Corso di laurea magistrale in relazioni internazionali
Tesi di laurea
La donna: una vita alla ricerca dell'equilibrio
Laureanda
Federica Paganelli
Relatore
Chiar.mo Prof. Michela Luzi
Anno accademico 2021/2022
Indice
- Capitolo primo..............................................................................................................6
- Il concetto di genere......................................................................................................6
- 1.1 Che cosa è il genere?...........................................................................................6
- 1.2 Gli stereotipi di genere......................................................................................12
- 1.3 Il ruolo dei media nella creazione degli stereotipi.............................................20
- Capitolo secondo.........................................................................................................28
- La distinzione di genere nel mercato del lavoro..........................................................28
- 2.1 Accenni storici alla divisione del lavoro in base al genere.................................28
- 2.2 Osservazioni sulla divisione di genere nel lavoro..............................................30
- 2.3 Durkheim, Weber, Marx ed Engels....................................................................31
- 2.4 Simmel e Parsons..............................................................................................35
- Capitolo terzo..............................................................................................................37
- Il ritratto della lavoratrice italiana...............................................................................37
- 3.1 Come è cambiato il lavoro femminile?..............................................................37
- 3.2 La svolta degli anni ‘60.....................................................................................38
- 3.3 Il modello della “doppia presenza”....................................................................41
- 3.4 La forza lavoro al femminile.............................................................................43
- Capitolo quarto............................................................................................................51
- Welfare state, work-life balance e il problema della conciliazione..............................51
- 4.1 L’occupazione femminile: un fenomeno complesso..........................................51
- 4.2 Il problema della “doppia presenza”..................................................................52
- 4.3 I regimi di welfare.............................................................................................56
- 4.4 La debolezza della donna nel mercato del lavoro..............................................59
- 4.5 Le politiche di work-life balance.......................................................................64
- 4.5.1 Il part-time..................................................................................................70
- 4.5.2 Il telelavoro................................................................................................72
- 4.5.3 La banca delle ore.......................................................................................74
- 4.5.4 Il job sharing...............................................................................................75
- 4.5.5 I congedi parentali......................................................................................76
- 4.6 Le politiche per il mercato del lavoro femminile...............................................78
- 4.7 La cittadinanza di genere...................................................................................86
- Conclusione.................................................................................................................93
- Bibliografia...............................................................................................................101
- Sitografia...................................................................................................................107
Introduzione
La nostra società è da sempre protagonista di numerosi cambiamenti, in cui gli individui sono alla costante ricerca di un equilibrio tra vita professionale, instabile e irregolare, e vita familiare, la quale non è sempre facile da gestire.
Il problema principale della società contemporanea è quello di conciliare tra loro in modo equo le due dimensioni, e questa rappresenta una sfida non facile da affrontare, perché quotidianamente ci sembra che il tempo da dedicare al lavoro e alla famiglia non sia mai abbastanza. A tal proposito, si parla di misure di work-life balance, ovvero di tutte quelle iniziative che hanno lo scopo di far raggiungere un equilibrio tra sfera privata e sfera lavorativa.
Il work-life balance ha suscitato l’interesse delle istituzioni, sia pubbliche che private, alla luce di una serie di eventi importanti, come il calo della natalità, l’incremento costante della popolazione più anziana e la crescente partecipazione delle donne al mercato produttivo. Infatti, siamo soprattutto noi donne a dover ricercare, giorno dopo giorno, un bilanciamento tra lavoro e vita privata, e, talvolta, siamo costrette a dover fare una scelta tra l’essere mogli e madri o lavoratrici full time.
La nostra analisi nasce dall’idea che il genere non è altro che una costruzione sociale, in cui risultano fondamentali le categorizzazioni, le divisioni di genere e gli stereotipi. Proprio con questo argomento inizierà il primo capitolo dell’elaborato, in cui, con una prospettiva sociologica, esamineremo le tappe fondamentali della formulazione del concetto di genere come prodotto culturale, che assegna ruoli immutabili all’interno della società. A fissare e ad aumentare queste differenze ci pensano gli stereotipi. Essi nascono soprattutto all’interno delle famiglie, poiché fiabe, giocattoli e ciò che viene detto a bambini e bambine su ciò che possono fare o non fare, per cosa sono o non sono portati, possono influenzare ciò che loro saranno da grandi. Nell’ultima parte del primo capitolo, verrà messo in evidenza il ruolo di primo piano svolto dal linguaggio e dai mezzi di comunicazione nel far crescere gli stereotipi e i ruoli di genere.
Analizzando i mass-media, ciò che emerge è un’immagine della donna come oggetto, svalutata sia dal punto di vista fisico che intellettuale. Anche il linguaggio utilizzato nella vita quotidiana pone la donna in una condizione stereotipata e di inferiorità e a tal proposito esemplare è il libro "Non se ne può più" scritto dal professor Stefano Bartezzaghi in cui viene fornito un elenco di parole che se declinate al maschile hanno il loro significato legittimo, mentre se declinati al femminile diventano un luogo comune.
