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Intimità di coppia e trame familiari

Introduzione

Soltanto dopo la legge sul divorzio del 1974 e la progressiva secolarizzazione dei costumi degli italiani, le coppie in crisi iniziarono a rivolgersi a terapeuti di coppia, che venivano da una formazione sistemica o da un training psicoanalitico. Un errore storico della terapia di coppia a indirizzo sistemico è stato quello di creare una sorta di confine invalicabile tra ciò che attiene alla famiglia e ciò che riguarda la coppia, confine peraltro in contraddizione con il concetto stesso di sistema familiare, dove la totalità non è la somma delle parti.

Due pionieri della terapia familiare, con sensibilità e formazione assai diversa, affermarono nel Convegno Internazionale di Firenze del 1978: “la terapia di coppia non esiste!”. Si trattava di Mara Selvini Palazzoli e Jay Haley, che sottolineavano che la coppia è solo un sottosistema della famiglia e che le sue problematiche vanno affrontate in una cornice familiare.

Bowen aveva sviluppato una teoria rivoluzionaria sulla famiglia che è ancora oggi un caposaldo della terapia familiare multigenerazionale. La sua teoria, descritta come General System Theory, più conosciuta come Bowen System Theory, è senz'altro un contributo eccezionale per il movimento di terapia familiare: osservando le sue terapie di coppia, si può apprendere che quando una coppia, anziché interagire, tende piuttosto all'escalation e alla squalifica reciproca è più utile interrompere lo scambio tra i partner; il terapeuta, invece di fare sforzi estremi per facilitare la comunicazione, può mettersi tra i due come elemento divisorio e spostare il piano del discorso dal feeling al thinking; una volta stabilito un confine mentale tra due individui, sarà più facile e meno confusivo muoversi sul piano minato delle emozioni.

Nel suo lavoro intergenerazionale con la coppia, Framo (unico pioniere di prima generazione che ha lavorato tutta la vita con le coppie secondo il modello intergenerazionale) parte dalla teoria delle relazioni oggettuali di Fairbain, sostenendo che i partner si selezionano in base alla riscoperta di aspetti perduti delle proprie relazioni oggettuali primarie. L'affermazione successiva, che ci trova molto d'accordo, è che le persone in genere non scelgono il partner che vogliono ma quello di cui hanno più bisogno. Utilizzare la famiglia di origine come risorsa per la terapia di coppia è il logico risultato dell’idea che forze transgenerazionali esercitino un'influenza critica sulle relazioni intime attuali; famosa e provocatoria in tal senso è la frase di Whitaker, quando descrive i membri della coppia come “Capri espiatori delle loro rispettive famiglie di origine, inviati da queste a riprodursi”.

Framo preparava accuratamente con ciascun partner un incontro speciale con la propria famiglia d’origine; in queste sedute che definiva “la chirurgia maggiore della terapia familiare” le famiglie elaboravano il loro passato e il loro presente: riuscendo a perdonare i propri genitori, si può percepire il partner in un modo più realistico.

Diverse e molto originali erano le sedute di multicoppie (3 coppie), che venivano condotte in co-terapia: in qualche modo si introduceva il concetto sociale di sostegno emotivo e solidarietà reciproca all'interno della seduta, che diveniva così una terapia di gruppo, dove ogni coppia poteva rispecchiarsi nell’altra e trasformare i propri problemi in risorse relazionali.

Whitaker non aveva uno schema di lavoro specifico rispetto ai problemi di coppia. I suoi interventi erano basati sulle sue intuizioni e associazioni libere (il suo controtransfert), dove salti temporali da una generazione all'altra, domande metaforiche e self-disclosure permettevano di rompere schemi difensivi e di mettere a nudo le parti più intime di ciascuno. Il suo era un modello di terapia simbolico-esperienziale alla ricerca dell’inner self, sia del terapeuta sia dei suoi clienti. Su questa proposta di incontro su livelli profondi fondava la sua esperienza clinica umana, anticipando di molto gli studi successivi sull’intersoggettività di Daniel Stern.

Per quanto riguarda la coppia, Whitaker aveva una fede incrollabile nelle risorse della coppia e in quelle normalizzanti della famiglia estesa, e riteneva che due partner dovevano risolvere i propri conflitti all'interno della loro vita di relazione, senza ricorrere a separazioni e divorzi; affermava che il matrimonio è il processo terapeutico naturale della nostra cultura, terreno di prova per l'individuazione dalla famiglia di origine e per la rinegoziazione dell’intimità e dell'autonomia nella prima relazione adulto-adulto in cui ciascuno esercita pari influenza.

