Istituto Statale di Istruzione Superiore “Valdarno”
Indirizzo: Chimica, materiali e biotecnologie
Jonathan Zerella
Classe: 5ACh
Anno scolastico 2015/2016
L’Amore al tempo delle neuroscienze
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Last Day of a 20 Day Binge. Love,
(Psybry, 02/04/2016, San Francisco)
Indice
Premessa_______________________________________ __
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Pre-fase del rapporto: Desiderio o libidine_______________ 4
Fase I: Colpo di fulmine! __________ _________________ 5
Fase II: Passione o attrazione romantica__________________ 7
Fase III: Consolidamento o amore progettuale________ ___11
Fase IV: Amore maturo___________________________ ___13
Conclusioni_______________________________________15
Sitografia________________________________________16
2
Premessa
Dall’inizio dei tempi, in ogni cultura della storia è sempre stata vivida e spiccata la presenza dell’amore, quella relazione tra uomo e donna che va al di là del sesso e spinge due persone a capirsi, comprendersi ed accettarsi.
Da un punto di vista antropologico l’esistenza dell’amore è giustificata dal bisogno esistenziale della creatura umana di sopravvivere. Proprio questo bisogno ha portato l’essere umano a instaurare dei legami con un compagno/a, più o meno stabilmente questa pratica è presente nel mondo animale e specialmente in quello dei mammiferi.
Insomma l’amore è un processo costruito dal nostro cervello in milioni di anni, che aiuta la sopravvivenza della specie. Infatti, il comportamento naturale di due creature umane che concorrono a cercare un partner per formare una famiglia è un comportamento derivato dalla necessità di un cucciolo umano di essere protetto da più persone possibili.
Queste sono le parole di Helen Fisher, antropologa statunitense che da più di venti anni studia l’amore in tutte le sue vesti. Lei e la sua equipe, formata da neuroscienziati e psicologi, hanno sottoposto un numero di persone che sta o ha passato un periodo amoroso ad uno scanner del cervello tramite una Risonanza magnetica funzionale, così da percepire le aree del cervello che si attivino quando essi vedano un’immagine della persona amata.
Tra le persone presenti vi erano uomini e donne, persone con una relazione chiusa da poco o chi invece da poco l’aveva iniziata e chi invece aveva già passato i venti anni di convivenza. Tutte riscontravano attività cerebrali nelle stesse zone: nella zona in cui risiede il sistema di ricompensa del cervello, nella regione dove calcoliamo i guadagni e le perdite di una determinata azione e per finire la regione del cervello legata all’attaccamento profondo verso un altro individuo.
Incuriosito da visioni di questo genere dell’Amore, ho voluto cercare nel dizionario la voce “amore”, che adesso riporterò:
1) Sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia;
2) Sentimento che attrae e unisce due persone (ordinariamente ma non necessariamente di sesso diverso), e che può assumere forme di pura spiritualità, forme in cui il trasporto affettivo coesiste, in misura diversa, con l’attrazione sessuale, e forme in cui il desiderio del rapporto sessuale è dominante, con carattere di passione, talora morbosa e ossessiva; comune a tutte queste forme
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è, di norma, la tendenza più o meno accentuata al rapporto reciproco ed esclusivo.
Chiaramente ho estrapolato le due voci che più mi interessavano e con le informazioni della Fisher ho iniziato a interessarmi a questo concetto, da sempre visto come astratto, mentre adesso sotto l’aspetto scientifico.
Ormai da decenni per la scienza l’amore è un fenomeno risultante dall’evoluzione della specie umana. Appurato questo viene però da chiedersi come si possano cambiare le emozioni, come può, “l’evoluzione”, spingere i sentimenti a farla da padrone.
Questo ce lo può spiegare il nostro cervello e tutto ciò che accade al suo interno. In base ai momenti e agli operatori atti a sancire certi momenti un rapporto amoroso si può articolare in diverse fasi.
Pre-fase del rapporto: desiderio o libidine
Questa “pre-fase” di un rapporto amoroso è caratterizzata dalla continua ricerca di un partner per l’accoppiamento, fondamento finale dei nostri spostamenti.
Oltre che al principio stesso di evoluzione programmata alla sopravvivenza, e quindi accoppiamento e salvaguardia della prole, l’essere umano è spinto da fattori interni al proprio cervello: gli ormoni, nello specifico parliamo di ormoni steroidei quali il testosterone e il gruppo degli estrogeni, specialmente l’estradiolo, l’estriolo e l’estrone.
