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Università degli studi di Milano

Facoltà di Scienze Politiche

Corso di Laurea in Scienze Politiche

L'estrema destra italiana dal 1965 al 1974

Relatore: Chiar.mo Prof. Alberto Martinelli

Correlatore: Chiar.mo Prof. Roberto Chiarini

Tesi di Laurea di: Matteo Bestetti

Matr. Nr. 509644

Anno Accademico 2000-2001

L'estrema destra italiana dal 1965 al 1974

Indice

  • Introduzione
  • Capitolo 1 - Il neofascismo nel dopoguerra in Italia
  • 1.1 Il neofascismo clandestino e il Movimento dell'Uomo Qualunque
  • 1.2 La fondazione del MSI. Le diverse anime del partito
  • 1.3 Le elezioni del '48. Da Almirante a De Marsanich. La via legale e la strategia di inserimento nelle istituzioni
  • 1.4 Viareggio '54. La segreteria Michelini
  • 1.5 1960: il governo Tambroni e il Congresso di Genova
  • Capitolo 2 - I principali gruppi dell’estrema destra italiana negli anni sessanta
  • 2.1 Il contesto politico e i principali gruppi
  • 2.2 Ordine Nuovo
  • 2.2.1 Cronologia e organizzazione
  • 2.2.2 L'ideologia e le pubblicazioni
  • 2.2.3 Le attività: cultura, violenza, legami internazionali e interni
  • 2.3 Avanguardia Nazionale
  • 2.3.1 Cronologia, ideologia e organizzazione
  • 2.3.2 Attività e legami con Ordine Nuovo e con le forze dello Stato
  • 2.4 Franco Freda e il gruppo di AR
  • Capitolo 3 - Radici culturali, miti e ideologie della destra radicale
  • 3.1 Julius Evola
  • 3.1.1 Introduzione
  • 3.1.2 Alcune interpretazioni dell'opera di Evola
  • 3.1.3 Breve sintesi delle concezioni evoliane
  • 3.1.4 Concetti evoliani e Destra Radicale
  • 3.2 Adriano Romualdi
  • 3.3 Il fascismo e il mito della RSI
  • Capitolo 4 - Le origini della strategia della tensione
  • 4.1 Per un’interpretazione della strategia della tensione
  • 4.2 Il convegno all'Istituto Pollio
  • 4.3 Il Piano Solo e l'anticomunismo di stato
  • 4.3.1 Il Gen. De Lorenzo e la vicenda dei fascicoli del SIFAR
  • 4.3.2 L'anticomunismo di stato
  • 4.3.3 Il Piano Solo
  • 4.4 L’estrema destra negli anni ’60. Riepilogo
  • Capitolo 5 - Da Piazza Fontana al Golpe Borghese
  • 5.1 Il contesto. L'estrema destra e la strategia della tensione
  • 5.2 Alla vigilia di Piazza Fontana. L'estrema destra nella seconda metà degli anni '60
  • 5.3 Il 1969. Piazza Fontana
  • 5.3.1 Il 1969
  • 5.3.2 La strage
  • 5.3.3 L'estrema destra e gli attentati
  • 5.3.4 I collegamenti
  • 5.4 Il 1970 e il golpe Borghese
  • 5.4.1 Il Fronte Nazionale
  • 5.4.2 La rivolta di Reggio Calabria e la strage di Gioia Tauro
  • 5.4.3 Il golpe Borghese
  • Capitolo 6 – Dal 1971 al 1974. I gruppi di estrema destra e le strategie golpiste
  • 6.1 L’estremismo di destra nei primi anni ‘70. Militanza e strategie
  • 6.2 La strage di Peteano
  • 6.2.1 La strage
  • 6.2.2 I depistaggi e i collegamenti con gli apparati istituzionali
  • 6.3 La strage di via Fatebenefratelli e la strategia golpista del ’73. Piazza Fontana: un golpe mancato?
  • 6.3.1 La strage di via Fatebenefratelli
  • 6.3.2 Le strategie golpiste del ’73
  • 6.3.3 Il MAR
  • 6.3.4 La Rosa dei Venti
  • 6.4 Il 1974
  • 6.4.1 Introduzione
  • 6.4.2 Gli attentati della primavera del ’74
  • 6.4.3 La strage di Piazza della Loggia
  • 6.4.4 La strage del treno Italicus e il «golpe bianco»
  • Conclusioni
  • Bibliografia

Nota redazionale

281

La presente tesi si compone di pagine

Introduzione

Lo scopo principale di questo lavoro è quello di analizzare e ricostruire le vicende dei principali gruppi dell’estrema destra italiana nel periodo 1965-1974, con speciale riferimento alla stagione della strategia della tensione e al ruolo in essa svolto dai militanti dell’estremismo «nero». Oggetto d'analisi non sarà l'intera costellazione dei movimenti della destra extraparlamentare, bensì quella parte delle organizzazioni di quest'area che accettarono nel proprio repertorio di attività di lotta politica anche l'uso di mezzi politici extralegali, non esclusi violenza e terrorismo. Dato l'elevato numero di formazioni attive nel periodo considerato, alcune delle quali di rilevanza molto limitata, saranno sottoposte a indagine solo le realtà più significative dell'ambiente del radicalismo di destra.

