Verso i Disability Studies
Il sistema italiano di inclusione scolastica si contraddistingue nel panorama internazionale ma ha tralasciato l’approfondimento di alcuni approcci come quello dei Disability Studies. Personalizzazione che sembra offrire orizzonti di sviluppo inclusivo del nostro sistema scolastico (rotte per l’inclusione).
Prospettive internazionali all’educazione inclusiva
- Risposta sociologica
- Approccio curricolare
- Eredità psico-medica
- Strategie di miglioramento
- Inserimento
- Individualizzazione
- EBE
- Esclusione
- Miglioramento del sistema scuola
- Separazione
Eredità psico-medica
Si è tradotta in un approccio di tipo speciale ed è riferibile a tutti quei contesti nei quali si ritiene che l’inclusione passi tramite azioni di abilitazione e riabilitazione dei singoli individui in relazione ai loro deficit o alla loro patologia. Questo approccio è fortemente legato ad una visione medico-specialistica e sfocia in azioni educative di tipo individualizzato, differenziato e separato.
In quest’ottica la norma, intesa come direzione verso cui tendere in ottica di normalizzazione, è il riferimento sul quale fondare le azioni di progettazione e di sviluppo di abilità, di conoscenze e di competenze da acquisire in un percorso educativo.
I sistemi scolastici che derivano da questa prospettiva, vedono gli alunni con disabilità e con BES in contesti educativi speciali e molti paesi dell’Unione sembrano prediligere questo approccio distinguendosi solo dal punto di erogazione del servizio scolastico collocato dentro oppure fuori dalle scuole ordinarie.
Questa tipologia di scuole era presente nel nostro Paese in due periodi storici che possiamo identificare nel nostro ambito di interesse con la fase dell’esclusione e quella della separazione.
Risposta sociologica
Considera l’inclusione come strumento per poter giungere ad una modifica dei sistemi di istruzione percepiti come escludenti.
Questo approccio vede l’istruzione confinata in sistemi di valutazione e finanziamento standardizzati, al cui interno male si collocano quelle situazioni troppo distanti dalla norma, in quanto rischiano di inficiare il raggiungimento di livelli di eccellenza.
L’idea della specializzazione viene rafforzata per giustificare l’esclusione di alcune persone dal sistema ordinario, creandone uno compatibile ma parallelo, così da non incidere negativamente sul sistema principale.
Approcci curricolari
Mettono al centro la progettazione delle attività didattiche e le metodologie adottate.
Così, l’attenzione è diretta ai processi di adattamento e di differenziazione della progettazione, nell’ottica di trovare punti di contatto tra curricolo, programmi della classe e piani individualizzati.
Strategie di miglioramento
Producono due approcci che mettono al centro da un lato il sistema scuola e dall’altro la didattica.
L’approccio istituzionale concentra il proprio focus sulla modifica del sistema tramite il cambiamento strutturale del funzionamento ordinario in relazione alle culture, alle pratiche e alle politiche adottate.
L’obiettivo è quello di consegnarci una scuola ordinariamente capace di rispondere a tutte le esigenze formative.
Il secondo approccio è incentrato sull’Evidence Based Education (EBE) che individua come elementi fondamentali le modalità di applicazione, l’efficacia e l’effetto degli interventi didattici al fine di poter implementare quelli con esito oggettivamente positivo.
Disability Studies
I Disability Studies prendono l’avvio nel Regno Unito fin dalla metà degli anni Sessanta dello scorso secolo dal movimento di autodeterminazione delle persone con disabilità e dal loro impegno nella politica finalizzato ad ottenere il riconoscimento dei loro diritti.
Questa prospettiva vede l’educazione inclusiva come un diritto umano realizzabile tramite lo sviluppo di contesti e comunità inclusive e critica i processi di integrazione ideati per singoli alunni. Inoltre, non si limita alla sola sfera scolastica ma si interessa ai vari ambiti della vita in una visione olistica dell’individuo come persona e come prodotto della società.
La via italiana all’inclusione scolastica
Fase dell’esclusione
Comprende tutti quegli atti normativi adottati prima della promulgazione della Costituzione italiana.
A guerra appena conclusa, gli alunni con disabilità sono sostanzialmente esclusi dai processi di istruzione salvo qualche riferimento per le disabilità sensoriali.
