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Studi sulla disabilità intellettiva e l'inclusione scolastica

Università degli Studi Guglielmo Marconi
Facoltà di Scienze della Formazione
Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione

Una scuola per tutti: il percorso di inclusione del bambino con disabilità intellettiva nel panorama scolastico italiano

Relatore: Prof. Philipp Botes
Candidato: Rizzo Cecilia
Matr. 0017976
Anno Accademico 2023/2024

Ringrazio la mia famiglia, che non ha mai smesso di incoraggiarmi e supportarmi nel mio percorso di studi. Ringrazio Beatrice, Alice, Irene e ogni mio singolo compagno di viaggio. Ai bambini e a tutti coloro che hanno contribuito a comporre ogni mio singolo tassello di vita.

Indice

  • Introduzione ........................................................................................................... 1
  • Capitolo 1: La disabilità intellettiva ...................................................... 3
    • 1.1. La disabilità intellettiva: definizione, caratteristiche ed evoluzione storica .................................................. 3
    • 1.2 Diagnosi e strumenti per la disabilità intellettiva ........................................ 18
    • 1.3 Interventi per la persona con disabilità intellettiva ..................................... 22
  • Capitolo 2: Gli strumenti e gli attori nella scuola inclusiva .................................................. 29
    • 2.1 Strumenti per l'inclusione ............................................................................. 29
      • 2.1.1 Diagnosi Funzionale ...................................................................................... 29
      • 2.1.2 Profilo di funzionamento ............................................................................... 38
      • 2.1.3 Il nuovo Piano Educativo Individualizzato ................................................... 40
    • 2.2 Attori per l’inclusione .................................................................................... 51
      • 2.2.1. I docenti curricolari e specializzati ............................................................ 51
      • 2.2.2. La famiglia ................................................................................................. 55
      • 2.2.3. I compagni di classe .................................................................................. 59
  • Capitolo 3: Illustrazione di un caso ....................................................... 68
    • 3.1 Laboratorio teatrale: progetto d’inclusione ................................................. 68
    • 3.2 Analisi e riflessioni sul caso............................................................................ 80
  • Conclusione ........................................................................................................... 84
  • Bibliografia........................................................................................................... 87
  • Sitografia ............................................................................................................... 93

Introduzione

Che cos'è la disabilità? Che ruolo occupano le persone con disabilità all'interno della società oggi? È possibile la loro inclusione nel contesto sociale comune? Questa dissertazione, basata su un’esperienza lavorativa direttamente vissuta all’interno di una classe che accoglie un bambino con disabilità intellettiva, si propone di rispondere a una serie di interrogativi. L’obiettivo principale è quello di analizzare il ruolo della scuola, riconosciuta come prima agenzia educativa nel promuovere l’inclusione.

Nello specifico, si esplorerà in che modo la scuola possa rappresentare un punto di partenza essenziale per la piena inclusione degli studenti con disabilità, offrendo loro non solo opportunità di apprendimento, ma anche un contesto in cui sentirsi parte di una comunità. L'istituzione scolastica svolge, in questo senso, un ruolo estremamente importante, essendo forse il primo luogo in cui è possibile far crescere persone con menti inclusive.

La riflessione si articolerà attraverso un’analisi delle pratiche educative inclusive, dei modelli di intervento e delle sfide quotidiane affrontate nel contesto classe, con l’intento di delineare percorsi e strategie inclusivi. L'introduzione dell'ICF ha avuto grande impatto sia sulle pratiche mediche che su quelle politiche sociali in campo internazionale.

Nel primo capitolo mi concentrerò nello specifico sulla disabilità intellettiva, termine che negli ultimi anni ha sostituito quello di ritardo mentale. In questa sezione verrà analizzata l'evoluzione storica della terminologia, con un focus particolare sulle definizioni e sulle caratteristiche che nel tempo hanno descritto questa condizione. In seguito, mi soffermerò sul modello multidimensionale proposto, che offre una visione più completa della disabilità intellettiva, includendo aspetti legati non solo al funzionamento cognitivo, ma anche a quello adattivo, sociale ed emotivo. Descriverò poi i criteri diagnostici e i possibili trattamenti previsti per questa disabilità.

Nel secondo capitolo presenterò gli strumenti che le scuole sono tenute ad adottare per poter garantire l'inclusione di allievi disabili: Diagnosi funzionale, Piano Didattico Formativo, Piano Educativo Individualizzato. A concludere, non mancheranno riferimenti agli attori chiamati all'attuazione dell'inclusione, tra cui insegnanti, compagni di classe e famiglie. In particolare, verrà data attenzione al ruolo fondamentale dei compagni di classe, sarà essenziale indagare come le interazioni tra studenti possano influenzare positivamente il processo inclusivo, creando un ambiente di apprendimento più accogliente e favorevole per tutti.

L'ultima sezione tratterà la presentazione di un caso specifico di inclusione scolastica efficace di alcuni alunni con disabilità. Si tratta di un laboratorio teatrale svoltosi nella scuola primaria in cui lavoro a Milano, a cui hanno preso parte i bambini di classe prima dell'istituto.

