Indice
Introduzione
I. La retorica, come arte della persuasione e la nascita dell’oratoria in Grecia
II. La decadenza dell’oratoria nell’età imperiale: Quintiliano e l’Institutio Oratoria
III. La propaganda fascista
IV. La parola secondo Montale
V. “Cattiva maestra televisione”
VI. Il linguaggio e la sua origine
Bibliografia 1
Introduzione
“La parola è un potente signore che, pur dotato di corpo piccolissimo e invisibile, compie le opere più divine. Essa può far cessare il timore, togliere il dolore, dare una gioia, accrescere la compassione. Chi la ascolta è invaso da un brivido, dal terrore, da una compassione che strappa le lacrime e da una struggente brama di dolore. Il fascino divino che suscita la parola è anche generatore di piacere e può liberare dal dolore. La forza dell’incantesimo, accompagnandosi all’opinione dell’anima, la seduce, la persuade e la trasforma per mezzo del suo incanto”. 1
La parola, facoltà unicamente umana, non è soltanto un complesso di suoni articolati, ma è anche lo strumento con il quale è possibile avere una comunicazione efficace. Essa è un elemento trasversale a tutte le epoche e a tutti gli ambiti della vita umana. Quotidianamente, infatti, viviamo nell’informazione, già a partire dall’informazione biologica che permette la vita e dal continuo flusso informativo che il cervello trasferisce, tramite i nervi, in ogni singola parte del corpo umano. È proprio in due zone specifiche dell’emisfero sinistro del cervello, l’area di Broca e l’area di Wernicke, che ha origine la parola.
Essa, sin dall’antica Grecia, ha assunto un’importanza rilevante, poiché in una civiltà orale come quella greca, l’arte del saper parlare costituiva un elemento essenziale e determinante per l’affermazione dell’individuo. Era, inoltre, la stessa struttura della pólis, che imponeva un esercizio costante della parola ai propri membri, in quanto sapersi esporre e saper persuadere un pubblico costituiva la competenza di base per partecipare alla vita politica cittadina. Anche durante l’età imperiale, la parola ha mantenuto la sua importanza, però, certamente, aveva ormai perso quella dimensione democratica che aveva avuto nel periodo di massimo splendore.
Tuttavia, molti intellettuali greci continuavano ad essere chiamati a Roma per insegnare l’arte del ben parlare, ma è proprio a Roma che l’oratoria, fiorente ancora con l’abile Cicerone nel periodo repubblicano, è cominciata a decadere durante l’età imperiale. Diverse, in quell’età, le teorie sulle cause della decadenza di quest’antichissima arte, ma purtroppo, c’è chi aveva mal interpretato il motivo di questa crisi, come l’autore dell’Institutio Oratoria, Quintiliano, il quale riteneva che tutto ciò fosse dovuto soltanto alla mancata riforma dell’insegnamento e alla mancanza di buoni insegnanti. La crisi, in realtà, era una conseguenza della forte ingerenza degli imperatori che avevano ristretto ogni libertà, compresa la libertà di parola. L’unica forma di espressione consentita, infatti, rimaneva strettamente legata al potere politico.
Tale concezione non è presente solo nel mondo greco e latino, ma, in tutte le epoche e in tutti i momenti storici, la parola è stata fortemente censurata e usata dal potere come mezzo propagandistico. È il caso del regime fascista di Benito Mussolini, uno dei più grandi trascinatori di folle grazie alla sua abilità di dosare i toni e le sospensioni, il quale, tramite la stampa, il cinema, la radio e l’educazione dei giovani ha persuaso e costretto migliaia di persone ad aderire all’ideologia fascista.
In un frangente storico e culturale determinato come quello dell’Italia fascista, inoltre, c’è chi, come il grande poeta del ‘900, Eugenio Montale, ha rivalutato la parola, che non era più in grado di fornire risposte precise e rassicuranti ai problemi esistenziali dell’uomo. Il poeta, infatti, conscio dei suoi stessi dubbi, non può più infondere certezze a un animo inquieto e titubante, né può rivelare i segreti dell’universo, indicando eventuali vie di fuga.