Questa fase si chiude con l’emanazione della Costituzione della Repubblica che sancisce uno dei principi cardine dell’inclusione scolastica ovvero che «La scuola è aperta a tutti».
Fase della separazione
Caratterizzata dal funzionamento sia di classi differenziali, organizzate all’interno delle scuole ordinarie, sia di scuole speciali.
In questa fase la diversità è intesa come malattia e gli interventi si ispirano a principi che derivano da un paradigma di tipo bio-medico in linea con la rotta per l’inclusione denominata dell’eredità psico-medica, prospettiva che vede gli alunni con disabilità o con altre forme di difficoltà all’interno di scuole speciali o classi differenziali.
In questa prospettiva l’attenzione viene centrata sul deficit che finisce per definire la persona, trasformandola in un singolo caso di studio e, in ambito educativo, l’intervento specialistico deresponsabilizza l’azione dell’educatore e dell’insegnante.
Fase dell’inserimento
Nel nostro Paese questo approccio si è reso protagonista della fase dell’inserimento che abbraccia circa trent’anni di storia della scuola andando dall’istituzione della Scuola Media Unificata del 1962 all’emanazione della Legge 104/92.
L’inizio di questa fase coincide con una forte spinta sociale che caratterizza la storia e la politica del nostro Paese a partire dai primi anni Sessanta e che porta alla registrazione del fenomeno detto “scuola di massa”.
L’approccio politico-sociale, proprio di questa fase, sfocia in alcuni dei più importanti processi di trasformazione della scuola: l’istituzione della Scuola Media Unificata tramite la Legge 1859/62, l’istituzione della Scuola Materna Statale con la Legge 444/68, l’istituzione del tempo pieno con la legge 820/71 e l’approdo della società civile all’interno della gestione della scuola con i Decreti Delegati del 1974.
L’accelerato processo di sviluppo della scuola italiana ci consegna un docente in forte crisi di identità essendo venuto meno il suo ruolo così com’era stato inteso per tanto tempo.
Non a caso proprio dal mondo scolastico sorge il movimento di contestazione giovanile del Sessantotto che ha un forte riverbero sulla classe operaia e su tutta la società.
Naturale risultato di questa visione è la Relazione conclusiva della Commissione Falcucci riguardante i problemi scolastici degli alunni handicappati del 1975 e la successiva emanazione della Legge 517/77 che accoglie nella scuola tutti a prescindere da condizioni sociali e da difetti psico-fisici e sensoriali.
Fase dell’integrazione
Nasce con l’emanazione della Legge 104/92 (legge che non si rivolge solo al percorso scolastico ma alla persona con disabilità e al suo sviluppo personale e sociale) e si caratterizza per la diffusione, in ambito scolastico, della riflessione pedagogica e didattica di tipo speciale.
Questa fase si può ricondurre principalmente alla rotta curricolare internazionale che incentra la propria azione verso l’adattamento delle proposte didattiche ideate appositamente per l’alunno con disabilità nell’ottica dell’individualizzazione. Obiettivo è lo sviluppo delle potenzialità della persona senza che la sua condizione costituisca un impedimento all’esercizio del suo diritto all’educazione e istruzione.
Fase dell’inclusione
All’interno dei testi normativi, prende avvio con l’emanazione, nel 2009, delle Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Primo atto di normativa scolastica che contiene un esplicito riferimento all’ICF – Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute e alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
In un focus normativo però, questa fase si caratterizza quasi esclusivamente per l’attenzione ai livelli qualitativi sia della didattica in classe sia dell’organizzazione scolastica, anche in relazione al contenuto dell’impianto normativo sui Bisogni Educativi Speciali.
Pochi, infatti, sono i riferimenti ad una vera e propria modifica dell’agire quotidiano rispetto alla precedente fase dell’integrazione. Rischio di regressione ad un approccio ispirato al modello medico-individuale con interventi rivolti agli alunni e non al contesto e alle prassi educative che si può notare anche nel recente D.Lgs n.66 2017 e poi 2019.
