Scuola di
“Economia e management”
Corso di Laurea in
Economia aziendale
“ETF e Criptovalute:
opportunità e rischi per
le imprese
nell’allocazione della
liquidità”
Relatore
Prof.ssa Valentina Cioli
Candidato
Giulio Renzi
Anno Accademico 2025/2026 Indice
Introduzione…………………………………………………………………………2
1: ETF e Criptovalute: definizioni e funzionamento………………………....….................3
1.1. La gestione della liquidità aziendale…………………………………………...............3
1.2. Gli ETF: definizione, funzionamento e tipologie…………..…..………………………4
1.2.1. Cos’è un ETF e come funziona………………………...……….………………4
1.2.2. Varie tipologie di ETF……………………………………………….………….5
1.2.3. Vantaggi dell’uso di ETF………………………………..………………………7
1.2.4. Rischi dell’uso di ETF…………………………………..………………………8
1.3. Le criptovalute: come nascono, funzionano e cosa implicano………………………….9
1.3.1. Introduzione alla tecnologia blockchain…………………………..……………9
1.3.2. Caratteristiche delle principali criptovalute………….……………..…………10
1.3.3. Come nascono le criptovalute…………………………………………………13
1.3.4. Vantaggi delle criptovalute…………………………………….………............14
1.3.5. Rischi delle criptovalute…………………………………………….…………15
1.4. Riferimenti teorici di supporto……………………………………………..…………16
Riepilogo…………………………………………………………………………………….19
2: utilizzo di strumenti finanziari alternativi per le imprese……………………...………20
2.1. Perché un’impresa vuole investire in strumenti alternativi?..........................................21
2.2. Opportunità di ETF e criptovalute nella gestione della liquidità………………………22
2.2.1. Potenziale rendimento superiore dei tassi di mercato……………………………22
2.2.2. Diversificazione degli investimenti…………………………………………...…23
2.2.3. Accesso immediato ai mercati e liquidabilità……………………………………24
2.3. Rischi aziendali connessi all’investimento il ETF e criptovalute…………….………27
2.3.1. Volatilità e rischio reputazionale…………………………………………..…….27
2.3.2. Rischio di controparte e di liquidità………………………………………..……28
2.4. Analisi di 2 casi aziendali: Tesla, ABB e…………………………………………...…31
2.4.1. Evidenze che nascono dal confronto………………………………………….…34
3: Analisi comparativa tra ETF e criptovalute nell’ottica aziendale……………………38
3.1. Confronto empirico ETF vs Crypto……………...…………………..………………41
3.2. Simulazione di portafogli aziendali….………………………………………………45
3.3. Analisi del rischio sistemico e impatto sul rischio complessivo…………….……….49
Riepilogo………………………………………………………………………….…………52
Conclusioni…………………………………………………………………….……………53
Riferimenti bibliografici..………………………………………………………….….……54
Ringraziamenti………………………………………………………………………………..
1
Introduzione
Nell’attuale contesto macroeconomico, caratterizzato da tassi di mercato molto bassi e da
mercati finanziari molto volatili e digitalizzati, la gestione della tesoreria dell’impresa riveste
un’importanza strategica fondamentale. Le imprese devono bilanciare due esigenze
contrapposte: il mantenimento della stabilità finanziaria (prontezza nel far fronte agli impegni
finanziari a breve termine) e la ricerca di un rendimento che sia superiore all’inflazione e ai
bassi tassi di mercato presenti. Tradizionalmente, le imprese allocano le proprie risorse liquide
in eccesso in strumenti a basso rischio per ridurre al minimo il rischio d’insolvenza, non
considerando futuri rendimenti a parità di rischio. L’ampliamento dell’offerta finanziaria ha
portato alla diffusione e all’utilizzo di strumenti alternativi, come gli ETF e le criptovalute,
questi presentano meccanismi di funzionamento e profili di rischio/rendimento diversi rispetto
alle opzioni tradizionali. Gli ETF garantiscono una diversificazione e una liquidabilità molto
rilevante, mentre le criptovalute possono garantire dei rendimenti molto elevati, ma a fronte
di una volatilità altrettanto elevata. Gli obiettivi dell’elaborato riguardano: la descrizione delle
caratteristiche finanziarie di ETF e crypto, l’analisi delle motivazioni che influenzano
l’adozione di questi strumenti e la valutazione delle implicazioni strategiche e operative,
attraverso casi reali (Tesla e ABB), per capire come diversi contesti influenzano le scelte di
tesoreria. Pertanto l’elaborato ruota attorno alla domanda di ricerca: “Come possono le imprese
impiegare ETF e criptovalute per gestire e far fruttare la liquidità in eccesso? Qual è lo
strumento più coerente ed efficiente rispetto al profilo di rischio aziendale? La tesi si articola
in 4 diverse parti, esclusa l’introduzione:
• Capitolo 1: tratta le caratteristiche dei 2 strumenti finanziari alternativi: ETF e
criptovalute;
• Capitolo 2: Vengono elencate le varie opportunità e i rischi che derivano dall’uso di
questi 2 strumenti; il capitolo termina con un confronto di 2 aziende che adottano delle
strategie di gestione della liquidità differenti;
• Capitolo 3: i due strumenti alternativi vengono confrontati nell’ottica aziendale e se
ne derivano le implicazioni manageriali e le evidenze conclusive;
• Conclusione: in questa parte verrà presentato il risultato dell’elaborato e verrà risposto
alla domanda di ricerca. 2
Capitolo 1
ETF e criptovalute: definizioni e funzionamento
Gli ETF e le criptovalute sono strumenti finanziari “alternativi” rispetto a quelli tradizionali.
