Estratto del documento

Università Degli Studi “G. d’Annunzio”

Chieti – Pescara

DIPARTIMENTO DI LETTERE ARTI E SCIENZE SOCIALI

Corso di laurea in Lettere moderne L-10

Tesi di Laurea

Il ruolo della metafora in Dickens: Hard Times e A Tale of Two Cities

Candidata Relatrice

Giulia MASTROPASQUA Chiar.ma prof. Anna Enrichetta SOCCIO

matr. 3230719 ANNO ACCADEMICO 2024-2025

2

Sommario

Introduzione ............................................................................................ 4

1. La metafora come strumento di rappresentazione in Hard Times…7

1.1 Contesto e genesi del romanzo .................................................... 7

1.2 Metafora e metonimia nella costruzione dell’immaginario

meccanico-industriale di Hard Times .................................................. 12

1.3 Immaginazione e fede come antidoto all’artificialità del metodo

utilitarista ............................................................................................. 21

1.4 La fisionomia dei personaggi e gli ambienti come quadro satirico

dell’utilitarismo ................................................................................... 30

2. Metafore della Rivoluzione: A Tale of Two Cities come monito e

parabola morale .................................................................................... 34

2.1 Contesto e genesi del romanzo ...................................................... 34

2.2 Immagini collettive nella rappresentazione storica e rivoluzionaria

di A Tale of Two Cities ......................................................................... 39

2.3 Dal buio alla luce: la via della rinascita ......................................... 47

3 Simbolismo biblico e riferimenti religiosi tra Hard Times e A Tale

of Two Cities ........................................................................................... 55

3.1 Dickens e la Bibbia: fede, società e narrativa ................................ 55

3.2 La dimensione biblica in Hard Times ............................................ 58

3.3 Cristologia e sacrificio in A Tale of Two Cities .............................. 62

Conclusione ........................................................................................... 68

Bibliografia ............................................................................................ 70

3

Introduzione

Entrare in un romanzo di Dickens significa immergersi in un mondo come lo chiama

John Reed “iperreale”, dove realismo e immaginazione si intrecciano in forme

spettacolari. Lungi dal limitarsi a una descrizione fedele della società vittoriana,

Dickens ne esaspera i tratti, li teatralizza e li trasforma in metafore e simboli capaci di

svelare le contraddizioni nascoste. Questa tesi intende indagare il ruolo delle metafore

industriali, delle immagini collettive e dei riferimenti biblici nei romanzi Hard Times

e A Tale of Two Cities, con l’obbiettivo di mostrare come Dickens utilizzi queste

strategie retoriche per trasformare la narrativa in uno strumento di denuncia e

riflessione morale.

John Forster osserva che per Dickens il valore centrale della scrittura risiedeva

nel perseguimento del vero. Tuttavia, nelle sue opere narrative il reale è costantemente

amplificato e arricchito da accenti visionari. Leggere Dickens significa dunque,

entrare in un universo densissimo, in cui reale e simbolico non si escludono, ma si

compenetrano fino a creare un effetto inedito nella letteratura del XIX secolo.

L’autore, infatti, tende a privilegiare la forza immaginativa rispetto al puro

ragionamento, come avviene emblematicamente in Hard Times.

La critica tradizionalmente colloca Dickens nel solco del romanzo realistico, in

particolare per la sua attenzione ai problemi sociali e per la rappresentazione delle

condizioni delle classi lavoratrici, elementi che lo avvicinano al romanzo sociale.

Eppure, se si adotta uno sguardo contemporaneo, emerge chiaramente come la sua

narrativa oltrepassi i confini del realismo vittoriano. Ragion per cui, il successo di

Dickens non dovrebbe essere limitato esclusivamente dall’etichetta di autore realista

in senso stretto.

Un esempio eloquente è proprio Hard Times: un ‘opera che pur affrontando

temi di forte attualità sociale, respinge la rigidità del naturalismo e si affida invece a

una costruzione narrativa basata su immagini metaforiche potenti e su strategie

volutamente non mimetiche. 4

Charles Dickens nutriva la convinzione profonda che la propria produzione

letteraria fosse in grado di incidere concretamente sul miglioramento delle condizioni

sociali del suo tempo, e questo intento è ben chiaro in A Tale of Two Cities.

