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U NIVERSITÀ DEGLI STUDI DI URBINO CARLO BO

Dipartimento di Scienze della Comunicazione, Studi Umanistici e

Internazionali

Corso di Studio in

Informazione, media e pubblicità

LE EVOLUZIONI TECNOLOGICHE DEL CINEMA: DAGLI ANNI ’20

AD OGGI CON I CASI STUDIO STAR WARS E AVATAR

Relatore: Tesi di laurea di:

Chiar.mo Prof. Dominic Francis Graham Holdaway Antonio Aymino

Correlatrici:

Chiar.ma Prof.ssa Stefania Antonioni

Chiar.ma Prof.ssa Tiziana Migliore

ANNO ACCADEMICO 2024 -2025

LE EVOLUZIONI TECNOLOGICHE DEL CINEMA: DAGLI ANNI ’20

AD OGGI CON I CASI STUDIO STAR WARS E AVATAR

Sommario

INTRODUZIONE.…………………………………………………………………………… I

CAPITOLO 1: LE EVOLUZIONI TECNOLOGICHE TRA GLI ANNI ’20 E ’80.……. 1

1.1) Il sonoro e il cinemascope.……………………………………………………………… 1

1.2) L’inizio del cinema 3D e il suo successo negli anni.…………………………………... 5

1.3) L’home video e il VHS………………………………………………………………….. 7

CAPITOLO 2: ANNI ’70 E 2000 - L’ERA DELLA SPERIMENTAZIONE

TECNOLOGICA…………………………………………………………………………... 11

2.1) Effetti speciali, meccanici e ottici……………………………………………………... 11

2.2) La nuova tecnologia di ripresa: Steadicam………………………………………….. 14

2.3) Il montaggio digitale…………………………………………………………………... 15

CAPITOLO 3: IL CINEMA D’OGGI; CGI E INTELLIGENZA ARTIFICIALE……. 18

3.1) Jurassic Park: introduzione della computer grafica………………………………... 18

3.2) Digitalizzazione: l’intelligenza artificiale (AI)………………………………………. 20

3.3) CASO STUDIO: STAR WARS E AVATAR…………………………………………… 25

CONCLUSIONE…………………………………………………………………………… 31

BIBLIOGRAFIA…………………………………………………………………………… 32

SITOGRAFIA……………………………………………………………………………… 34

INTRODUZIONE

Il cinema, fin dalla sua concezione alla fine del XIX secolo con l’invenzione del

cinématographe da parte dei fratelli Lumière, si è caratterizzato per un’incessante evoluzione

tecnologica. Questo studio propone di analizzare il percorso di sviluppo delle innovazioni che

hanno radicalmente trasformato il linguaggio cinematografico, consentendo il passaggio da

una forma espressiva muta e bidimensionale a un’esperienza immersiva e digitale.

Il primo capitolo vaglia le tappe fondamentali del periodo compreso tra gli anni ’20 e gli anni

’80, a partire dall’introduzione del sonoro nel 1927. Tale innovazione non solo ha ridotto la

necessità di una recitazione eccessivamente teatrale, favorendo performance più naturali e

autentiche, ma ha altresì introdotto nuove sfide tecniche, che vanno dai microfoni rudimentali

ai complessi sistemi di mixaggio audio, permettendo l’integrazione di musica ed effetti sonori

come elementi narrativi di primaria importanza. Parallelamente, si esamina l’evoluzione dei

formati visivi, come il Cinemascope, concepito per contrastare l’ascesa della televisione

attraverso l’offerta di immagini panoramiche di notevole impatto visivo, e i primi esperimenti

con la stereoscopia, che hanno posto le basi per il moderno cinema tridimensionale.

Il secondo capitolo si estende dagli anni ’70 ai primi anni 2000. In questo periodo, l’impiego

di effetti speciali meccanici e ottici, quali l’animatronica e il matte painting, ha consentito la

rappresentazione di mondi fantastici e creature straordinarie, come quelle presenti in film

iconici come Star Wars. Inoltre, vengono poi descritti la steadicam e il montaggio digitale

fondamentali per capire l’importanza dei computer nella fase di post-produzione e la potenza

di una nuova tecnologia di ripresa che ha liberato la macchina da presa dai vincoli fisici,

consentendo movimenti fluidi e immersivi influenzando profondamente la regia moderna.