Questi hanno la stessa funzionalità principale che è quella di fomentare il desiderio sessuale in una persona.
Testosterone
Il testosterone è sintetizzato principalmente nelle cellule di Leydig, situate nei testicoli del maschio, minori quantità vengono sintetizzate nelle ovaie femminili e nella corteccia surrenale.
Il testosterone è influenzato dall’ormone luteinizzante (LH) che stimola l’attività endocrina delle cellule di Leydig nei testicoli e delle cellule della teca ovarica nelle donne.
Nelle donne il testosterone è principalmente utilizzato per la sintesi di uno dei maggiori estrogeni femminili, l’estradiolo.
Il testosterone è responsabile della libido maschile e femminile, regolando dapprima lo sviluppo degli organi sessuali secondari negli uomini, l’erezione del pene e la soddisfazione sessuale in entrambi i sessi.
L’aumento del desiderio sessuale nelle donne è fattibile grazie alla particolare sensibilità del loro metabolismo al testosterone che è presente in piccole quantità nel loro organismo.
Introduzione: Amore al tempo delle neuroscienze, tesina
La tesina di maturità descrive l'amore dal punto di vista chimico. Dall’inizio dei tempi, in ogni cultura della storia è sempre stata vivida e spiccata la presenza dell’amore, quella relazione tra uomo e donna che va al di là del sesso e spinge due persone a capirsi, comprendersi ed accettarsi. Da un punto di vista antropologico l’esistenza dell’amore è giustificata dal bisogno esistenziale della creatura umana di sopravvivere. Proprio questo bisogno ha portato l’essere umano a instaurare dei legami con un compagno/a; più o meno stabilmente, questa pratica è presente nel mondo animale e specialmente in quello dei mammiferi. Insomma, l’amore è un processo costruito dal nostro cervello in milioni di anni, che aiuta la sopravvivenza della specie. Infatti, il comportamento naturale di due creature umane che concorrono a cercare un partner per formare una famiglia è un comportamento derivato dalla necessità di un cucciolo umano di essere protetto da più persone possibili.
Queste sono le parole di Helen Fisher, antropologa statunitense che da più di venti anni studia l’amore in tutte le sue vesti. Lei e la sua équipe, formata da neuroscienziati e psicologi, hanno sottoposto un numero di persone che sta o ha passato un periodo amoroso ad uno scanner del cervello tramite una risonanza magnetica funzionale, così da percepire le aree del cervello che si attivano quando vedono un’immagine della persona amata. Tra le persone presenti vi erano uomini e donne, persone con una relazione chiusa da poco o chi invece da poco l’aveva iniziata e chi invece aveva già passato i venti anni di convivenza. Tutte riscontravano attività cerebrali nelle stesse zone: nella zona in cui risiede il sistema di ricompensa del cervello, nella regione dove calcoliamo i guadagni e le perdite di una determinata azione e, per finire, la regione del cervello legata all’attaccamento profondo verso un altro individuo.
Incuriosito da visioni di questo genere dell’amore, ho voluto cercare nel dizionario la voce “amore”, che adesso riporterò:
- Sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia;
- Sentimento che attrae e unisce due persone (ordinariamente ma non necessariamente di sesso diverso), e che può assumere forme di pura spiritualità, forme in cui il trasporto affettivo coesiste, in misura diversa, con l’attrazione sessuale, e forme in cui il desiderio del rapporto sessuale è dominante, con carattere di passione, talora morbosa e ossessiva; comune a tutte queste forme è, di norma, la tendenza più o meno accentuata al rapporto reciproco ed esclusivo.
Chiaramente, nella mia tesina, ho estrapolato le due voci che più mi interessavano e con le informazioni della Fisher ho iniziato a interessarmi a questo concetto, da sempre visto come astratto, mentre adesso sotto l’aspetto scientifico. Ormai da decenni per la scienza l’amore è un fenomeno risultante dall’evoluzione della specie umana. Appurato questo viene però da chiedersi come si possano cambiare le emozioni, come può, “l’evoluzione”, spingere i sentimenti a farla da padrone. Questo ce lo può spiegare il nostro cervello e tutto ciò che accade al suo interno. In base ai momenti e agli operatori atti a sancire certi momenti, un rapporto amoroso si può articolare in diverse fasi.