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“Bent and broken into a better shape”: le forme della speranza in Great Expectations di Dickens

Università telematica “e-Campus”

Facoltà di Lettere

Corso di Laurea in Lingue e Letterature Moderne e Trad. Interculturale

Curr. Lingue e Letterature Europee

Relatore: Prof.ssa Rossi Valentina

Correlatore: Prof.ssa Pasquali Emma

Tesi di Laurea di: Simone Stefania

Matricola numero 005684157

Anno Accademico 2024/2025

Indice

Capitolo I........................................................................................................ 3

Tra romanzi vittoriani e nuovi spiriti di riforma...............................................3

1.1 Un excursus storico: l’epoca vittoriana.................................................3

1.2 Il romanziere più conosciuto dell’epoca: Charles Dickens e le critiche all’epoca vittoriana...................................................................................... 8

1.3 Il nuovo spirito riformista di Dickens...................................................14

1.3.1 Le parole dell’autore: un’arma per le disuguaglianze sociali e per l’inefficienza del sistema scolastico.......................................................18

Capitolo II..................................................................................................... 23

I personaggi dei romanzi di Charles Dickens tra insicurezza ed eccentricità 23

2.1 L’idealizzazione delle figure femminili: donne decadute, insicure ed eccentriche............................................................................................... 23

2.2 La morale vittoriana e l’archetipo della donna come “angelo del focolare”.................................................................................................... 32

2.3 La paura e l’ingenuità dell’infanzia: le intimidazioni nei confronti di Pip in Great Expectations................................................................................34

Capitolo III.................................................................................................... 38

La speranza di un nuovo inizio: il viaggio come pellegrinaggio....................38

3.1 L’inadeguatezza delle istituzioni scolastiche e le ripercussioni sui discenti: la scuola serale della prozia del signor Wopsle ...........................38

3.2 La sofferenza di Pip: tra lacrime e sorrisi per la morte della signora Gargery..................................................................................................... 48

3.3 Pip verso nuovi orizzonti: The Old Curiosity Shop e The Personal History, Adventures, Experience and Observation of David Copperfield the Younger of Blunderstone Rookery (Which He Never Meant to Be Published on Any Account) a confronto.....................................................................51

3.4 Il Paradiso perduto di Alfonso Cuaròn: Finn e Stella nella versione cinematografica dell’opera Great Expectations.........................................54

Conclusioni................................................................................................... 57

Bibliografia primaria..................................................................................... 59

Bibliografia secondaria................................................................................. 60

Introduzione

Ancor oggi Charles Dickens è considerato il più grande romanziere dell’epoca vittoriana; la sua infanzia, il modo in cui è stato cresciuto e tutte le esperienze che ha fatto nella vita, lo hanno reso uno dei più grandi scrittori dell’epoca. Dickens visse una vita piena di dolore, povertà e maltrattamenti, scrivendo della verità delle classi più svantaggiate dell’epoca e dando una visione completa del dolore e del razzismo che esisteva.

Il romanzo Great Expectations, considerato uno dei suoi capolavori, fu scritto sulla falsariga delle sue esperienze e riflette la realtà della vita nel periodo vittoriano. Sia lui che il suo personaggio principale condividono le stesse definizioni di povertà e fallimento in amore. Tuttavia, alla fine del viaggio, riescono a vincere la battaglia: l’autore diviene una leggenda della scrittura e Pip diviene ciò che aveva sempre voluto essere. L’obiettivo è di mostrare come, nonostante la povertà, l’appartenenza a una classe sociale non abbiente dia speranza a tutti coloro che non sono fortunati. In Great Expectations, Charles Dickens ha affrontato perfettamente l’idea menzionata: ha usato Pip per descrivere la storia di un giovane uomo che ha sfidato tutte le vicissitudini per raggiungere l’obiettivo di diventare un nobile, in un’epoca in cui una cosa del genere era considerata quasi impossibile.

È nella natura umana cercare la ricchezza finanziaria ed un ruolo nella società, soprattutto durante l’epoca vittoriana, dove le condizioni di vita erano caratterizzate da stenti e miseria. Pip ha dovuto sacrificare le sue relazioni sociali e i suoi legami familiari per cercare di diventare una persona benestante. La trattazione è stata volutamente suddivisa in tre capitoli principali; il primo è un capitolo introduttivo che consente di addentrarsi nel periodo vittoriano e di considerare le principali opere di Dickens, il suo spirito riformista e la sua considerazione a riguardo del sistema scolastico.

