Alberto Giacometti
Brevi cenni storico-artistici
Siamo nella Francia del 1924 quando André Breton pubblica il Manifesto del Surrealismo, movimento che si centralizza a Parigi e si diramerà in più direzioni, fondamentalmente europee. Il terreno semantico su cui il filosofo e letterato francese fonda il movimento è la messa in crisi dei principi nichilistici dal Dadaismo assolutizzati e bloccati nella contingenza della negazione. Se infatti nel movimento Dada è insita la necessità di revisione dei valori e l’annichilimento dei presupposti della comune ratio come conseguenza, questa è confinata in se stessa dalla mancata rivoluzione che da un processo di negazione deve nascere. Una totale negazione tipicamente dadaista si propone di declassare ogni impulso del reale, dell’ammissibile e del conforme, ma così facendo, negando il tutto, nega il nulla.
In un certo senso, Breton tende alla libertà e per farlo si avvale della negazione e del principio heideggeriano per cui dallo disvelamento nasce la verità e, quindi, la libertà. Breton parte, a mio avviso, dal radere al suolo ciò che la sedimentazione critico-culturale aveva nel tempo formato e, allo stesso tempo, dall’obiettivo di trovare un ordine precostituito da cui trarre il principio di verità primordiale coincidente con l’automatismo psichico. Le contemporanee scoperte di Freud sulla tecnica psicoanalitica tesa ad estrapolare dall’abisso dell’inconscio il carico di pulsioni e inibizioni represse, sono essenziali alla comprensione di ciò che intende Breton quando parla di automatismo psichico. Con questa espressione si fa riferimento al trasferimento in maniera automatica di sensazioni, emozioni e pensieri senza i freni inibitori della nostra parte conscia, rivelandosi utile nei più disparati esercizi della psicoanalisi, tutti col medesimo fine, quello cioè di far incontrare il paziente con le parti più vere ma meglio nascoste di sé. È un procedimento che definirei arte della maieutica.
È evidente ora da cosa prende le distanze Breton rispetto a Tzara: la logica del Dada è frammentare, disgregare la struttura psichica mentre per il surrealista è ricomporla, assemblare tramite libres associations le plurime e contraddittorie forme della nostra coscienza. Per farlo, è necessario sovvertire l’ordine dei comuni significati, ciò che spinge Breton a fondare una rivista dal nome "La Révolution Surréaliste". Ne faranno parte diversi artisti e critici d’ampio respiro, ciascuno caratterizzato da peculiari motivi formali, ma tutti accomunati dal desiderio di rompere l’ordine confortante della vita. Questa revisione assoluta dei valori sarà esplicitata nel suo primo saggio: Il Surrealismo e la pittura. Picasso è preso come vero e proprio modello formale da cui trarre insegnamento dall’impostazione della tela in senso di rottura e sfaldamento di ogni compromesso. A questi anni risalgono due dipinti del Maestro che sembrano risentire dei motivi stilistici messi sul campo dal fermento surrealista; si tratta di Il bacio e La danza.
Il delirio nelle opere di Dalí
La perdita di strutturazione del pensiero è il vettore di cui si serve Salvador Dalí per affettare la realtà nella sua più fervida lucidità, quella che si ha dalla perdita di controllo della stessa. Le associazioni mentali che derivano dal delirio paranoico sono innumerevoli, aggrovigliate ad una spirale contorta e dalla forma di un insondabile abisso nel quale solo si può sprofondare. Sul filo di un equilibrio effimero e poco stabile che divide la salute dalla pazzia, il pittore osserva con una intensità e verosimiglianza che ai più son negate, la natura della psiche. Le libere associazioni di Breton fondate essenzialmente sul linguaggio, si traducono in Dalí in espressioni visive. Queste sono il risultato di immagini create in uno stato distorto ma più lucido del reale, quello del delirio paranoico.
Ne L'Âne pourri egli spiega la natura della paranoia ed in cosa differisce rispetto all’allucinazione. Se la seconda è infatti una visione distorta di un frammento del reale, il delirio è una forma psicotica di alienazione rispetto al reale, quindi dissociata, ma perfettamente logica nella mente del soggetto delirante. Il delirio genera un’ossessione e questa tiene ancorati, saldi, all’origine.