Gli stereotipi e i ruoli di genere hanno lo scopo di mantenere un certo ordine sociale all’interno della società. Tale ordine è difficile da rovesciare, soprattutto se particolarmente radicato all’interno della coscienza degli individui.
I luoghi comuni presenti all’interno della nostra società che agiscono sul riconoscimento dei ruoli e delle capacità femminili, sono esaminati nel presente elaborato, incentrando l’analisi sui modi in cui viene definita la posizione femminile all’interno della società, la sua disposizione all’interno del mercato del lavoro e la sua disposizione in merito al difficile tema della conciliazione. L’idea di partenza è che sono le stesse istituzioni sociali ad influenzare le decisioni, i comportamenti e le abitudini quotidiane.
Partendo da questo presupposto, ricostruiremo le principali teorie sociologiche nate per cercare di spiegare e descrivere il complesso ruolo sociale della donna, cercando di capire anche la sua relazione con il mercato lavorativo.
Nel pensiero sociologico occidentale, per molto tempo, ha dominato il pensiero di quello che possiamo definire il “mito delle sfere separate”, cioè il mito della rigorosa separazione tra pubblico e privato. Questa contrapposizione ha condotto alla teoria della subordinazione e dell’inferiorità del genere femminile. Tale teoria, assolutamente priva di fondamento, ha avuto avvio con l’arrivo della Rivoluzione Industriale, allorché è nata la figura della casalinga a tempo pieno, dedita alla famiglia e ai lavori di cura e totalmente indifferente al mondo produttivo fortemente competitivo. La nascita di questo nuovo profilo femminile ha causato il consolidamento dello stereotipo che vede la donna dedita alla riproduzione e l’uomo alla produzione.
Partendo da questo assunto, vedremo come la relazione tra donna e lavoro sia stata a lungo trascurata nel dibattito politico, economico e sociale, in quanto si dava per scontato che la donna, per sua stessa natura, avesse solo la responsabilità delle cure familiari.
Dall’idea della subalternità e della debolezza della donna, la cui attività lavorativa veniva considerata secondaria e di poco valore rispetto a quella maschile, si passa al concetto di “doppia presenza”, che mette in evidenza l’abilità femminile di conciliare sfere diverse che, in passato, non si credeva potessero convivere, e si arriverà ad esporre il concetto di segregazione occupazionale (orizzontale e verticale) e di discriminazione diretta e indiretta, laddove, quest’ultima, è più complicata da identificare, mentre, nelle carriere, il pregiudizio di genere colpisce le donne e non permette loro di raggiungere i vertici più alti delle imprese, causando la cosiddetta segregazione verticale che relega le donne ai livelli più bassi, mentre la segregazione orizzontale relega le donne a settori poco retribuiti. Le discriminazioni non sono totalmente da imputare ai datori di lavoro, perché essi si adeguano ai meccanismi di mercato. Infatti, tali meccanismi mettono in moto un circolo vizioso di discriminazioni in cui donne e datori di lavoro assumono dei comportamenti in base alle loro aspettative da entrambe le parti. La discriminazione è evidente anche nelle differenze salariali, infatti, a parità di livello le donne sono sempre pagate meno rispetto alla controparte maschile. Uguagliare le condizioni di uomini e donne a tutti i livelli comporta necessariamente un miglioramento della condizione economica degli stati, in quanto l’importanza del contributo femminile nel tessuto economico del paese è considerata una leva che permetterebbe di raggiungere uno sviluppo economico equo ed efficiente.
Il concetto di segregazione occupazionale nasce, appunto, con l’affermazione della donna nel mondo del lavoro che, sebbene abbia garantito nel corso degli anni l’ingresso di un imponente numero di donne nella sfera lavorativa, non ha eliminato i pregiudizi nei loro confronti. Si afferma così, il passaggio da un’idea in cui è centrale il concetto di inferiorità femminile rispetto alla componente maschile, ad una immagine nuova della donna basata sull’idea della differenza, in cui l’elemento fondamentale diventa la sua capacità di mettere al mondo dei figli, caratteristica che porterà alla marginalizzazione della forza lavoro femminile nel corso del ‘900 e anche nei giorni nostri.
Pertanto, se ci sono stati degli importanti cambiamenti nel ruolo sociale ed economico della donna, per cui il lavoro è diventato una componente fondamentale della sua esistenza, risulta, invece, inalterata la ripartizione del lavoro all’interno della famiglia, perché esso è ad esclusivo appannaggio della donna che ogni giorno è costretta a lottare per trovare un equilibrio tra le due dimensioni. Infatti, il contesto sociale ed istituzionale è ancora molto legato alla severa divisione tra pubblico e privato. A questo proposito, ci concentreremo sulla spinosa questione della conciliazione, perché, per la nostra società, il saper conciliare è una prerogativa importante che ogni donna deve avere per incoraggiare il suo ingresso nel mondo del lavoro.
L’ingresso delle donne nel mercato del lavoro retribuito può essere garantito attraverso l’applicazione di politiche adeguate. Tuttavia, anche queste sono influenzate dai pregiudizi, dagli stereotipi e dai prodotti dell’immaginario comune che producono le disuguaglianze di genere.