Capitolo 1: La disabilità intellettiva

1.1. La disabilità intellettiva: definizione, caratteristiche ed evoluzione storica

La necessità di dare un’esplicazione del termine "ritardo mentale" nasce dall'esigenza di sistematizzare le sindromi con quadri patologici molto diversi l'uno dall'altro, che possono però rientrare all'interno dell'unica definizione riportata. Definire significa “spiegare il significato di una parola, o di una espressione verbale al fine di stabilirne il significato.”

Vista la complessità della patologia, nel corso degli ultimi decenni, tale concetto è stato oggetto di ampi dibattiti da parte di professionisti del settore e non, soprattutto per quanto riguarda l'individuazione delle cause che lo generano. Storicamente sono stati utilizzati diversi criteri per la definizione e la classificazione del ritardo mentale; questi possono essere raggruppati in diversi approcci: approccio sociale, clinico e intellettivo. Il primo tiene in considerazione le competenze sociali dell'individuo, sostenendo che alcuni casi di ritardo mentale siano causati da condizioni socioculturali svantaggiate che portano a un incompleto sviluppo.

Per meglio esplicitare questo concetto è possibile fare riferimento alla definizione di ritardo mentale che lo psicologo clinico Edgar Doll propose nel 1941: “Una condizione di scarsa competenza sociale che si mantiene o che è probabile si mantenga in età matura, risultante da un arresto dello sviluppo di origine costituzionale (ereditaria o acquisita); fondamentalmente non è possibile curare tale condizione con dei trattamenti, né porvi rimedio attraverso dei training.” Egli sosteneva che l'incompetenza sociale fosse la prima delle cause della deficienza mentale.

Durante la prima parte del XX secolo, con l'emergere del modello medico, l'interesse si focalizza sull'insieme dei sintomi e sulla sindrome clinica del soggetto. Questo approccio non esclude, né nega l'interessamento della partecipazione e dell'adattamento sociale del soggetto, ma si focalizza sulla patologia. Tregold, nel 1937, scrive “A textbook of Mental deficiency” in cui definisce la deficienza mentale come una “Condizione di sviluppo mentale incompleto, di un certo tipo e grado per cui la persona è incapace di adattarsi al normale ambiente proprio dei suoi simili, in modo da condurre un'esistenza in maniera indipendente da forme di supervisione, controllo o sostegno esterno.”

Più tardi Kugelmass darà definizione di ritardo mentale come “Un sintomo di disfunzione cerebrale. Lo sviluppo mentale incompleto, inadeguato o bloccato, che tragga origine da disturbi genetici parentali, o sia indotto da malattie o lesioni durante o dopo la nascita, limita l'adattamento del bambino nel proprio ambiente.”

Si può notare come gli autori puntino l'attenzione sulle conseguenze generate dalla patologia che determinano una limitazione e un’incapacità di vivere e di partecipare adeguatamente a normali contesti di vita quotidiana. Questa nuova spiegazione ha rappresentato sicuramente una rivoluzione, che ha cambiato per sempre il modo in cui la società considerava questi individui: le persone mentalmente ritardate, affette da una patologia, avevano necessità di una diagnosi e di essere sottoposte a un trattamento medico.

L'approccio intellettivo ha messo in risalto la possibilità di misurare il funzionamento intellettivo delle persone grazie alla somministrazione di test di intelligenza che determinano un punteggio del Quoziente Intellettivo: QI. Ancora oggi, quando ci si appresta a dare una definizione del ritardo mentale, si tengono in considerazione i tre approcci - medico, sociale e intellettivo - con i loro elementi essenziali: limitazioni del funzionamento intellettivo, dei comportamenti e dell'adattamento ai contesti sociali: è necessario tenere in considerazione tutti i dati che si hanno a disposizione, utilizzandoli in maniera integrata.

Per codificare e definire il ritardo mentale si ricorre ad alcuni strumenti a cui si riferisce la comunità scientifica: ICD-10, DSM-5 e il Manuale redatto da AAIDD. L'ICD-10, “Classificazione internazionale delle malattie e dei problemi sanitari correlati”, esplicita i sintomi che permettono di diagnosticare in maniera articolata e dettagliata un disturbo. Nell'ICD-10 sono riportati quattro livelli di gravità del ritardo mentale:

  • Ritardo mentale lieve
  • Ritardo mentale di media gravità
  • Ritardo mentale grave
  • Ritardo mentale profondo

Prima di affrontare le definizioni di ritardo mentale contenute nei manuali DSM-5 e AAIDD, è importante sottolineare come in questi ultimi anni sia andata ad affermarsi la locuzione di “disabilità intellettiva” che ha gradualmente sostituito quella in uso in precedenza: la nuova espressione, infatti, è maggiormente appropriata alla terminologia internazionale utilizzata e rientra in quella più generale di disabilità che è stata analizzata in precedenza.

Il passaggio al termine “disabilità intellettiva” ha posto l'attenzione sull'interazione tra il soggetto e l'ambiente circostante, partendo dalla convinzione che l'utilizzo di ausili e supporti individualizzati possa migliorarne le attività. Se, dunque, la condizione di ritardo viene considerata come un particolare stato del funzionamento non identificabile con la malattia che l'ha determinato, è possibile sostenere che, con l'utilizzo di sostegni adeguati, le persone con disabilità intellettiva possano migliorare il loro “status”.

