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Università telematica “e-campus”

Facoltà di Psicologia

Corso di Laurea in Scienze dell'Educazione e della Formazione

“La riforma della scuola media: un laboratorio permanente”

Relatore: Chiar.mo Prof. Giorgio Anglani

Tesi di Laurea di: Lucia Casamassima

004724921

Anno accademico 2024/2025

Indice

  • Introduzione………………………………………………………………………………1
  • 1. La riforma della scuola media nel dibattito del primo Novecento ………………………………………………………………………………3
  • 1.1 Una scuola unica per tutti o una scuola adatta a tutti? (“La riforma della scuola media” e gli “Scritti sulla scuola” di Gaetano Salvemini) ……………………………………3
  • 1.2 Tre idee diverse, ma simili (“Salvemini, Mondolfo, Gentile e il problema della scuola media in età giolittiana” di Tiziana Pironi …………………………………………8
  • 2. 1962: la riforma della scuola media unica………………………………………12
  • 2.1 Il difficile cammino di una legge (Il progetto di scuola media unica in Italia nei “verbali del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione 1958 -1960” di Manuele Ambrosini) ………………………………………………………………………………12
  • 2.2 L’idea di scuola comune alle destre (La scuola media dei conservatori. “L’opposizione delle destre alla riforma del 1962” di Luigi Ambrosi) ……………………17
  • 2.3 La determinazione di un ministro (“Luigi Gui e la riforma della scuola media. Una vera rivoluzione sociale?” di Daria Gabusi) ………………………………………………21
  • 3. La legge di riforma, una conquista a metà ………………………………………27
  • 3.1 Scuola unica ma non per tutti. (“Da «conquista sociale» a «selezione innaturale». Le illusioni perdute delle classi differenziali della scuola media 1962 – 1971” di Chiara Martinelli) ………………………………………………………………………………28
  • 3.2 I vizi di origine della legge di riforma (“La scuola media unica, il ritardo scolastico e gli «alunni disadattati». I primi bilanci” di Monica Galfrè) ………………………………32
  • Conclusioni………………………………………………………………………………37
  • Bibliografia………………………………………………………………………………40

Introduzione

Con la legge del 31 dicembre 1962 viene istituita in Italia la Scuola media unica. La legge n.1859 denominata “Istituzione e ordinamento della scuola media statale” è certamente la prima vera riforma del secolo scorso nella storia della scuola dell’Italia del dopoguerra. Con il voto favorevole di democristiani, socialisti, socialdemocratici, repubblicani e con il voto contrario di comunisti e missini, il Parlamento approva faticosamente una legge su un tema – l’istruzione pubblica secondaria inferiore – che ha animato un dibattito lungo e partecipato come poche volte era accaduto per altre riforme.

La prima domanda, infatti, che molti storici si sono posti nel tentativo di ricostruire il “travaglio” che ha portato alla riforma del ‘62 è la seguente: da dove cominciare, e da quando, per inquadrare correttamente questo dibattito?

La necessità di creare una scuola per tutti era certamente legata a quanto già previsto dalla Costituzione italiana (articoli 3, 33, 34) e dall’idea dei padri costituenti. Se quindi facciamo riferimento alla Carta possiamo dire, innanzitutto, che questa riforma è giunta persino in ritardo e, soprattutto, dovremmo far partire la nostra ricostruzione dagli anni immediatamente successivi al 1948. E quindi, dal dibattito sulla proposta di riforma del ministro alla Pubblica istruzione, Guido Gonella (1951)? O dalla proposta di legge Donnini–Luporini (1958)? O ancora, dal dibattito in Parlamento durante i mesi precedenti all’approvazione della riforma del 1962?

