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Università degli Studi di Perugia

Dipartimento di Medicina e Chirurgia

Corso di Laurea in Infermieristica

Tesi di laurea

Il fenomeno della migrazione degli infermieri italiani all’estero

Laureando

Relatore Laura Burnelli

Prof. Giancarlo Marcheggiani

Anno Accademico 2023/2024

Indice

  • Capitolo 1: la professione infermieristica 7..................................................................
  • 1.1 Storia dell’assistenza infermieristica. 7..........................................................................................
  • 1.2 La figura e il ruolo dell’infermiere in Italia: requisiti e formazione 12......................................
  • 1.3 Vademecum della professione: il codice deontologico 17..............................................................
  • Capitolo 2: cosa spinge un infermiere a fuggire dall’Italia? 22.....................
  • 2.1 Ricostruzione storica del fenomeno 22...........................................................................................
  • 2.2 Motivazioni economiche.............................................................................................................. 26
  • 2.3 Prospettive di crescita in ambito lavorativo 29..............................................................................
  • 2.4 Investimenti nelle strutture sanitarie 36........................................................................................
  • Capitolo 3: diverse realtà europee a confronto 39................................................
  • 3.1 Lavorare all’estero da infermiere 39........................................................................................
  • 3.2 L’Inghilterra 41................................................................................................................................
  • 3.3 La Svizzera 46...................................................................................................................................
  • 3.4 La Norvegia 50..................................................................................................................................
  • Conclusioni 55....................................................................................................................................
  • Bibliografia e sitografia 57.....................................................................................................
  • Ringraziamenti 60............................................................................................................................

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Introduzione

Il presente elaborato di tesi si pone come obiettivo principale quello di analizzare un fenomeno sempre più attuale, ovvero quello che vede tanti professionisti italiani, tra cui anche infermieri, fuggire all’estero in cerca di prospettive di lavoro e vita migliori. È opportuno partire con un’analisi della professione infermieristica attraverso un breve excursus che approfondisce il ruolo dell’infermiere nel corso della storia. Essa non è una professione figlia del tempo, “inventata” dall’uomo a causa di necessità della società moderna; l’infermieristica, al contrario, affonda le sue radici negli arbori dell’antichità, tant’è vero che in testi di origine egizia e greca già troviamo descrizioni di figure che svolgevano attività oggi proprie dell’infermiere.

Generalmente erano donne e sacerdoti che si occupavano della cura degli infermi, attività vista essenzialmente come una missione, soprattutto in società in cui varie ideologie religiose erano colonne portanti della stessa. Nonostante tali premesse, si è iniziato a parlare di professione solo alla fine dell’800; tanti individui che hanno deciso di seguire questa strada si sono ritrovati a imboccare una ripida salita verso la crescita professionale, costellata di una serie di novità nell’ultimo secolo.

Basti pensare che si è passati da una professione accessibile solo al sesso femminile, per la cui formazione non servivano basi scolastiche, alla maturazione di esperti della salute, i quali devono seguire un percorso formativo universitario ed esami di abilitazione per poter essere inseriti nel mondo del lavoro. Oltre ciò, la professione ha acquisito sempre più dignità: oggi gli infermieri hanno accesso a ruoli dirigenziali e di docenza, possono iscriversi a master, a lauree di II livello, a dottorati di ricerca e diventare cultori della materia.

Nascono così professionisti della salute che hanno l’obbligo di rifarsi nella pratica clinica quotidiana ad un codice deontologico, vademecum che, come una bussola, aiuta gli iscritti ad orientarsi tra diritti e, soprattutto, doveri, nei confronti dei pazienti, dei propri colleghi e di altre professioni sanitarie con i quali ci si ritrova a condividere il lavoro in corsia e tra le aule universitarie. A tal proposito, l’ultima revisione del Codice Deontologico in Italia è stata effettuata nel 2019 e nel presente elaborato sono citati gli elementi fondamentali che lo caratterizzano, nonché le novità su cui si è dibattuto durante l’ultima pubblicazione.

