Storiografia e analisi estetica del videoclip: tra video arte ed advertising
Scuola di Studi Umanistici e della Formazione
Corso di Laurea Triennale in Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo
Relatore Andrea Mecacci
Candidato Tommaso Panconesi
Anno Accademico 2020/2021
Indice
- Introduzione p. 3
- I. Storiografia del videoclip
- 1. Le origini p. 5
- 2. I primi Videoclip per definizione p. 7
- 3. Gli anni 90. La “Golden Age” del Videoclip p. 10
- II. Analisi di genere
- 1. Categorizzazione p. 13
- 2. Video narrativo e metanarrativo p. 15
- 3. Analisi dei casi, video a confronto p. 17
- III. Analisi estetica
- 1. Videoclip: tra Arte e pubblicità p. 29
- 2. L’affermazione delle Arti nella storia. Il dibattito sul valore artistico p. 32
- 3. Videoclip e video arte p. 36
- 4. L’evoluzione dell’industria video musicale. Riformulazione dei canali di fruizione. Pirateria e viralità p. 38
2
Introduzione
Lo scopo di questa tesi è quello di provare ad analizzare gli aspetti più rilevanti del videoclip. Il video musicale è un genere audiovisivo e una forma d’arte che presenta sicuramente una caratteristica unica rispetto a molte altre discipline e forme di intrattenimento: ha potuto vedere la propria ascesa nell’arco di pochi decenni e si è potuto affermare nell’arco di altrettanto poco tempo. È riuscito ad entrare nella nostra quotidianità senza che ce ne rendessimo conto, tanto da non riuscire ad immaginare ad oggi un brano musicale privato della relativa componente visiva. Il videoclip è un prodotto che nell’arco della sua giovane vita è stato al centro di numerosi dibattiti relativi alla propria natura. È riuscito a dividere la critica e l’opinione pubblica sul suo valore, sia artistico che commerciale, ponendosi a cavallo tra l’Arte e la pubblicità. Si è ritrovato coinvolto in progetti milionari e allo stesso tempo, ha dovuto combattere con una grande crisi economica relativa all’industria discografica. È riuscito a veicolare dei messaggi importanti sull’inclusione, sulla libertà, sull’uguaglianza, sull’indipendenza. Centinaia sono stati i registi, anche cinematografici, che si sono cimentati nella realizzazione di innumerevoli videoclip, così come altrettanti video artists hanno messo a disposizione la propria visione per importanti progetti musicali.
Il primo capitolo è dedicato alla storia del videoclip, fino agli anni 2000. È un capitolo che tratta l’evoluzione del videoclip, dalla sua formazione iniziata a partire da alcune forme embrionali di video musica, per poi passare ai primi videoclip per definizione, arrivando alla sua epoca d’oro con MTV e il riconoscimento dei registi come autori delle proprie opere.
Nella seconda parte viene trattata l’analisi di alcuni casi specifici di videoclip, ponendo a confronto delle opere del passato con video musicali più recenti, delineandone le principali componenti stilistiche, tecniche, narrative ed estetiche; proverò poi a tracciare una linea relativa all’assegnazione di generi, riportando alcuni esempi di categorizzazione e cercando di integrarli con delle idee personali. In questo capitolo introdurrò alcuni aspetti fondamentali che caratterizzano il 3 videoclip come genere a sé stante, come il citazionismo e la distinzione tra videoclip narrativo e meta-narrativo.