1 Gorgia da Lentini, Elogio di Elena, 2
In ultima analisi, in anni più vicini a noi, c’è stata l’affermazione della televisione, che ha trovato modi che assimilano la propaganda politica alla pubblicità e tendono a catturare l’assenso dei consumatori e in particolare quello dei bambini. Infatti, il filosofo ed epistemologo, Karl Popper, in una sua intervista, ha criticato la televisione, colpevole di sedurre giovani menti e trascinarle alla violenza.
La retorica, come arte della persuasione e la nascita dell’oratoria in Grecia
In una cultura, come quella greca, la cui trasmissione fu affidata per secoli all’oralità, la capacità di parlare in pubblico, di persuadere un uditorio e di far prevalere la propria posizione su quella dell’avversario ebbe un ruolo cruciale. Già i poemi omerici danno rilievo ai discorsi tenuti nelle adunanze dei soldati e nei consigli dei capi militari ed infatti, il valore di un eroe omerico si esprimeva altrettanto bene in battaglia quanto in assemblea.
L’assemblea omerica non è la sede dove dibattono i sapienti o si ricerca una verità, ma lo scopo di chi prende la parola è quello di far prevalere il proprio punto di vista e la propria personalità, annientando l’avversario con ogni mezzo dialettico possibile. La stessa struttura alimenta l’atteggiamento competitivo dell’oratore: questi si misura con i propri pari in modo libero e talora anche violento.
Il confronto-scontro verbale è un elemento ricorrente nei testi letterari greci a partire dall’epica alla drammaturgia tragica, nella quale gli agoni di parole tra personaggi sono fondamentali. Questo carattere pubblico e quasi “teatrale” dell’oratoria arcaica s’innesta sulle forme di una cultura orale: quella greca, che fu la città della parola per eccellenza, nella quale ogni cittadino aveva la possibilità di partecipare attivamente alla vita pubblica ed era chiamato a rispondere delle proprie azioni davanti alla comunità.
Fu proprio durante la prima metà del secolo V a.C. che l’eloquenza divenne oggetto di riflessione e nacque così una vera e propria tecnica della persuasione, che gli oratori dovevano imparare a conoscere prima di misurarsi con un uditorio: questa prese il nome di retorica.
Essa si andò organizzando sotto la spinta di necessità sociali e politiche, vive soprattutto nelle città democratiche dove la tecnica del convincimento era ormai strumento essenziale nella lotta politica: si trattava, infatti, di ottenere il voto di masse di persone, in assemblee o tribunali, improvvisando discorsi e confutando avversari.
È, appunto, in base agli ambiti del dibattito pubblico che si sviluppa l’oratoria antica, distinta da Aristotele in tre generi: deliberativo o politico, epidittico e giudiziario. 3
Oratoria deliberativa
Secondo la definizione di Aristotele, dell’oratoria deliberativa fanno parte i discorsi di esortazione e dissuasione, di argomento politico o morale, pronunciati in riunioni private o in pubblico. Nella prassi dell’oratoria ateniese il genere deliberativo si sviluppò particolarmente in ambito politico, negli spazi offerti al dibattito pubblico dalle istituzioni democratiche.
Quella ateniese, da un lato, fu una democrazia diretta, assembleare, che coinvolgeva tutti i cittadini nel governo della pólis, in cui anche i più umili potevano sentirsi partecipi delle decisioni politiche, ma dall’altro, tuttavia, si profilò ben presto il predominio di personalità dominanti, capaci di orientare e influenzare le opinioni e i voti dell’assemblea popolare proprio per mezzo della loro eloquenza.
La capacità di parlare in pubblico e di persuadere un vasto uditorio fu infatti la ragione dell’ampio successo ottenuto da uomini politici di spicco, che furono in primo luogo grandi oratori. Per le sue abilità persuasive e per la sua eloquenza fu noto, primo tra tutti, Pericle, abile politico che per quasi trent’anni nel corso del V secolo a.C. indirizzò la vita pubblica ateniese, guidando la città al vertice della sua grandezza politica, artistica e culturale, ma portandola anche verso il disastroso conflitto contro Sparta, da lui fortemente voluto.
Purtroppo, proprio per il carattere pragmatico delle orazioni politiche, destinate ad una sola esecuzione orale, dei suoi discorsi ci è pervenuta testimonianza solo nella rielaborazione letteraria che ne fece lo storico Tucidide, che ben conosceva lo stile oratorio di Pericle per averlo potuto udire di persona.
