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Storia economica lezione 13

È evidente come il comunismo sia stato un fallimento economico. In questi casi è compito della storia economica cercare di capire le motivazioni di chi vince e di chi perde, chiedendosi cosa non abbia funzionato. Da parte degli storici economici c’è interesse scientifico per i motivi che hanno portato al fallimento o al successo di sistemi economici diversi tra di loro. Infatti, l’uomo è portato a compiere errori economici, di scelta economica e politica, anche in contesti diversi.

Il mondo occidentale, crescita economica e nascita della società dei consumi

La scelta di fondo nel mondo occidentale, che tiene in comune le scelte dal 1945 in poi riguardano:

  • La logica della ricostruzione, per ripartire puntando sull’occupazione e sulla crescita economica;
  • L’opzione dell’economia mista (o keynesiana), combinazione tra stato e libero mercato guardare a quell’esperienza storica del New Deal (1930) e recuperare l’idea tipica del pensiero keynesiano applicandolo secondo le proprie risorse. Infatti, l’economia mista tiene conto anche delle differenze tra vari paesi;
  • La libertà, politica ed economica, e la democrazia;
  • Un sistema economico contro il comunismo e l’economia pianificata dallo Stato.

Stato e mercato

Finita la guerra, dal 1945 in poi, inizia una nuova fase in cui il rapporto tra stato e mercato diventa dominante. Secondo gli storici economici, è una categoria interpretativa del passato. Nel modo occidentale nasce una nuova combinazione (tra stato e libero mercato) che può assumere caratteristiche diverse a seconda dei vari paesi in cui si sviluppa pluralità di percorsi.

A partire dagli anni ‘50 e successivamente anche negli anni ‘60, i nuovi termini della crescita nel modo occidentale iniziano a prendere corpo perché, dopo la guerra, c’è inevitabilmente un periodo di crescita. Anche oggi, in seguito alla pandemia (la quale ha cambiato la visione economica), si sta assistendo a un periodo di crescita economica. Infatti, ogni qual volta che si ripresentano le condizioni favorevoli ed un clima pacifico per l’economia, aumenta la crescita economica e viene trascinata anche la società.

In questi anni nasce finalmente la capacità di comprendere che è necessario l’intervento dello stato ma che bisogna anche stimolare il settore privato. L’unico paese che all’epoca ne è realmente in grado è solo l’America. Per questo motivo e per il fatto che l’America aveva vinto la guerra (anche la prima), essa diventerà un modello, politico ed economico, da seguire. La cosiddetta americanizzazione coinvolgerà anche il settore della musica (diffusione del rock n’roll) e della letteratura.

Per imparare a sollecitare il mercato (per aumentare i consumi della società) molti imprenditori cominciano a seguire il modello americano e ad imparare come si mette in piedi una società capitalista (mercato sempre più moderno). Sono proprio le grandi imprese che mandano i dipendenti in America a studiare il metodo per fare impresa per poi esportarlo e riprodurlo nel proprio paese ponte tra Stati Uniti, Europa e Giappone (il quale ha fatto scelte economiche comuni a quelle europee).

Giappone

Il Giappone viene finanziato direttamente dagli Stati Uniti perché è l’unico paese dell’Asia che cresce e diventa una potenza, economica e politica, sotto la sfera del capitalismo occidentale, al contrario della Cina (che diventerà comunista). Grazie a questo, negli anni seguenti, il Giappone avrà una crescita industriale straordinaria, diventando il secondo paese al mondo dopo gli USA.

Italia

Nel 1960 verrà assegnato all’Italia un riconoscimento virtuale: l’Oscar della Lira. Il premio ha un valore meramente di credibilità economica a livello mondiale. L’Italia verrà presto riconsiderata un paese democratico e ripulito dai drammi del ventennio fascista, in grado di riconquistare una collocazione nel mondo del capitalismo (es: olimpiadi a Roma + indici di crescita economica).

Il mercato internazionale

Il capitalismo garantisce alti tassi di crescita anche grazie all’apertura internazionale. Infatti, il commercio internazionale risulterà decisivo per far crescere l’apertura dei mercati dopo anni di protezionismo. Già a partire con l’integrazione economica e la prima globalizzazione (nella seconda metà dell’800) si parlava di commercio internazionale ma solo negli anni ’60, ossia dopo il periodo tra le due guerre, si punta di nuovo all’integrazione economica in maniera impattante verso un’economia globale.