Monica McGoldrick fasi del ciclo vitale della famiglia. Walsh concetto di resilienza familiare come ricerca delle risorse familiari e sociali della famiglia. Gli studi sulla resilienza familiare e su un approccio più umanistico e culturale di fronte a esperienze traumatiche di diversa natura, si sono andati moltiplicando nelle decadi successive fino a oggi, nel tentativo di contrastare il furore diagnostico ed etichettante del DSM-5 e della psichiatria in generale.

In questa ricerca delle risorse familiari e culturali, la mia formazione in Social Community Psychiatry a New York e quella psicodinamica horniana si sono ben integrate e mi sono state di grande aiuto: con la prima lente ho potuto osservare la dimensione fondamentale del contesto sociale, delle appartenenze culturali della famiglia, inclusi i suoi radicamenti e tagli emotivi. Con la seconda prospettiva, invece, ho incorporato appieno la positive psychology di Horney, Fromm, Sullivan e Thompson, che si erano staccati dal pensiero freudiano per la loro visione positiva dell’uomo, che porta dentro di sé una vitale necessità di realizzarsi, una spinta alla vita piuttosto che alla distruttività; la disponibilità, l'umanità del terapeuta di fronte al dolore autentico del cliente, insieme alla sua sicurezza interiore e alle sue risonanze affettive, sono elementi essenziali del processo terapeutico secondo Morrone, ispiratore della terapia horniana in Italia.

Secondo la positive psychology, la danza relazionale tra due partner e l’armonia nei movimenti si apprendono se si restituisce la soggettività dell'uno come dell'altro, superando incastri di coppia e complementarità disfunzionali; da due metà che si fondono si può passare a due unità che si incontrano: se avviene questo passaggio evolutivo, si può riformulare la scelta dell'altro e passare dal partner di cui si ha bisogno a quello intero, con cui condividere le esperienze di vita. Questo sarà possibile se ciascun partner riuscirà a riscoprire il suo vero Sé e a dare un senso alla propria storia di sviluppo. I nemici da sconfiggere, secondo Horney, sono ai due estremi: da una parte il Sé idealizzato che spinge verso una percezione grandiosa e senza limiti della propria esistenza e che necessita di una costante approvazione dell'ambiente esterno; all'altro estremo, invece, si colloca il Sé disprezzato, che si esprime con una forma di odio e di svalutazione totale nei confronti di se stessi.

Terapia di coppia intergenerazionale

L'idea di fondo fu quella di utilizzare il modello di terapia familiare multigenerazionale direttamente nel sottosistema della coppia, ma anche quella di proporre un metodo di lavoro che vedesse la co-terapia uomo/donna come una costante di tutti gli interventi.

Capitolo 1: i diversi approcci alla terapia di coppia

È solo dalla metà degli anni ‘80 che la terapia di coppia comincia a emergere come un trattamento specifico indipendente dalla terapia familiare. Negli ultimi anni lo sviluppo di diversi approcci teorici e della ricerca ha avuto una rapida espansione, al punto tale che la terapia di coppia sembra essere diventata oggi il “pezzo forte” della psicoterapia. Ciò sembra corrispondere di fatto alla crescente fragilità della relazione di coppia, dove il legame fondante tra i due partner, quello che potremmo definire con Scabini e Cigoli (2000) il patto fiduciario di coppia, sembra sempre più debole e provvisorio, con il risultato di frequenti e precoci disgregazioni familiari. Negli ultimi decenni sono cresciuti significativamente tre filoni:

  • L’approccio cognitivo-comportamentale (CBCT Cognitive Behavioural Couple Therapy)
  • La terapia di coppia psicoanalitica
  • La terapia di coppia centrata sulle emozioni e orientata alla teoria dell'attaccamento

(1) e (2) sono ugualmente centrati sui partner come individui e sulla loro relazione duale, escludendo qualsiasi implicazione su aspetti sociali e familiari nello studio del funzionamento di coppia e nella terapia. Contrariamente alle aspettative, (3) si rivolge esclusivamente ai due partner e si focalizza sul loro funzionamento di coppia, condividendo assai poco della cornice teorica intergenerazionale della terapia familiare, da cui in qualche modo sembrava ispirarsi. Tutto questo a ulteriore testimonianza che fin dalle origini si è creata una barriera invalicabile tra terapia familiare e di coppia.

