Università degli studi Guglielmo Marconi
Facoltà di giurisprudenza
Corso di laurea in “Scienze dei servizi giuridici L14”
Disuguaglianze sociali
Discriminazione di genere nel mercato del lavoro
Relatore Studente Labricciosa Giuseppe
Prof.ssa Mercurio Concetta N° Matricola 0025991
Anno accademico 2021/2022
“Date alle donne occasioni adeguate ed esse saranno capaci di tutto.”
[Cit. Oscar Wilde]
Introduzione
Disuguaglianze e criticità,
Capitolo primo - Discriminazione di genere, excursus storico
- 1.1 - Concetto di discriminazione di genere
- 1.2 - Lotte, movimenti ed associazioni
- 1.3 - Diritto di voto e partecipazione politica
- 1.4 - La considerazione della donna nella società del passato
Capitolo secondo - La partecipazione delle donne al mondo del lavoro, valori e realtà
- 2.1 - Partecipazione delle donne al mercato del lavoro
- 2.2 - Tutela della maternità
- 2.3 - Lotta contro i licenziamenti per causa matrimonio e il licenziamento discriminatorio
- 2.4 - Discriminazione salariale
- 2.5 - Segregazione di genere e gender gap del lavoro e l’occupazione part-time
- 2.6 - Conciliabilità vita privata-mondo
- 2.7 - Conseguenze sociali e psicofisiche delle discriminazioni
Capitolo terzo - Pari opportunità e parità di trattamento nel mercato del lavoro
- 3.1 - Cosa si intende per pari opportunità
- 3.2 - Donne e uomini nella realtà produttiva
- 3.3 - Riferimenti normativi - Codice delle pari opportunità
Conclusioni
Bibliografia & sitografia
Introduzione
La scelta di voler affrontare un tema come quello proposto è dettata principalmente dalle mie esperienze lavorative, in cui, per motivi e condizioni diverse, ho avuto modo di scontrarmi con questa realtà attraverso episodi che, oltre alla semplice riflessione, mi hanno stimolato a scavare più a fondo, giungendo alla conclusione di aver capito che, parole, pregiudizi, giudizi, critiche distruttive e comportamenti da parte di terzi, hanno il solo scopo di creare disuguaglianza e diversità tra uomo e donna, ponendoli su piani totalmente distanti.
Questo denuncia atteggiamenti per lo più discriminatori nei confronti della donna, sostenendo delle teorie infondate, ai fini di danneggiare moralmente, psicologicamente e fisicamente la figura della stessa.
Nel primo capitolo affronteremo l’argomento in modo più generico, discutendo in largo modo la discriminazione di genere in diversi campi, attraverso un breve excursus storico ripercorreremo, dall’inizio ad oggi.
Nel secondo capitolo esporremo l’argomento concentrandoci sulla figura della donna e il suo accesso al mercato del lavoro e, la discriminazione della stessa in ambito lavorativo; citeremo le tematiche coinvolte, le evoluzioni teoriche e pratiche, parleremo della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, in quanto mamme e lavoratrici, vincolandole alla scelta del contratto part-time per facilitarne la conciliabilità tra lavoro e vita privata, ma, allo stesso tempo la valutazione di progetti di inserimento di spazi ludici all’interno delle aziende per l’intrattenimento dei loro figli in tenera età, utili a far sì che le lavoratrici possano non recedere dal contratto full-time e abbiano la possibilità di proseguire con l’avanzamento di carriera, individuando il loro valore e l’importanza di sentirsi indipendenti ed emancipate, discutendo anche dei diversi ostacoli da superare.
Nel terzo capitolo affronteremo il tema delle pari opportunità e parità di trattamento nei luoghi di lavoro, parleremo delle differenze ed uguaglianze tra uomo e donna in merito all’assegnazione di ruoli e mansioni, citeremo dei riferimenti normativi che riguarderanno i diritti, i divieti, gli obblighi e la tutela giudiziaria in ambito lavorativo, validi per entrambi i sessi.
Disuguaglianze e criticità, capitolo primo - Discriminazione di genere, excursus storico
1.1 - Concetto di discriminazione di genere
Per poter introdurre il concetto di discriminazione di genere dovremmo innanzitutto estrapolare il significato del termine discriminazione nella sua parte più generica, ovvero, trattasi di una delle forme più comuni di violazione e abuso dei diritti umani.