Nonostante l'intervallo temporale cui la tesi è più direttamente riferita, essa prende le mosse da una ricostruzione delle origini storiche di tali movimenti a partire dal dopoguerra, periodo in cui le loro vicende appaiono strettamente connesse a quelle del maggiore partito dell’estrema destra italiana, il Movimento Sociale Italiano. Si cercheranno di chiarire i punti di contrasto e le conflittualità esistenti tra partito e movimenti radicali, e di identificare il momento in cui il MSI perde la completa egemonia sull’area neofascista, consentendo alle organizzazioni dell'estremismo «nero» di estendere la propria influenza.

1

L’indagine proseguirà con la trattazione dei principali gruppi della destra radicale italiana, in primo luogo Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. Si cercherà di definirne l’impostazione politica, gli obiettivi, le attività, le forme di lotta e la leadership, nonché l’universo ideologico, che sarà approfondito nel capitolo seguente. In particolare, verrà analizzata l’opera di Julius Evola, di gran lunga il pensatore più influente e importante dell’intera area del radicalismo di destra in Italia, cercando di cogliere i legami esistenti tra la sua filosofia tradizionalista e la pratica politica dei movimenti dell’estrema destra.

Si proseguirà, quindi, con l'elaborazione di un quadro interpretativo alla luce del quale analizzare le vicende della strategia della tensione. Di seguito si ricostruirà il processo di avvicinamento tra apparati dello stato e formazioni di estrema destra che avviene in Italia durante gli anni ’60, nel contesto di una contromobilitazione anticomunista, determinata dalle preoccupazioni provocate dalla genesi del centrosinistra e dall’intensificarsi della conflittualità sociale.

I capitoli finali di questo lavoro saranno invece rivolti alla ricostruzione e all’analisi delle attività e del ruolo svolto dai gruppi della destra radicale nella stagione dello stragismo. In particolare si analizzerà il momento di passaggio da generica pratica violenta a elaborazione e attuazione di strategie terroristiche da parte delle formazioni dell'estremismo nero.

L’indagine si soffermerà, seppur sinteticamente, anche su vicende non coinvolgenti direttamente tali gruppi, poiché non è possibile comprendere l'operare di questi ultimi isolandoli dal contesto storico-politico in cui si collocano, uno scenario in cui sono attivi, in un intreccio complesso, molteplici attori.

Si cercherà in special modo di chiarire, per quanto possibile, alcuni punti fondamentali, dai collegamenti delle cellule terroristiche di destra con gli apparati dello stato e con i servizi segreti occidentali, ai disegni politici in cui le attività dei gruppi della destra si vanno a

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collocare, ai rapporti con il Movimento Sociale Italiano, alle strategie elaborate in modo autonomo nell’ambiente del radicalismo «nero».

Particolare attenzione sarà riservata alla ricostruzione delle dinamiche generali attive nel periodo, più che i singoli episodi di violenza, anche se alcune vicende particolarmente tragiche dello stragismo che registrano la presenza degli estremisti di destra, saranno trattate separatamente e con maggior ricchezza di particolari.

Sarà approfondita, quindi, la tematica riguardante la partecipazione dei gruppi di destra alle strategie golpiste messe in atto nel periodo analizzato da un insieme composito di forze, da movimenti dell’anticomunismo «bianco» a settori delle Forze Armate, della politica e del mondo imprenditoriale.

La trattazione si concluderà, infine, con il 1974, nel quadro di un momento di svolta internazionale e interna che inciderà pesantemente anche sull’area dell’estrema destra.

Nell’analisi saranno utilizzate prevalentemente fonti bibliografiche, con speciale attenzione alle raccolte di documenti presenti in alcuni testi. Ci si servirà anche di alcuni estratti dai verbali delle audizioni effettuate da diversi protagonisti dell’epoca davanti alla "Commissione Parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi", nonché della proposta di relazione presentata il 12 dicembre 1995 dal presidente della Commissione sen. Giovanni Pellegrino. Infine, ci si servirà di fonti giornalistiche, in particolar modo per un aggiornamento puntuale sui principali procedimenti giudiziari in corso riguardanti il fenomeno oggetto di questo studio.