Nel secondo capitolo invece verranno descritti i personaggi femminili di Dickens, che potrebbero considerarsi angeli o mostri. Sia in David Copperfield che in Great Expectations egli fa riferimento a diverse tipologie di donne, a partire da Agnes Wickfield, per giungere a Dora Spenlow, sino a Estella le quali, nonostante la società patriarcale vittoriana, appaiono come ritratti di eroine in evoluzione.

Come verrà approfonditamente discusso nel corso della trattazione, le figure femminili dickensiane vengono descritte come angeli puri, tra i quali Agnes o Nell, come portatrici di colpe morali, tra le quali Emily, o deboli e incapaci di scegliere, come Clara e Dora. Lo stesso Dickens riconosce, e Betsy Trotwood ne è la conferma, la necessità di andare oltre gli stereotipi. La donna iniziava infatti a non esser più la mera custode domestica, ma ad avere un ruolo attivo e una volontà di indipendenza. Pertanto, in questa sezione della trattazione, verranno presi in considerazione i personaggi femminili in Dickens, con l’obiettivo di invitare il lettore a riflettere sul ruolo della donna nell’epoca.

Il terzo e ultimo capitolo mette in luce il cambiamento di personalità di Pip. Great Expectations, come la maggior parte dei romanzi di Dickens, non inizia con la descrizione della perfetta beatitudine dell’infanzia, il periodo in cui il mondo e l’io sono identificati, e i genitori sono visti come divinità benigne, la cui cura e il giudizio infausto proteggono e giustificano il bambino. La paura e l’insicurezza hanno sempre aleggiato nella mente di Pip, rendendolo un bambino “moralmente timido” e indifeso, i suoi primi anni furono caratterizzati da miseria, infelicità e sofferenza, anche se la famiglia non era immersa in una povertà estrema. Il giovane viveva nel suo mondo interiore con una paura infinita, a causa del suo costante senso di colpa per cose che non aveva fatto. Era solo un ragazzo innocente sottoposto a tutte queste pressioni da parte della sua famiglia. Di qui il desiderio di andarsene, di volgersi verso nuove esperienze, al fine di riuscire a raggiungere il suo principale obiettivo: “diventare un gentiluomo”.

Sebbene i concetti di povertà e miglioramento personale possano considerarsi molto lontani, dalla lettura del romanzo sembrano muoversi di pari passo, come fossero l’uno il complementare dell’altro. Questo perché è proprio la povertà, come si vedrà nel corso della trattazione, a innescare in Pip il desiderio di cambiare, al fine di migliorarsi.

Capitolo I

Tra romanzi vittoriani e nuovi spiriti di riforma

1.1 Un excursus storico: l’epoca vittoriana

1 Miller Hillis J., Charles Dickens. The World of His Novels, Harvard University Press, Cambridge, 1965, p. 251.

Il periodo vittoriano è stato un’epoca di forti contrasti e paradossi, ma soprattutto un periodo di trasformazione e cambiamento. Sebbene in Gran Bretagna sia spesso ritratto come confortevole, tradizionale e pacifico, in realtà fu un periodo di grande trasformazione, progresso ed espansione in quasi tutti gli aspetti della vita. La prima parte del XIX secolo vide la Gran Bretagna rafforzare la sua posizione di potenza mondiale grazie alla sconfitta di Napoleone. La Rivoluzione Industriale era in corso e stava dando vita ad una nuova società urbanizzata.

Il resto del XIX secolo avrebbe visto la Gran Bretagna raggiungere vette di ricchezza, potere e prestigio ineguagliate in qualsiasi altro momento della sua storia. Mentre la nazione era all’apice della sua ricchezza, del suo potere e della sua influenza, buona parte della sua popolazione, soprattutto contadini e agricoltori, migrò dalle campagne alle grandi città in cerca di lavoro e vivendo in condizioni spaventose. Gli effetti di questo spostamento demografico furono terribili per la classe operaia e di lunga durata. All’estero, l’Impero britannico continuò a rivendicare nuovi territori mentre, in patria, le antiche comunità rurali stavano scomparendo.