Prassi inclusive
La fase italiana dell’inclusione definita dalla normativa, si concretizza in:
- Prassi di integrazione in ottica di individualizzazione riscontrabili a livello internazionale nella rotta curricolare e in quella delle strategie di miglioramento con focus rivolto agli interventi educativi e didattici (EBE);
- Prassi di inclusione in ottica di personalizzazione presenti a livello internazionale nell’approccio dei Disability Studies e nella rotta delle strategie di miglioramento dei sistemi con particolare riferimento a quello scolastico.
Personalizzazione e individualizzazione
| Personalizzazione | Individualizzazione |
|---|---|
| Si riferisce alle procedure didattiche finalizzate ad assicurare a tutti gli studenti le competenze comuni peculiari potenzialità intellettive, o di base, del curricolo, differenti per ognuno, sempre attraverso una diversificazione dei percorsi d’apprendimento. | Indica le procedure didattiche che hanno lo scopo di permettere a ogni studente di sviluppare le proprie potenzialità intellettive, differenti per ognuno, sempre attraverso forme di differenziazione degli itinerari d’apprendimento. |
Mentre nell’individualizzazione i traguardi sono uguali per tutti, nella personalizzazione i traguardi sono differenti per ognuno.
Il primato dell’uso del termine inclusione
| Prassi dell’integrazione | Prassi dell’inclusione |
|---|---|
| È riconducibile alla rotta dei Disability Studies che sembra essere molto vicina alla rotta curricolare, sensibile ai processi di adattamento della didattica in funzione della presenza o meno di alunni con Bisogni Educativi Speciali, inserita in processi di valutazione tesi alla normalizzazione, attenta alle strategie di miglioramento legate alla Evidence Based Education e a sistemi di monitoraggio dell’attivazione dei dispositivi previsti dalle vigenti normative. | Vede l’inclusione come un diritto umano realizzabile tramite lo sviluppo di contesti e comunità educanti inclusive, capaci di produrre curricoli e adottare metodologie funzionali a tutti gli alunni. Le strategie di miglioramento saranno sistemiche, di contesto e di processo, non solo rivolte alla didattica ma all’intero sistema scolastico. |
Per riflettere...
Andando a recuperare gli aspetti educativi delle due prospettive individuate appare evidente che quella curricolare e dell’EBE è sicuramente più indagata e la relativa visione educativa individuale goda di una maggiore visibilità.
Viene spontaneo chiedersi i motivi di questo fenomeno, soprattutto se lo si considera in relazione al livello di responsabilità a cui prioritariamente si rivolge, ovvero le singole classi e gli insegnanti che vi operano, platea certamente vastissima che rischia di trasformare l’educazione in un business.
La prospettiva di derivazione sociale si muove invece a livello di collettività, di comunità, di istituzione e quindi di sistema, nel tentativo di sottrarre alla casualità e alla buona volontà dei singoli ciò che dovrebbe essere garantito per tutti in egual misura.
I Disability Studies
Ambito di studi che riguardano varie discipline (filosofia, sociologia, pedagogia).
Nascono verso metà anni ‘60 nel Regno Unito, dal movimento di emancipazione delle persone con disabilità.
Si parla di movimenti che nascono quando ci sono stigmatizzazione e mancato riconoscimento di diritti verso una certa categoria.
Caratterizzati dalla parola: autodeterminazione cioè rivendicare un livello decisionale.
Su tale principio si fonda il movimento di emancipazione.
Chi decide? Pedagogista, educatore, genitori, docente curricolare, insegnante di sostegno, neuropsichiatra, fisiatra, oculista, otorino, psicologo…
Si deve muovere la legge quando, in alcuni luoghi, i bambini con disabilità non frequentano la scuola ordinaria (Svizzera). Deve cambiare la visione politica.
I Disability Studies fanno questa «rivoluzione» per cui lo sviluppo dell’educazione inclusiva è considerato come diritto umano e diritto della persona all’inclusione, a prescindere dal fatto che abbia una disabilità o meno (prospettiva di natura sociale).
Questa corrente di pensiero si sviluppa anche negli Stati Uniti e nel Nord Europa mentre risulta quasi totalmente assente nel nostro Paese.
Il processo di sviluppo di questo approccio, intraprende percorsi differenziati che permangono comunque accomunati dal riconoscimento del principio per cui la disabilità è un costrutto sociale.
