'arte spiritualistica-esistenzialista che si preoccupa di abitare quella realtà non solo con gli occhi, ma anche con lo spirito. Si esaminerà quindi il processo di creazione dell'opera d'arte: dalla percezione di un dato reale o di un'esperienza concreta, punto di partenza imprescindibile, all'interiorizzazione di essa da parte dell'artista in base a come egli è oggi e a come egli era ieri (memoria e ricordo) per giungere, infine, alla creazione dell'opera stessa che, dunque, sarà diversa dalle radici che le hanno permesso di vivere in quanto fonti di ispirazione. Infine, si porrà l'attenzione sul concetto di incompiutezza ed eternità dell'arte: come la realtà è un continuo divenire, così anche l'io dell'artista è un io mai uguale a quello che era prima poiché la crescita comporta un mutamento e, quindi, non sarà mai possibile che l'opera d'arte segni una tappa conclusiva racchiudendo in sé il senso della vita e del mondo.
Questo è sottolineato anche dal fatto che l'opera è destinata a un fruitore, un lettore o un ascoltatore e, dunque, sarà a sua volta interpretata da questo e dalla sua interiorità. Impossibile è credere, dunque, all'arte come una realtà chiusa. Essa è una ricerca costante, un continuo approfondire e indagare nella realtà attraverso la coscienza e lo spirito. Un continuo guardarsi dentro per vedere oltre. La tesina maturità classica inoltre permette anche collegamenti con alcune materie.
Collegamenti
Artista all'inizio del 1900 tesina
- Filosofia - Bergson: io fondamentale e io superficiale, materia e slancio vitale, percezione-memoria-ricordo.
- Storia dell'arte - Paul Klee.
- Italiano - La coscienza di Zeno, Svevo.