Estratto del documento

Introduzione

Compito essenziale della pedagogia è di gestire l’evento educativo. Ciò avviene attraverso una riflessione che coniuga gli aspetti teorici e di dimensione relazionale in funzione agli obiettivi educativi. La progettualità è un elemento specifico della pedagogia. Rimettere al centro la dimensione progettuale equivale a sottolineare che per educare non bastano le buone intenzioni, ma le professioni educative si ancorano a strumenti pedagogici come osservazione, programmazione, documentazione, riflessività. La vita al nido d’infanzia è orientata ad introdurre il bambino nella realtà del mondo e degli altri.

Capitolo 1 - Senso della progettazione

Si considera il senso della progettazione educativa, descrivendola come un ponte tra passato e futuro. Si sottolinea l’opportunità di adottare una metodologia chiara e rigorosa. Solo mediante la chiarezza dello scopo e la messa a punto di adeguate metodologie è possibile l’esercizio della flessibilità necessaria alla relazione educativa. Le proposte progettuali sono unificate dalla valorizzazione dell’intenzionalità educativa concorrente tra educatori e genitori.

Capitolo 2 - Bisogni del bambino

Si individua come elemento essenziale della progettazione la lettura dei bisogni del bambino. Tale risultato può essere conseguito mediante l’osservazione. È essenziale osservare in modo sistematico e costante il comportamento del bambino e il contesto nel quale è inserito.

Capitolo 3 - Progettare la cornice

È dedicato alla progettazione della cornice, fisica e simbolica, in cui il bambino vive al nido. Lo spazio va organizzato in funzione ai bisogni e alle potenzialità suggerite dall’osservazione e deve aprirsi all’azione diretta del bambino. La progettazione dello spazio è un compito impegnativo proprio per la necessità di tenere presenti le esigenze dei tre protagonisti cioè bambini, genitori ed educatori.

Capitolo 4 - Pratica documentale

Per quanto riguarda la pratica documentale si richiama l’importanza di progettare la documentazione. Nei servizi per l’infanzia c’è bisogno di documenti forti che trasformino le pratiche e i rapporti.

Capitolo 5 - Giornata educativa

Ha l’intento di presentare una visione della progettazione nell’arco dell’intera giornata educativa.

Lo scopo del testo è quello di aiutare gli educatori in formazione e già in servizio a mettere a punto atteggiamenti e buone pratiche di cura per lo sviluppo e la crescita dei bambini.

Capitolo 1 - Progettazione educativa al nido. Un ponte tra presente e futuro

1. Raggiungere l’atteso tra arte e metodo

La riflessione sui servizi educativi rivolti alla prima infanzia intercetta uno dei temi cruciali cioè quello relativo alla progettazione educativa che caratterizza ed è garante della qualità dell’agire educativo. Progettare è un verbo che rimanda a concetti quali “gettare oltre”, “far avanzare”, “orientare” il pensiero verso mondi possibili. Rappresenta una caratteristica fondamentale dell’esperienza umana che permette di costruire un ponte che collega la conoscenza che si ha di sé e del mondo con l’intenzione di modificarla. L’essere umano è caratterizzato da un’intrinseca propensione all’operatività, ad agire nella realtà e questa capacità di fare si lega alla capacità progettuale. In tema di progettazione educativa, la letteratura scientifica è ricca di contributi che ne hanno analizzato l’importanza sia in termini teorici che in quelli operativi.

Modello chiaro: il lavoro educativo al nido è rappresentato dalla capacità del professionista di far proprio un modello di intervento chiaro e definito nella consapevolezza di dove e perché si sta intervenendo.

Processo intenzionale: si può affermare che la progettazione si caratterizza come un processo intenzionale finalizzato alla definizione di obiettivi, al fine di risolvere situazioni considerate critiche, esplicitando le modalità e le tempistiche con le quali si intende raggiungerli.

Progettare 1 secondo Munari: Munari sottolinea come risulti semplice progettare. Se si impara ad affrontare 1 Munari: artista, designer e scrittore. È noto per essere stato uno dei maggiori esponenti della sperimentazione artistica durante il XX secolo. I suoi contributi e studi hanno segnato una svolta nella storia. Particolare rilievo è il contributo che ha dato al tema della progettazione. Nella sua opera “da cosa nasce cosa” egli descrive in modo chiaro le fasi della progettazione dando rilievo alla creatività. Nel testo egli offre indicazioni preziose a testimonianza del risultato delle sue ricerche in diversi campi dell’espressione visiva e non visiva.