Il vero punto di svolta è rappresentato dall’introduzione della Computer Generated Imagery

(CGI) che, con pellicole rivoluzionarie come Jurassic Park e Toy Story, ha ridefinito il

rapporto tra realtà e finzione, inaugurando l’era del cinema interamente digitale. Questa

tecnologia insieme a quella dell’intelligenza artificiale vengono approfondite nel capitolo

finale con un focus su due media franchise ben noti: Star Wars e Avatar. L’elaborato vuole

rendere più chiari i passaggi che hanno trasformato la produzione cinematografica arrivando

fino al cinema contemporaneo e vuole dimostrare la potenza dell’uso delle tecnologie e la

differenza che queste hanno fatto negli anni, permettendo ai registi e ai produttori di dar vita

I

alla propria creatività, creando contenuti che anno dopo anno si sono dimostrati sempre più di

qualità e di intrattenimento per le masse. II

CAPITOLO 1: LE EVOLUZIONI TECNOLOGICHE TRA GLI ANNI ’20

E ‘80

1.1) Il sonoro e il cinemascope

Il cinema fu inventato negli ultimi anni del 1800 quando i fratelli Lumière idearono una

macchina da presa chiamata cinématographe. Piccole e grandi invenzioni hanno portato allo

sviluppo del panorama cinematografico partendo dall’invenzione del sonoro che stravolse il

1

cinema muto .

L’avvento del sonoro si può collocare nel 1927. In realtà si potrebbe tranquillamente

affermare che il cinema non sia mai stato totalmente muto, anzi spesso la musica fungeva

come parte integrante e da accompagnamento nelle proiezioni. La nascita del sonoro però

destò non pochi problemi tecnici a partire dalla mancanza di microfoni direzionali che quindi

dovevano essere sorretti da cavi o nascosti dietro gli arredi di scena. Questo non era un

problema da poco, in quanto i microfoni così disposti registravano qualsiasi tipo di rumore e

2

ancora non vi era possibilità di usare il mixaggio per pulire e mixare le tracce audio . Inoltre,

le macchine da presa, che facevano molto rumore durante il loro utilizzo, dovevano essere

3

chiuse in cabine insonorizzate che, a causa del loro peso ne limitavano i movimenti .

Per cercare di risolvere questi problemi iniziali, si provò a ricorrere ad una tecnica con

cineprese multiple, quindi la scena doveva essere registrata più volte in punti diversi. Con

l’aiuto di più macchine da presa si cercava di evitare qualsiasi tipo di rumore che potesse

disturbare l’audio. Nel 1931 ci fu una svolta che permise di registrare le scene su diverse piste

sonore aggiungendo poi, in sede di montaggio, i suoni. Quindi se nel cinema muto la

recitazione era molto teatrale e gli attori puntavano tutto su una gestualità molto marcata, ora

con il sonoro e in particolare con il miglioramento dei microfoni e l’introduzione del

mixaggio nel 1931, il pubblico poteva godere di una recitazione molto naturale e realistica. Il

mix audio è “il processo di combinazione dei singoli elementi sonori in una sessione

4

multitraccia con l’obiettivo di ottenere equilibrio tonale, chiarezza e profondità” .

Il sonoro divenne una strategia molto potente per un maggior coinvolgimento dell’audience e

a trarne vantaggio fu soprattutto il cinema di animazione, in particolare Walt Disney che fece

1 Bordwell e Thompson, 2010, p. 4-5

2 latampa.altervista.org/avvento-del-sonoro-parte2/

3 brevestoriadelcinema.org/05-1-il-passaggio-al-sonoro/

4 musiclabstudio.com/blog/tecnico-del-suono-fonico/mix-e-mastering-tecniche-strumenti-e-stili-dei-grandi-

maestri-del-suono/ 1

fare il debutto ad un suo celebre personaggio Topolino, ottenendo un successo a dir poco

5

straordinario . Il primo film sonoro prodotto da Walt Disney fu Steamboat Willie nel 1928 e

fu il terzo cortometraggio animato della serie di Mickey Mouse. Disney fu tra i primi a

cogliere le potenzialità del sonoro sincronizzato utilizzandolo non come semplice

accompagnamento, ma come elemento narrativo centrale dove il sonoro consentì una perfetta

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integrazione tra musica, effetti e movimento .