Attraverso i personaggi di finzione, Dickens riesce a restituire un’immagine di Londra

in modo più autentico di quanto avrebbe potuto fare una cronaca giornalistica,

vincolata al semplice resoconto fattuale. La sua narrativa permette ai lettori vittoriani

di percepire con maggior intensità la realtà quotidiana che li circondava, e il fatto che

anche i lettori contemporanei provino ancora questa esperienza è una prova evidente

della forza della sua arte. D’altronde come sostiene Anna Enrichetta Soccio, la forza

dei grandi classici risiede nella loro inesauribile capacità di dialogare con i lettori di

ogni epoca.

L’obbiettivo di Dickens non coincideva con quello dei realisti: egli desidera

che la dimensione artistica della sua scrittura fosse riconoscibile, non tanto

nell’immediato, ma a lettura conclusa, quando il lettore avrebbe compreso la coerenza

e l’intenzionalità del suo progetto narrativo. Pur conoscendo bene i principi della

rappresentazione realistica, il romanziere li piegò alle proprie finalità, per rafforzare il

valore espressivo e morale delle sue opere.

Nei romanzi di Dickens, la figura del personaggio e il valore simbolico tendono

a sovrapporsi. L’autore era perfettamente consapevole del legame profondo tra

individui, ambienti e oggetti, e cercava di trasmettere questa consapevolezza anche ai

suoi lettori, attribuendo qualità umane a elementi inanimati e, al contrario,

caratteristiche oggettuali ai personaggi. In questo modo dimostrava il proprio dominio

sulla narrazione, andando oltre i limiti del realismo tradizionale e facendo leva su

emozioni universali radicate nell’immaginario collettivo. Dickens, infatti, non mirava

a essere un semplice realista, pur padroneggiandone le tecniche: il suo obiettivo era

piuttosto quello di assumere il ruolo di un creatore capace di guidare la fantasia dei

suoi lettori. Ci teneva che l’aspetto artistico della sua opera fosse percepibile, magari

non subito, ma almeno una volta giunti al termine della lettura, quando la coerenza

complessiva del testo risultava evidente. Nei suoi scritti giovanili non aveva problemi

a mostrare apertamente i meccanismi della costruzione narrativa, ma con il passare

degli anni affinò la sua tecnica, diventando sempre più sofisticato e ambiguo. Nelle

opere della maturità, arrivò persino a nascondere deliberatamente gli

5

indizi che potevano aiutare il lettore a interpretare correttamente la storia, così da

mantenere il pieno controllo sul processo di ricezione. In effetti, Dickens in A Tale of

Two Cities gioca proprio sull’occultamento e sulla rivelazione graduale degli indizi

narrativi necessari per ricomporre l’epilogo. Il romanziere dissemina e maschera

dettagli, costringendo il lettore a interpretare retrospettivamente la storia quando i fili

narrativi si ricompongono. Questo è un chiaro esempio del suo controllo sul processo

di lettura, non è un realista trasparente, ma un autore che costruisce un testo come una

trama di segreti e rivelazioni.

IL presente lavoro si propone di analizzare come Dickens, attraverso due opere

cruciali della sua maturità, Hard Times (1854) e A Tale of Two Cities (1859), utilizzi

le strategie retoriche per trasformare il romanzo in uno strumento di critica sociale e

riflessione morale.

La struttura della tesi riflette questo percorso. Il primo capitolo è dedicato ad

Hard Times e mette in luce come Dickens utilizzi metafora e metonimia per costruire

i luoghi e i personaggi, per denunciare la logica riduzionista dell’utilitarismo e per

creare la cittadina industriale di Coketown come spazio simbolico.

Il secondo capitolo analizza A Tale of Two Cities come parabola politica e morale,

ponendo particolare attenzione alle immagini collettive e al loro potere simbolico nella

rappresentazione della Rivoluzione Francese.