Nella prima parte del lavoro, dunque, si porrà l’accento sulla delineazione del profilo dell’infermiere oggi, soffermandoci sul suo ruolo e sulla sua formazione in Italia, ripercorrendo principali decreti e normative che hanno permesso l’evoluzione della professione così come la conosciamo oggi. Nella seconda parte, invece, si procederà ad approfondire il tema centrale della discussione, ovvero la migrazione di infermieri italiani all’estero.

I cittadini dell’Unione Europea, infatti, godono del diritto della libera circolazione dei lavoratori; questi ultimi possono soggiornare, assieme a propri familiari, in un paese diverso dal proprio esercitando un’attività lavorativa con gli stessi diritti e doveri di chi svolge lo stesso lavoro ma si è formato specificamente nello stesso.

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Sempre più infermieri oggi scelgono di non lavorare nel paese che li ha formati e nel quale hanno mosso i primi passi in corsia durante le esperienze di tirocinio. Si stima che solo nel 2023 a decidere di lasciare l’Italia siano stati circa seimila infermieri, di cui la gran parte lombardi e piemontesi; le mete privilegiate sono state la Svizzera e la Germania. A intraprendere questo percorso sono sia i neo-laureati, sia professionisti con lunghi anni di carriera alle proprie spalle.

Le motivazioni che spingono a cercare stabilità e un futuro altrove sono le più disparate, ma sicuramente un punto centrale è costituito dalle prospettive lavorative e dalla soddisfazione personale. Spesso, infatti, nel contesto lavorativo italiano si finisce per non sentirsi apprezzati, in primo luogo dai pazienti, in secondo luogo dallo stesso sistema sanitario, che genera una forte tensione sottoponendo gli infermieri e gli altri operatori sanitari ad uno stress lavoro correlato importante, ciò a causa del fatto che molto spesso il rapporto tra infermiere e numero di pazienti assistiti non viene rispettato.

Il prolungarsi di queste condizioni porta gli infermieri ad un rischio sempre maggiore di burnout, tappa finale di un processo patologico di natura psico-fisica che, purtroppo, in ambito sanitario negli ultimi anni è sempre più frequente; si stima che circa sei infermieri su dieci siano a rischio di sviluppare burn-out e l’incidenza è più elevata nelle categorie che prestano servizio presso strutture o reparti in cui il coinvolgimento emotivo è più elevato e i pazienti trattati più complessi, in correlazione a un rischio maggiore di fallimento.

Per quanto concerne le motivazioni economiche, secondo un’analisi che mette a confronto diverse realtà europee e italiane in relazione al guadagno medio degli infermieri, l’Italia si posiziona in coda alla classifica: la sua media, infatti, è di circa € 29.000 euro all’anno per un infermiere che lavora nell’ambiente pubblico e che ha più di 30 anni di esperienza e in tale analisi il distacco rispetto alle prime posizioni risulta davvero molto ampio.

Per cause di natura economica, di stabilità psicologica, equilibrio lavorativo e riconoscimento della dignità professionale, appare evidente come siano molteplici e fondate le motivazioni che spingono sempre più infermieri ad affacciarsi a realtà diverse rispetto quella Italiana. D’altro canto, paesi quali la Norvegia, la Svizzera, ma generalmente tutta l’Europa, sono sempre più alla ricerca di infermieri italiani, nei quali viene riconosciuta una grande competenza ed elevata professionalità e ciò grazie alle loro stesse università.

I professionisti, dunque, si ritrovano richiesti a gran voce da realtà che offrono una realizzazione maggiore, stipendi adeguati e un riconoscimento della professionalità. Nello specifico, nell’elaborato ci si focalizzerà su tre realtà europee: l’Inghilterra, la Svizzera e la Norvegia. Verranno messe in luce le opportunità che tali paesi offrono agli infermieri italiani, che spesso, oltre al lavoro, comprendono anche corsi di lingua per aiutare l’inserimento nel nuovo paese.

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Si giungerà così ad un confronto tra lo scenario europeo e quello italiano, potendo così comprendere da una prospettiva più ravvicinata quelle che sono le motivazioni alla base di scelte di vita così importanti.