Che è il bambino, secondo Munari, e quale è il suo ruolo nell’ambito della progettazione?

Vivere con e fare con il bambino: nei nidi d’infanzia l’attenzione è rivolta alla progettazione di attività laboratoriali rivolte ai bambini, che sono frutto di un considerevole e meritevole sforzo creativo da parte degli educatori. Occorre sottolineare che queste attività siano. Preziose per il bambino e il suo 1 i piccoli problemi si può pensare di risolvere problemi più grandi. Il metodo progettuale non cambia solo le competenze. Il bambino viene considerato soggetto attivo che va lasciato libero di esplorare, sperimentare materiali, soluzioni e spazi.

Cosa significa progettare nella pratica?

Potrebbe risultare utile pensare a tale processo come alla costruzione di un ponte che permetta a uno o più soggetti di giungere a qualcosa di diverso e atteso. Una volta individuati i destinatari della costruzione, esso prevede uno studio dell’ambiente nel quale si intende erigerlo.

Due pilastri necessari: durante la costruzione del ponte sulla validità del percorso pensato e intrapreso; è necessario che il ponte sia sostenuto da due pilastri, che garantiscono la solidità:

  • Competenze progettuali: rappresentato dall’insieme delle competenze progettuali, educative, socio emotive e organizzative dei professionisti che operano all’interno di un servizio.
  • Relazioni educative: sono costruite tra educatori, bambini e genitori, senza le quali nessuna progettazione educativa potrebbe essere solo immaginata.

La progettazione è un metodo che guida il progetto nelle diverse fasi di sviluppo, indicando gli strumenti e le strategie di gestione e di valutazione durante la realizzazione e che consente di affrontare e organizzare la complessità dei fenomeni educativi. Rappresenta un aspetto fondamentale della progettazione in ambito educativo, esse riguarda tutti gli aspetti della vita al loro interno, partendo dalle relazioni tra adulti e bambini fino al contesto. La presenza di una metodologia chiara e rigorosa garantisce quella sicurezza indispensabile. L’assenza di coordinate chiare conduce a navigare nell’incertezza, rendendo difficile rispondere agli imprevisti che possono emergere nel tentativo di raggiungere un obiettivo. Sarà semplice riprendere a costruire un ponte, nel caso emergano intoppi e criticità non previste; se si è consapevoli delle differenti fasi che guidano la costruzione stessa.

Limiti dell’immagine del ponte: presenta alcuni limiti:

  • L’educazione come processo a spirale: non tiene conto di uno degli aspetti più importanti della progettazione educativa cioè il suo svolgersi come un processo a spirale, in cui la valutazione permette di rimettere in discussione il percorso fino a quel punto, riconsiderando gli aspetti problematici nelle diverse fasi.
  • L’educazione come metodo euristico: la progettazione va intesa nel senso della ricerca azione, come un metodo di lavoro euristico.

In questo percorso di continua ricerca ciò che risulta interessante non è solo il raggiungimento del risultato in sé.

Caratteristiche della progettazione: adesso vediamo quali sono le caratteristiche della progettazione nel nido d’infanzia. Le caratteristiche sono:

  • Partecipazione: progettazione favorisce il coinvolgimento di tutti i soggetti.
  • Concretezza: la progettazione va connessa ai problemi concreti della realtà, al fine di produrre dei cambiamenti positivi sia sul piano individuale che sociale.
  • Adeguatezza: è necessario fissare obiettivi realistici che tengano conto delle conoscenze già acquisite e delle abilità dei bambini.
  • Continuità: che si traduce nella necessità di garantire la congruenza tra i percorsi educativi e di apprendimento e quelle che sono le capacità del bambino.

Attori della progettazione educativa: il nido rappresenta un sistema ecologico 2. complesso per l’intreccio di relazioni educative che in esso germogliano. L’educatore rappresenta il principale mediatore di significati. La mediazione di questi significati e la 2 riflessione su di essi costituisce uno degli aspetti più complessi della sua attività professionale. Uno degli aspetti che caratterizzano la qualità del nido d’infanzia è costituito dalla partecipazione di molteplici attori alla progettazione educativa.