Infine, il terzo capitolo indaga la presenza del simbolismo biblico in entrambi

i romanzi, mostrando come la dimensione religiosa e cristologica diventi strumento

narrativo di rigenerazione morale e sociale.

In questo modo, l’intento della ricerca è dimostrare che Dickens, pur

muovendosi entro i confini del romanzo ottocentesco, ne supera le convenzioni

realistiche per costruire un linguaggio allegorico e simbolico capace di incidere sulla

sensibilità dei lettori e proporre una riflessione universale sulla giustizia e sulla

possibilità di riscatto umano. 6

1. La metafora come strumento di rappresentazione in Hard

Times

1.1 Contesto e genesi del romanzo

Il ponte di Coalbrookdale, meglio conosciuto come Iron Bridge fu il primo ponte in

ghisa della storia, completato nel 1779 e inaugurato nel 1781.Situato nello Shropshire,

lungo la foce del fiume Severn, è diventato un simbolo della Rivoluzione Industriale,

grazie alla sua innovazione architettonica e al contesto locale ricco di risorse per

l’industria.

Nel clima di generale entusiasmo si alzano però le prime voci allarmate di chi

intravede i pericoli, per la natura e per l’uomo, nascosti dietro queste innovazioni: nelle

forme degli imponenti stabilimenti si inizia a scorgere un aspetto satanico. Nelle

rappresentazioni, che si diffondono a partire dalla metà del secolo dei nuovi paesaggi

è evidente il mutamento in atto. Da una visione nitidamente topografica e positiva si

passa ad una “orribilmente sublime”. Se si paragonano le due vedute del ponte eseguite

rispettivamente nel 1758 e nel 1797 si avverte chiaramente il cambiamento.

Nell’incisione del 1758 realizzata dal pittore Francois Vivares le fabbriche in fondo

alla valle sono in ombra rispetto ai giardini assolati sulla collina che dominano

l’orizzonte, l’immagine ritratta rispecchia i canoni del pittoresco. Il paesaggio invece,

viene completamente stravolto nell’incisione del 1797 del pittore Joseph Mallord

William Turner, qui elementi inquietanti come i violenti contrasti di luce, l’atmosfera

cupa e una nebbia demoniaca prendono il sopravvento sfocando ogni cosa.

L’immagine rasserenante della campagna inglese viene completamente cancellata dai

fumi delle fabbriche.

L’Iron Bridge diventa così simbolo di progresso industriale ma allo stesso

tempo anche di disumanizzazione e perdita di armonia con la natura, personificando

l’alienazione dell’uomo rispetto alla sua stessa creatura.

L’utilitarismo, figlio della rivoluzione, secondo Jeremy Bentham e John Stuart Mill

doveva guidare l’individuo verso la prosperità e condurre a “the greatest happiness of

7

1

the greatest number of people” . Nell’ottica vittoriana ciò significava innalzare la

filosofia utilitaristica a fondamento della felicità e del benessere sociale.

In questo contesto Hard Times svelando i limiti, le contraddizioni e le storture della

società vittoriana parla ai lettori, lasciandoli inquieti e stravolgendo la concezione di

modernità e progresso. Chi legge è indotto non solo a provare un profondo senso di

insoddisfazione verso una realtà segnata dalle ingiustizie, ma anche ad acquisire una

più acuta consapevolezza critica e una rinnovata forma di libertà interiore.

All’interno del panorama dickensiano Hard Times occupa una posizione del

tutto peculiare. Quando nel 1854 il romanzo vide la luce, Dickens era ormai un autore

affermato e ampiamente apprezzato tanto in patria quanto all’estero, oltre a dirigere,

dal 1850, la rivista Household Words, sulla quale l’opera fu pubblicata a puntate. Ed è

proprio nel manifesto inaugurale della rivista che apre il primo numero di quest’ultima,

l’autore dichiara la sua poetica giornalistica e romanzesca. Dickens non ambisce ad

una informazione “utilitaria” ridotta a fatti, cifre e cronaca ma ad una forma di scrittura

capace di romanticizzare la vita quotidiana, restituendole quel valore umano, che stava