Rispondere non è semplice, poiché tante sono state le personalità, con ruoli istituzionali e non, che hanno dato il proprio contributo di idee, altrettanto valide. A volte, persino contraddittorie, e con repentini mutamenti di posizione, ma sempre tutte finalizzate alla creazione di una scuola libera, pubblica, gratuita, obbligatoria, che procedesse di pari passo con la crescita economica e culturale del Paese e al tempo stesso realizzasse la finalità costituzionale del “pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

In realtà, il dibattito sulla riforma della scuola media è cominciato ben prima che la Costituzione indicasse i principi che informano la legge del ’62. La necessità di riformare la scuola secondaria si presenta già nell’Italia postunitaria. Nel 1865, infatti, il 1 Consiglio superiore della pubblica istruzione, in seguito all’inchiesta promossa dal ministro Giuseppe Natoli, presenta sull’argomento una relazione, che, per la scuola secondaria, viene affidata all’onorevole Giovanni Maria Bertini, docente di Storia della filosofia all’Università di Torino e membro del Cspi.

Bertini configurava una scuola unitaria, di durata triennale, adatta a tutti gli studenti. Ma la sua proposta non venne accolta. Quarant’anni più tardi, nel 1905, la Commissione Reale per l’ordinamento degli studi in Italia rifacendosi alle esperienze di altri Paesi (fra i quali Inghilterra, Francia e Germania), si diede il compito di studiare la situazione scolastica della scuola secondaria, la didattica, e di formulare i criteri di un nuovo ordinamento.

Il lavoro della Commissione si protrasse fino al 1909 e fotografò la situazione scolastica del Paese, raccogliendo una gran mole di dati anche attraverso enti, associazioni, istituzioni e uomini di cultura. Di questa Commissione facevano parte anche Gaetano Salvemini e Alfredo Galletti, che successivamente ne usciranno per seguire una via autonoma, che li porterà a scartare l’idea di una scuola unicista.

Nella loro opera “La riforma della scuola media: notizie, osservazioni, proposte” (1908), infatti, i due intellettuali delineano una propria idea di scuola media, che è molto diversa da quella che nascerà con la riforma del 1962. Ciononostante, il pensiero di Salvemini sarà un ineludibile punto di riferimento per il dibattito che sulla scuola si svilupperà nei successivi cento anni.

Ed è proprio da Salvemini che prendiamo le mosse per illustrare il cammino della riforma della scuola media unica in Italia, avvalendoci principalmente del saggio di Tiziana Pironi, “Salvemini, Mondolfo, Gentile e il problema della riforma della scuola media in età giolittiana”, e della prefazione di Giovanni Vitelli all’opera “La riforma della scuola media” di Salvemini e Galletti.

In seguito, esamineremo l’iter della proposta di riforma attraverso il saggio di Manuele Ambrosini “Il progetto di scuola unica in Italia nei verbali del Cspi 1958 – 1960”. La riforma, invece, verrà commentata a partire dai saggi di Daria Gabusi, “Luigi Gui e la riforma della scuola media. Una vera rivoluzione sociale?”, e di Luigi Ambrosi, “La scuola media dei conservatori. L’opposizione delle destre alla riforma del ‘62”.

Il saggio di Chiara Martinelli, “Da conquista sociale a selezione naturale: le illusioni perdute delle classi differenziali della scuola media (1962 – 1971)” e il saggio di Monica Galfrè, “La scuola media unica, il ritardo scolastico e gli «alunni disadattati». I primi bilanci” chiuderanno questa discussione, con alcune brevi considerazioni finali. 2

Primo capitolo

La riforma della scuola media nel dibattito del primo Novecento

1.1 Una scuola unica per tutti o una scuola adatta a tutti?

(La riforma della scuola media” e gli “Scritti sulla scuola” di Gaetano Salvemini)

Il primo quindicennio del secolo scorso è fondamentale per il dibattito sulla riforma della scuola media, anche se la prima proposta per un nuovo ordinamento della scuola secondaria viene attribuita a Giovanni Maria Bertini. Docente di Storia della filosofia all’Università di Torino, nel 1958 Bertini fu nominato membro ordinario del Consiglio superiore della Pubblica istruzione.

Sei anni dopo, nell’ambito dell’inchiesta sulla scuola voluta dal ministro Giuseppe Natoli (durante il governo guidato da Alfonso La Marmora) a Bertini fu affidato il compito di redigere una relazione sullo stato generale dell’istruzione secondaria e di indicare una possibile riforma. Bertini propose l’istituzione di una scuola media unica adatta ad accogliere indistintamente gli studenti (non a caso escludeva l’insegnamento del latino, disciplina ritenuta espressione di una istruzione classica ed elitaria), con l’obiettivo di ritardare per i preadolescenti il momento della scelta tra una carriera universitaria e una professionale.

