DIPARTIMENTO DI DISCIPLINE UMANISTICHE, SOCIALI E DELLE
IMPRESE CULTURALI
CORSO DI LAUREA IN
PROGETTAZIONE E COORDINAMENTO DEI SERVIZI EDUCATIVI
LE TRAME DELLA CURA. RELAZIONI, RUOLI E NARRAZIONI
NEI CENTRI DIURNI PER AZIANI: UNO STUDIO
ETNOGRAFICO TRA EDUCAZIONE E WELFARE.
Relatrice:
Chiar.ma Prof.ssa Tosi Cambini Sabrina Laureanda:
Greta Cecchinato
ANNO ACCADEMICO 2024-2025
Introduzione ..................................................................................................................................... - 10 -
Capitolo 1 ......................................................................................................................................... - 15 -
1.1 La cura tra significato, linguaggio e pratiche: uno sguardo antropologico ..................... - 15 -
1.2 Care e cure: visioni internazionali a confronto .................................................................. - 18 -
1.3 L’educazione alla cura: ruolo dei servizi educativi per l’invecchiamento attivo ............. - 24 -
1.4 Pratiche culturali e modelli familiari della cura ................................................................. - 27 -
1.5 La figura del caregiver: vissuti e rappresentazioni in diverse culture ............................. - 30 -
Capitolo 2 ......................................................................................................................................... - 40 -
2.1 La cura come orizzonte politico e culturale del welfare..................................................... - 40 -
2.2 Welfare verso gli anziani in prospettiva comparata: Italia, Europa, America e oltre .... - 43 -
2.3 Servizi e progettualità nei contesti internazionali .............................................................. - 47 -
2.3.1 Il Nord Europa come laboratorio di innovazione sociale ........................................... - 48 -
2.3.2 Il modello statunitense e le pratiche comunitarie del Canada .................................... - 50 -
2.4 Il sistema italiano di welfare per gli anziani ....................................................................... - 51 -
2.5 Servizi per anziani in Italia: strutture, finalità e pratiche ................................................. - 54 -
2.5.1 I centri diurni: obiettivi, funzioni e ruolo educativo ................................................... - 54 -
2.5.2 Confronto tra le RSA e i Centri diurni: continuità, ruoli e modelli di cura ............. - 55 -
2.6 Innovazione e buone pratiche nella cura ............................................................................. - 60 -
2.7 Verso una cultura integrata della cura ................................................................................ - 66 -
Capitolo 3 ......................................................................................................................................... - 71 -
3.1 Metodologia: osservazione partecipante e diario di campo ............................................... - 71 -
3.1.1 L’osservazione partecipante: lo sguardo del ricercatore intreccia quello del
professionista ........................................................................................................................... - 71 -
3.1.2 Diario di campo, posizionamento e riflessività della ricercatrice ............................... - 80 -
3.2 Perché un approccio qualitativo-etnografico è il più adeguato ......................................... - 86 -
3.3 Il contesto: descrizione del centro diurno e degli attori coinvolti ..................................... - 89 -
3.3.1 Centro Diurno FAI (Piazza Castello) e Casetta Michelino (Pontevigodarzere) ....... - 90 -
3.3.2 Professionalità coinvolte, Ospiti e Dimensione di cura ............................................... - 94 -
3.4 Narrazioni della cura: tra quotidianità, professionalità e vissuti .......................................... - 96 -
3.5 Riflessioni personali e implicazioni educative ..................................................................... - 99 -
Capitolo 4 ....................................................................................................................................... - 105 -
4.1 La costruzione del progetto di ricerca: obiettivi, strumenti, target ................................ - 105 -
4.2 Strumenti e disegno delle interviste: costruzione delle griglie e criteri di formulazione - 108
-
4.3. Analisi dei dati .................................................................................................................... - 113 -
4.3.1 Senso della cura ............................................................................................................ - 113 -
4.3.2 Relazioni e ruoli professionali ..................................................................................... - 117 -
4.3.3 Routine, attività e partecipazione ............................................................................... - 123 -
4.3.4 Criticità, bisogni e prospettive di miglioramento ...................................................... - 129 -
4.4 Considerazioni e riflessioni personali ................................................................................ - 131 -
Conclusioni ..................................................................................................................................... - 137 -
Bibliografia .................................................................................................................................... - 141 -
Sitografia ........................................................................................................................................ - 147 -
Introduzione
Negli ultimi anni, l’attenzione verso i temi dell’invecchiamento e della cura si è intensificata,
parallelamente ai profondi mutamenti sociali e demografici che stanno ridisegnando la struttura
della popolazione mondiale. L’allungamento dell’aspettativa di vita, la diminuzione dei tassi di
natalità e la frammentazione dei legami familiari hanno trasformato radicalmente le forme e i
significati del prendersi cura. La cura, oggi, non è più solo una pratica privata o un gesto di
assistenza, ma un fenomeno culturale, educativo e politico che riflette i valori, le priorità e le
disuguaglianze di una società. Essa costituisce un indicatore della qualità relazionale e della
giustizia sociale di un Paese, oltre che un banco di prova per le politiche di welfare e per le
professioni educative e sociali.