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Capitolo 1: la professione infermieristica

1.1 Storia dell’assistenza infermieristica

La professione infermieristica riunisce in sé conoscenze e strumenti teorico-metodologici il cui fine è curare l’individuo da un punto di vista olistico. L’infermiere si occupa non solo del “to cure” (curare), ma anche e, soprattutto, del “to care” (prendersi cura); oggetto della cura è il paziente inteso come essere umano, definito da emozioni e bisogni e non identificabile con la singola malattia che l’ha portato a rivolgersi all’attenzione dei sanitari.

Compito dell’infermiere è quello di curare l’essere umano, un microcosmo e universo a sé, riconoscibile grazie alla conoscenza e alle esperienze che lo hanno segnato nel corso della sua esistenza, così come diceva Jacques Maritain (filosofo francese, 1882-1973). Gli infermieri identificano dunque i bisogni dei singoli, delle famiglie e dell’intera comunità, adoperandosi affinché venga raggiunta una condizione di benessere psicofisico.

Si parla spesso di assistenza infermieristica e in questa dicitura è possibile racchiudere il senso della stessa: “assistere” infatti deriva dal latino ad- sistĕre, "stare accanto". Tale definizione può facilmente spiegare l’essenza della professione, ovvero lo stare accanto al malato, guardarlo come persona, porgendogli una mano al momento giusto e assistendolo a 360°. Nella storia dell’uomo probabilmente il concetto di assistenza infermieristica è sempre esistito, ma documenti che ce ne parlano ufficialmente risalgono agli ultimi 150 anni circa.

Riferimenti all’infermieristica come disciplina a sé non ve ne sono nella storia antica, ma più di una volta si è scritto di uomini e donne le cui attività erano assimilabili a quelle tipiche dell’infermiere: nell’antico Egitto esistevano figure che si occupavano all’assistenza materno-infantile mentre le balie dell’allattamento, sacerdotesse negli antichi tempi greci gestivano l’assistenza agli infermi, nel 500 a.C. in Italia, ma anche in Egitto, Palestina e in Asia erano presenti luoghi preposti al ricovero per gli ammalati.

Per citare qualche esempio più nel dettaglio, in Egitto l’assistenza infermieristica era incentrata sull’ambito materno-infantile ed esistevano figure che oggi rientrerebbero nella categoria ostetrica, inoltre sacerdoti erano adibiti all’assistenza; in questo contesto, il ruolo della donna non era di rilievo in quanto, per discriminazione di natura sessuale, non era vista come adatta al processo di assistenza e cura sanitaria.

Durante l’epoca dei primi cristiani, cominciano a nascere figure, principalmente donne, che si occupavano della nutrizione, della mobilizzazione dei pazienti e della somministrazione dei farmaci, inoltre curavano l’igiene e il comfort; in sostanza, assolvevano a compiti che oggi sono propri della professione infermieristica (Craven R.F. et al., 2007).

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È importante notare come ciò avvenga in un ambito in cui, trovando sempre più spazio le credenze legate al cristianesimo, l’uomo viene visto come dotato di un grande elemento di valore, ovvero la vita, che va preservata, curata e difesa dalle malattie. Continua l’attività infermieristica, nonostante non fosse riconosciuta come tale, anche durante il medioevo, periodo caratterizzato da gravi problematiche quali epidemie e contagi, che hanno messo a dura prova tutte le figure che si prodigavano per la tutela della salute del singolo e, soprattutto, comune.

Durante il periodo rinascimentale ci fu un’evoluzione dell’importanza e del ruolo che la cultura aveva nella società, così anche l’ambito sanitario venne messo in luce come importante materia di studio, ovviamente con limiti legati al fatto che la povertà era dilagante, in associazione problemi di natura igienico-sanitaria non trascurabili.

Le rivoluzioni e le epidemie che portano ad aprire le porte al XVIII secolo furono causa di un impennamento nelle necessità correlate all’assistenza sanitaria, la quale si svolgeva prettamente a livello ospedaliero, in condizioni di lavoro debilitanti e molto limitanti, sia per i pazienti che gli operatori. Ben poche persone decidevano di perseguire la strada dell’assistenza, trovandosi in un contesto socio-economico e culturale molto demoralizzante.