3

Indice del capitolo 1

Capitolo 1 .............................................................................................. 5

Il neofascismo nel dopoguerra in Italia................................................. 5

1.1 Il neofascismo clandestino e il Movimento dell'Uomo Qualunque .......................................................................................... 6

1.2 La fondazione del MSI. Le diverse anime del partito................ 14

1.3 Le elezioni del '48. Da Almirante a De Marsanich. La via legale e la strategia di inserimento nelle istituzioni.................................... 19

1.4 Viareggio '54. La segreteria Michelini....................................... 31

1.5 1960: il governo Tambroni e il Congresso di Genova............. 36

Capitolo 1

Il neofascismo nel dopoguerra in Italia

In questo primo capitolo verranno ricostruite le vicende del mondo neofascista nel periodo che va dal primo dopoguerra al 1960. Una fase, questa, nella quale l’area di destra è dominata dal Movimento Sociale Italiano (MSI), che nasce poco più di un anno e mezzo dopo la conclusione del conflitto mondiale, ed esce rapidamente vittorioso nella lotta per l’egemonia del composito universo del neofascismo italiano. Nonostante questo lavoro sia dedicato più specificamente all'analisi e alla ricostruzione delle vicende dei principali gruppi dell'estrema destra italiana nell'intervallo 1965-1974, si è scelto, in questo capitolo, di delineare anche le origini storiche di tali movimenti, andando a ricostruire, sinteticamente, gli eventi che interessano il cosmo neofascista nel periodo precedente a quello che più specificamente identifica l'orizzonte temporale della trattazione. Di conseguenza, sarà tracciata una breve rievocazione del primo quindicennio di storia del MSI, fino ad arrivare al momento in cui la crisi del partito, in concomitanza con l'evolvere della situazione internazionale, apre la strada all’affermazione nell’area dell'estrema destra di nuovi gruppi, radicalmente connotati in senso antisistemico, antidemocratico ed eversivo, i quali saranno oggetto dell'analisi dei restanti capitoli di questo lavoro.

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1.1 Il neofascismo clandestino e il Movimento dell'Uomo Qualunque

Sul finire del 1945, i nostalgici del fascismo e gli ex-appartenenti alla Repubblica di Salò cominciavano, lentamente, a uscire dalla cortina di clandestinità di cui si erano circondati in seguito alla Liberazione e alla fine del conflitto mondiale. Erano sorti movimenti e gruppi paramilitari fascisti, "di esigua entità e a carattere prevalentemente locale"1. Non è possibile ricostruire in modo completo le formazioni del primo neofascismo, né le loro denominazioni, in quanto esse, solitamente, avevano un'esistenza molto breve, e spesso si riferivano non a organizzazioni stabili ma a gruppi di individui unitisi occasionalmente per un'azione. Si possono, comunque, ricordare, tra le altre, l'ECA (Esercito Clandestino Anticomunista), le SAM (Squadre d'Azione Mussolini), il FAI (Fronte Antibolscevico Italiano), la LUPA (Lega Unificatrice Patrioti Anticomunisti), i RAAM (Reparti di Azione Anticomunista Monarchici), i GAM (Gruppi di Azione Monarchica), il Partito Democratico Fascista, l'ABIRAC (gli Arditi Bianchi Italiani Anticomunisti), i VON (Volontari dell'Ordine Nazionale), il PFD (Partito Fascista democratico), ecc.

2 Tali gruppi squadristi si dedicavano, prevalentemente, ad azioni quali distribuzione di manifesti, attentati alle sedi dei partiti democratici, pestaggi; attività, insomma, destinate più a testimoniare la presenza neofascista che ad allestire scenari per una possibile insurrezione. Un discorso particolare meritano invece i FAR (Fasci di Azione Rivoluzionaria). Questa formazione, attiva già dal '45 grazie all'opera di Pino Romualdi, rappresentò "l'espressione più

1 A.Del Boca-M.Giovana, I figli del sole. Mezzo secolo di nazifascismo nel mondo, Milano, Feltrinelli, 1965, p.177

2 Cfr. P.Ignazi, Bologna, Il Polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Mulino, 1989, p.20, A.Del Boca-M.Giovana, I figli del sole. Mezzo secolo di op.cit., pp.177-178, P. Rosenbaum, nazifascismo nel mondo, Il nuovo fascismo. Da Milano, Feltrinelli, 1975, p.55, R. Chiarini e P. Corsini, Salò a Almirante. Da Salò a Milano, Franco Angeli, 1985, p.62 Piazza della Loggia,