L'approccio cognitivo-comportamentale

Tale approccio nella terapia di coppia tende a mettere a fuoco i processi cognitivi e le interazioni comportamentali all'interno della coppia, aiutando ciascun partner a diventare un migliore osservatore dei propri pensieri automatici, come pure delle proprie assunzioni e degli schemi cognitivi radicati nel tempo in merito alla loro relazione (Baucom, Epstein, Kirby, 2015). La premessa di base è che le risposte disfunzionali di ciascun partner, sia emotive sia comportamentali, agli eventi relazionali siano influenzate da errori nell’elaborazione delle informazioni e da valutazioni cognitive distorte o arbitrarie degli eventi stessi, o da standard irragionevoli ed estremi di come la relazione di coppia dovrebbe essere.

Frank Dattilio (2010), autorevole rappresentante della terapia cognitivo-comportamentale di coppia, nel suo volume Cognitive-Behavioral Therapy with Couples and Family, presenta un'integrazione di concetti chiave delle teorie neurobiologiche, sistemiche e dell’attaccamento e illustra come la Schema Therapy, basata sugli schemi (le credenze) del sé propri dei singoli individui, possa essere applicata alla coppia, una volta messi a fuoco gli schemi emotivi di ciascun partner. Anche Jacobson e Christensen, descrivono una Integrative Behavioral Cognitive Therapy, dove i cambiamenti comportamentali della coppia vengono favoriti dalla messa a fuoco delle emozioni, così da riparare legami di attaccamento insicuri. La CBCT si configura come un approccio di terapia breve, che termina gradualmente quando la coppia mostra di aver sostituito interazioni disfunzionali, acquistando padronanza delle abilità per sviluppare nuove forme di interazioni e di cognizioni positive.

La terapia psicoanalitica di coppia, PCT (Psychoanalytic Couple Therapy)

Di norma sono previste sedute settimanali, condotte spesso da una coppia di terapeuti, che si svolgono nell'arco di diversi anni, in cui viene favorita la sospensione dell'azione al contrario sia del modello cognitivo-comportamentale sia della terapia sistemica. La PCT prende avvio presso il Tavistock Marital Study Institute di Londra negli anni ‘60 e le sue basi concettuali si rifanno a quelle della psicoanalisi individuale, adattate e applicate alle dinamiche della coppia. Secondo Fairbain (1954), infatti, l'individuo è organizzato dal bisogno fondamentale di relazioni significative nell’arco della vita; viene ribadita la centralità dell’organizzazione inconscia e dell'influenza delle esperienze precoci di vita e delle relazioni oggettuali nel funzionamento di coppia.

Il matrimonio, secondo Dicks (1967), è una sorta di relazione terapeutica naturale di affido reciproco di aspetti del proprio mondo interno; si tratta di uno stato di continua e reciproca identificazione proiettiva e la qualità a lungo termine del rapporto di coppia è determinata dall'incastro inconscio tra le relazioni oggettuali interne dell'uno e quelle dell'altro partner. Si lavora con i sogni e le fantasie, si usa l'interpretazione per aiutare la coppia a comprendere la propria dinamica relazionale e si riconferma l'importanza del transfert e del controtransfert.

La terapia di coppia centrata sulle emozioni, di matrice sistemico-relazionale

Sue Johnson a partire dagli anni ‘90, ha sviluppato un modello di grande successo, validato empiricamente e descritto come Emotionally Focused Therapy (EFT), un’integrazione tra teorie sistemiche, Gestalt e teoria dell'attaccamento. Di certo Johnson ha il merito di aver costruito un corpo di studi e di ricerche sulla terapia di coppia che restituisce uno spazio importante al lavoro clinico sulle emozioni, sicuramente negletto per lungo tempo all'interno del mondo delle teorie e terapie sistemiche; asserisce che il clima prevalente nel campo del movimento familiare e di coppia era la sfiducia totale nei confronti delle emozioni e che i teorici dei sistemi non includevano le emozioni nella loro lente di osservazione, malgrado non ci fosse nulla di non sistemico nel riconoscere le emozioni e nell’usarle come spinta al cambiamento.

Nel 1992 fu organizzato a Sorrento il primo Convegno dell’European Family Therapy Association proprio dal titolo Feelings and System: l'obiettivo esplicito era quello di far rientrare il tema dei sentimenti e degli affetti nel mondo dei sistemici che per lungo tempo avevano privilegiato il linguaggio verbale (le famose domande circolari), ignorando quello del corpo e dello sguardo e rifugiandosi nelle nicchie protettive della neutralità e del purismo, a scapito dell’esperienza terapeutica dove l’incontro e il cambiamento avvengono sul piano soggettivo delle emozioni, vale a dire dei sentimenti, sia quelli dei membri della famiglia sia dei terapeuti.

