Corso di Laurea triennale in Economia e Commercio
Tesi di Laurea
L’avviamento
Valutazione e contabilizzazione dell’avviamento secondo i principi OIC e IAS e gli effetti della loro applicazione su un campione di aziende italiane del settore alimentare
Relatore
Laureanda
Anno Accademico 2022 / 2023
Indice
- Introduzione............................................................................................................... 1
- Capitolo I: L’avviamento secondo la disciplina nazionale .......................... 3
- 1.1 Introduzione al concetto di avviamento ..................................................................................... 3
- 1.1.1 L’iscrizione in bilancio secondo la disciplina civilistica ................................................... 6
- 1.2 L’avviamento nella disciplina dei Principi Contabili Nazionali ......................................... 7
- 1.3 Ammortamento e svalutazione dell’avviamento ..................................................................... 9
- 1.3.1 Cenni alla disciplina fiscale ..................................................................................................... 15
- Capitolo II: L’avviamento secondo la disciplina internazionale ............ 17
- 2.1 Il concetto di avviamento e l’iscrizione in bilancio secondo l’IFRS 3 e lo IAS 38 ..... 17
- 2.1.1 La disciplina dell’IFRS 3 ........................................................................................................... 17
- 2.1.2 La disciplina dello IAS 38 ......................................................................................................... 18
- 2.2 La svalutazione dell’avviamento: l’impairment test secondo lo IAS 36 ...................... 20
- 2.2.1 Identificazione delle CGU e allocazione dell’avviamento ............................................. 21
- 2.2.2 Stima dei valori delle CGU ....................................................................................................... 24
- 2.2.3 Impairment test e svalutazione ............................................................................................. 27
- Capitolo III: caso studio: il trattamento contabile dell’avviamento in un campione di imprese del settore alimentare ......................................... 30
- 3.1 Ipotesi di studio e metodologia applicata ............................................................................... 30
- 3.2 Analisi del campione di aziende .................................................................................................. 34
- 3.3 Discussione: risultati ottenuti e verifica delle ipotesi ........................................................ 43
- Conclusioni .............................................................................................................. 46
- Bibliografia .............................................................................................................. 48
- Sitografia .................................................................................................................. 51
Introduzione
Il concetto di avviamento è da sempre oggetto di ampio dibattito da parte della dottrina economico-aziendale, data la sua peculiare natura che lo differenzia dagli altri valori presenti nell’attivo di bilancio. Invero, pur essendo iscritto tra le immobilizzazioni immateriali come voce indipendente, esso è in realtà privo di esistenza autonoma in quanto non identificabile separatamente dall’azienda; deriva, di fatti, da fattori specifici che contribuiscono sì alla produzione di reddito ma che non hanno valore autonomo, poiché rappresentano incrementi di valore acquisiti dal complesso dei beni aziendali in relazione ad una loro efficiente organizzazione. In sostanza, un’efficace gestione dell’entità aziendale permette di conseguire rendimenti superiori a quelli considerati normali, realizzando un extra-profitto che si identifica, per l’appunto, nell’avviamento.
Tale elemento di bilancio trova opportuna disciplina sia a livello nazionale, all’interno del codice civile e nella fondazione OIC, sia a livello internazionale, ad opera degli standard setter IAS/IFRS. Le due discipline, per quanto concerne le modalità di trattamento contabile per l’iscrizione in bilancio, concordano nello stabilire che l’avviamento trovi iscrizione nel documento contabile solo e soltanto se acquisito a titolo oneroso (e, dunque, non autogenerato) ed entro i limiti del costo per esso sostenuto. Diversa impostazione, invece, trovano l’ammortamento e la svalutazione della posta contabile in esame. Di fatti, se per la disciplina nazionale l’avviamento, in qualità di costo anticipato in previsione dell’ottenimento di benefici economici futuri e dato l’utilizzo limitato nel tempo, è sottoposto a sistematico ammortamento da ripartire lungo la sua vita utile opportunamente definita, per la disciplina internazionale è invece considerato un elemento immateriale a vita utile indefinita e quindi sottoposto a svalutazione da rilevare mediante il cosiddetto “impairment test”, una procedura complessa e articolata che comporta non pochi rischi e difficoltà in quanto basata su scelte discrezionali del management in merito alle variabili di valutazione utilizzate, a loro volta fondate su stime interne e valori soggettivi.