La presenza della radio ha motivato ancora di più i registi a focalizzarsi sul sonoro e sulla

ricerca di metodi di sincronizzazione immagine-suono; infatti, la rivoluzione del cinema

sonoro si ebbe grazie a dei sistemi di riproduzione del suono che furono però messi a punto

dalle industrie radiofoniche. Un esempio eclatante di strumento per la sincronizzazione tra

immagine e audio fu il Vitaphone. Quest’ultimo fu il primo vero sistema ad essere utilizzato

nei cinematografi, che sfruttava una macchina da proiezione particolare collegata ad un

giradischi che, viaggiando a 33 giri al minuto, garantiva l’audio per 300 metri di pellicola.

Inoltre, il Vitaphone godeva di un sistema di amplificazione elettronico con altoparlanti di alta

qualità e un collegamento meccanico tra macchina e giradischi. Ma non fu questo a far

7

evolvere la cinematografia . Di fatto, l’apparecchio che “lanciò il sonoro nel cinema e

8

decretò la morte del cinema muto fu il Movietone” . Grazie a questo strumento fu possibile

registrare il sonoro direttamente sulla pellicola utilizzando un meccanismo che durante la

proiezione convertiva il segnale elettrico in sonoro. Il suono veniva registrato nella parte a

fianco il fotogramma sottoforma di variazione di luce per poi essere convertito in segnale

elettrico garantendo una perfetta sincronizzazione tra immagine e suono. Questo migliorò

nettamente la fruizione cinematografica, ora il pubblico era più coinvolto e le immagini

proiettate venivano potenziate da questa innovazione tecnica che rendeva più realistici i

9

racconti della settima arte .

Ora focalizziamoci su una seconda scoperta cinematografica che, come il sonoro, ha

modificato le modalità di visione delle pellicole: il cinemascope. Per comprenderlo al meglio

risaliamo alle sue origini per poi descrivere come si è sviluppato negli anni successivi. Nel

1905 il francese Henri Chrétien provò a deformare un’immagine che corresse poi con uno

5 brevestoriadelcinema.org/05-1-il-passaggio-al-sonoro/

6 artshapes.it/walt-disney-cinema-animazione/

7 offscreen.it/sight/sonoro.htm

8 cinescuola.it/cinema-muto/l-inizio-del-cinema-sonoro/

9 cinescuola.it/cinema-muto/l-inizio-del-cinema-sonoro/

2

specchio adattato creando così immagini anamorfiche. Questo deformare un’immagine

consisteva quindi in un anamorfismo che permetteva di creare un effetto di illusione ottica in

10

quanto l’immagine veniva proiettata sul piano in maniera distorta . Nel 1927 Chrétien

brevettò un dispositivo di ripresa che potesse produrre immagini anamorfiche

successivamente modificate da una lente di proiezione in formato panoramico.

Così l’Hypergonar venne definitivamente registrato nel giugno del 1927 come obiettivo

anamorfico che permetteva di ottenere il formato cinemascope. Alla fine degli anni ’30 del

900 Henri decise di presentare la sua invenzione al palazzo della luce, questa volta però

all’esterno su un grande schermo. Si trattava di un cortometraggio in cui le riprese furono

aiutate da un terzo proiettore che consentiva la visualizzazione delle immagini in formato

standard. La scoperta di Chrétien arrivò in un momento di grande crisi cinematografica per gli

Stati Uniti, in cui le case di produzione cercavano disperatamente una strategia di attrazione

del pubblico nelle sale. La soluzione fu proprio l’immagine panoramica su larga scala del

professor Chrétien. Così nel 1953 la 20th Century Fox firmò un accordo con Henri Chrétien

dando vita al cinemascope e quindi ad un formato panoramico ottenuto grazie all’utilizzo di

11

lenti anamorfiche .

Ma come funzionava quindi il sistema anamorfico del cinemascope?