Nel corso degli anni, alcune di queste opzioni si sono rivelate adatte alle finalità aziendali dal
punto di vista reddituale, quindi è necessario per le imprese analizzare questi strumenti per
riuscire a crescere al meglio e sfruttare tutte le capacità e risorse presenti all’interno
dell’azienda. L’obiettivo di questo capitolo è spiegare la definizione, il funzionamento e le
implicazioni che derivano dall’utilizzo di questi due strumenti
1.1 La gestione della liquidità aziendale
Prima di descrivere le definizioni e il funzionamento di ETF e criptovalute, occorre chiarire il
concetto di liquidità aziendale e come le imprese possono gestire l’eccesso di tale liquidità. Le
risorse finanziarie liquide in eccesso sono generate da una buona gestione dell’azienda, se
quest’ultime non sono necessarie per le operazioni correnti dell’impresa, devono essere
gestite, “The primary challenge of investment management is to decide on the best allocation
of wealth among different assets” (Harry Markowitz). L’obiettivo della gestione della liquidità
aziendale è quello di allocare le risorse finanziarie in eccesso per:
• ottenere un rendimento senza aumentare la solvibilità dell’impresa a breve termine;
• mantenere una riserva strategica ad esempio durante crisi di mercato;
• ottimizzare la struttura del capitale, ovvero trovare il giusto equilibrio tra capitale
proprio e capitale di debito, massimizzando il valore dell’impresa e minimizzando il
costo complessivo del capitale (Wacc: Weighted average cost of capital).
Quindi, con tali risorse, un’azienda può decidere tra diverse alternative per sfruttare la
liquidità, tra cui: ridurre il debito e ottimizzare la leva finanziaria, distribuirla agli azionisti,
oppure investirla in strumenti che generano un rendimento che sia maggiore del costo del
capitale (il rendimento minimo che un’azienda deve ottenere dai propri investimenti per non
distruggere valore). La scelta inerente all’allocazione di tali risorse dipende dalle esigenze
dell’azienda, ad esempio se un’impresa ha una situazione finanziaria instabile, dovuta ad un
eccessivo livello di debito rispetto al capitale proprio (ad esempio tale rapporto è maggiore di
3), utilizzerà le risorse finanziarie per ridurre i debiti ed aumentare la solvibilità dell’impresa;
se invece l’impresa non abbia necessità di ridurre i debiti o distribuire liquidità agli azionisti,
utilizzerà quei fondi per ottenere un rendimento, ovvero li investirà in strumenti finanziari. Tra
gli strumenti tradizionali più “utilizzati” abbiamo i depositi bancari a breve termine, i titoli di
stato a breve scadenza, i fondi monetari e le obbligazioni di breve durata; questi sono scelti
per la loro alta liquidabilità (liquidabili in poco tempo per soddisfare le esigenze finanziarie a
3
breve), bassa volatilità (non ci sono grandi sbalzi di prezzo verso l’alto o verso il basso) e
perché generano un rendimento minimo superiore alla detenzione di cassa. Tuttavia, le nuove
tendenze hanno portato le imprese ad esplorare strumenti alternativi che presentano
caratteristiche diverse rispetto agli strumenti tradizionali, come alta volatilità e rendimenti
molto più elevati; nei capitoli successivi verranno trattati 2 dei tanti strumenti che hanno
popolato il mercato: gli ETF e le criptovalute.
Figura 1.1 Allocazione ottimale della liquidità in eccesso.
Secondo molti studiosi, il metodo generale e migliore per ogni impresa che intende allocare il
proprio capitale in eccesso è quello di investire il 50% delle proprie liquidità in asset
tradizionali, il 30% in ETF e il 20% in criptovalute.