Sulla base di tali premesse, il seguente elaborato si è posto dunque l’obiettivo di ripercorrere i tratti salienti della disciplina nazionale ed internazionale dell’avviamento in relazione alla sua iscrizione in bilancio ed al suo trattamento contabile, al fine di 1 individuare le diverse modalità stabilite dagli OIC e dagli IAS/IFRS, le similitudini e le differenze, nonché l’effettiva applicazione delle stesse da parte delle aziende.
A tal proposito, il primo capitolo si occupa di delineare un quadro generale del concetto di avviamento, fornendo una definizione dello stesso ed opportune indicazioni circa il trattamento della posta contabile secondo quanto stabilito dalla disciplina nazionale civilistica e contabile.
Nel secondo capitolo la posta contabile in esame viene invece analizzata dal punto di vista della disciplina internazionale, soffermando particolare attenzione sull’impairment test e sulle fasi di tale processo, per cui vengono evidenziate le principali operazioni da attuare.
A conclusione del lavoro, nel terzo capitolo si è provveduto allo sviluppo di un’analisi empirica al fine di confrontare le due discipline in termini di trattamento dell’avviamento. Nel dettaglio, l’analisi è stata sviluppata su due differenti campioni, costruiti con l’ausilio del database “AIDA”, inerenti alle società non quotate italiane che redigono il bilancio secondo i princìpi contabili nazionali OIC e alle società quotate italiane obbligate alla redazione del bilancio secondo i princìpi contabili internazionali IAS/IFRS. Le domande di ricerca che ci si è posti di indagare sono due: per quanto riguarda le aziende OIC, la durata contabile dell’ammortamento dell’avviamento in base alla sua vita utile stimata e la sussistenza di possibili differenze con la durata fiscale e, per quanto riguarda le aziende IAS/IFRS, la sussistenza di effettiva svalutazione dell’avviamento. La verifica delle suddette ipotesi si basa sull’analisi e sulla lettura diretta dei dati rilevati nei bilanci consolidati delle società oggetto dei due campioni. A supporto dell’analisi dei dati è inserita un’apposita spiegazione, nonché una descrizione degli stessi mediante l’ausilio di tabelle e grafici per la rielaborazione dei risultati. 2
Capitolo I: l’avviamento secondo la disciplina nazionale
1.1 Introduzione al concetto di avviamento
Il concetto di avviamento (in inglese “goodwill”), per la sua stessa controversa natura, è da sempre oggetto di ampio dibattito da parte della dottrina economico-aziendale che, di fatto, ne ha fornito diverse (e in parte discordanti) definizioni; sebbene siano tutte accomunate da un elemento condivisibile che si ravvisa nella capacità di un’azienda (o di un suo ramo) di generare extra-profitto rispetto alla media del settore cui appartiene, distinguendosi così dalla concorrenza grazie al conseguimento di vantaggi competitivi di prezzo o di differenziazione. In sostanza, i complessi aziendali, se ben 1 gestiti, sono in grado di realizzare rendimenti superiori a quelli normali, conseguendo dunque l’avviamento. 2
Ciò posto, una caratteristica peculiare dell’avviamento, che lo differenzia dagli altri valori presenti nell’attivo di bilancio e che contribuisce alla difficoltà nel fornire una definizione univoca, consiste proprio nella sua iscrizione in qualità di elemento dell’attivo come voce a sé stante nonostante sia privo di esistenza autonoma; nel senso che esso deriva da fattori specifici che, sebbene contribuiscano positivamente alla produzione di reddito, non hanno valore autonomo ma costituiscono aumenti di valore acquisiti dal complesso dei beni aziendali in relazione ad una loro efficiente organizzazione. Pertanto, si può affermare che l’avviamento possegga valore economico in quanto rappresenta un elemento in grado di generare valore per l’azienda, il quale è espresso nella sua redditività. 3