La sensibilità verso questa tematica nasce, nel mio caso, da un interesse personale e
professionale profondo. Durante il percorso magistrale in Progettazione e Coordinamento dei
Servizi Educativi, ho maturato il desiderio di lavorare in ambito educativo con la popolazione
anziana, riconoscendo in questa fase della vita non soltanto un’età di fragilità, ma anche di
possibilità, di memoria e di riscoperta di sé. Gli insegnamenti ricevuti nel corso degli studi
hanno permesso di sviluppare una prospettiva pedagogica sulla cura, intesa come
accompagnamento, riconoscimento e valorizzazione dell’esperienza umana in tutte le sue età.
L’incontro diretto con gli anziani, durante il tirocinio nei due centri diurni che costituiscono il
cuore empirico di questa ricerca, ha rafforzato in me l’idea che la cura possa e debba essere uno
spazio educativo di relazione, di ascolto e di reciproca trasformazione.
Da questa duplice motivazione — personale e accademica — è nata l’idea di costruire un
lavoro che non si limitasse ad analizzare il funzionamento di due servizi, ma che si inserisse in
una riflessione più ampia: quella relativa alle pratiche e ai modelli della cura a livello globale.
Uno degli scopi centrali della tesi è infatti quello di condurre una macro-indagine comparata
sulle diverse forme e culture della cura rivolte agli anziani nel mondo, mettendo a confronto
concezioni, politiche e approcci operativi. Tale prospettiva è stata fortemente sostenuta anche
dagli insegnamenti e dalle riflessioni sviluppate durante il corso magistrale, in particolare
nell’ambito delle discipline antropologiche, sociologiche e pedagogiche, che hanno offerto
strumenti per leggere la cura come costruzione culturale e come dispositivo educativo. A partire
da questa visione globale, il lavoro si è poi spostato sul piano situato, cercando di comprendere
come tali modelli e principi si traducano nella realtà concreta dei centri diurni italiani,
osservando da vicino la pratica quotidiana dei professionisti e l’esperienza vissuta dagli anziani.
La tesi si sviluppa dunque lungo un percorso che unisce riflessione teorica, comparazione
internazionale e indagine qualitativa sul campo, al fine di restituire una visione completa e
articolata della cura nella contemporaneità. L’impianto generale si articola in quattro capitoli
principali, ognuno dei quali rappresenta un tassello complementare all’interno di un quadro
coerente.
Il primo capitolo pone le fondamenta teoriche del lavoro. Esplora il significato del termine
cura attraverso un approccio antropologico, linguistico e storico, mettendo in luce come questo
concetto, fin dalle sue origini etimologiche, sia stato legato al prendersi a cuore, all’attenzione
e alla responsabilità verso l’altro. Il capitolo analizza inoltre la distinzione tra care e cure, ossia
tra la dimensione relazionale e quella medico-assistenziale, e riflette su come entrambe
convivano e si intreccino nei contesti educativi e di welfare. Ampio spazio è dedicato alla
riflessione femminista e politica sulla cura (Tronto, Gilligan, Nussbaum), alla figura del
caregiver e ai modelli familiari e culturali che ne condizionano la rappresentazione, con
particolare attenzione alle differenze tra culture occidentali, orientali e arabe. Questo capitolo
fornisce dunque la cornice teorica entro la quale leggere la cura come fenomeno universale ma
culturalmente situato.
