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Alba de Céspedes e Annie Ernaux: la costruzione dell’identità femminile in rapporto all’incontro con il maschile

Laureanda Relatrice

Alessandra Screpanti Prof.ssa Franca Sinopoli

Alba de Céspedes e Annie Ernaux: la costruzione dell’identità femminile in rapporto all’incontro con il maschile

Facoltà di Lettere e Filosofia

Dipartimento di Lettere e Culture Moderne

Corso di laurea in Lettere Moderne

Alessandra Screpanti

Matricola 2025503

Relatrice

Prof.ssa Franca Sinopoli

A.A. 2024-2025

Indice

  • Introduzione………………………………………………………………………………...p. 4
  • Quadro teorico
  • 1. 1.1 Fondamenti di critica letteraria femminista: genere, identità, letteratura………...p. 10
  • 1.1.1. Il corpo femminile come luogo di scrittura e archivio…………………….p. 12
  • 1.1.2. Scrivere il sé: identità e autodefinizione nella scrittura femminile………..p. 13
  • 1.1.3. La forma come politica dell’identità………………………………………..p. 14
  • 1.2 Costruzione sociale dei ruoli di genere e l’altro femminile……………………....p. 15
  • 1.2.1. L’incontro con il maschile come passaggio identitario..............................p. 17
  • 1.3 Dinamiche di potere………………………………………………………………...p. 19
  • 1.3.1. L’amore romantico e il sesso come dispositivi di potere..............................p. 20
  • Alba de Céspedes
  • 2. 2.1 Biografia…………………………………………………………………………..p. 22
  • 2.2 Il contesto culturale e letterario……………………………………………………....p. 24
  • 2.3 Nessuno torna indietro…………………………………………………………….p. 25
  • 2.4 Dalla parte di lei……………………………………………………………………..p. 33
  • 2.5 La bambolona………………………………………………………………………..p. 35
  • Annie Ernaux
  • 3. 3.1 Biografia…………………………………………………………………………...p. 37
  • 3.2 Il contesto culturale e letterario……………………………………………………p. 39
  • 3.3 Mémoire de fille……………………………………………………………………...p. 41
  • 3.4 Les armoires vides……………………………………………………………………p. 46
  • 3.5 La femme gelée………………………………………………………………………p. 49
  • Comparazione
  • 4. 4.1 Il contesto e la voce autoriale……………………………………………………...p. 52
  • 4.2 Il corpo e la vergogna………………………………………………………………...p. 57
  • 4.3 Il maschile………………………………………………………………………….p. 66
  • 4.4 L’educazione sentimentale………………………………………………………….p. 69
  • Conclusione………………………………………………………………………….p. 74
  • Bibliografia………………………………………………………………………….p. 79

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Introduzione

Nell’introduzione ai suoi Frammenti di un discorso amoroso, Roland Barthes annuncia la scrittura di un’opera dedicata alle “figure” dell’innamorato e dell’innamoramento, sostenendo che il discorso amoroso è “parlato da migliaia di individui, ma non è sostenuto da nessuno”1.

Questa affermazione, apparentemente paradossale in un panorama letterario saturo di narrazioni sentimentali, coglie un’esigenza profonda e persistente: quella di dare voce a un’esperienza universale; eppure, spesso elusiva che, pur essendo centrale, non è sempre stata pienamente analizzata nella sua dimensione soggettiva e strutturale.

Inoltre, da una certa prospettiva, l’amore in letteratura è stato per secoli narrato quasi esclusivamente da una lente maschile, relegando la prospettiva femminile a un ruolo secondario, idealizzato o funzionale al dramma del protagonista. Le donne, pur abbondando come personaggi, venivano ridotte a simboli, muse o figure del destino, più che a soggetti attivi e complessi nella propria storia. Questa costante subordinazione del discorso femminile a modelli stereotipati e a un canone letterario fallocentrico ha reso la letteratura un veicolo per la perpetuazione di dinamiche di potere, che un racconto sincero sull’amore.

Un cambiamento nella lettura di questo discorso si è sviluppato parallelamente all’affermarsi della critica letteraria femminista, una corrente che, a partire dagli anni Settanta, si è inserita nel più vasto contenitore del pensiero postmoderno. Questa prospettiva critica si è mossa con l’obiettivo di decostruire il canone letterario occidentale, mettendo in discussione l’assunto di un linguaggio neutro e svelando le strutture patriarcali implicite nella letteratura. In questo processo, un’intera tradizione di autrici femminili è stata riscoperta e valorizzata, dando vita a un dibattito teorico che ha ridefinito il rapporto tra genere, identità e scrittura. La letteratura non è più vista come una mera rappresentazione della realtà, ma come un potente strumento per plasmare la coscienza collettiva e per sovvertire i rapporti di potere.