Tra le innumerevoli definizioni proposte dalla dottrina, emergono taluni orientamenti prevalenti che vedono, in primo luogo, una concezione più semplicistica condivisa da Gino Zappa, secondo il quale l’avviamento è «un elemento complementare del complesso economico aziendale, […] la condizione o l’insieme delle condizioni, onde Visconti R.M., La valutazione economica dell’avviamento, Il Diritto Industriale, n. 5, 2009, p. 471. 1 Donativi V., Trattato delle società, Wolters Kluwer Italia, 2022, p. 1681. 2 Avallone F., Simoni L., La contabilizzazione dell'avviamento tra impairment e ammortamento. Riflessioni ed 3 evidenze empiriche, Franco Angeli, 2023. 3 un’azienda può dirsi atta a fruttare nel futuro un sopraprofitto. La condizione d’avviamento di un’impresa non può essere nota che in relazione a presunzioni intorno alla sua futura capacità di reddito»; concezione, questa, condivisa anche da Aldo 4 Amaduzzi, per cui l’avviamento è considerato una condizione secondo la quale un’azienda può «produrre redditi che significano economicamente profitti, cioè che siano superiori a quelli richiesti dal minimo della convenienza economica». In realtà, ancor prima di 5 Zappa, la tematica suscitò particolare interesse a partire dagli studi di Fabio Besta (di cui Zappa era allievo), il quale collocò l’avviamento tra gli elementi complementari del patrimonio e lo considerò, insieme a questi ultimi, delle “condizioni” per la futura acquisizione di beni e, più nello specifico, come un “super profitto” derivante da un processo di valutazione basato sulla capitalizzazione dei sovraredditi e atto ad aggiungersi al valore degli altri elementi patrimoniali. Il suddetto filone segue un 6 approccio definito “top-down”, dal momento in cui considera l’avviamento come elemento a sé, isolato dal complesso dei beni aziendali e definito dall’extra-profitto che l’impresa può generare. Ciò determina talune difficoltà nella misurazione di tale extra reddito, in quanto, in primo luogo andrebbe definito il reddito considerato “normale” e soltanto dopo, in via residuale, sarebbe poi possibile definire quello “extra”, ad esso superiore. 7
Il secondo orientamento prevalente, segue la definizione proposta da Luigi Guatri, secondo il quale l’avviamento è dato dalla «differenza tra il valore globale dell’impresa e la somma algebrica dei valori correnti degli elementi attivi e passivi che compongono il capitale dell’impresa». Il suddetto filone, invece, segue un approccio definito “bottom- 8 up”, in quanto considera l’avviamento un elemento statico espresso come somma di elementi intangibili di vario genere non rappresentati in bilancio. 9
Gli orientamenti poc’anzi esaminati fanno riferimento a due teorie: la teoria dell’extra-profitto, che identifica l’avviamento nella capacità dell’azienda di generare sovra-reddito; e la teoria del plusvalore, che invece identifica l’avviamento come Zappa G., Il reddito d'impresa: scritture doppie, conti e bilanci di aziende commerciali, Giuffrè, 1937, p. 670. 4 Amaduzzi A., Ragioneria generale: economia generale delle aziende, Macrì, 1948, p. 342. 5 D’Oriano M. et al, La valutazione dell'avviamento negli Ifrs: Il caso del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, 6 Franco Angeli, 2020, pp. 18-19. Per approfondimenti in ordine alla suddetta problematica, si rimanda ad Avallone F., Simoni L., op. cit. 7 Guatri L., L’avviamento d’impresa. Un modello quantitativo per l’analisi e la misurazione del fenomeno, 8 Giuffrè, 1957, p. 7. Avallone F., Simoni L., op. cit. 9 4 differenza tra valore totale dell’impresa e somma algebrica dei valori correnti degli elementi dell’attivo e passivo. 10