Vengono mantenute trame comuni caratterizzate:
- Dalla spinta di emancipazione e autoaffermazione di natura sociale delle persone con disabilità.
- Dal posizionamento antitetico rispetto al modello medico-individuale.
- Dallo studio di cause, sviluppi ed effetti dei presupposti teorici e culturali in relazione al termine disabilità.
- Da una visione critica dell’uso del linguaggio comune nelle prassi sociali e educative.
- Dalla percezione del contesto come elemento causale di disabilitazione. (in passato portare occhiali era un intralcio che provocava disabilità)
Non risiede nella persona la disabilità!
La persona ha una caratteristica di funzionamento.
Rifiutano quindi l'approccio medico - individuale.
Rispetto all’uso del linguaggio Andreotti disse «non usando le parole che usa l'avversario politico si può contrastarlo.» Sono parole enfatizzate dall'avversario che le richiama e per non darle valore non si usano.
Il problema risiede in noi quando permettiamo che si chiami qualcuno "bambino H”, “il Down", "Il disabile".
Un pedagogista clinico deve far usare e usare un linguaggio appropriato che connota la professionalità.
Presupposti di natura epistemologica
Prima di compiere una panoramica sulle prospettive di riflessione che i Disability Studies ci consegnano, appare necessario indicare alcuni presupposti di natura epistemologica dai quali non si può prescindere per comprendere questa prospettiva e i suoi filoni di ricerca.
Michel Foucault
Il suo pensiero ha mostrato che fenomeni socialmente importanti come la malattia, il crimine, il sesso e la sessualità, vengono compresi attraverso un linguaggio condiviso sviluppato in un processo storico.
Applicando questo principio alla disabilità vista come costruzione discorsiva, i creatori del linguaggio condiviso risultano anch’essi minacciati dalla particolare situazione del discorso stesso, in relazione ad un momento e a un luogo particolari, e a coloro che si confrontano con il discorso, come professionisti, insegnanti, e le stesse persone con disabilità, in larga misura o subiscono o applicano il discorso così come costruito con il linguaggio condiviso.
Quello della nominazione linguistica non è un atto neutrale, quanto piuttosto un atto che incorpora un’immediata valenza etica, perché la nominazione è il risultato di un giudizio cognitivo valoriale attraverso il quale chi nomina stabilisce che cosa sia degno di essere nominato e con quale significato.
Jacques Derrida
Rispetto alla riflessione sull’uso del linguaggio, ha utilizzato la parola différance anziché différence per mettere in evidenza l’atto del differire, del rinviare.
L’alterazione ortografica esprime in modo economico il pensiero di J. Derrida: le coppie oppositive che fanno parte della nostra lingua non esistono autonomamente ma, per l’appunto, l’una in relazione all’altra e il tempo è chiamato a mostrare la complicità che sta sotto l’opposizione.
Questa operazione permette di concentrare l’attenzione sui processi di significazione e sulla loro evoluzione potenzialmente senza fine.
Ogni possibilità di presenza, di significato appartiene al movimento della significazione, ovvero a quello che lega ogni presenza alla non-presenza dell’altro, ogni vita alla morte, ogni dentro ad un fuori, ogni abilità alla disabilità.
Karl Marx
La visione dei Disability Studies si è fondata fin dalle sue origini sulle idee di K. Marx.
La questione dell’oppressione di una classe maggioritaria su una classe minoritaria, sollecita ad interrogarci su come le relazioni tra gruppi, appartenenti a due classi diverse, influenzino lo sviluppo stesso della società.
Ad esempio, la relazione tra disabili e non disabili permette di interrogarsi circa le frontiere del normativo e del patologico e la consapevolezza della visione limitata delle nostre categorie normative invita a compiere uno sforzo interpretativo.
In altre parole, la relazione tra minoranza e gruppi di maggioranza, per quanto riguarda la disabilità, porta a dissolvere e diluire le categorie esistenti, le modalità di pensiero e le pratiche politiche.
I vari modelli nei Disability Studies
Il tardivo ingresso nel dibattito italiano dei Disability Studies ci consente di non tralasciare né le singole articolazioni derivanti da approcci interni diversificati né le visioni di natura più critica, come i Critical Disability Studies.
4 modelli che D. Goodley ritiene consolidati nei Disability Studies
Socia
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