Anno scolastico 2015-2016
Tesina di maturità
La memoria
Candidata: Anita Dellepiane
Classe V A Linguistico 1
A che serve passare dei giorni se non si ricordano? Cesare Pavese
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Bisogna cominciare a perdere la memoria, anche solo ogni tanto, per comprendere che la memoria è ciò che riempie la nostra vita. La vita senza memoria non è vita [...] La nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, persino la nostra azione. Senza di lei, non siamo niente. Luis Buñuel
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Indice
- Introduzione
- La memoria per la scienza
- La memoria come questione filosofica
- La memoria nella letteratura
- Letteratura Italiana
- Letteratura Francese
- Letteratura Inglese
- La memoria nella pittura
- Conclusione
- Bibliografia
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Introduzione
Durante un viaggio in treno, alcuni anni fa, ho incontrato una coppia di anziani: lei una buffa vecchietta che si comportava come una bambina dispettosa; lui, il marito, la seguiva con fare amorevole ed infinita pazienza cercando di controllare le sue azioni. Abbiamo finito per fare amicizia.
La signora soffriva del morbo di Alzheimer, in fase non ancora acuta.
Il marito ad un certo punto, con grande commozione ci ha detto: “Lei è stato il mio grande amore, senza i ricordi non siamo più nulla, smettiamo di esistere...”
Sono rimasta molto colpita da questo episodio che mi ha fatto riflettere sull’importanza dell’insieme dei nostri ricordi e della memoria più in generale in tutte le sue sfaccettature ed in ogni ambito, sia personale che storico e scientifico.
Ora ha dimenticato quasi tutto.
Quasi qualunque cosa incontriamo quotidianamente sulla nostra strada, sia essa persona o oggetto o che in qualche modo venga da noi percepita, quale un sapore, un odore o una musica, immancabilmente suscita in noi delle emozioni legate ad un ricordo di qualcosa che fa parte del vissuto: questa è la memoria, ovvero l’insieme di tutto quello che fa parte di noi e che ha contribuito a farci essere quello che siamo.
Ovviamente nel momento in cui, attraverso la memoria, si ripercorre un evento accaduto in passato le trasformazioni che il ricordo subisce sul profilo emotivo sono considerevoli: le emozioni originali, quelle cioè provate nel momento in cui sono effettivamente accadute, quando poi vengono ricordate, l’esperienza emotiva non potrà mai coincidere con quanto vissuto nel momento in cui l’evento si è realizzato.
Ognuno di noi ha bisogno, più volte nel corso della vita, di premere il tasto “rewind” per riavvolgere “il nastro della memoria”, per tornare, anche se per pochi istanti, in diversi luoghi e momenti del passato, e poter assaporare ancora in qualche modo, attraverso la rievocazione, sapori e odori e rumori già vissuti.
Che dire delle emozioni che ci suscitano le fotografie e i filmini dei nostri nonni, e anche nostri di quando eravamo piccoli… La gioia dei compleanni che altro non sono la celebrazione del ricordo “dell’inizio”.
Ho riflettuto anche su quanto la percezione di quello che viviamo e quindi la sommatoria dei ricordi in realtà vari enormemente da individuo ad individuo: due persone che abbiano vissuto la stessa esperienza la ricordano nel suo insieme in modo simile ma difficilmente trattengono gli stessi particolari.
Ho riflettuto sulla narrazione storica, la Grande Memoria Universale, che ci permette di sapere come e perché siamo arrivati ad essere e a vivere come siamo ma che non riesce ad aiutarci a non ripercorrere gli stessi errori.
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La memoria ed il suo contrario, l’oblio, hanno suscitato l’interesse di molti personaggi della scienza, della filosofia della letteratura e dell’arte ed è attraverso i loro studi e le loro opere che ho pensato di sviluppare questo argomento compiendo un breve viaggio attraverso le diverse discipline.
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La memoria per la scienza
La memoria è un’attività psichica che consente la conservazione della percezione delle esperienze vissute, delle nozioni apprese e la possibilità di rievocarle.
La memoria risiede nel nostro cervello e rappresenta un universo pieno di enigmi ancora da svelare. Spesso la si identifica come qualcosa di astratto, di inconsistente e non tangibile. Eppure anche la memoria ha una sua forma materiale. Non è ancora ben noto in cosa consista il processo di memorizzazione ma molti studiosi ritengono che essa sia il frutto di flussi ionici all’interno delle sinapsi del nostro cervello.
Diverse sono le sue classificazioni: c’è la memoria primaria, che si forma nei primi secondi di un evento, quella a breve termine, che permette di fissare il ricordo per una ventina di minuti, e quella a lungo termine, dove il ricordo permane per molto tempo superando il “controllo” delle informazioni importanti.
Potremmo definire il processo di memorizzazione in tre tappe:
- Fissazioni o registrazione: si aggiunge nuovo materiale mnesico a quello già esistente.
- Archiviazione o conservazione: si immagazzinano e consolidano informazioni che possono essere ricondotte alla coscienza.