Nella società moderna, la stessa politica richiede alle donne di adempiere contemporaneamente ad un duplice ruolo: quello di lavoratrice, in quanto entrare nel mercato significa fare un percorso che porta all’emancipazione e all’autodeterminazione; quello di moglie e madre, in quanto è il ruolo che da sempre le è stato imposto dalla società.
Pertanto, prevale ancora una cultura incentrata sulla famiglia che vede, erroneamente, nella “doppia presenza” la risoluzione perfetta del problema della conciliazione. Quest’ultimo ambito è molto ambiguo, perché è ancora profondamente legato alla concezione lavorativa tipica della Rivoluzione Industriale, che presuppone non solo che la sfera privata debba restare separata dalla sfera pubblica, ma presuppone anche una severa distinzione di genere in merito alla responsabilità e alle attività. Le stesse realtà organizzative riflettono il medesimo ordine sociale di genere, perché il contesto organizzativo è influenzato da ciò che accade all’interno della società.
Tradizionalmente, l’organizzazione del lavoro si è sempre basata sulla figura maschile, perché non aveva responsabilità primarie di cura e nemmeno responsabilità familiari, in quanto considerate prerogativa femminile, favorendo in questo modo la storica divisione di genere delle responsabilità. Tutt’oggi, all’interno delle organizzazioni, prevale una logica di pensiero basata sulla cultura maschile. La diversità e la soggettività sono considerate degli ostacoli, e non una fonte di arricchimento, per questo si è più predisposti verso l’omologazione in ambito lavorativo.
Importanti sono anche le misure di work-life balance che permettono alla donna di ottenere la “cittadinanza di genere”, ovvero l’insieme dei diritti sociali che spettano ad ogni cittadino. Affinché questo avvenga, è importante che si verifichi un cambiamento culturale che conduca le organizzazioni ad accettare le diversità, a promuovere il benessere e a migliorare la qualità di vita di tutti i lavoratori, siano essi uomini oppure donne.
Capitolo primo
Il concetto di genere
1.1 Che cosa è il genere?
All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, nel 1949 in Francia, la nota scrittrice, filosofa e madre del movimento femminista, Simone de Beauvoir, scriveva un saggio intitolato Il Secondo Sesso nel quale pronunciava le seguenti parole: «Donna non si nasce, lo si diventa». Con questa frase la de Beauvoir vuole liberare la donna dal suo stato di subordinazione rispetto all’uomo, facendo sì che ad essa vengano riconosciuti gli stessi diritti e doveri di quest’ultimo, senza apparire come il “secondo sesso”, cioè come “altro” rispetto all’uomo.
L’opera suscitò grande interesse sia in Francia che in Italia, aprendo la strada ad una nuova fase del discorso femminista in Occidente. Nella maggior parte delle culture sesso, genere e identità coincidono, in quanto chi presenta organi genitali maschili o femminili percepisce sé stesso, e di conseguenza viene percepito dalla società, come uomo o donna. Tuttavia, sesso e genere non sono la stessa cosa. Il sesso fa riferimento alla natura, mentre il genere alla cultura.
In questo capitolo si affronterà la questione del genere dal punto di vista sociologico, così da darne una spiegazione generale per meglio comprendere le disparità di genere nel mondo del lavoro, tema che sarà affrontato nel capitolo successivo. Dal punto di vista sociologico, possiamo distinguere tre concetti diversi: il sesso biologico, l’identità di genere e l’ideale di genere. Il sesso biologico è dato dai cromosomi sessuali e dai livelli ormonali che distinguono un uomo da una donna. L’identità di genere comprende due tipi di identità: personale e sociale. L’identità personale è l’insieme delle caratteristiche che rendono ogni individuo unico e irripetibile; l’identità sociale è l’insieme dei tratti che rendono un individuo simile agli altri perché appartenente a un gruppo o a una categoria sociale. L’identità di genere è in continuo mutamento, in quanto si adatta ai cambiamenti della società. L’ideale di genere, invece, fa riferimento alle aspettative culturali che la società ha riguardo ai comportamenti e ai ruoli dell’uomo e della donna. Essi fanno riferimento al contesto storico e geografico e possono cambiare nel tempo.
Il concetto di genere nasce negli anni Cinquanta e Sessanta del ‘900 negli Stati Uniti, nell’ambito della letteratura psichiatrica. In questi anni, iniziavano a diffondersi due termini distinti, quali “sesso” e “genere”. Il sesso faceva riferimento al corpo, e quindi alle caratteristiche anatomiche e biologiche che distinguono una donna da un uomo; invece, il genere aveva due accezioni diverse: da una parte indicava l’identità di genere, cioè la percezione di sé stessi come uomini o donne; dall’altra parte indicava il ruolo di genere, cioè le aspettative sociali collegate all’essere donna o all’essere uomo. Con l’avvento del femminismo degli anni Settanta, il genere viene rivisto... [continua nel testo originale]
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