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Riassunto capitolo 1 e 2 libro Lorenzetti

Maria Stelluti (1700)

Lo studioso Crocioni segnala pochi nomi meritevoli tra i marchigiani del periodo arcaico, tra cui lo stesso Crescimbeni, Lazzarini e Maria Stelluti di Fabriano, che, a causa della collocazione geografica periferica, della giovinezza condotta in monastero e della sua prematura scomparsa, è stata dimenticata e non risulta negli elenchi successivi degli Arcadi, nonostante in vita aveva goduto di una certa notorietà in ambito locale.

Vita

Si hanno scarse notizie, apparteneva ad una delle famiglie più illustri di Fabriano, che nel 700 era un centro culturale abbastanza vivace anche per la presenza delle cartiere. Ebbe come precettore Sebastiano Buti, uno dei fondatori della colonia arcadica “Giania”. Fu inserita in Accademia dove divenne la pastorella “Teonoe Giania”. Fu poi novizia nel monastero domenicano di Santa Caterina da Siena e morì prima della monacazione poco più che ventenne a causa di febbri maligne e in onore della sua scomparsa si tenne una solenne commemorazione in Accademia nel palazzo priorale.

Corpus poetico

Il suo corpus poetico è racchiuso in un manoscritto custodito presso la biblioteca “Sassi” di Fabriano. Giambattista Milani riferisce di aver rinvenuto nel fondo di un'antica famiglia fabrianese il manoscritto e ritiene che il complesso sia di 47 sonetti e 3 madrigali. Inoltre giudica noiosi i testi degli altri arcadi ed esprime un apprezzamento per le doti della rimatrice, nutriti da uno squisito sentimento poetico, ma morta troppo presto. Romualdo Sassi giudica l'esemplare non un autografo originale, bensì un testo copiato da una raccolta di mano dell'autrice e ipotizza e si tratti proprio di un dono effettuato da Milani alla biblioteca e ritiene che la consistenza del corpus sia di 45 sonetti e 3 madrigali. Sassi definisce i suoi versi intessuti di luoghi comuni della lirica arcadica ma più efficaci e suggestivi, ad oggi il volume consultabile sembra veramente una copia e avvalla la correttezza dell’informazione di Sassi. La tradizione settecentesca giudica inopportuno moralmente che una donna sposata si esponga con la stampa dei propri scritti, proprio perché il pubblicare pone le letterate nella condizione di donne pubbliche, mentre tollera o in certi casi apprezza che sia una religiosa, cioè sottratta al regime familiare e Maria Stelluti lo era.

I versi della scrittrice sono redatti in un breve intervallo di tempo, tra i 15 e i vent'anni. I componimenti sembrano organizzati secondo lo schema esteriore di un canzoniere, anche se la lettura dei testi non permette di riconoscere un'evoluzione delle vicende amorose secondo uno sviluppo narrativo. Secondo Milani sembra di leggere la storia di un'anima tormentata da una passione e pacificata alla fine nella fede religiosa, ma in realtà si può constatare che fino agli ultimi componimenti permane il dissidio costante tra sacro e profano.

Il corpus si apre con un doppio sonetto incipitario:

  • Il primo redatto secondo il topos petrarchesco della vergogna in cui Maria Stelluti fa appello alla benevolenza del lettore per giustificarsi dell'umiltà del tono e il cantare rozzo legati al suo essere donna che in quanto tale non ha mai potuto attingere alle acque del Parnaso né essere accolta tra le allieve delle Muse e in questo senso la scrittrice chiede scusa per aver avuto l'ardire di rompere la convenzione sociale che la vorrebbe nata per i lavori domestici e invece dedicarsi alla lirica e questo rappresenta una presa d'atto degli stereotipi di genere sulle mansioni femminili, al contrario della arcade contemporanea Petronilla Paolini Massimi che rivendicava la capacità delle donne in ogni campo.
  • Il secondo dedicato alla Vergine in cui la poetessa chiede alla Madonna di ispirarla, invocando il perdono per le sue doti modeste e promettendo di cantare solo per onorare la sua gloria. La Vergine assume una centralità nei sonetti della scrittrice ed è idealizzata e stereotipata nei tratti più tradizionali del repertorio, mentre la rappresentazione femminile rimane marginale, infatti le ninfe e le pastorelle fungono spesso da personaggi accessori e non vengono caratterizzate attraverso marche particolari, rimanendo indefinite.