Al contrario, l’URSS invece puntava a commerciare solo con i paesi alleati. Dall’altra parte, gli USA (che si fanno da garante per la nuova economia) non si impongono, come faceva la Russia, ma guidano l’economia capitalista senza usare la forza. Infatti, era presente un riferimento costante al multilateralismo per aprire il mondo occidentale al resto del mondo.

Il capitalismo offre più opportunità, che viceversa non vengono offerte nello schema del comunismo dove sono invece represse all’interno di un progetto che non contempla la libera scelta. Dagli anni ‘50 si punta sull’industrializzazione (che sarà rapida) ripresa dei processi industriali di produzione di massa (legata alla nascita della società dei consumi) alti tassi di occupazione (si raggiungerà perfino un livello di piena occupazione). In questi anni la ricchezza torna ad essere la forza industriale (come era a partire dalla seconda metà dell’800) ed i paesi potenti sono quelli più industrializzati. Es: Italia leader degli elettrodomestici diventano un bene di consumo.

Il welfare state

Alla fine degli anni ‘40, occorre dare peso alle questioni sociali: nasce, quindi, la prima bozza dello stato sociale. In questa epoca di crescita economica, si deve prestare attenzione a lasciare indietro meno gente possibile, tramite un’ampia rete sociale di garanzie che tenga conto dei bisogni di tutti affinché ci sia un’effettiva crescita armonica della società. Infatti, uno sviluppo economico deve riflettersi anche in uno sviluppo sociale in cui le garanzie riescano a controbilanciare il processo di crescita, garantendo più equilibrio.

In questo modo ognuno è spinto a dare il meglio ed a contribuire alla crescita economica che vale sia per il singolo che per il resto della comunità in cui opera. Affinché questo accada, occorre una previsione sociale che riduca le disuguaglianze e che non rischi di sbilanciare la società economica, diventando un ostacolo anche per i più ambienti.

È necessario sottolineare però che, nonostante l'idea di fondo possa sembrare simile al modello comunista russo, le modalità in cui il welfare state viene applicato sono estremamente diverse. In questo caso, ogni cittadino è sollecitato a dare il suo contribuito alla comunità: sarà poi il libero mercato, la libera concorrenza e le capacità proprie dell’individuo stesso a determinare chi avrà successo e chi no.

All’inizio, lo stato sociale era molto inclusivo: eri garantito da quando nascevi fino alla morte. Es: educazione per tutti e nella stessa misura, solo così vengono riconosciuti gli stessi diritti alla base di uno sviluppo economico e sociale; sanità che garantisca le cure a chiunque; pensione. In altre parole, lo stato si deve fare carico di alcune questioni sociali per garantire equilibrio sociale.

Alla base c’è un patto fiscale con i cittadini, perché lo Stato ha bisogno di riscuotere le risorse per finanziare la propria politica sociale. Ci sono vari tipi di welfare state, per esempio lo stato scandinavo è quello che si è realizzato meglio: alta fiscalità e alta protezione sociale pretesa dai cittadini. Al contrario degli scandinavi, in America lo stato non si faceva carico della assistenza sanitaria per i suoi cittadini fino a pochi anni fa (presidenza Obama riforma sanitaria). Bassa fiscalità e bassa protezione sociale.

Lo stato sociale rimane un pilastro della storia economica e sociale che possiede valori civili (di libertà e democrazia) che stanno alla base del mondo capitalista occidentale.

Lezione 14: Il terzo mondo

Negli anni ‘60 un giornalista, per descrivere lo scenario mondiale dell’epoca, conia questo termine per identificare i paesi che diventano indipendenti solo nella seconda metà del 1900. Spesso è utilizzato anche oggi, ma in modo dispregiativo.

L'ONU e il principio di autodeterminazione dei popoli

A partire dal 1945, il ruolo delle istituzioni economiche internazionali (ossia che si interessano di questioni economiche), tende ad espandersi e nasceranno anche altre istituzioni. Questo avviene grazie al fatto che nasce l’idea che la collaborazione, il multilateralismo e l’apertura a livello internazionale siano importanti. L’organizzazione che ancora oggi riesce ad includere più paesi è sicuramente l’ONU.