Dopo la morte di Pericle (429 a.C.), e con il dilagare dell’insegnamento sofistico, la politica sempre più divenne appannaggio dei retori di professione, che facevano leva sulla loro eloquenza per allargare il proprio consenso presso un’ekklesía facilmente manipolabile e spesso alla mercé di demagoghi corrotti e assetati di potere.
Nel IV secolo a.C., la tendenza alla professionalizzazione della politica si approfondì, portando i retori a giocare un ruolo di primo piano nell’assemblea: i più grandi oratori del secolo, Demostene e il suo rivale Eschine lasciarono un segno decisivo nella gestione politica della pólis, ricoprendo anche cariche istituzionali di rilievo.
L’oratoria epidittica
Il genere epidittico ha per oggetto la lode o il biasimo. Come suggerisce l’etimologia del termine, dal verbo epidéiknymi che significa “illustrare, dimostrare”, lo scopo dei discorsi epidittici è quello di mettere in luce o confutare la virtù e l’eccellenza di un personaggio, reale o appartenente all’immaginario mitico.
L’oratoria epidittica comprende diversi tipi di discorsi corrispondenti alle varie forme dell’elogio:
- Il panegirico, in origine orazione celebrativa destinata a feste solenni, quali i giochi olimpici o le altre grandi feste panelleniche.
- L’encomio, canto in lode di uomini, originariamente eseguito in versi nei banchetti e in occasione di vittorie agonali. Come forma di esercitazione retorica in prosa su temi e personaggi del mito, fiorì specialmente ad opera di Gorgia e Isocrate.
- L’epitafio, elogio funebre, discorso celebrativo in onore di persone defunte.
Nel IV secolo a.C., principalmente nell’opera di Isocrate, l’oratoria epidittica fu strumento per la divulgazione di concetti filosofici e di ideali politici di ampio respiro. 4
L’oratoria giudiziaria
La fioritura dell’oratoria civile ateniese tra il V e il IV secolo a.C. non si diede solo nelle sedi del confronto politico, ma anche e soprattutto nei tribunali popolari, teatro di azioni legali di varia natura e spazio d’elezione della grande oratoria giudiziaria.
Appartengono al genere giudiziario i discorsi di accusa e di difesa tenuti nell’ambito delle controversie processuali, relativi ad azioni delittuose. Poiché la pratica del genere giudiziario non richiedeva solo capacità persuasive, ma anche una buona conoscenza della dottrina giuridica e degli strumenti legali, si affermò ben presto in quest’ambito una categoria professionale di esperti di diritto, detti logografi.
Costoro si incaricavano, dietro compenso, di scrivere orazioni di accusa o di difesa per conto di terzi, che ne avrebbero poi memorizzato il testo per pronunciarlo in tribunale: nel diritto ateniese, infatti, l’iniziativa di intentare un’azione legale e la responsabilità della difesa spettavano ai singoli cittadini, che erano tenuti a farsi portavoce in prima persona della propria causa in tribunale.
Pur non godendo di grandi onori per il suo carattere utilitaristico, la remunerativa professione del logografo fu esercitata ad Atene dai più grandi oratori, quali, in primo luogo, Lisia, Demostene e Isocrate.
Le orazioni giudiziarie potevano vertere su cause di natura privata o pubblica: nel primo caso si trattava di temi relativi alla tutela dell’individuo, della proprietà e della famiglia, nel secondo, di tutti gli atti considerati nocivi per lo Stato e attinenti alla salvaguardia della costituzione e dell’ordinamento vigente.
Proprio perché destinati ai dibattimenti in tribunale e quindi sottoposti alle specifiche esigenze della procedura processuale, i discorsi giudiziari erano ripartiti secondo una struttura piuttosto rigida, che prevedeva quattro parti fondamentali: il proemio, che consisteva nella presentazione dell’oggetto della causa per informare l’uditorio; la narrazione, in cui i fatti erano esposti nel dettaglio e inseriti nella cornice in cui si erano svolti.
- Greco - La retorica, come arte della persuasione e la nascita dell’oratoria in Grecia.
- Latino - La decadenza dell’oratoria nell’età imperiale: Quintiliano e l’Institutio Oratoria.
- Storia - La propaganda fascista.
- Italiano - La parola secondo Montale.
- Filosofia - “Cattiva maestra televisione” di Karl Popper.
- Scienze - Il linguaggio e la sua origine: Area di Broca e di Wernicke.