In che modo i diversi attori prendono parte alla progettazione?

Benessere, nella vita del nido ci sono altri aspetti che meritano uguale attenzione a partire dalle routine fino alle relazioni stesse. Occorre attribuire alla progettazione della relazione educatore bambino, considerando che lo sviluppo armonico del bambino è condizionato dalla sua qualità.

2 L’educatore come professionista riflessivo: il termine viene impiegato con riferimento a quanto proposto da Schon nelle sue riflessioni circa le caratteristiche di ciò che egli definisce professionista riflessivo. La professionalità a cui vengono richiamati gli specialisti dell’educazione prevede la capacità di riflettere nel corso dell’azione. L’educatore è chiamato ad affrontare il problema incontrato nel corso della pratica come un caso unico e a prestare attenzione alle peculiarità della situazione in esame per scoprire le particolari caratteristiche della propria situazione problematica e progettare un intervento. 2- 3

  • Bambino: rappresenta il soggetto principale ed è lo scopo della progettazione educativa attraverso le sue azioni, risposte agli stimoli che forniamo noi adulti, ma anche attraverso le indicazioni preziose che i bambini trasmettono all’interno della relazione educativa. Brazelton e Greenspan individuano alcuni bisogni irrinunciabili, il cui riconoscimento diventa aspetto centrale nella progettazione al nido. Tra questi spiccano i bisogni relativi allo sviluppo dei contesti relazionali e di accudimento. Spetta agli adulti saper cogliere i segnali e saper leggere e interpretare le azioni e i messaggi verbali e non verbali dei bambini. Il bambino rappresenta la guida principale per la progettazione.
  • Genitore: la relazione nido famiglia viene considerata dagli educatori come uno degli aspetti più critici e forse delicati del loro lavoro. I genitori sono i primi educatori, in quanto tali vanno considerati alleati preziosi, portatori di conoscenze e competenze indispensabili per lo sviluppo del bambino. La famiglia rappresenta la nicchia ecologica dello sviluppo ed è la rete primaria all’interno della quale il bambino trova la soddisfazione dei propri bisogni. Le figure genitoriali esercitano queste funzioni educative ma in una costante interazione con il mondo esterno. Il nido è il primo contesto sociale esterno entro cui la famiglia può creare e stringere legami stabili. Il riconoscimento delle competenze genitoriali rimanda alla necessità di richiamare alla responsabilità educativa e le famiglie stesse tendono a demandare l’educazione 4 dei figli a soggetti terzi.

Il patto di corresponsabilità: l’urgenza di condivisione tra le figure che ruotano intorno al bambino, viene riconosciuta anche a livello istituzionale. La cooperazione tra le diverse partnership educative è un’esigenza che si concretizza in quell’alleanza definita patto di corresponsabilità. Il MIUR afferma che si tratta di uno strumento insostituibile di interazione scuola famiglia poiché coinvolge insegnanti, alunni e genitori, invitandoli a concordare modelli di comportamento coerenti con uno stile di vita in cui si assumono e si mantengono impegni, rispettando l’ambiente sociale in cui si è ospitati.

Comunità educante: la corresponsabilità rinvia alla definizione di una comunità educante attiva tra tutti i caregivers che insieme dovrebbero costruire relazioni e alleanze educative centrate sui bambini. Questo obiettivo appare interessante e implica nella progettualità uno spazio preciso dei genitori. Gli educatori sono tenuti ad interrogarsi sul progetto educativo consapevole ed esplicito dei genitori. Nell’ottica della progettazione educativa è opportuno riconoscere nei genitori un supporto competente con cui coltivare obiettivi comuni e condividere impressioni e piani di azione sui percorsi evolutivi infantili. Gli educatori sono invitati a valorizzare le potenzialità delle figure genitoriali, riconoscendo gli elementi che le caratterizzano le dinamiche strutturali dell’itinerario educativo da loro consapevolmente o non.