L’ONU si interessa di questioni economiche ma non è un'istituzione economica, bensì un'organizzazione internazionale di tipo politico. Dopo la seconda guerra mondiale, il suo obiettivo iniziale era quello di mantenere la pace, far dialogare i paesi, eliminare i conflitti ed aiutare i paesi in difficoltà, ma soprattutto evitare un’altra guerra mondiale.

L’ONU conquista subito autorevolezza perché tutti i grandi paesi sono entrati a partecipare perché capiscono che non possono rimanere fuori da questioni importanti. I vincitori della guerra, che hanno il diritto di veto, sono: la Francia, la Cina, l’Inghilterra, la Russia e l’America. Avere un grande istituto internazionale che fa da mediatrice per la distribuzione della prosperità ha contato molto degli anni successivi.

ONU tutti i popoli devono autodeterminarsi perché si tratta di un diritto inalienabile. Si tratta di una forte invocazione a proclamarsi autonomi e diventare un soggetto del diritto internazionale (nascono altri paesi indipendenti sotto il profilo economico). Diventa anche di un dato di tipo economico perché questi nuovi paesi devono fare scelte economiche proprie.

L’obiettivo è quello di smaltire quel sistema coloniale nato nella seconda metà del ‘800, quando tutti i paesi cercarono di conquistare colonie per acquisire potere e fama a livello mondiale. Questo sistema entrerà in crisi negli anni ‘20-‘30 quando le grandi potenze si indeboliscono e nascono i primi movimenti indipendentistici (in ogni caso il colonialismo durerà fino al 1945). Anche durante la seconda guerra mondiale le grandi potenze europee si affidano ai militari delle proprie colonie. È bene ricordare che gli USA e la Russia non sono mai stati paesi colonizzatori sotto questo punto di vista.

L'indipendenza indiana

Gandhi è l’eroe del nazionalismo a capo dell’India, uno dei nuovi paesi creati dall’abolizione del sistema coloniale. Il primo passo fu compiuto dall’Inghilterra a partire dal 1947 quando, in condizioni di difficoltà dopo la guerra, decide di accettare il principio di autodeterminazione dei popoli dell’ONU, anche per non spendere più risorse ed energie per controllare il continente indiano. Dal 1947 al 1970 = anni di guerriglia al termine dei quali nascono paesi che fanno scelte economiche autonome Pakistan e Bangladesh. Successivamente anche altre potenze coloniali (es: Francia) iniziano a lasciare le loro colonie.

Il processo di decolonizzazione

Si instaurano diversi processi di decolonizzazione a seconda della storia del singolo paese. Nella maggior parte dei casi si tratta di un processo lungo nel tempo, tramite l’uso della forza, guerriglie o attraverso un lento processo pacifico. L’obiettivo che accomuna il terzo mondo è quello di poter essere finalmente dei paesi autonomi senza dover più far parte di un sistema coloniale a favore delle grandi potenze europee, le quali decidevano gli ordini da seguire.

L’Africa ancora oggi risente del processo di decolonizzazione es: instabilità sociale delle periferie europee abitate da discendenti dei coloni.

Libia

La Libia è stata una colonia italiana a partire dal 1911. Nel 1970 Gheddafi va al potere (leader politico e dittatore africano) e, nonostante il pacifico inserimento della comunità italiana in Libia, costringe tutti gli italiani ad andarsene da un giorno all’altro a causa della memoria del colonialismo feroce da parte del nostro paese. È importante la salvaguardia della memoria sia per i popoli sottomessi sia per i paesi colonizzatori, per poter superare gli screzi del passato ed instaurare nuovi rapporti economici, evitando di compiere gli stessi errori.

Nuovi attori nella comunità internazionale

I risultati evidenti delle decolonizzazioni sono, ad esempio, la nascita di nuovi attori che entrano immediatamente nella comunità internazionale e negli scenari economici e politici mondiali, in modo autonomo e libero. Es: Ghana produttore di cacao sviluppo e stabilità politica ed economica. Le risorse primarie, che prima erano gestite dalla madrepatria, ora sono controllate dalla nazione stessa. Indipendenza = proprio sistema economico e proprie istituzioni.