svanendo, attraverso la “Fancy”, ovvero la facoltà immaginativa come strumento di

conoscenza e di elevazione morale. Dickens esorta i suoi lettori a guardare con occhi

nuovi la realtà industriale e a comprendere che anche una condizione sociale segnata

dalla fatica non è necessariamente un fatto cupo, brutale, escluso dalla grazia

dell’immaginazione, in questo senso Hard Times costituisce forse l’esperimento più

riuscito di tale poetica. Questo legame tra immaginazione e impegno civile era già

stato rivendicato da Dickens nella dichiarazione programmatica con cui aprì

Household Words il 30 marzo del 1850: nessuno spirito puramente utilitaristico,

scriveva, avrebbe guidato quella rivista, ma soltanto il desiderio di custodire la fiamma

della fantasia nel cuore di giovani e anziani, ricchi e poveri2. In questa prospettiva

Hard Times non è soltanto un romanzo, ma un atto di riforma sociale. Come osserva

Engel, non possiamo separare Dickens scrittore da Dickens cittadino: la sua opera è

inseparabile dalle sue convinzioni morali e politiche.3 Joseph Butwin, d’altro canto,

ha sottolineato come il

1 Jeremy Bentham, The Collected Works of Jeremy Bentham, Oxford, Oxford University Press, 2005,

p. 15.

2 Charles Dickens,” A Preliminary Word”, Household Words,1850, vol. 1, n.1, p.1.

3 Monroe Engel, “The Politics of Charles Dickens’ Novels”, PMLA, vol.71, no. 5 (1956), p. 947.

8

romanzo debba essere letto nel contesto di Household Words, dove la commistione tra

reportage giornalistico e narrativa rendeva immediato il legame tra immaginazione

4

letteraria e dibattito sociale.

Nella genesi di questo romanzo più che mai le vicende biografiche dello scrittore

si intrecciano con la sua scrittura. Così George Gissing in Charles Dickens: a Critical

Study: Nell’anno di nascita di Dickens (1812) leggiamo di operai in rivolta che

distruggevano i macchinari, e che ricevettero in risposta la forza delle armi. Tra

allora e il 1834, data del Poor Law Amendment Act, molti altri macchinari furono

distrutti, telai meccanici e trebbiatrici, a nord e a sud; ma le folle affamate non

5

avevano alcuna possibilità contro il vapore e il capitale .

Nel medesimo anno della pubblicazione di Hard Times, in gennaio, lo scrittore ebbe

modo di compiere un solitario viaggio in treno, durante il quale osservò il malinconico

e spoglio paesaggio industriale che gli correva sotto gli occhi. Dal mutamento del

paesaggio inglese, dall’irrompere della macchina e dalla nuova mentalità da essa

generata prende avvio Hard Times, definito dalla critica novecentesca come industrial

novel o condition of England novel. Il romanzo dickensiano apparve in venti puntate

.

sul Household Words a partire dall’aprile del 1854

Non è un caso che l’opera sia dedicata proprio a Thomas Carlyle, saggista e storico

scozzese, tra i più famosi critici del primo periodo vittoriano, il quale nel saggio Signs

of the Time pubblicato nel 1829 mette in luce come la macchina, creazione mostruosa,

abbia rimpiazzato l’umanità: “It is the Age of Machinery, in every outward and inward

sense of that word […] Men are grown mechanical in head and in heart, as well as in

6

hand”

4 Joseph Butwin, "Hard Times: The News and the Novel," Nineteenth-Century Fiction, vol. 32, no.2

(1977), p.180.

5 George Gissing, Charles Dickens: A Critical Study, New York, Dodd, Mead and Company,1898, p.

6.

6 Thomas Carlyle, “Signs of the Times”, Edinburgh Review, vol. 49, no. 98 (1829), p. 439.

9

Questa presenza ossessiva e disforica raggiunge l’apoteosi nella

personificazione del capitalismo sotto forma di una mostruosa macchina a vapore che

infesta e opprime le campagne inglesi.