Indica tutti quei comportamenti volti a cagionare differenze fra persone o cose, colpisce milioni di persone ogni giorno ed è uno dei più difficili da riconoscere.
Si verifica quando le persone sono trattate in modo meno favorevole rispetto ad altre in una situazione comparabile, solo perché appartengono o sono percepite come appartenenti ad un determinato gruppo o categoria.
La discriminazione risulta spesso essere il risultato di pregiudizi che molti soggetti hanno, che rende le persone impotenti, impedisce loro di sviluppare le proprie competenze, ed in molte situazioni, di accedere persino ai luoghi di lavoro.
Purtroppo il catalogo dei comportamenti discriminatori è destinato ad ampliarsi, allontanandosi sempre di più dal concetto di uguaglianza, ovvero un principio essenziale per la convivenza libera e pacifica tra le persone, un valore imprescindibile.
Ma, concentriamoci ora sul genere; esso rappresenta la costruzione sociale del sesso biologico e consente a maschi e femmine di essere riconosciuti e di riconoscere gli altri in base a simboli, immagini, gesti, modi di esprimersi, di apparire più o meno standardizzati; al contempo esso condiziona e limita i soggetti all’interno di percorsi codificati, riducendo le opportunità di esprimere gusti, intenzioni, progetti, desideri e fantasie che possono differire dai canoni stabiliti dalla società a cui si appartiene.
Vi è un sistema basato sull’imprescindibile legame tra ciò che è biologico e ciò che invece è culturale.
La società ha sempre dato per scontato che le donne fossero docili, accomodanti e passive, naturalmente votate al lavoro di cura, mentre, ha rappresentato il genere maschile come quello dedito al lavoro, alla gestione del potere e alla guerra.
Si sono così venuti a creare degli stereotipi ben radicati nell’inconscio collettivo ed individuale.
Le rappresentazioni del genere continuano a subire cambiamenti nel tempo e a connotarsi diversamente nelle varie culture e tradizioni, ma i principi basilari sono rimasti stabili.
Non si può tuttavia non rilevare come, soprattutto nel mondo occidentale, le rappresentazioni del genere tendano ad essere sempre meno fisse e meno rigide.
Il genere tuttavia è ancora oggi una categoria esplicativa importante, soprattutto per chi vuole capire, rilevare ed analizzare le disuguaglianze che perdurano nelle società, a scapito principalmente delle donne, e porsi in una prospettiva politica per ridurle, se non addirittura per eliminarle.
Le cosiddette “statistiche”, ossia i dati e le analisi utili per comprendere e monitorare la presenza e il ruolo delle donne nelle istruzioni, in politica, nelle associazioni e nel mondo del lavoro, sono necessarie per promuovere azioni finalizzate al riequilibrio dei rapporti tra maschi e femmine.1
Si parla di meanstreaming di genere in quanto ci si rende conto che le pari opportunità non devono essere considerate una questione a sé, bensì una parte integrante dell’equità sociale.
Il genere si può considerare ormai un concetto istituzionale, riconosciuto come fondamentale per comprendere dove va la società nel suo complesso, e come le singole istituzioni e organizzazioni sociali ed economiche funzionano tenendo conto dei diversi compiti che svolgono al loro interno uomini e donne.
Vi sono numerosi studi sul sistema di welfare che non può tener conto del genere di coloro a cui gli interventi vengono indirizzati, dei ruoli lavorativi e familiari di uomini e donne e in particolare degli strumenti necessari alla conciliazione tra questi due mondi.
Analizzando meglio il concetto di genere possiamo dire che è ampiamente riconosciuto in campo accademico, trattasi di un termine utilizzato a livello divulgativo e riguarda caratteristiche socialmente attribuite a maschi e femmine.
Muoversi in una prospettiva di genere vuol dire considerare come strettamente correlati, l’uomo e la donna all’interno della società.
Fu Gayle Rubin2, antropologa e femminista americana, ad introdurre in ambito scientifico il termine gender in uno scritto del 1975, successivamente tradotto in italiano con il termine genere.
Il genere, secondo Gayle Rubin, sta ad indicare una divisione tra i sessi imposta socialmente e quindi evidenzia la natura artificiale del rapporto tra il fattore biologico e le sue derivazioni sociali.