Tuttavia, la dimensione intergenerazionale, i condizionamenti esercitati dalle famiglie di origine sulla qualità della relazione di coppia e la convocazione di membri della famiglia estesa in seduta non sono presi in considerazione, continuando a considerare la coppia come l'unità esclusiva di osservazione, intervento e ricerca clinica. Quindi anche nella terapia di coppia centrata sulle emozioni, l'intervento è direttamente focalizzato sugli aspetti disfunzionali presenti nella relazione tra i partner: alle sedute non partecipa nessun altro oltre la coppia; una volta identificate le aree specifiche su cui si snoderà il percorso terapeutico, il terapeuta avrà come obiettivo principale il far apprendere ai partner specifiche strategie di cambiamento utili a massimizzare i benefici della relazione, aumentando il numero di interazioni positive e nel contempo diminuendo le interazioni negative, siano esse di tipo cognitivo-comportamentale o di tipo emozionale.

La prospettiva positiva è abbracciata appieno anche da John e Julie Gottman, quando affermano che i sentimenti positivi hanno la meglio sulla reazione negativa che potrebbe generarsi nell’uno o nell'altro partner di fronte a un occasionale cattivo comportamento dell'altro; in realtà gli autori affermano che il loro metodo di lavoro con le coppie è un approccio integrato che si focalizza sulle emozioni, ma allo stesso tempo è comportamentale in quanto volto a cambiare i pattern interattivi, ma anche cognitivo, esistenziale, narrativo, sistemico e psicodinamico.

La teoria dell'attaccamento sembra poter attraversare trasversalmente e fare da ponte tra questi tre approcci assai diversi tra loro. La relazione di coppia rappresenta un baricentro importante della vita affettiva degli esseri umani e osservando il legame di attaccamento adulto si possono meglio comprendere le relazioni intime. Santona e Zavattini (2007) affermano a tal proposito che gli studi sull’attaccamento romantico hanno messo in evidenza che il legame di coppia può essere considerato come un costrutto relazionale, aprendo molti quesiti sul problema della continuità/discontinuità dei Modelli Operativi Interni (MOI) e degli stili di attaccamento (Bartholomey e Horowitz). Nei capitoli successivi comprenderemo come sarà più difficile adottare i concetti base della teoria dell'attaccamento quando si passa da una lente diadica a una triadica per osservare le relazioni familiari, incluse quelle di coppia, in una cornice multigenerazionale.

Terapia di coppia intergenerazionale (Bowen, Williamson, Framo, Whitaker, Borzormenyi-Nagy)

Abbiamo preso spunto dal Clinical Handbook of Couple Therapy per il suo prestigio internazionale e, proprio leggendo quest'opera, abbiamo avuto la conferma che il pensiero multigenerazionale è scarsamente presente nelle terapie di coppia più conosciute e praticate al momento attuale; già nel 2003 Andolfi affermava che quando si parla di psicoterapia familiare si ha la sensazione di entrare in un territorio dove non esistono fondamenta comuni o dove non c'è neppure un accordo di base sui modelli di riferimento e sulla stessa parola “famiglia”; tutto ciò si riflette ovviamente anche nella terapia di coppia.

A esclusione di Canevaro (1999, 2009) che sviluppa un suo metodo psicodinamico d’intervento sulla coppia profondamente influenzato dalle idee di Framo, il panorama internazionale sulla terapia di coppia intergenerazionale sembra assai scoraggiante: la famiglia come presenza collettiva e come risorsa terapeutica non entra nel pensiero post-moderno.

La metafora del cubo di Rubik

Dal nostro punto di vista di terapeuti familiari militanti, non è poi così strano che la terapia di coppia non si sia mai differenziata come trattamento a sé stante nel campo della terapia familiare, semplicemente perché la terapia di coppia, di fatto, è sempre stata il pezzo forte della terapia familiare stessa. Come meglio descriveremo più avanti, il nostro modello di lavoro vede la coppia come asse intermedio e impalcatura di sostegno di tutto l'arcipelago familiare, che va a distribuirsi nelle diverse generazioni, delle quali la coppia è quella centrale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ireneluparini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Normalità e patologia nelle relazioni familiari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Santona Alessandra Maria Roberta.
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