  • Educatore: il ruolo si traduce come predisposizione all’ascolto, osservazione, lettura e interpretazione dei segnali che il bambino trasmette attraverso le azioni, le emozioni etc. La progettazione richiama la nostra attenzione su alcuni verbi che permettono di definirla e che coinvolgono questi professionisti: ascoltare e osservare indicano l’esigenza di cogliere percorsi e processi attraverso la presenza costante e discreta e sorreggono la conoscenza autentica del bambino e della sua famiglia indispensabile per la progettazione educativa. Attraverso queste due azioni l’educatore va alla ricerca degli indizi che gli permetteranno di mettere in piedi un 5 impianto progettuale che tenga conto dei bisogni reali dei bambini.

Con la ricerca azione, 3 Lavoro di gruppo: la progettazione all’interno del servizio diventa possibile ed efficace nel momento in cui tutta l’equipe educativa collabora alla sua realizzazione. Essa prevede che il gruppo di lavoro di tutto il servizio venga coinvolto. Le sezioni lavorano senza prevedere una continuità educativa condivisa. I bambini che si trovano a dover passare da una sezione ad un’altra possono correre il rischio di dover trovare modalità di lavoro troppo diverse per non cadere nella confusione.

4 Costruire il patto di co-responsabilità - metodologia pedagogia dei genitori: tra le strade percorribili allo scopo di sancire il patto educativo con le famiglie, l’approccio metodologico nasce con l’obiettivo di creare un collegamento tra il sapere dei genitori e quello delle altre agenzie educative. Analizzando la crescita di ogni bambino e le conseguenti azioni educative è necessario sottolineare la stretta analogia tra l’agire genitoriale e gli strumenti e le finalità dei professionisti. L’agire genitoriale è situato in quanto riguarda l’unicità di quel figlio e si svolge a livello esperienziale. Ciò produce l’arricchimento della loro professionalità e la possibilità di definire un patto educativo da cui scaturisce l'atteggiamento di reciprocità culturale con il riconoscimento e l’accettazione dei saperi dell’altro nel rispetto e nella tutela dei propri. L’esigenza è quella di promuovere la continuità tra ciò che avviene a casa e ciò che viene importato ed esportato.

Tra gli strumenti proposti dalla metodologia ne citiamo due che riteniamo utili nella relazione nido famiglia:

  • Con i nostri occhi: ai genitori dei bambini che dovranno essere accolti nella struttura viene richiesto di raccontare attraverso una narrazione scritta.
  • Gruppi di narrazione: si tratta di gruppi di incontro e di narrazione ai quali prendono parte genitori ed educatori che vengono invitati a narrare le proprie esperienze educative come genitori o figli. Le narrazioni vengono raccolte e costituiscono il documento che presenta il servizio e le famiglie che ne fanno parte.

5 Ricerca azione: può essere definita come mirata a individuare problemi e inefficienze nell’attività concreta di chi opera e nel delineare e sperimentare linee di intervento e soluzioni adeguate a quel preciso contesto. 3 l’educatore è parte integrante del contesto nel quale agisce e ricerca. Progettare è anche analizzare, discutere e condividere; ciò significa confrontarsi con il gruppo di lavoro sui dati raccolti, sull’immagine del bambino e sulle reciproche aspettative. L’educatore diventa mediatore dei significati che le diverse parti portano in questo confronto, al fine di individuare una strada comune. L’attività di mediazione si esercita nella misura in cui l’educatore si dimostra capace di accogliere i differenti ambiti e integrare le diverse esperienze dei bambini. Ricerca e mediazione diventano possibili nella misura in cui l’educatore si dimostra capace di stare con il bambino, i genitori, i colleghi. Uno stare con permette di cogliere l’implicito all’interno delle relazioni, di vedere nell’altro ciò che questo non può cogliere. 6

Pochi passi necessari

Descritti quelli che sono gli attori principali della progettazione 3. occorre individuare i passi necessari alla sua realizzazione. Le indicazioni sposano quanto proposto da Zonca quando la definisce un percorso flessibile, aperto, che si costruisce in itinere ed è personalizzato. Emilia Restiglian descrive la progettazione in azione come un percorso che mira a costruire progetti a breve e a lungo termine iniziando con un ascolto costante delle idee e delle opinioni dei bambini, tenendo conto delle diversità espressive e comunicative degli stessi. All’adulto spetta il compito di raccogliere le tracce lasciate dai bambini alimentand

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 96REBECCA di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Progettazione educativa e strumenti per l'avviamento alla professione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Zonca Paola.
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