Il secondo capitolo estende il discorso a livello comparato, mettendo a confronto i diversi
sistemi di welfare nel mondo. Dopo una riflessione introduttiva sul concetto di welfare
partecipativo vengono analizzati i principali modelli internazionali: quello scandinavo, basato
su universalismo e prossimità municipale; quello continentale-corporativo, centrato sul ruolo
dello Stato e del lavoro; quello anglosassone, più liberale e individualista; e infine quello
mediterraneo, fortemente familista. Vengono esaminati anche alcuni casi esemplari, come i
villaggi Alzheimer nei Paesi Bassi, i progetti di cohousing danesi, le politiche di partecipazione
attiva svedesi, i programmi intergenerazionali canadesi e il sistema americano dell’aging in
place. La sezione italiana, inserita in chiusura di capitolo, mette a fuoco le specificità del
welfare nazionale: la sua natura frammentata, la forte dipendenza dalla famiglia, ma anche le
esperienze innovative di comunità. Questo capitolo costituisce la premessa comparativa
indispensabile per comprendere, nel seguito, le specificità della realtà italiana e dei centri diurni
osservati.
Il terzo capitolo, di natura metodologica, esplicita il disegno di ricerca, illustrando le scelte
operative e i presupposti epistemologici che hanno guidato il lavoro. La ricerca è stata condotta
secondo un approccio qualitativo, di tipo etnografico, fondato su interviste semi-strutturate,
osservazione diretta e analisi del diario di campo. Le griglie di intervista sono state costruite
per esplorare in profondità i temi della cura, delle relazioni, delle routine e delle criticità,
lasciando al tempo stesso spazio alla riflessione personale degli intervistati. Viene discussa la
ragione della scelta metodologica semi-strutturata, che consente di combinare rigore analitico
e flessibilità interpretativa, e vengono descritte le caratteristiche dei contesti in cui la ricerca si
è svolta: due centri diurni per anziani situati nel Nord Italia, differenti per contesto territoriale,
dimensioni e ambiente lavorativo ma accomunati da un’impostazione organizzativa simile e da
una mission educativa centrata sulla qualità della relazione.
Il quarto capitolo raccoglie e analizza i risultati della ricerca empirica. Attraverso la voce dei
professionisti — coordinatrice, educatrice, infermiere, psicologi, OSS — e degli ospiti,
vengono ricostruite le principali rappresentazioni della cura, mettendo in evidenza i punti di
convergenza e di divergenza. L’analisi tematica mette in luce nodi cruciali: la cura come
relazione e attenzione, il ruolo del lavoro d’équipe, la gestione degli spazi e delle routine, la
partecipazione alle attività, le criticità e i bisogni emergenti. Particolare rilievo viene dato al
ruolo della coordinatrice e alla percezione di cura nelle due differenti strutture, per comprendere
come l’organizzazione influenzi la qualità delle relazioni e la visione del prendersi cura. In
chiusura, il capitolo propone una riflessione personale e interpretativa sui risultati emersi,
legandoli ai significati educativi e progettuali della ricerca.
Nel suo insieme, il percorso proposto mira a costruire un dialogo continuo tra teoria e pratica,
tra analisi culturale e osservazione sul campo. La tesi intende mostrare come la cura, pur
essendo un concetto universale, assuma configurazioni profondamente differenti a seconda dei
contesti sociali, politici e organizzativi in cui prende forma. L’obiettivo finale non è solo
descrittivo, ma propositivo: comprendere come le pratiche di cura possano diventare più
consapevoli, riflessive e partecipative, riconoscendo negli anziani non semplici destinatari di
intervento, ma soggetti attivi di apprendimento e relazione.