Innanzitutto il sistema comprendeva sia la fase di ripresa che di proiezione. Nella prima fase

le lenti anamorfiche, una volta montate sulla macchina da presa, venivano compresse il più

possibile così da permettere ad appositi adattatori, nella fase di proiezione, di distenderle

orizzontalmente e ottenere l’effetto desiderato grazie al ritorno della condizione originaria del

quadro. Con il cinemascope si abbandonava l’idea di utilizzare pellicole di grande larghezza e

particolarmente costose per dare spazio all’utilizzo di lenti anamorfiche. La ridotta larghezza

della pellicola (35mm) fu il simbolo cardine di questo nuovo sistema cinematografico che

testimoniava “l’assoluta priorità di ottenere un’immagine più panoramica possibile per mezzo

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di una maggiore superficie di esposizione” . Questo nuovo modo di fare cinema permetteva

di ovviare agli enormi costi previsti da una proiezione multipla, come poteva essere quella del

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Cinerama, ovvero l’unione di cinema e panorama . Il cinerama era un tipo di cinema che si

10 blog.schermionline.it/cinemascope/

11 artsandculture.google.com/story/FQVBhBIIlKg2IA

12 cinefacts.it/cinefacts-articolo-586/storia-ed-evoluzione-dei-formati-cinematografici-parte-ii-academy-

cinerama-cinemascope-e-toddao.html

13 cinefacts.it/cinefacts-articolo-586/storia-ed-evoluzione-dei-formati-cinematografici-parte-ii-academy-

cinerama-cinemascope-e-toddao.html 3

sviluppò negli anni ’50, proprio durante la crisi dell’industria cinematografica hollywoodiana.

Il Cinerama provò a cambiare la visione dei film utilizzando schermi sempre più grandi per

ottenere una visione più attraente e immersiva, per competere con la (sempre più popolare)

televisione. Questo nuovo tipo di cinema consisteva in un sistema di ripresa e proiezione

molto complesso per il quale risultava necessario girare le scene di un film in contemporanea

con tre cineprese e di proiettarle su schermi molto grandi. Il sistema di produzione

cinematografico Cinemascope quindi risultò essere la soluzione per ovviare ai problemi del

Cinerama ottenendo un enorme successo, tanto che nel 1953 la Fox decise di proiettare il

primo film Scope chiamato “La tunica” (The Robe, dir. Henry Koster, 1953). (figura 1)

Il Cinemascope fu “la risposta commerciale” che permise di sottostare a due grandi fenomeni

che si stavano espandendo in quel determinato periodo storico: la televisione, vista all’epoca

come un temutissimo competitor del cinema, e il formato panoramico, preferito dal pubblico

14

per la sua estetica . Figura 1. Locandina del primo film in formato cinemascope

Fonte: en.wikipedia.org/wiki/The_Robe_%28film%29

14 Bordwell e Thompson, 2010 4

1.2) L’inizio del cinema 3D e il suo successo negli anni

Quando parliamo di cinema a tre dimensioni, o più propriamente detto cinema stereoscopico,

intendiamo quella realizzazione e proiezione di film attraverso un sistema che va ad illudere

la visione umana in quanto permette di percepire un’immagine piatta come profonda e

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tridimensionale . “Il cinema 3D è diventato popolare nel primo decennio del XXI secolo.

Ora, dopo Avatar, sembra addirittura indispensabile. Ma molti “stereoscettici”, anche a

16

Hollywood, lo danno già per morto, o meglio ri-morto” . È vero, il cinema tridimensionale

ha avuto periodi di alti e bassi, con picchi di popolarità e periodi vuoti causati dalla

complessità che accompagnava tutto il processo di produzione e distribuzione. Ma per capire

17

la sua importanza e la sua evoluzione dobbiamo risalire alle sue origini . La stereoscopia

nacque prima della fotografia con la tecnica della binocularità attraverso il meccanismo della

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visione umana . Nel 1838, a tal proposito, si scoprì la presenza di un’immagine piatta

bidimensionale che dava, però, l’illusione di profondità e tridimensionalità; lo stereogramma.

La magia avveniva grazie all’utilizzo di uno stereoscopio, che altro non era che un binocolo

con due lenti di ingrandimento che permetteva di osservare due immagini vicine come

un’unica immagine in terza dimensione. Sia all’Astor Theater di New York che a Los Angeles

iniziarono ad essere proiettati i primi film in 3D, prima con la tecnica dell’anaglifo rosso –

verde con occhialini e successivamente con un nuovo sistema: il Teleview. Nel 1938 viene poi

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formalizzato il visore View-Master che consentiva una visione stereoscopica . Ma è il 1950

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher antonioaymino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Forme e generi del cinema e dell’audiovisivo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Graham Holdaway Dominic Francis.
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