- Rievocazione: il materiale archiviato ritorna alla coscienza in un preciso momento.
Nel cervello si individua in particolare una zona del sistema limbico chiamata ippocampo, la quale è responsabile della gestione delle emozioni. Negli esseri umani e negli altri mammiferi sono presenti due ippocampi, uno in ogni emisfero del cervello, e nell’uomo esso ha una forma curva e convoluta, che ricordò ai primi anatomisti l’immagine di un cavalluccio marino, da cui deriva il nome greco (hippos = cavallo e campos = mare).
Non tutte le memorie a breve termine si consolidano in quella a lungo termine. La memoria sensoriale infatti è rappresentata da una quantità di dati sensoriali che possono rimanere in memoria a breve termine per pochissimo tempo e non essere consolidati.
La memoria a lungo termine può essere suddivisa in memoria dichiarativa o esplicita, e memoria procedurale o implicita (incosciente), ed esse sono veicolate da strutture diverse.
La memoria procedurale, non associata ad una forma di ricordo cosciente, è quella dell’apprendimento, dell’assuefazione e della sensibilizzazione (come quella dei riflessi spinali).
Anche la memoria emotiva, (come la paura di un serpente che diventa, di fatto, una forma di memoria) rappresenta di fatto una memoria non cosciente. Il cervelletto e i nuclei della base sono due strutture che stanno alla base dell’apprendimento di nuove azioni e comportamenti.
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I comportamenti una volta appresi grazie soprattutto al cervelletto, vengono poi richiamati sotto l’azione dei nuclei della base nella memoria a lungo termine.
È come se nel cervelletto si venisse a creare un “vocabolario” di azioni possibili, tra le quali l’individuo sceglie il pattern motorio più appropriato per raggiungere un determinato scopo grazie alla porzione dorso-laterale del lobo prefrontale.
Le varie componenti del sistema limbico, strettamente collegate all’ipotalamo, regolano i comportamenti relativi ai bisogni primari per la sopravvivenza dell’individuo e della specie: mangiare, bere, procurarsi cibo e relazioni sessuali nonché, per una specie evoluta come l’uomo, l’interpretazione dei segnali provenienti dall’ambiente. Quindi gestisce le emozioni, i sentimenti e perciò anche la nostra percezione della realtà.
L’ippocampo si occupa di selezionare in base alle emozioni positive o negative le informazioni che risiederanno nella memoria a lungo termine, in qualche modo seleziona cosa è degno di essere “promosso” a ricordo.
Le strutture a cui deve far riferimento invece la memoria dichiarativa sono essenzialmente l’ippocampo, i corpi mammillari, la parte mediale del lobo temporale, parte del lobo prefrontale e il diencefalo in senso un po’ più generale. Questo tipo di memoria è quella colpita dalle amnesie, ovvero, deficit di memoria.
Esistono tre tipi di amnesia: retrograda se non si ricordano gli eventi accaduti precedentemente al danno riportato, anterograda se non è più possibile accumulare nuovi accadimenti, prospettica che compromette la “memoria di lavoro” ovvero la memoria che sta nel lobo prefrontale e che è implicata nell’organizzazione e nella progettazione di azioni o di eventi che si stanno per svolgere.
L’atto del concentrarsi su un lavoro, su un compito, ad esempio, è gestito da questa memoria. Il lobo prefrontale è connesso al sistema limbico, pertanto le decisioni prese, sono certamente guidate anche dall’emotività.
Lo studio dei processi di memorizzazione continua e risulta notevolmente affascinante pensare che attraverso l’analisi dei soggetti affetti da malattie che causano perdita di memoria, quale l’Alzheimer per esempio, si possa approfondire la conoscenza non solo della memoria ma anche della capacità di previsione di eventi futuri. Alcuni studiosi infatti hanno recentemente provato a far prevedere alcune situazioni a soggetti affetti da disturbi dell’ippocampo, notando che di fatto erano incapaci di dare un’idea di cosa sarebbe accaduto di lì a poco rispetto a soggetti sani.
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La memoria come questione filosofica
Quali fossero non solo la funzione e le caratteristiche della memoria, ma la sua stessa natura, è stato un problema lungamente e costantemente dibattuto in filosofia: numerosi filosofi, sia classici sia moderni hanno incentrato il loro pensiero sulla memoria e sull’oblio.
Bergson è il più importante esponente dello spiritualismo del ’900.
Bergson nacque a Parigi nel 1859, dopo gli studi liceali si formò nelle discipline scientifiche che però non lo soddisfecero, si laureò così in filosofia. Insegnò nei licei prima di conseguire il dottorato di ricerca in filosofia e di intraprendere la carriera universitaria. Uno dei due saggi con cui ottenne il dottorato è il “Saggio sui dati immediati della coscienza”, che già gli regalò grande notorietà. Le opere successive, ancora più famose, sono:
- “Materia e memoria” (1896);
- “Introduzione alla metafisica” (1903);
- “L’evoluzione creatrice” (1907);
- “Le due fonti della morale e della religione” (1932).
Vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1927.
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