Sono state e continuano ad essere principalmente le donne a mettere in discussione il proprio ruolo sociale e la condizione che da esso ne deriva.
Non si può tuttavia non notare come sia stata prestata particolare attenzione da esso riservata ad ambedue i generi, poiché, gli uomini, come le donne, costituiscono il genere.
La forte potenzialità del concetto di genere ha consentito di superare l’innatismo, che da sempre spiega e giustifica la segregazione delle donne all’interno della famiglia e la loro esclusione dal sociale.
Tale concetto consente alla donna di uscire dall’invisibilità e dalla marginalità che l’hanno purtroppo caratterizzata nel corso della storia.
Dunque, tener conto del genere, significa aprire una prospettiva diversa sul panorama dei dati nel suo complesso.
È prioritario inoltre promuovere il gender mainstreaming, ovvero una strategia che mira a dare impulso e sostenere le pari opportunità tra uomini e donne a tutti i livelli.
Tra i tanti contributi e approcci, analisi teoriche e linee di intervento politico relative alle modalità e ai significati di essere oggi uomini e donne possiamo individuare suddivisione degli studi di genere di origine anglosassone e il pensiero della differenza.
Non necessariamente tali modalità di lettura e di interpretazione si trovano in contrapposizione.
Se gli studi di genere individuano come centrale la costruzione sociale delle differenze tra uomo e donna, con la finalità di raggiungere l’uguaglianza dei diritti sociali e politici senza per questo rinunciare alle specificità della singola appartenenza di genere, le teorie della differenza sono invece impegnate a definire una nuova identità di donna, al di là della struttura patriarcale che l’ha sempre determinata.
La prospettiva di genere mette in evidenza, ponendoli a confronto, i ruoli di maschi e femmine, le scelte che operano, i modi di partecipare alla vita della collettività, le modalità di rapporto con la realtà inevitabilmente influenzate da fattori biologici ma anche da squilibri secolari che caratterizzano la posizione di uomini e donne nella società.
Tale paradigma pone in evidenza la specificità della visione del mondo femminile, per sottolineare le differenze rispetto a quello maschile.
È importante invece mirare all’uguaglianza dei due generi nella differenza o in altre parole nella determinazione di una soggettività differenziata sessualmente.
Al contempo però viene sottolineata l’importanza di una visione integrata dove conflitto e complicità si trovano a coesistere con i rischi di creare dipendenze, ingiustizie e discriminazioni.
È importante dunque far emergere le differenze per cogliere le disuguaglianze, quelle differenze legate al sesso che diventano disuguaglianze nel momento in cui comportano discriminazioni nell’accesso alle risorse economiche, politiche, sociali e condizionamenti culturali che intralciano il perseguimento degli obiettivi di autorealizzazione.
Esistono visioni diverse delle disuguaglianze secondo le cause che vengono poste all’origine delle stesse, e i provvedimenti da attuare per annullarle o quanto meno per contenerle.
Parliamo di teoria femminista liberale, riguardante le rivendicazioni per il diritto di voto e per una maggiore parità sul lavoro; essa lega le cause delle disuguaglianze alle modalità di socializzazione primaria, ai modelli di educativi trasmessi che comportano una differenziazione tra maschi e femmine nel corso della vita; per superare il gap bisognerebbe agire sulle pratiche educative per modificare atteggiamenti e idee stereotipate sul genere.
Mentre ci si riferisce al femminismo marxista quando la radice delle disuguaglianze di genere risiede nel sistema capitalistico che attribuisce alle donne il compito di riprodurre la forza lavoro, specie in senso biologico attraverso la soddisfazione dei bisogni primari dei lavoratori.
Per questo le donne non ricevono nessun compenso per il lavoro che svolgono in famiglia, secondo un principio essenziale al mantenimento del capitalismo, che, solo attraverso la sua eliminazione le donne potranno ottenere la parità.
Si parla poi di femminismo radicale, ovvero che vede nei maschi la causa principale e i primi beneficiari delle disuguaglianze di genere.
In sostanza si pone l’accento sulle relazioni uomo-donna alla base delle problematiche di genere.
Proprio questo pensiero, mette al centro della sua teoria il concetto di patriarcato, inteso come dominazione e controllo pervasivo da parte dei maschi su tutti gli ambiti dell’esistenza delle donne, anche nelle relazioni private, nell’allevamento dei figli e nella conduzione della famiglia.