Nel terzo capitolo mi occuperò dell’analisi estetica del videoclip, tratterò del dibattito sul suo valore artistico riportando le parole di alcuni grandi autori del Novecento. All’interno di questo capitolo metterò in relazione la video arte con il videoclip e cercherò di compiere un’analisi sulla contemporaneità del genere e sul suo destino. Parlerò sia di aspetti estetici, sia del progresso tecnologico, come anche del ruolo sociale ed economico che il videoclip ricopre nella contemporaneità 4
I. Storiografia del videoclip
1. Le origini
È difficile stabilire la data esatta della nascita del videoclip come lo intendiamo oggi. Molteplici sono state le sperimentazioni che hanno portato alla nascita del genere: per fare alcuni esempi importanti possiamo riportare i primi film d'animazione di Walt Disney, come per esempio Sinfonie allegre, che includevano molte interpretazioni di brani classici ed erano costruiti intorno alla musica, come per esempio il più noto Fantasia 1
Le Silly Simphonies nascono in corrispondenza con l’avvento del sonoro nel cinema, con l’arrivo di Carl Stalling alla Disney come direttore musicale dell’animazione, ritroviamo sotto di lui tutte le scelte inerenti all’esecuzione, composizione, direzione delle Silly Simphonies. Stando alle fonti fu infatti proprio Stalling a suggerire a Walt di creare un cartone animato dove fosse l’azione a seguire la musica e non viceversa. 2
Questo è un passaggio fondamentale per la codificazione del genere, poiché, spostando l’attenzione sulla musica e adattando ad essa l’animazione, si crea un impatto visivo che ne esalta le peculiarità ritmiche e melodiche. Prendiamo ad esempio il cortometraggio Flowers and Trees della serie Silly Simphonies: l’ambientazione è una foresta, nella quale piante, uccelli ed alberi sono proposti con connotazioni umane, dotati di braccia, gambe e volto. Il corto si apre con il risveglio della natura, sulle note di violini e flauti. L’ingresso dell’arpa introduce il tema principale, su di un valzer allegro e spensierato, in corrispondenza del quale vediamo una danza delle creature della foresta: uccelli, alberi e fiori danzano armoniosamente sul tema dell’orchestra. Verso il minuto 3:50, il tema subisce una variazione in tonalità minore, facendosi più cupo, con un inserto melodico tratto 1 Wikipedia 2 web.archive.org 5 dalla marcia funebre di Chopin; vediamo quindi su questa parte tematica l’ingresso dell’antagonista, un vecchio albero che appiccherà il fuoco facendo bruciare la foresta. In risposta all’attacco, una frenetica corsa all’estinzione delle fiamme da parte degli abitanti della foresta viene condotta da un tema musicale frenetico ed imponente, che culminerà con il ristabilirsi della pace e la rinascita della natura sull’ultima sezione tematica, in chiave maggiore, con un’evidente citazione della marcia nuziale. Flowers and Trees (regia di Burt Gillett) farà guadagnare a Walt Disney la vittoria di ben 7 premi Oscar come miglior cortometraggio d’animazione. Essenziali, oltre che per la nascita del concetto di videoclip, anche 3 per la sua caratterizzazione estetica ci sono i Film musicali Hollywoodiani degli anni 30-50 come ad esempio West Side Story di Arthur Laurents o Il Mago di Oz di Victor Fleming. Anche in questi casi, il motore dell’azione è la musica, sulla quale si basa tutta la produzione cinematografica. Ma non solo, anche le scenografie avranno importanza rilevante nel citazionismo caratteristico del videoclip. Ne “Il Mago di Oz” (Victor Fleming 1939) girato il Technicolor, il carattere performativo dei personaggi, l’impostazione onirica della scenografia e la tipologia delle riprese, influenzerà il tipo di approccio visuale adottato dai Beatles per la realizzazione del lungometraggio animato ispirato all’omonimo brano Yellow Submarine, ed in seguito ad uno dei loro primi videoclip veri e propri mai realizzati, Strawberry Fields Forever. Anche l’estetica di West Side Story verrà a lungo ripresa per la realizzazione di famosi videoclip, a partire dal famosissimo Bad (1987) di Michael Jackson passando per It’s Oh So Quiet (1995) di Björk per arrivare a Hideaway (2014) di Kiesza. Esempi sicuramente più diretti per la codificazione del genere sono i lungometraggi diretti da Richard Lester A Hard Day’s Night (1964) e Help! (1965) nei quali figuravano i Beatles all’interno di scene musicali contenute nel film. Sempre parlando dei Fab Four, possiamo riportare i video promozionali girati per i brani Paperback Writer e Rain come proto esemplari di videoclip. La serie di video era stata pensata come format per la promozione dei singoli all’interno della trasmissione Top of the Pops. 4
3 www.oscars.org - Academy Award for Animated Short Film 1932
4 Bruno Di Martino Segni, Sogni, Suoni. Quarant’anni di videoclip da David Bowie a Lady Gaga, Milano, Meltemi, 2018 pag. 30 6
2. I primi videoclip per definizione
Rimane però il 1975 la data a cui risale il primo clip vero e proprio: Bohemian Rhapsody dei Queen. Il video dura sei minuti, è stato girato dal regista Bruce 5 Gowers ed è decisamente all’avanguardia per l’epoca. La registrazione è avvenuta in sole 4 ore e sono state spese in totale circa £ 4.500. Il regista per la prima volta decide così di rappresentare in video, le caratteristiche fondamentali della musica, associando alle immagini, i relativi segmenti della struttura del brano. Il video comincia con i volti dei quattro membri della band al buio, che cantano a cappella. Questa scena si è ispirata ad una foto di Marlene Dietrich in Shanghai Express scattata nel 1932 da Don English, dove l’attrice guarda verso l’alto con una sigaretta in mano e il suo volto si staglia sullo sfondo scuro.