È in questo contesto che il concetto di identità femminile emerge come campo di indagine cruciale. L’identità femminile, infatti, non è mai un dato statico o un’essenza naturale, ma una costruzione complessa e performativa, che si forma in un rapporto di tensione con l’altro. Il sé della donna è storicamente definito in relazione al maschile, in un’incessante negoziazione con lo sguardo e le aspettative di una società patriarcale. La letteratura, di conseguenza, diventa uno spazio privilegiato per esplorare questa lotta per l’autodefinizione. Le autrici, spesso tacciate di sentimentalismo, hanno in realtà compiuto un cruciale atto di decostruzione, smantellando il grande racconto dell’amore romantico di matrice maschile e rivelandone le convenzioni, le disuguaglianze e le fragilità insite.

1 Roland Barthes, Fragments d’un discours amoureux, (1977) Trad. It. Frammenti di un discorso amoroso, Giulio Einaudi editore, Torino, 1979, p. 3.

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Il focus di questa tesi è l’analisi comparata di alcune opere di Alba de Céspedes e Annie Ernaux, con l’obiettivo di indagare le modalità con cui hanno narrato la complessa costruzione dell’identità femminile. Sebbene appartengano a contesti storico-culturali distinti, le autrici sono accomunate da una visione della scrittura come strumento di indagine e resistenza, capace di far emergere le dinamiche tra individuo, classe sociale e contesto storico. La loro produzione letteraria si distingue per un approccio che trascende il discorso amoroso convenzionale: l’interazione con l’universo maschile è rappresentata non tanto come un’esperienza sentimentale, quanto come un catalizzatore di scontro e autoconsapevolezza, necessario alla formazione di una soggettività femminile rinnovata.

Alba de Céspedes, figura cosmopolita e intellettuale del Novecento italiano, si distingue per una prosa che, pur mantenendo eleganza e sobrietà, scava in profondità le dinamiche psicologiche e sociali delle sue protagoniste. Autrice per il giornalismo, il teatro e la cinepresa, oltre che per la narrativa, offre un quadro intimo e lucido delle sfide della condizione femminile in un’Italia in transizione dal fascismo alla democrazia. Il suo stile, che si allontana dal sentimentalismo per abbracciare un’indagine etica e introspettiva, mette in scena donne vere, forti e caparbie, con una complessa caratterizzazione che prevede anche ambiguità e contraddizioni scomode. Attraverso una scrittura polifonica e l’uso di forme narrative come il romanzo corale e il diario, de Céspedes dà voce a una soggettività femminile che rivendica il proprio spazio e la propria stratificazione di personaggio.

Annie Ernaux, figura centrale della letteratura francese contemporanea, si configura come un’autrice tra due mondi, quello rurale d’origine e quello intellettuale a cui approda nel corso della crescita. L’autrice ha fatto della propria esperienza di sradicamento la matrice della sua poetica. La sua scrittura si allontana da ogni procedimento retorico o virtuosistico per abbracciare un approccio che l’autrice stessa definisce écriture plate, una prosa asciutta e impersonale volta a restituire la nuda realtà degli eventi. L’identità, nelle sue opere, non è solo un dato intimo e privato, ma sempre legato allo spazio sociale, è il risultato di un’indagine quasi etnografica della memoria personale. Attraverso il racconto di sé e del suo vissuto, Ernaux decostruisce il mito borghese dell’individualità e si fa portavoce di una memoria collettiva, dando voce a un vissuto femminile che si forgia nel conflitto tra l’appartenenza a una classe e l’aspirazione a un’altra.

Il percorso personale di Alba de Céspedes e Annie Ernaux presenta notevoli affinità. Le loro biografie sono accomunate da tappe cruciali: uno stato di lontananza dal nucleo familiare, un matrimonio veloce e precoce, una gravidanza e il successivo divorzio. Queste esperienze diventano la materia viva della loro produzione letteraria. Le due autrici affrontano con lucidità questioni universali, narrano l’inquieto percorso adolescenziale, i primi turbamenti amorosi, il sentimento della vergogna, e la percezione del corpo che cambia, che cresce, che desidera e che soffre; il distacco

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dall’ambiente familiare, l’incomunicabilità con i genitori. Sottolineano con forza l’opportunità che rappresentava la possibilità di accedere e continuare gli studi. Raccontano le difficoltà della maternità e della vita coniugale. Lo fanno attraverso una prosa che privilegia la sincerità e l’immediatezza rispetto all’artificio retorico. Il loro stile riesce a tradurre la complessità del vissuto in una forma accessibile, con l’intento di restituire autenticità, una verità emotiva in cui è facile rispecchiarsi. In questo modo le loro storie, pur essendo personali e collocate in un dato momento storico e geografico, lo trascendono per raggiungere una dimensione universale. Le loro vicende potrebbero essere quelle delle nostre nonne o madri, ma anche le nostre, rilette con una nuova lucidità critica. De Céspedes ed Ernaux ci offrono gli strumenti per analizzare queste vite, per comprendere le pressioni sociali, le rinunce silenziose e le piccole, grandi ribellioni che hanno definito e continuano a definire l’identità femminile.