L'accantonamento dell'utilizzo del termine ritardo mentale è stato anche ufficializzato dal cambiamento della denominazione dell'American Association on Mental Retardation (AAMR), che ha assunto quella di American Association on Intellectual and Developmental Disabilities (AAIDD). Anche all'interno del manuale pubblicato dalla AAIDD American Association in Intellectual and Developmental Disabilities (in passato AAMR) è stata formulata la definizione di disabilità intellettiva.

Prima di esplicitarla si ritiene opportuno mettere a fuoco alcuni presupposti essenziali senza i quali non è possibile applicare la definizione:

  • Gli individui, per essere valutati, devono essere considerati all'interno degli ambienti comunitari in cui vivono (case, quartieri, città, scuole, luoghi di lavoro e di svago);
  • Le valutazioni dei soggetti presi in esame dovrà considerare le differenze socioculturali, comunicative e linguistiche degli stessi;
  • È necessario tenere in considerazione i punti di forza e di debolezza di ciascuno;
  • Quando si analizzano le limitazioni di un soggetto, si devono progettare anche adeguati sistemi di sostegno che risultano necessari per migliorarne il funzionamento.

Date queste premesse, è ora possibile riportare la definizione di disabilità intellettiva così come elaborata dall'AAIDD: si tratta di una “Disabilità caratterizzata da limitazioni significative, sia nel funzionamento intellettivo che nel comportamento adattivo, che si manifestano nelle abilità adattive concettuali, sociali e pratiche. Tale disabilità insorge prima dei 18 anni.”

La definizione di disabilità intellettiva si fonda su un modello multidimensionale che comprende:

In figura il Modello di disabilità intellettiva, AAIDD, XI edizione. Questo modello fornisce una visione della persona completa, articolata e realistica dal momento che considera il soggetto con disabilità intellettiva nella sua globalità, valutando gli aspetti personali e del mondo in cui vive.

Il DSM-5 “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders” è il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali pubblicato nel 2013 dall'APA (American Psychiatric Association). All'interno della guida, la disabilità intellettiva si riferisce a un “Disturbo con insorgenza nell'età evolutiva che include deficit intellettivi e adattivi negli ambiti della concettualizzazione, della socializzazione e delle capacità pratiche.”

Attenendoci a questa definizione, per poter formulare una diagnosi di disabilità intellettiva, è necessario che vengano soddisfatti tre criteri:

  • Deficit delle funzioni intellettive come il ragionamento, il problem solving, la pianificazione, il pensiero astratto, la capacità di giudizio, l’apprendimento scolastico o l'apprendimento dell'esperienza. Questo deficit deve essere confermato dalla valutazione clinica e da prove di intelligenza individualizzate e standardizzate.
  • Deficit del funzionamento adattivo tale per cui gli standard di sviluppo e quelli socioculturali (autonomia e responsabilità) non vengano raggiunti. In questo caso, senza un supporto costante, le principali attività di vita quotidiana, come ad esempio la comunicazione, la partecipazione sociale e la via autonoma in diversi contesti (casa, scuola, lavoro, comunità) saranno limitate nella loro esecuzione. Il funzionamento adattivo è valutato usando sia la valutazione clinica sia quella individualizzata, culturalmente appropriata e con le giuste misure psicometriche.
  • Insorgenza dei deficit intellettivi e adattivi nell'età evolutiva (infanzia e adolescenza).

Il DSM-5, nel determinare i livelli di gravità della disabilità intellettiva, prescinde dalla valutazione del Q.I. in quanto “I vari livelli di gravità sono definiti sulla base del funzionamento adattivo e non sui punteggi di quoziente intellettivo (Q.I.), perché è il funzionamento adattivo che determina il livello di assistenza richiesto.” I livelli di gravità devono essere valutati nei diversi ambiti: concettuale, sociale e pratico.

Il DSM-5 classifica i livelli di gravità in:

  • Lieve
  • Moderato
  • Grave
  • Estremo

Da sempre, in tutte le epoche storiche, il tema della disabilità ha generato interrogativi e domande: Perché si sviluppano determinate anomalie? Cos'è considerata normalità e cosa la distingue dall'anormalità? Normalità, che vuol dire avere la possibilità di fare ciò che tutti fanno: andare a scuola, appartenere a una classe, avere dei materiali sui quali studiare, dispositivi per comunicare e diversi insegnanti dai quali apprendere e con cui confrontarsi. La normalità, in questo senso, ha un grandissimo valore di appartenenza, partecipazione e costruzione di un’identità sociale. Se un ragazzo ha un disturbo, con delle specifiche necessità, spesso la “normalità” non riesce ad accoglierla e a rispondervi. Si passa allora al secondo tema, la specialità, la necessità di specifici materiali didattici, competenze degli insegnanti, tempi e modi di apprendimento. C’è bisogno dunque di accogliere la specialità nella normalità. La normalità deve...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ceciliari96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Cuomo Gennaro Paolo.
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