Figura 1 Frame dal video di Bohemian Rhapsody e foto di Marlene Dietrich in Shanghai Express
Nella scena seguente il regista fa vestire di bianco i componenti della band in corrispondenza dell’inizio della rock ballad. La terza parte è molto simile all’opera e ritorna la scenografia iniziale con sfondo nero. Vediamo quindi un alternarsi di inquadrature dei Queen al ritmo degli stacchi dei cori con il timido apporto di qualche effetto speciale come l’effetto caleidoscopio ed alcuni filtri di colore. Il 5 Bruno Di Martino Segni, Sogni, Suoni. Quarant’anni di videoclip da David Bowie a Lady Gaga, pag. 19 Milano, Meltemi, 2018 7 video si conclude con una scena performativa della band sul palco, per dissolversi sugli ultimi fotogrammi con l’inquadratura dei quattro componenti del gruppo. Anche in questo caso, il video è nato per essere trasmesso alla BBC e per circolare sul programma Top of the Pops, dando l’impressione che i Queen fossero in live. 6
Ma qual è stata la discriminante che elevò il video di Bohemian Rhapsody a qualcosa di più di un video di promozione all’album? Non è stato poi fatto niente di così diverso dai video prodotti per i Beatles come per altre decine di Band e cantanti Inglesi, in prospettiva di un passaggio su Top of the Pops, eppure ciò che rimane nella storia è il grande valore di questo preciso videoclip. Il fattore chiave possiamo ritrovarlo non nel video in sé, ma nella strategia comunicativa e nel risultato scaturito. Ciò che distingue il vecchio promo-video dal nuovo music-video è la connotazione artistica e progettuale del prodotto. Il music-video viene concepito a partire dalle prime fasi dell’elaborazione di un progetto musicale e viene costruito come genere audiovisivo a sé stante. Al contrario, il precedente promo-video era un surrogato, un sostituto dell’artista all’interno di un determinato programma televisivo, negando così qualsiasi componente artistica, per quanto creativa potesse risultare. All’interno del progetto dei Queen accade proprio questo 7 passaggio, il video di Bohemian Rhapsody venne concepito per trasmettere un’unità stilistica e di immagine fin dall’inizio, ottenendo un prodotto finale che riuscì a risultare forte abbastanza da poter vivere di vita propria. Nasce qui un tacito accordo tra emittenti televisive e case discografiche: le prime garantiscono la messa in onda dei videoclip, offrendo una vetrina esclusiva su milioni di spettatori, le seconde realizzano video musicali sempre più allettanti da consegnare ai programmi televisivi, seguendo un preciso iter produttivo nel quale gli interessi del pubblico sono spesso centrali.
L’industria discografica subisce da questo preciso momento un repentino cambio di rotta, cambia la fruizione, cambia il processo produttivo e cambia la musica in sé. Da questo momento in poi, inizierà la storia del videoclip, che entrerà a far parte del mainstream a partire dal 1981 con la nascita di MTV, un’emittente televisiva 6 www.musicvideomeaning.com 7 D. Liggeri, Musica per i nostri occhi: Storie e segreti del videoclip, Bompiani, 2007, Milano. Kindle posizione 3921 8 che mandava in onda 24 ore su 24 video musicali, che esordì ironicamente ma allo stesso tempo in chiave programmatica con Video Killed The Radio Star dei The Buggles. In Italia MTV era trasmessa per sei ore al giorno da alcuni canali via antenna a causa della poca diffusione del canale satellitare Tele+ con cui MTV aveva un accordo commerciale per la diffusione. Sulla scia di MTV, numerose 8 sono state le realtà similari che proponevano nel proprio palinsesto, trasmissioni dedicate al video musicale: esempio nostrano è Mister Fantasy, trasmissione televisiva andata in onda su Rai 1 in quattro edizioni, dal 12 maggio 1981 al 17 luglio 1984, la prima trasmissione italiana riservata interamente ai videoclip musicali, ideata da Paolo Giaccio e condotta da Carlo Massarini con la partecipazione di Mario Luzzatto Fegiz. Il fenomeno MTV ha fortemente 9 condizionato l’evoluzione estetica e sociale dei video musicali, andando ad incidere sul nostro immaginario modificandone i tempi e i modi percettivi.