Componimenti d'occasione e temi del canzoniere

Nel canzoniere sono 16 i testi redatti in funzione di particolari circostanze, ovvero componimenti d'occasione, alcuni per onorare le festività religiose, come il Natale e la passione, altre in encomio di personaggi speciali, ancora altre come poesie in occasione di monacazione o nozze. La presenza di questo tipo di componimenti conferma la natura sociale dell'attività poetica del 700 e la vita e il costume sociale del tempo, lo scopo infatti è quello di allietare e adornare la vita quotidiana, fornendo una descrizione piacevole di oggetti, scene di vita, eventi, situazioni, sentimenti.

I topoi maggiormente presenti nel canzoniere sono il tema religioso, legato anche alla situazione della scrittrice novizia in procinto di prendere i voti, che si intreccia al motivo amoroso, secondo il modello petrarchesco. Una minore incidenza ha il motivo bucolico, sviluppato in richiami paesaggistici e personaggi del mondo pastorale, che attraversa l'intero corpus, ma rimane in una posizione subordinata rispetto ad altre tematiche, spesso presente nello sfondo scenografico e non acquista mai centralità. Sono presenti ad esempio tematiche dell'eros intrecciate al motivo bucolico, come nelle poesie in cui l'io lirico racconta alle ninfe la sua disavventura quando si trovava sola e immersa in un paesaggio idilliaco e il Dio crudele dell'amore la invitava nel suo Regno dove avveniva l'irrompere del dolore e la perdita della serenità dell'anima.

Motivo amoroso

Amore impostato sul modello petrarchista:

  • L'io lirico sperimenta un dolore tale da provocare una vera guerra interiore tra forze opposte. In un sonetto il soggetto si rammarica per non aver ascoltato i moniti che la Ragione ha rivolto al suo cuore, consigliandole di non abbandonarsi all'amore e al desiderio, e ora la scrittrice si consuma in un rimorso, imputando la colpa solo a se stessa. Molto spesso è presente la contrapposizione tra Amore profano, legato all'errore e alla vanità e quindi al dolore, e Amore sacro, legato alla verità e alla moralità che è l’unico che può far assaporare la pace dell'anima all'io lirico.
  • In un altro sonetto la poetessa si sente vicino alla morte e si rivolge a Dio, alla Vergine e ai beati affinché la liberino dalle sofferenze e l'aiutino a trovare la serenità.
  • È presente anche l'attitudine memorialistica, ad esempio in un sonetto in cui l'io lirico ricorda il giorno e il luogo del suo innamoramento.
  • In un altro sonetto è presente una contrapposizione dicotomica: un tempo, quando l'io lirico era ignaro dell'amore, poteva assaporare la serenità dell'animo e riflettere sulla propria interiorità in una natura radiosa con cui instaurava un rapporto empatico, mentre oggi si nutre di strazio e inquietudine in cui anche il paesaggio le sembra ostile. Il soggetto quindi proietta le proprie sofferenze sullo scenario idillico.
  • Per la rappresentazione della passione amorosa, Maria Stelluti attinge dal repertorio tradizionale e ritrae Cupido corredato di arco e saetta, con connotati morali negativi che lo rendono ingannatore e sadico nel compiacersi delle sofferenze delle sue vittime. Anche la sintomatologia del sentimento amoroso è descritta secondo i topoi classici della ferita impressa nel cuore e della fiamma che consuma. Mentre ci sono anche riferimenti a temi usati dai poeti arcadici, come i riferimenti ad una strategia di seduzione con il gioco di sguardi o le emozioni legate all'innamoramento come il turbamento che si manifesta con rossori e sospiri, la gelosia e l'alternarsi di speranza e timore.
  • Il materiale della tradizione viene impoverito e ridotto a poche figure semplificate, secondo cui all'amore corrisponde l'errore, il dolore e il pentimento, mentre la pace dell'anima si rinviene esclusivamente nella religione.
  • Spesso le vicende assumono una forma drammatizzata, e la storia emerge da battute di dialogo scambiate tra personaggi. Ad esempio quando l'io lirico intrattiene un monologo con il suo cuore, analizzando la sua interiorità combattuta tra sentimenti opposti, e invita il suo cuore a seguire il sentiero della virtù per preservarsi dalle ferite di Amore. Questo ricorso alla forma dialogica ricorda forme di teatralità che ricorrevano anche in altri autori presenti nell'Arcadia come Zappi e Rolli; infatti lo scambio di battute rendeva possibile un'analisi dei moti dell'anima.
  • In un altro sonetto la poetessa si rivolge al Dio Eros in persona, questa volta con un'attitudine di sfida e lo invita ad attaccarla, consapevole che il suo cuore è inespugnabile. Riprende il motivo cavalcantiano secondo cui la passione è descritta attingendo al campo semantico bellico.
  • In un altro sonetto
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mattiacastellucci01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Lorenzetti Sara.
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