Tra i romanzi dickensiani, Hard Times si distingue dagli altri lavori sia per la sua

brevità, sia per l’assenza di sottotrame complesse o di ambientazioni geograficamente

variegate. Qui la narrazione si concentra su un unico scenario: la cittadina industriale

di Coketown, che, al pari dei personaggi che la popolano, sembra vivere di una propria

esistenza. Essa incombe sui suoi abitanti come una presenza opprimente,

trasformandosi in una vera e propria prigione da cui non sembra esserci possibilità di

fuga. Il romanzo si fonda su una struttura tripartita la semina, la mietitura, il raccolto

che riecheggia sia la metafora agricola sia una valenza simbolica. Le idee e le scelte

seminate all’inizio, come il culto dei” Fatti” imposto da Gradgrind, produrranno

inevitabilmente conseguenze amare.

Emblematico sotto questo punto di vista è il folgorante incipit di Hard Times. La

scena, che si apre e si chiude all’interno del primo capitolo, è strutturata in tre momenti

.

distinti, una tripartizione che riecheggia la suddivisione dell’intero romanzo L’azione

ha luogo nella scuola dell’oppressiva cittadina industriale di Coketown. Il direttore

Thomas Gradgrind, alla presenza di un funzionario governativo e del nuovo

insegnante, espone il suo credo pedagogico:

NOW, what I want is, Facts. Teach these boys and girls nothing but Facts. Facts

alone are wanted in life. Plant nothing else and root out everything else. You can

only form the minds of reasoning animals upon Facts: nothing else will ever be

of any service to them. This is the principle on which I bring up my own children,

7

and this is the principle on which I bring up these children. Stick to Facts, sir! .

<
Anteprima
Vedrai una selezione di 16 pagine su 74
 Ruolo della metafora in Dickens: Hard Times e A Tale of Twco Cities  Pag. 1  Ruolo della metafora in Dickens: Hard Times e A Tale of Twco Cities  Pag. 2
Anteprima di 16 pagg. su 74.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 Ruolo della metafora in Dickens: Hard Times e A Tale of Twco Cities  Pag. 6
Anteprima di 16 pagg. su 74.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 Ruolo della metafora in Dickens: Hard Times e A Tale of Twco Cities  Pag. 11
Anteprima di 16 pagg. su 74.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 Ruolo della metafora in Dickens: Hard Times e A Tale of Twco Cities  Pag. 16
Anteprima di 16 pagg. su 74.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 Ruolo della metafora in Dickens: Hard Times e A Tale of Twco Cities  Pag. 21
Anteprima di 16 pagg. su 74.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 Ruolo della metafora in Dickens: Hard Times e A Tale of Twco Cities  Pag. 26
Anteprima di 16 pagg. su 74.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 Ruolo della metafora in Dickens: Hard Times e A Tale of Twco Cities  Pag. 31
Anteprima di 16 pagg. su 74.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 Ruolo della metafora in Dickens: Hard Times e A Tale of Twco Cities  Pag. 36
Anteprima di 16 pagg. su 74.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 Ruolo della metafora in Dickens: Hard Times e A Tale of Twco Cities  Pag. 41
Anteprima di 16 pagg. su 74.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 Ruolo della metafora in Dickens: Hard Times e A Tale of Twco Cities  Pag. 46
Anteprima di 16 pagg. su 74.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 Ruolo della metafora in Dickens: Hard Times e A Tale of Twco Cities  Pag. 51
Anteprima di 16 pagg. su 74.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 Ruolo della metafora in Dickens: Hard Times e A Tale of Twco Cities  Pag. 56
Anteprima di 16 pagg. su 74.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 Ruolo della metafora in Dickens: Hard Times e A Tale of Twco Cities  Pag. 61
Anteprima di 16 pagg. su 74.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 Ruolo della metafora in Dickens: Hard Times e A Tale of Twco Cities  Pag. 66
Anteprima di 16 pagg. su 74.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 Ruolo della metafora in Dickens: Hard Times e A Tale of Twco Cities  Pag. 71
1 su 74
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliag.004 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Soccio Anna Enrichetta.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community