L’approccio per questa tesi è stato duplice, da una parte quello teorico, attraverso dei testi critici, al fine di inquadrare il contesto della scrittura e la ricostruzione di scelte narratologiche, strutturali e tematiche. A questo si è affiancata un’indagine testuale, che è partita dalle opere di de Céspedes ed Ernaux, con un’attenzione maggioritaria rispettivamente a Nessuno torna indietro e Mémoire de fille, ma anche a Dalla parte di lei e La bambolona per una e Les Armoires vides e La femme Gelée per l’altra. L’analisi dei testi mira a far emergere primariamente la personale declinazione letteraria dei temi trattati e successivamente a cercare di tracciare un percorso comparativo tra convergenze e divergenze.

Quadro teorico e impostazione dell’analisi

Il primo capitolo delinea il quadro teorico che sostiene l’intera analisi, radicandosi principalmente nella critica letteraria femminista. La trattazione si apre con una ricostruzione delle origini e dei fondamenti di questo approccio, sorto per decostruire il canone letterario occidentale e svelare le strutture patriarcali implicite nel linguaggio. Attraverso il pensiero di figure chiave come Simone de Beauvoir, Kate Millett, Hélène Cixous e Julia Kristeva, viene messo a fuoco come il genere sia una costruzione culturale e la scrittura un atto politico di riappropriazione. Successivamente, l’analisi si concentra su tre concetti interconnessi: il corpo femminile, presentato non più come oggetto passivo dello sguardo maschile, ma come luogo attivo di scrittura e archivio di memoria. La scrittura del sé, che nella sua forma femminile sfida i modelli autobiografici tradizionali, proponendo un’identità frammentata e in divenire. La forma come politica, per cui la scelta di strutture narrative non lineari diventa un gesto di sovversione contro la logica patriarcale. Il capitolo esamina poi la costruzione sociale dei ruoli di genere, definendo la figura maschile come l’Altro attraverso cui il soggetto femminile si misura e si definisce. In questa cornice, l’incontro con il maschile, specialmente la prima esperienza sessuale, è analizzato come un passaggio identitario cruciale, un momento di tensione tra

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norma sociale ed esperienza soggettiva, spesso segnato da disillusione e presa di coscienza. Infine, la discussione si sposta sulle dinamiche di potere che governano questi rapporti. Vengono esplorati i concetti di auto-sorveglianza, secondo cui la donna interiorizza lo sguardo maschile, e la funzione dell’amore romantico e del sesso come dispositivi di controllo sociale. La scrittura emerge così come lo strumento fondamentale per elaborare il trauma, rompere il silenzio e ricostruire un’identità narrativa autonoma.

Alba de Céspedes

Il secondo capitolo è interamente dedicato alla figura e all’opera di Alba de Céspedes. L’analisi si apre con un profilo biografico che ne sottolinea il retroterra transnazionale, l’impegno antifascista e la precoce carriera letteraria, per poi inquadrare la sua produzione nel contesto culturale e letterario dell’epoca. Viene evidenziato come la sua scrittura, pur senza un’adesione programmatica al femminismo, si ponga in modo sovversivo rispetto ai modelli normativi imposti dal regime fascista e dalla società patriarcale, dando voce a una complessa interiorità femminile. Il cuore del capitolo è costituito dall’analisi testuale di tre romanzi chiave, letti attraverso la lente tematica dell’incontro con il maschile: Nessuno torna indietro (1938): viene esaminato come opera corale e pionieristica. Attraverso le traiettorie delle sue otto giovani protagoniste, il romanzo mette in scena il passaggio all’età adulta come un confronto con un universo maschile simbolicamente pervasivo ma concretamente assente o ostile. L’analisi delle singole figure (da Emanuela a Silvia, da Xenia a Vinca) mostra come l’incontro con l’altro sesso sia un rito di passaggio problematico che costringe ciascuna a negoziare la propria identità tra desiderio di autonomia e condizionamenti sociali; Dalla parte di lei (1949): l’indagine prosegue con questo romanzo, più introspettivo e radicale. La vicenda di Alessandra viene presentata come una critica profonda all’istituzione matrimoniale e all’amore romantico, visti come prigioni che annullano la soggettività femminile. L’atto finale della scrittura diventa per la protagonista l’unica, vera forma di liberazione e affermazione di sé; infine La bambolona (1967), il capitolo si chiude con l’analisi di quest’opera, che segna una svolta pessimistica. Adottando un punto di vista maschile e ambientando la storia nella società consumistica del boom economico, de Céspedes descrive il fallimento di ogni autentica relazione. L’incontro amoroso è degradato a scambio strumentale e predatorio, e la figura femminile (Ivana, “la bambolona”) è ridotta a un oggetto vuoto, simbolo di una crisi profonda della soggettività in

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ales.screpanti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Critica letteraria e letterature comparate e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Sinopoli Franca.
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