Alla luce di quanto illustrato, la ricerca si muove a partire da una serie di interrogativi centrali
che ne costituiscono la trama di fondo. Ci si è chiesti, innanzitutto, quali significati e
rappresentazioni della cura emergano nei centri diurni per anziani, e come questi si articolino
attraverso le parole e le esperienze di operatori e ospiti. Ci si è interrogati su come le relazioni
professionali, le routine quotidiane e la gestione degli spazi possano incidere sulla qualità del
prendersi cura e sul senso di appartenenza degli anziani alle comunità di riferimento. Al tempo
stesso, è stato fondamentale comprendere se e in che modo le politiche di welfare, le risorse
territoriali e le competenze professionali influenzino le modalità concrete della cura, favorendo
o ostacolando la realizzazione di un welfare educativo e partecipato. Infine, la riflessione si è
estesa al confronto con i modelli internazionali e con le rappresentazioni culturali della cura,
per valutare quanto le pratiche osservate nei contesti italiani si inseriscano — o si distanziano
— dai paradigmi diffusi a livello globale.
Queste domande rappresentano il filo rosso che guida l’intero lavoro e che accompagna il
lettore attraverso un percorso di analisi, di confronto e di scoperta, volto a cogliere la
complessità del prendersi cura oggi e le sue implicazioni educative, sociali e progettuali.
Capitolo 1
1.1 La cura tra significato, linguaggio e pratiche: uno sguardo
antropologico
La parola cura racchiude un universo di significati che attraversano la storia del pensiero
umano, assumendo nei secoli connotazioni morali, religiose, mediche, educative e politiche. La
sua radice etimologica affonda nel latino cūra, termine che, già in epoca romana, indicava al
tempo stesso sollecitudine e inquietudine, premura e preoccupazione: una tensione costante
verso l’altro e verso ciò che si desidera preservare o far durare. Come nota Esposito (2020), la
cura nasce linguisticamente da un paradosso: “prendersi cura” implica sia un movimento verso
(attenzione, dedizione) sia un movimento contro (il rischio, la vulnerabilità, la perdita). In
questo duplice significato si riflette la struttura stessa dell’esistenza umana: la vita, per
mantenersi, ha bisogno di essere curata.
Nelle prime civiltà mediterranee e nel pensiero greco, la cura si lega strettamente alla sfera
del cosmo e dell’anima. Nella filosofia platonica, in particolare, la epimeleia heautou (la cura
di sé) è fondamento della vita etica: un esercizio quotidiano di attenzione e di conoscenza del
proprio limite. Con Socrate e successivamente con gli Stoici, il prendersi cura diventa atto di
autoconoscenza e di responsabilità, preludio alla cura dell’altro (Hadot, 2005). Nel mondo
romano, la cura si estende al governo della città e alla gestione della casa (cura rei publicae,
cura domus), assumendo dunque una dimensione civile e politica: curare significa custodire,
mantenere in vita l’ordine delle cose.
Nel Medioevo cristiano, la parola si carica di una valenza teologica: la cura è il gesto che
imita la compassione divina. Curare l’altro diventa un dovere morale e caritativo, legato
all’assistenza ai poveri e ai malati. Nascono le prime forme istituzionalizzate di cura —
ospedali, monasteri, confraternite — che uniscono la dimensione spirituale a quella materiale.
Come ricorda Foucault (1998), la cura del corpo e la cura dell’anima si intrecciano in una logica
di salvezza che prefigura le moderne pratiche mediche e sociali.
Con l’Illuminismo e la nascita della medicina moderna, il termine cura subisce un primo
processo di specializzazione semantica: si separano le dimensioni dell’“aver cura” (relazionale,
etica) e del “curare” (tecnica, terapeutica). È l’inizio della distinzione che oggi definiamo tra
care e cure. Da pratica comunitaria e spirituale, la cura si fa sapere scientifico, competenza
specialistica, intervento professionale. Tuttavia, come ricorda Bourdieu (1998), la dimensione
affettiva e simbolica non scompare: continua a esistere nei gesti quotidiani, nei modi di
rivolgersi all’altro, nei rituali del vivere insieme.
Nel Novecento, le riflessioni fenomenologiche e antropologiche riportano al centro la cura
come condizione originaria dell’essere umano. Heidegger (2021) ne fa il nucleo della Sorge, la
cura come modo d’essere dell’uomo nel mondo, tensione che fonda ogni esistenza. L’essere
uman
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