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3 corposa del neofascismo rivoluzionario", il primo serio tentativo di riunire diverse esperienze rivoluzionarie. Caratterizzati da un'organizzazione centralizzata ma con un notevole livello di autonomia dei singoli raggruppamenti attivi sul territorio, i FAR erano portatori di un'impostazione ideologica "fortemente debitrice del fascismo 4 (socializzazione delle aziende, rivoluzione dello spirito, repubblicano" superamento del liberalismo e del socialismo). La vicenda dei FAR si chiuse definitivamente con gli arresti del '50-'51 in seguito al tentato affondamento della nave scuola Colombo nel porto di Taranto, destinata all'Unione Sovietica in conto riparazioni in base al trattato di pace (tra gli altri vennero processati Pino Rauti, Clemente Graziani, Enzo Erra, e, come ispiratore, Julius Evola), dopo i precedenti arresti del ’47 e la fondazione del MSI, inducendo molti degli appartenenti a lasciare la clandestinità per unirsi al partito, ne avevano provocato un progressivo isolamento. Ben 33 attentati sono attribuiti a questo gruppo, che fu l'unico a contendere al MSI la supremazia nel campo neofascista (anche se lo scontro si risolse ben presto a favore del partito). Altro movimento che si differenziò dagli altri fu l'AIL (Armata Italiana di Liberazione), un'organizzazione nata nel '46 per iniziativa "di ex-combattenti ed ufficiali dell'esercito, e subito incoraggiata dal governo 5, con l'obiettivo di "dare al paese la speranza di una sicura americano" difesa [...] per parare le minacce che alla libertà verrebbero dalla 6. Caratteristiche dell'AIL erano cosiddetta democrazia progressiva" l'acceso anticomunismo e il sostegno di "qualificati esponenti 7, elementi che "favoriscono una vocazione dell'ambiente militare" d'ordine che diventa motivo di raccolta, oltre che di larghe schiere di monarchici, anche di numerosi ex-fascisti alla ricerca di rassicuranti

3 P.Ignazi, op.cit., p.21 Il Polo escluso...,

4 p.22 Ibidem,

5 R. Chiarini e P. Corsini, op.cit., pp. 67-68 Da Salò a Piazza della Loggia,

6 Ibidem

7 Ibidem

7

8 protezioni e di possibili rivincite." La vicenda dell'Ail si concluse nel settembre del '48, dopo che l'attività del MSI aveva chiuso ogni possibile spazio politico per l'organizzazione.

Nel 1946 le azioni squadriste divennero sempre più numerose. Da ricordarsi, l'occupazione della stazione radio di Monte Mario in febbraio da parti di alcuni giovani "arditi", e l'azione con la quale, il 22 aprile, Domenico Leccisi (futuro deputato del MSI) trafugò dal cimitero di Musocco, la salma di Mussolini, lasciando sul fondo della fossa un grottesco messaggio che diceva: "Finalmente, o Duce, ti abbiamo con noi. Ti circonderemo di rose, ma il profumo delle tue virtù supererà 9. Arrestato, gli veniva trovata in tasca una lettera quello delle rose" indirizzata al presidente della Repubblica in cui affermava: «Lei si illude di aver stroncato il movimento fascista perché è stata recuperata di 10. nuovo la salma di Mussolini. Non è vero: l'idea non muore»

Al pari dei gruppi, nascevano decine di giornali, opuscoli, volantini, tra i quali ricordiamo "Centomila", "Rosso e Nero", "Rataplan", 11. "Brancaleone", "Lotta d'Italia"

Di particolare importanza fu l'uscita di "La Rivolta Ideale" (aprile '46), pubblicazione che professava un antimarxismo viscerale e un fanatico nazionalismo. Intorno a "La Rivolta Ideale" si consolidò un «Fronte dell'Italiano» che si presentò all'opinione pubblica nell'ottobre di 12. La denominazione quell'anno dichiarandosi "antipartitico e nazionale" «Fronte dell'Italiano» richiama fortemente il modello del "Fronte dell'Uomo Qualunque", del quale è necessario tratteggiare la breve

8 R. Chiarini e P. Corsini, op.cit., pp. 67-68 Da Salò a Piazza della Loggia,

9 Cit. in A.Del Boca-M.Giovana, I figli del sole. Mezzo secolo di nazifascismo nel op.cit., p.178 mondo,

10 Ibidem

11 Per una interessante antologia degli articoli e degli scritti della stampa neofascista del primo dopoguerra, vedi Scaramouche (Pseud. Fausto Nitti), Neofascismo allo Roma, A.N.P.P.I.A., 1968. Un elenco dei principali giornali e riviste specchio, dell'area neofascista &e

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