Con il video di Thriller di Michael Jackson (1983) vediamo un punto di svolta per quanto riguarda i contenuti e la durata: thriller è infatti considerato il primo video di rilievo ad avere una trama simil-cinematografica e contenente una coreografia, per una durata complessiva di 13:42 minuti. L’idea di un videoclip realizzato in stile cortometraggio hollywoodiano è venuta allo stesso Michael Jackson che, rimasto affascinato dal film An American Werewolf in London diretto da John Landis, chiese al regista di prestarsi per la realizzazione del videoclip. La durata di 13:42 minuti, gli effetti speciali, l’impostazione coreografica e il budget milionario rendono Thriller di Michael Jackson diretto da Landis un punto di svolta nella storia della video musica. Come venne scritto in un articolo della testata giornalistica The Guardian: Thriller ha suggellato la reputazione di MTV come nuova forza culturale; dissolto le barriere razziali nel trattamento della musica da parte della stazione; ha rivoluzionato la produzione di video musicali; ha aperto le porte al genere "making of" documentaristico, ha contribuito a creare un mercato per il noleggio e la vendita di VHS, perché i fan desideravano disperatamente vederlo quando volevano, piuttosto che per volontà delle stazioni TV 10
8 D. Liggeri, Musica per i nostri occhi: Storie e segreti del videoclip, Bompiani, 2007, Milano. Kindle posizione 7783
9 Wikipedia
10 www.theguardian.com 9
Grazie anche all’approccio cinematografico di J. Landis nei confronti del videoclip, tra il 1984 e il 1985, il video inizia ad attirare l’interesse del circuito dell’arte contemporanea: il MOMA di New York è tra i primi musei a collezionare clip musicali e l’Institute of Contemporary Arts di Londra, dedica alla musica da vedere una serie di rassegne. È storia nota agli appassionati che Peter Gabriel nel 1986 11 durante la consegna degli MTV Awards si augurò che il videoclip potesse finalmente essere considerata una forma artistica e non un mero prodotto promozionale.
Si aprì così il dibattito: quale percentuale di artisticità c’è nel video musicale? Una percentuale variabile o la totalità? Una questione che si estende fino ad oggi ma che diede il via a riflessioni su natura e collocazione del videoclip nell’ambito culturale e artistico. Fino a questo momento, l’immagine rappresentava un accessorio alla 12 canzone; nella maggior parte dei programmi specializzati nella trasmissione di video musica, l’attenzione era incentrata esclusivamente sulla star e mai si parlava del video musicale come opera indipendente, della sua struttura e del suo linguaggio, né tanto meno del regista che l’aveva diretto. 13
11 Bruno Di Martino Segni, Sogni, Suoni. Quarant’anni di videoclip da David Bowie a Lady Gaga, Milano, Meltemi, 2018 pag. 36
12 D. Liggeri, Musica per i nostri occhi: Storie e segreti del videoclip, Bompiani, 2007, Milano. Kindle posizione 11514
13 Bruno Di Martino Segni, Sogni, Suoni. Quarant’anni di videoclip da David Bowie a Lady Gaga, Milano, Meltemi, 2018 pag. 57 10
3. Gli anni 90. La “Golden Age” del videoclip
Negli anni 90 i video musicali diventarono un settore a sé stante, l’enorme potere di MTV che modificava l’intera industria produttiva, facendo nascere molteplici canali analoghi, guidava le scelte dei discografici e influenzava i gusti degli spettatori. Nel novembre del 1992, MTV comincia ad indicare i registi dei video insieme ai crediti dell'artista e della canzone, sintomo di un cambiamento epocale nell'aria che comincia a considerare il regista di videoclip come un autore a tutto tondo. Le case discografiche capiscono che il videoclip poteva essere uno strumento essenziale per promuovere ed aggiungere qualcosa di unico e riconoscibile ad un singolo musicale.
L’idea di chiamare un regista con una propria visione personale è stata alla base della musica degli anni 90: nomi come Chris Cunningham, Michel Gondry, Spike Jonze, hanno avuto proprio in questi anni il riconoscimento di essere fautori di una nuovissima e nascente forma d’arte; così nell’immaginario collettivo, i video musicali divennero veri e propri short films, elevandosi a qualcosa di più di mera
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