Nel XIX secolo la crescente povertà e il dilagarsi di malattie aumentavano la necessità di avere figure – coloro che poi in futuro verranno chiamati infermieri – che si adoperassero per la salute; si delinea un contesto in cui, però, questa figura era ancora legata alla religione: si pensava, infatti, che bisognasse avere una chiamata per lo svolgimento di tale lavoro, un po’ come se fosse assimilabile ad una missione, più che ad una vera e propria professione.

In Europa in questo periodo cominciarono ad essere costruiti i primi moderni ospedali e il ruolo di medico quale direttore di un ospedale, responsabile diretto di redazione di cartelle cliniche e delle terapie prescritte, viene demarcato nettamente da quello dell’infermiere.

A cavallo fra il Settecento e l’Ottocento cominciarono a essere scritti i primi manuali incentrati sull’assistenza infermieristica. Per entrare nel vivo della rivoluzione della professione bisogna addentrarsi in un’altra rivoluzione, quella industriale, la quale cambierà il modo di lavorare, produrre, vivere e pensare. In questo contesto la medicina avanza grazie a scoperte che aprirono le porte ai primi vaccini, al concetto di prevenzione, alla diagnostica strumentale.

L’ospedale diventa luogo di diagnosi e cura ove troviamo professionisti sempre più preparati e specializzati: è in questo clima che l’infermieristica diventa una vera e propria disciplina scientifica. Un merito importante va riconosciuto a colei che oggi viene comunemente definita come “pioniera dell’infermieristica”, ovvero Florence Nightingale (Firenze, 12 maggio 1820 – Londra, 13 agosto 1910), nobildonna inglese.

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Ella era una donna profondamente religiosa e desiderosa di rendersi utile, così decise di dedicarsi al lavoro in ospedale, nonostante le iniziali remore della famiglia. Le vennero affidate 39 donne, con le quali partì per la Crimea con lo scopo di migliorare le condizioni sanitarie ed igieniche delle truppe britanniche (Craven R.F. et al., 2007).

La Nightingale era convinta che l’infermieristica sussistesse per i malati e per i sani, provvedendo alla cura nel primo caso e alla prevenzione nel secondo; si adoperò infatti affinché negli ambienti preposti all’assistenza sanitaria fosse mantenuta un’adeguata igiene. I dati ci dicono che le sue idee erano giuste in quanto, grazie al suo operato, la mortalità durante la guerra vide un’importante calo.

Veniva chiamata “The lady with the lamp” (la signora con la lampada) in quanto soleva girare di notte negli accampamenti per poter sorvegliare e assistere i soldati al bisogno. Sue forti convinzioni erano che l’infermieristica si occupasse della risposta dell’individuo alla malattia, intesa come risposta biologica, psicologica e sociale. Le sue conoscenze furono fondamentali per la rivoluzione della sanità, infatti molti ospedali, soprattutto militari, vennero poi concepiti sulla base delle indicazioni raccolte dalla sua esperienza.

Ad oggi Florence Nightingale è considerata la prima infermiera della storia, colei che ha saputo dare dignità alla professione, adoperandosi affinché quest’ultima mantenesse fissi i propri capisaldi, ovvero la cura della persona dal punto di vista fisico, psicologico, sociale e spirituale. Offrì il suo bagaglio personale istruendo e trasmettendo le sue capacità e la sua esperienza ad altre donne e selezionò personalmente le prime quindici infermiere formate all’ospedale Saint Thomas. Queste ultime poi si recarono all’estero per far sì che il “modello Nightingale” venisse conosciuto dai più.

Dopo la morte di Florence Nightingale, in Gran Bretagna nacquero scuole per infermiere e nel 1919 venne approvato dal Parlamento l’istituzione dell’albo delle infermiere. È naturale pensare come, con il successivo arrivo della Seconda guerra mondiale, la richiesta di infermieri crebbe a dismisura. Intanto, in America, l’infermiera Nutting ottenne il ruolo di insegnante presso la Columbia University di New York, divenendo la prima docente universitaria di discipline infermieristiche al mondo. All&rs

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lb990045 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Infermieristica riabilitativa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Marchetti Giancarlo.
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