Se c’è un aspetto che definisce l’Inghilterra vittoriana, questo è il cambiamento. Tutto ciò che era considerato importante e promosso nel secolo precedente fu scosso da un cambiamento rapido e imprevedibile. I progressi scientifici e tecnologici stavano aprendo la strada a un futuro migliore, ma molte credenze religiose tradizionali iniziarono a sgretolarsi sotto il peso di queste nuove scoperte scientifiche, che alla fine minarono la posizione della Chiesa. I rapidi cambiamenti e le trasformazioni che si verificarono durante la continua industrializzazione, la tensione sociale che tutto ciò scatenò, diedero luogo a discussioni e dibattiti di ogni tipo su quali dovessero essere i valori fondamentali della società. Non tutti i cittadini inglesi accettavano che l’aumento della ricchezza materiale fosse l’unico valore importante. I letterati sostenevano il punto di vista di coloro che ritenevano che l’eccessiva enfasi sul materialismo stesse trasformando la Gran Bretagna del XIX secolo in una società superficiale, in cui la cultura, la filosofia e le arti erano facilmente considerate semplici distrazioni.

2 Mazzocchi F., L’età vittoriana nella letteratura, Fuorilinea, Roma, 2013, p. 46.

3 Bonadei R., Paesaggio intorno all’Inghilterra di Charles Dickens, Jaca Book, Milano, 1996, p. 13.

4 Grebanier B.D.N., English Literature and Its Background, Holt, Rinehart and Winston, New York, 1949, p. 12.

5 Chesterton G.K., L’età vittoriana nella letteratura, Adelphi, Milano, 2017, p. 67.

6 Bonadei R., op. cit., p. 34.

Gli studiosi dell’epoca vittoriana avevano impressioni e reazioni contrastanti sul processo di industrializzazione. Per alcuni, come Thomas Carlyle e John Stuart Mill, tutti i cambiamenti in atto in Inghilterra significavano progresso ed erano fonte di fiducia e ottimismo, ma per la maggior parte degli scrittori e dei pensatori, tra i quali Charles Dickens e William Blake, la condizione dell’Inghilterra era morbosa e prima o poi avrebbe raggiunto un limite insopportabile. Mentre alcuni di loro salutavano la nuova era di speranza, sviluppo e trionfo, altri contestavano i presunti benefici della crescita industriale che stava influenzando così negativamente le masse.

La maggior parte dei letterati considerò un obbligo parlare contro le minacce imminenti che la società vittoriana stava affrontando e scrivere degli effetti dannosi sia sulle persone che sui prodotti, dovuti all’espansione dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione e al graduale soffocamento dell’Inghilterra rurale per mano dell’industria.

L’epoca vittoriana, che ha coperto la maggior parte del XIX secolo in Gran Bretagna, è stata un’epoca di drammatici cambiamenti nella vita della maggior parte della popolazione. Ha visto il rapido sviluppo della Rivoluzione Industriale, la crescita di un impero ampio e potente e i progressi nella medicina, nei trasporti, nell’istruzione e nel commercio. Per alcuni fu un’epoca di grande ricchezza e privilegio, ma per la maggioranza la vita era dura, con lunghi orari di lavoro in fabbriche o miniere e condizioni di vita insalubri. Si stava assistendo ad una crescente espansione industriale e urbana che dava una vita agiata e piacevole a pochi, a spese dei molti lavoratori poveri, basti pensare all’aumento della popolazione, che quasi raddoppiò nel corso del secolo. Questo è stato particolarmente rapido nei centri urbani, stimolati dalla crescita industriale che ha attirato sempre più lavoratori qualificati e non qualificati. Ma le abitazioni erano inadeguate e si trasformarono rapidamente in baraccopoli con poca igiene e un alto tasso di mortalità. In molti casi le famiglie condividevano una stanza senza acqua corrente e i servizi igienici erano pozzi comuni, il lavoro minorile era molto diffuso, tanto che i bambini piccoli venivano impiegati con salari minimi in lavori pericolosi, come gli spazzacamini e gli operatori nelle miniere di carbone. Altri lavoravano come fattorini, lacchè, venditori di fiori o di fiammiferi per le strade.

7 Stainbach S.L., Understanding the Victorians: Politics, Culture and Society in Nineteenth Century Britain, Routledge, London, 2012, p. 16.