Da qui ci si collega al femminismo socialista, ovvero, quando l’attenzione si pone sull’incapacità del capitalismo e del patriarcato di spiegare singolarmente l’origine delle disuguaglianze di genere.
In questo caso le disuguaglianze sono determinate dall’interazione tra il sistema economico e le relazioni di genere, infatti questa teoria viene definita teoria del doppio sistema.
Ma, il pensiero femminista più recente, si è preoccupato di sottolineare sia le conseguenze per la donna di essere oggetto di più forme di oppressione contemporaneamente, sia il fatto che disuguaglianza e oppressione vengano sperimentate in modo diverso a seconda dell’appartenenza ad altre forme di divisione quali la classe sociale, la razza e l’orientamento sessuale.
Questa prospettiva, si pone da un punto di vista critico nei confronti del femminismo di origine occidentale accusato di aver trascurato le differenze tra le singole donne sia in termini di individualità sia di origini geografiche, appartenenza culturale, etnica e storica.
Si mettono dunque in discussione l’universalismo e le soluzioni valide, e la globalizzazione vede cancellare le differenze tra popoli e paesi mantenendo tuttavia viva la discriminazione delle donne.
Si presta particolare attenzione anche al fenomeno della transculturalità3, che richiede di attivarsi per ottenere un empowerment4 delle donne.
Per tale approccio risulta importante contrapporsi al fenomeno della femminilizzazione della povertà che tende sempre più a caratterizzare le donne nei paesi non occidentali per discriminazioni dovute al genere.
Accanto all’appartenenza di genere si devono considerare differenze di classe, razza, età, origine etnica, orientamento sessuale, che consentiranno di capire l’effetto che tali variabili producono.
Ad esempio, prendiamo in considerazione il femminismo nero, secondo il quale, altre forme di femminismo, essendo nate in larga misura per rispondere a problematiche di donne bianche di classe media, non possono essere applicate alla totalità delle donne ed in particolare delle donne di colore che vivono una condizione di subordinazione e discriminazione diversa e molteplice, ragion per cui il femminismo avrebbe pertanto il compito di mettere in discussione anche il razzismo.
Un’altra corrente del pensiero femminista è l’ecofemminismo, che utilizza il legame tra donna e natura per un’analisi delle discriminazioni di genere alla base della società occidentale.
Tale approccio raccoglie le donne che nel Terzo mondo sono impegnate nella lotta per la sopravvivenza delle proprie comunità, che allo stesso tempo è una lotta per la protezione della natura; in tal modo, si afferma che le donne e la natura non sono unite nella passività, ma nella creatività e nel mantenimento della vita.
Passiamo ora ad un’altra voce del femminismo, ovvero il femminismo lesbico, quale artefice di una frattura all’interno del movimento femminista, avendo messo in crisi il principio di un destino comune delle donne, in quanto si nega che il diverso orientamento sessuale e le discriminazioni ad esso collegate, differenzino in modo estremamente sensibile le donne tra loro e ha portato alcune rappresentanti ad approfondire la differenza con le eterosessuali sostenendo che le lesbiche sono tranquillamente in grado di condurre una vita al di fuori della
1 Il mainstreaming, in una prospettiva di genere, è il processo di valutazione delle implicazioni per uomini e donne di ogni azione pianificata, compresa la legislazione, le politiche o programmi, in tutti i settori e a tutti i livelli.
2 Gayle Rubin, nata il 1 Gennaio del 1949 nel Carolina del Sud, antropologa statunitense, conosciuta soprattutto come attivista e influente teorica in materia di sessualità e studi di genere. Scrittrice di libri di una vasta gamma di argomenti tra i quali il femminismo, il sadomasochismo, la prostituzione, la pedofilia, la pornografia e la letteratura lesbica. Attuale professoressa associata di antropologia e studi sulla donna all’Università del Michigan, ad Ann Arbor.
3 La transculturalità si riferisce a tutto ciò che trascende la particolarità e la specificità delle singole culture, mirando all’individuazione degli elementi universali, comuni a tutti gli esseri umani, a prescindere dal colore della pelle, dalla lingua, dalle modalità di pensiero o dalla Religione.
4 L’empowerment i
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