La proposta non 1 fu accolta. Nel 1905, il ministro Nicomede Bianchi, spinto dal malcontento espresso dalla Federazione nazionale degli insegnanti della scuola media (fondata da Gaetano Salvemini e Giuseppe Kirner), istituì una Commissione Reale per lo studio di una riforma generale della scuola.

Come racconta Salvemini, l’esempio per una tale iniziativa veniva da altri Paesi europei, tra i quali l’Inghilterra (con la Royal commission on secondary education nel 1885) e la Francia (durante i primi anni del secolo con la Commissione presieduta da Alexandre Ribot). La Commissione Reale era presieduta da Paolo Boselli (ministro alla Sulle condizioni della Pubblica Istruzione nel Regno d’Italia, Relazione generale, Milano, Stamperia 1 reale, 1865 3 Pubblica istruzione dal 1888 al 1891) e composta dal senatore Plaserma, dal classicista Girolamo Vitelli, dai professori di scuola media Vallati e G. Rossi, dai federati G. Salvemini e A. Galletti).

Ne facevano parte anche due presidi e due ispettori ministeriali. Il ministro Bianchi durante il discorso inaugurale dell’insediamento della Commissione suggeriva una idea di scuola media unica senza l’insegnamento del latino che avrebbe consentito l’accesso ai tre rami della scuola secondaria (tecnica, normale e classica). La Commissione seguì, di fatto, le indicazioni del ministro e nel 1906 approvò a maggioranza una prima bozza di riforma per una scuola media unica.

Immediatamente, seguirono le dimissioni del professor Vitelli, il quale ritenne di non poter accettare una scuola in cui non si insegnasse il latino. Due mesi dopo, nel 2 settembre del 1906, si dimisero anche Salvemini e Galletti. Le cause delle dimissioni di Salvemini vanno fatte risalire, oltre che a un progetto di riforma che via via si allontanava dai suoi principi e dalle richieste della Fnism, anche agli interventi dei ministri della Pubblica istruzione, giudicati da Salvemini una vera e propria ingerenza governativa che interferiva con i lavori della Commissione.

Salvemini, inoltre, non accettò il fatto che, in occasione delle dimissioni di Vitelli, il ministro Rava (succeduto a Bianchi) avesse sostituito Vitelli con il professor Castelli in maniera arbitraria. Infine, Salvemini non tollerava il comportamento, che giudicava ostruzionistico, di due membri 3 della Commissione, i commendatori Corradini e Fiorini. Egli spiega le ragioni delle sue dimissioni in una lettera inviata a Claudio Treves, direttore de “Il Tempo”, pubblicata sullo stesso quotidiano il 22 settembre 1906, raccolta negli “Scritti sulla scuola”.

Si legge: “Si deplorano le dimissioni del Vitelli, del Galletti, e le mie, perché mettono in pericolo l’esistenza stessa della Commissione Reale, e ritardano all’infinito la riforma della scuola media, da noi stessi voluta e propugnata. Io parlo per conto mio, senza la pretesa di rappresentare gli altri due… censurati; e dichiaro che, se avessi avuto una magari tenue speranza che la Commissione Reale sarebbe arrivata a proposte degne di essere prese in qualche considerazione dalle persone serie, avrei inghiottito non solo il comm. Caselli, ma tutto un esercito di commendatori, e sarei rimasto al mio posto fino all’ultimo.