8 Thompson D., England in the Nineteenth Century: 1815-1914, Penguin, London, 1991, p. 28.

9 Grebanier B.D.N., op. cit., p. 12.

10 Bonadei R., op. cit., p. 14.

Charles Dickens, ad esempio, iniziò a lavorare all’età di dodici anni in una fabbrica di biancheria, quando suo padre fu rinchiuso in una prigione per debitori. I più fortunati riuscivano a trovare lavoro come apprendisti in mestieri rispettabili come l’edilizia o come domestici, ma anche per loro gli orari di lavoro erano lunghi. La povertà diffusa e la dura realtà dei bambini della classe operaia erano oscurate da una sottoclasse ancora più scioccante, composta dai più vulnerabili della società, spesso giovani orfani totalmente dipendenti dal sostegno degli altri.

I bambini indigenti spesso si dedicavano al crimine o venivano arruolati in bande criminali. Le città ospitavano anche le classi medie industriali e commerciali in espansione, la cui agiatezza portò a un aumento della domanda di beni e servizi, e le fabbriche e le officine iniziavano a produrre vestiti, giocattoli, posate pregiate, argenteria, ceramiche e vetri. I beni che nel secolo precedente si sarebbero visti solo nelle case degli aristocratici, ora si trovavano in tutte le case della classe media, la quale era composta da commercianti e negozianti autonomi che vivevano in grandi case, educavano i figli e possedevano una servitù.

Tutti questi cambiamenti crearono uno sfondo forte e influente per un nuovo tipo di letteratura che fiorì durante l’epoca vittoriana: il romanzo. L’ambiente sociale divenne un tema favorevole per tutti i letterati vittoriani. Inoltre, uno degli aspetti eccezionali dell’epoca vittoriana fu che, più che in altre epoche della letteratura inglese, i grandi scrittori vittoriani parteciparono deliberatamente e consapevolmente al pensiero, al sentimento e all’azione della vita reale del loro tempo. Ci sono diverse ragioni per questo eccezionale trionfo della narrativa. La più significativa ha a che fare con la rapida crescita della classe media che, fin dal XVIII secolo, era stata un’avida consumatrice di questa forma di letteratura, la quale era di semplice comprensione per le persone semplici. Le trame, i personaggi e le ambientazioni dei romanzi erano costruiti in modo tale da rappresentare le stesse persone che li leggevano, nei loro ambienti. C’era una stretta relazione tra lo scrittore e i suoi lettori, perché condividevano le stesse opinioni, valori e ideali, appartenendo alla stessa classe media.

11 Richetti J., The Cambridge Companion to the Eighteenth-Century Novel, Cambridge University Press, Cambridge, 1996, p. 29.

12 Bertinetti P., Il romanzo inglese, Editori Laterza, Roma, 2021, p. 22.

13 Kelly G., English Fiction of the Romantic Period, 1789-1830, Longman, London, 1989, p. 39.

I romanzieri rappresentavano la società in modo realistico, essendo consapevoli dei problemi creati dall’industrializzazione, dallo sfruttamento di donne e bambini, dalla mancanza di istruzione o dalle terribili condizioni di vita. Gli scrittori usavano i loro romanzi per mostrare questi mali e per esortare le persone a trovare delle soluzioni. Pertanto, il romanzo, che era un veicolo di comunicazione tra gli scrittori e il loro pubblico, ha contribuito in modo significativo a stimolare i riformatori pratici nell’industria, nella politica o nella vita sociale. Di qui, uno degli obiettivi della letteratura scritta durante l’epoca vittoriana era il ‘didascalismo’. Era proclamato l’utilizzo del narratore onnisciente, atto a giudicare gli individui e le loro azioni, facendo sì che i suoi romanzi si concludessero con una distribuzione saggia ed equa della punizione per i personaggi malvagi e della ricompensa per quelli buoni.

Altri fattori che contribuirono alla proliferazione del romanzo erano legati al miglioramento e alla diffusione dell’istruzione, che portò ad una maggiore alfabetizzazione. Grazie ai progressi della tecnologia di stampa, gli editori potevano fornire un maggior numero di testi di vario genere a molte persone. Questo portò anche a un calo dei prezzi dei libri, che divennero più accessibili per gli a

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