Il terzo orientamento prevalente coincide con il pensiero di Pietro Onida, che, nel tentativo di far convergere i due orientamenti precedenti, considera l’avviamento un «complesso di condizioni immateriali, proprie dell’azienda […] che concorrono a conferire alla gestione una data redditività, in funzione della quale può attribuirsi al capitale economico della stessa azienda, un valore superiore al valore del “capitale di gestione” o “di liquidazione” o del capitale comunque determinabile in un bilancio, stimando analiticamente i diversi componenti del patrimonio, distintamente valutabili». La 11 suddetta concezione è stata ampliata da Amodeo il quale, utilizzando un approccio sinergico alla determinazione dell’avviamento, ossia considerandolo come elemento atto ad esprimere le modalità con cui tutti i capitali si combinano all’interno del sistema aziendale, definisce l’avviamento come «circostanza complessa che trae la sua origine dalla clientela dell’azienda, dalla sua rinomanza, dalla capacità degli amministratori, dall’ubicazione dei suoi stabilimenti e dei suoi negozi, e simili, elementi tutti che concorrono a determinare una gestione lucrosa e un reddito sopranormale». 12
Ne consegue che, secondo tale approccio, l’avviamento è considerato come una “circostanza” dovuta alla sinergia che viene a crearsi tra gli elementi intangibili a disposizione dell’azienda e che di fatto contribuiscono al miglioramento del rendimento di altri beni aziendali. Le sinergie sono considerate come un fattore unificante, poiché l’extra-profitto viene generato dalle modalità con le quali i capitali aziendali vengono impiegati a tale scopo. Pertanto, l’avviamento deriva dalla connessione di diversi capitali che, combinati tra loro in uno specifico contesto, definiscono un preciso risultato. 13 Sostanzialmente, esso rappresenta una qualità immateriale di un’azienda, che trova la sua ragion d’essere nella combinazione di diversi fattori propri dell’azienda stessa che, se considerati congiuntamente, sono in grado di generare valore. I suddetti fattori possono 14 essere classificati in soggettivi e oggettivi, laddove i primi sono legati alla capacità del soggetto economico di conseguire risultati positivi, mentre i secondi afferiscono alle qualità legate all’azienda, alla sua struttura e alla sua organizzazione. L’avviamento Natalucci G., Ceroli P., Marchegiani A., Valutazione d’Azienda e Operazioni Straordinarie, Giuffrè, 2014, p. 10 55. Onida P., Economia d’Azienda, Utet, 1965, p. 659. 11 Amodeo D., Ragioneria generale delle imprese, Giannini, 1992, p. 129. 12 Avallone F., Simoni L., op. cit. 13 Natalucci G., Ceroli P., Marchegiani A., op. cit., p. 54. 14 5 soggettivo, essendo correlato alle capacità personali dell’imprenditore e non all’attitudine dell’azienda in quanto tale a creare ricchezza, non può essere trasmesso con la cessione aziendale, motivo per cui in sede di valutazione d’azienda è necessario verificare la tipologia di fattori che caratterizzano l’avviamento stesso. 15
1.1.1 L’iscrizione in bilancio secondo la disciplina civilistica
Nel nostro ordinamento, l’avviamento è disciplinato, in primo luogo, dal codice civile e, più precisamente, al punto 6 dell’art. 2426 (aggiornato dal D.lgs. n. 139/2015, di cui 16 all’art. 6 ed entrato in vigore a partire dal 1 gennaio 2016) che, tuttavia, non ne fornisce una specifica definizione. Inoltre, benché non siano riportati espliciti riferimenti, la nozione di avviamento è strettamente collegata a quella di azienda disciplinata dall’art. 2555 c.c., sicché il coordinamento funzionale del complesso dei beni aziendali comporta un incremento di valore degli stessi rispetto alla loro singola utilità. 17
Stando a quanto riportato dalla normativa civilistica, secondo l’art. 2424 c.c. l’avviamento trova la sua collocazione nella voce B.I.5 dello Stato Patrimoniale tra le immobilizzazioni immateriali, al netto del fondo ammortamento e delle eventuali svalutazioni, e può essere ivi iscritto (previo consenso del collegio sindacale, ove 18 sussista) solo e soltanto se acquisito a titolo oneroso ed entro i limiti del costo per esso sostenuto. Difatti, l’avviamento può essere generato in due modi: internamente oppure 19 tramite acquisizione a titolo oneroso a seguito dell’acquisto di un’azienda o di un ramo di essa. In questo secondo caso, l’avviamento svolge un ruol
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