1.2 Gli ETF: definizione, funzionamento e tipologie
Definito il concetto di gestione della liquidità e dell’importanza dell’investimento occorre
focalizzarsi sulle alternative di investimento che un’impresa può adottare. In questo paragrafo
verranno spiegati gli ETF, cosa sono, come funzionano, le varie tipologie esistenti e i vantaggi
e rischi che derivano dall’uso di questo strumento finanziario.
1.2.1 Cos’è un ETF e come funziona
Gli ETF (Exchange Traded Funds) sono organismi di investimento collettivo di risparmio
(OICR) costituiti come fondi d’investimento o SICAV. Gli ETF sono fondi indicizzati a
4
gestione passiva negoziati in Borsa che, tramite la loro composizione, replicano fedelmente
l’andamento del valore di un indice, azionario o obbligazionario, o di una materia prima; al
contrario dei fondi d’investimento tradizionali il cui obiettivo è quello di raggiungere
rendimenti più grandi rispetto ad un determinato benchmark. Il termine “fondo” indica una
struttura d’investimento che raccoglie i soldi da tanti investitori e li investe in un insieme di
strumenti finanziari, in questo caso in un insieme di azioni appartenenti ad imprese di un certo
mercato, come ad esempio le imprese che producono uranio e tecnologie nucleari; in questo
strumento, gli investitori non acquistano direttamente le singole azioni, ma le quote del fondo,
beneficiando di diversificazione (investimenti in tante imprese), liquidabilità e trasparenza
(perché replicano un indice pubblico e noto); mentre per il termine “passiva” viene inteso il
fatto che non è presente un gestore che seleziona i titoli, ma vi è una replicazione fedele di un
indice di riferimento, ciò permette una maggior trasparenza e minori costi di gestione, ovvero,
investendo ad esempio in ETF azionari come “iShares Core S&P 500”, il capitale iniziale non
viene investito singolarmente sulle imprese da un gestore, ma appunto viene investito su tutte
le imprese comprese nell’indice. Il mercato dedicato a questo strumento prende il nome di
“ETFplus” ed è gestito da “Borsa Italiana”. Gli ETF sono nati in America dagli anni ’90 e
hanno popolato il mercato italiano sono dal 2002, nel corso degli anni è sempre più cresciuto
il loro utilizzo, grazie alla loro semplicità, trasparenza, flessibilità e basso rischio.
Figura 1.2: La crescita degli ETF dal 2003 al
2020.
La tabella mostra come gli ETF hanno subito
una crescita esponenziale, partendo dal 2003
con un valore di asset pari a 204,3 miliardi di
dollari e arrivando nel 2020 ad un valore pari a
7736 miliardi di dollari.
Fonte: https://renditepassive.net/migliori-etf/
1.2.2 Varie tipologie di ETF
Essendo che gli ETF replicano il valore di un indice o una materia prima, grazie al loro
crescente utilizzo si sono ampliati esponenzialmente. In questo paragrafo verranno trattati gli
ETF più importanti e più utilizzati dagli investitori e delle aziende del mondo. Tra i più
importanti troviamo:
• ETF azionario : fondo a gestione passiva che investe in un portafoglio di azioni,
replicando un indice di borsa, come “S&P 500” o “Euro Stoxx 50”. In questa tipologia
il rischio e la volatilità sono leggermente più elevati, esattamente come il rendimento,
5
che, nel lungo periodo, è più elevato.
• ETF obbligazionario: fondo a gestione passiva che investe in un paniere di
obbligazioni replicando l’andamento di un indice obbligazionario, queste possono
essere “Titoli di Stato” ( come ad esempio i Buoni del Tesoro Poliennali) e alti tipi di
obbligazioni delle aziende, come quelle “corporate”. Questa tipologia presenta una
volatilità e un rischio basso, la presenza di una scadenza che dipende dall’indice e la
distribuzione di cedole. Vengono utilizzate principalmente per ottenere la stabilità
finanziaria delle risorse finanziarie in eccesso.
• ETF monetario: è un fondo passivo che investe in titoli a breve o brevissima scadenza
(solitamente inferiore a 12 mesi) mantenendo il rischio basso; anche il rendimento è
molto contenuto, ma in molti casi è più elevato del rendimento dei depositi bancari.
Sono ideali per depositare temporaneamente la liquidità.
• ETF sulle materie prime : sono fondi a gestione passiva che replicano fedelmente
l’andamento del prezzo di una materia prima o di un paniere di esse. Il prezzo delle
materie prime dipende da diversi fattori come il clima, le stagioni e quanto ne deriva,
per questa ragione la volatilità può essere molto alta, proprio come la remunerazione,
tuttavia, l’investimento in questi indici, non ha l’obiettivo di generare un rendimento,
ma viene adottato per proteggersi dall’inflazione e/o diversificare il portfolio. Alcuni
esempi sono: materiali preziosi come oro e argento, materie prime energetiche come
petrolio e g
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