Questo rappresenta una forte spinta verso la crescita e la capacità di ritagliarsi uno spazio nella comunità internazionale per consolidare le radici politiche e rinforzare la propria identità nazionale. Il Vietnam combatté, nel 1954, una feroce guerra con la Francia, nel 1965 una guerra con gli USA; eppure, ora è un paese guida sotto il profilo economico nel medio oriente.

Guardando Mosca e Washington

L’influenza del primo mondo (capitalismo americano) e dell’economia pianificata (comunismo russo) cercano di inglobale i nuovi paesi emergenti a diventare propri alleati. Dal punto di vista economico le influenze condizionano anche i flussi commerciali tra gli alleati. Es: Cuba è un paese che formalmente adotta un'economia pianificata (allentato poi dal turismo = iniziativa privata bassa). Cuba passa sotto l’egemonia russa e nel 1960 Mosca installa dei missili puntati sulla Florida. La divisione del mondo (blocco capitalista e blocco comunista) finisce per entrare anche nel terzo mondo, per cercare di dividerselo (andando alla ricerca di alleati, alcuni anche strategici dal punto di vista militare), grazie a promesse di aiuti economici e militari.

I paesi non allineati

Nella seconda metà degli anni ‘50 alcuni grandi paesi, per esempio l’Egitto, non accettano di entrare nei due blocchi e si inventano una terza posizione (paesi non allineati per motivazioni politiche) che si contrappone alle due precedenti. Dal punto di vista economico questi paesi avevano abbastanza risorse per essere influenti. Sistema economico che guarda parzialmente al capitalismo e al socialismo reale. Diventano sia dei competitori sia dei collaboratori del mondo capitalista e di quello comunista. Questi paesi non vogliono diventare l’orbita della Russia e dell’America. Il successivo fallimento di questo progetto è frutto di molte questioni e complicazioni.

Il terzo mondo: speranze e delusioni

Negli anni ’50 e ‘60 i paesi del terzo mondo avevano alte aspettative, nutrite anche dagli economisti. In realtà saranno teatro di delusioni. Non si tratta di un fallimento politico perché questi paesi sono ancora indipendenti e sovrani. Sotto il profilo economico, invece, siamo davanti a un divario inevitabile anche a causa delle forti speranze ed aspettative. La pressione della guerra fredda ed i fallimenti dei nuovi sistemi economici hanno portato alla sconfitta di molte attese economiche.

Con la decolonizzazione, anche tramite le delusioni e le morti che ha comportato, finalmente viene data la parola a tutti e da allora il mondo non è più nelle mani di pochi. Da quel momento, tutti hanno la possibilità di essere padroni del proprio destino e di potersi autodeterminare, prendendo le proprie decisioni e responsabilità.

Lezione 15: Il processo di integrazione economica europea

Dal federalismo alla CECA, senza la Gran Bretagna

Il processo di integrazione economica europea ha ormai più di 70 anni. Questo processo inizia alla fine della seconda guerra mondiale ma già in epoca di guerra (1943-1944), alcuni personaggi pensano che si possa formare una nuova Europa molto più pacifica e compatta. Ad esempio, Altiero Spinelli è rubricato come uno dei padri del processo di integrazione europea per la sua influenza nell’era post-bellica, il quale fu precedentemente incarcerato perché era antifascista. Quando la guerra finisce, si pensa quindi ad un'Europa con le stesse caratteristiche definite tramite il nuovo sistema già progettato a Bretton Woods, basato sugli scambi, il commercio internazionale e l’integrazione economica.

All’inizio non è facile perché ci sono varie ideologie di pensiero e governi. In Italia ci fu una presa di coscienza ed allontanamento dal fascismo anche sul punto di vista economico. Si abbandonò il protezionismo economico e la chiusura dei mercati a favore di nuove aperture, integrazione e scambi commerciali. Tutto questo avvenne alla pari, ossia senza distinzioni tra vincitori e vinti (come invece si era sempre fatto dopo una guerra), per condividere un processo economico. Il processo di integrazione economica europea, fino alla caduta del muro di Berlino, è una prerogativa occidentale alla quale l’URSS non parteciperà.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AndreVezz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Giuntini Andrea.
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