Ma io mi sono trovato in una Commissione, la quale per sei mesi - dico per Gaetano Salvemini, Scritti sulla scuola, a cura di L. Borghi e B. Finocchiaro, Feltrinelli, Milano, 1966 2 Ibidem 3 4 sei mesi - non ha potuto funzionare perché i commendatori Corradini e Fiorini erano sempre in mille faccende affaccendati; però non volevano rimanere estranei ai lavori; perciò, ci obbligavano per un elementare sentimento di convenienza a non fare senza di loro le sedute: ma quando riuscivamo a tenere qualche rara seduta il comm. Corradini, seguito silenziosamente e docilmente dal comm. Fiorini, ci impediva di camminare, facendo le viste di non aver capito, costringendoci a ripetere mille volte le stesse cose, spostando continuamente le basi delle discussioni, suscitando questioni nuove quando le vecchie erano mature per la votazione e ritornando alla questione antica quando la nuova stava per maturare.

Contro quest’ostruzionismo tenace, snervante, irritante, umiliante, più volte io protestai, anche con violenza; e me ne sarei liberato fin dal marzo passato, se gli amici non me ne avessero distolto perché … bisognava non mettere in pericolo la Commissione e ritardare la riforma. Intanto, essi dicevano, “lavoriamo per conto nostro, raccogliamo materiali, concretiamo le nostre idee: quando la Commissione potrà cominciare a funzionare sul serio, allora tutto il nostro lavoro lo metteremo a disposizione dei colleghi, e questo tempo non sarà trascorso invano e non 4 inutilmente lo Stato ci avrà pagato le indennità di residenza”.

In realtà, il lavoro di Salvemini e di Galletti non è stato né inutile né indebitamente pagato, perché è confluito in queste due importanti opere che sono state e sono tutt’ora il costante punto di riferimento di tutti coloro – pedagogisti, filosofi, insegnanti, giuristi, politici - che si sono occupati e continuano a dedicarsi alla scuola e alle sue problematiche. Se “La riforma della scuola media” (di cui è autore insieme con A. Galletti) e gli “Scritti sulla scuola” (pubblicati postumi, nel 1966, a cura di Lamberto Borghi e Beniamino Finocchiaro) costituiscono un’opera così completa e complessa, non è stato soltanto perché Salvemini era un fine intellettuale, uno storico e un docente con una profonda conoscenza teorica degli argomenti di cui si occupava, ma soprattutto perché, da un lato le sue origini, e dall’altro la sua attività concreta, gli hanno consentito di avere un approccio empirico alle questioni: sia per quelle di natura politica e sociale, sia nello specifico per l’istruzione.

Infatti, egli definiva la riforma della scuola una riforma politica e sociale. Come in altri termini scrive Lamberto Borghi nella prefazione degli “Scritti sulla scuola”, per Salvemini “le questioni scolastiche sono strettamente Ibidem 4 5 5 avviluppate con tutta la vita della società”. Il curatore sottolinea l’organicità dell’opera di Salvemini, perché affronta diverse questioni come l’organizzazione degli insegnanti e l’adeguatezza del loro compenso, la laicità della scuola, il rapporto tra scuola e società, l’organizzazione dell’educazione secondaria, la scuola elementare.

Ma qual era la scuola media auspicata da Salvemini? Intanto vediamo qual è la scuola media che non voleva. Salvemini lo dice molto chiaramente in un intervento al congresso della Federazione insegnanti di scuola media, tenutosi a Napoli, dal 25 al 29 settembre 1907, che vale la pena riportare testualmente: “Questa scuola unica – si dice – è la scuola democratica per eccellenza: essa tratta allo stesso modo il ricco e il povero, il giovinetto destinato agli studi universitari e il prossimo futuro commesso di negozio, i quali stando insieme a scuola per alcuni anni diventeranno buoni amici e magari fratelli.

Tutto sta a vedere se sia migliore democrazia quella che dà a tutti i piedi la stessa scarpa o quella che dà ad ogni piede la scarpa che gli abbisogna, e magari una scarpa di ricambio. Non v’ha ineguaglianza peggiore che quella di volere trattare allo stesso modo individui che han bisogno di trattamento diverso. Facilissimo è mettere in uno stesso sacco i topi e i gatti e tenerveli un poco insieme, per farli diventare buoni amici e magari fratelli: difficile è assicurare che la prova darà buon risultato. In mezzo secolo noi non abbiamo fatto in Italia che questa pseudo-democrazia scolastica, mandando i commessi di negozio al ginnasi

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher casamassima.lucia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Anglani Giorgio.
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