CATETERE VENOSO PERIFERICO (CVP)
Definizione: «I cateteri venosi periferici sono i dispositivi di accesso vascolare più usati nella
pratica clinica per la somministrazione di liquidi, nutrienti, farmaci e derivati del sangue per
via parenterale.». «Si definisce accesso periferico un catetere la cui parte terminale si
localizzi in qualunque vaso tributario della vena cava superiore o inferiore.
L’incannulazione venosa periferica può essere realizzata con diversi dispositivi:
1. Ago a farfalla (butterfly): composto da ago metallico di piccole dimensioni con un
sistema di alette di plastica che ne agevolano il posizionamento e il fissaggio e da un
tubicino con sistema di raccordo luer-lock. Deve essere rimosso alla fine dell’infusione.
2. Ago Cannula: composto da una cannula esterna di vario calibro (a cui corrisponde un
colore specifico) di materiale biocompatibile e da un mandrino inserito all’interno della
cannula, impugnatura e camera di deflusso trasparente. Indicato per la somministrazione di
farmaci ad infusione continua/intermittente, farmaci in urgenza, emoderivati, NP periferica.
Quando usarlo?
• Terapie che non possono essere somministrate in una via diversa,
• In base a rapidità d’effetto e/o biodisponibilità del farmaco prescritto,
• Per infusione di liquidi,
• Derivati del sangue ed emotrasfusione,
• Instabilità del paziente
• Condizioni cliniche di emergenza – urgenza.
MEMO: La biodisponibilità di un farmaco indica il grado e la velocità in cui la forma attiva
di un farmaco raggiunge la circolazione sistemica, acquisendo così la capacità di accedere
al suo sito d'azione.
In alcuni casi è più indicato il posizionamento di un catetere venoso centrale (CVC): un
accesso vascolare la cui parte terminale si localizza a livello della giunzione atrio-cavale o in
vena cava inferiore. Questo catetere è indicato per:
- La somministrazione di farmaci con osmolarità > 900mOsm
- La somministrazione di farmaci con pH <5 o >9,
- La somministrazione di farmaci irritanti e vescicanti
- La somministrazione di farmaci in pazienti trattati con vasopressori, pazienti con emorragia,
ecc.
Quando preferire l’utilizzo del CVP a quello del CVC?
- In base alle caratteristiche dei farmaci da infondere
- Quando le infusioni vanno somministrate per brevi periodi: L’ago cannula è indicato per
terapie della durata di 5-7 giorni.
- Considerare anche che il CVP è meno doloroso e ha un rischio minore di infezione.
Criteri di scelta di un CVP:
1. In base alle prove di efficacia EBN
2. In base al tempo di permanenza del CVP e alla durata della terapia endovenosa
3. Caratteristiche chimico fisiche delle soluzioni da infondere
4. Volume e velocità di infusione
5. In base alla stabilità clinica del paziente
Come sono classificati in base al tempo di permanenza del CVP e alla durata della terapia
EV?
Vengono così classificati:
1. A breve termine: sono aghi cannula utilizzati in ambiente ospedaliero con tempo di
permanenza da 5 a 7 giorni. Sono a punta aperta, in teflon o poliuretano, con un
diametro compreso tra 14 e 24 Gauge
Il calibro del CVP:
- Diametro esterno: è espresso in French (1 French = 0.3 mm) o mm
- Diametro interno: è indicato in Gauge (G), questa unità di misura corrisponde al
numero di cateteri che entrano in un cm2. Ad ogni diametro corrisponde uno
specifico colore standard riportato sulla confezione
⚠️ Maggiore è il Gauge più piccolo è il diametro della cannula
- Lunghezza: è espressa in mm o cm. Gli aghi cannula più frequentemente utilizzati
sono quelli da 18 – 20 – 22 – 24 G . Bisogna scegliere il dispositivo con il calibro più
piccolo possibile rispetto al calibro della vena.
2. A medio termine (Midline): sono aghi cannula inseriti con Ecoguida, utilizzati in
ambiente ospedaliero ed extraospedaliero utilizzati per terapie della durata superiore
a 30 giorni. Possono essere a punta aperta o valvolati, in silicone o poliuretano,
hanno una lunghezza superiore a 15 cm2 la punta può arrivare in vena
ascellare/succlavia. Diametro variabile da 2 a 6 french
Caratteristiche chimico fisiche delle soluzioni da infondere
pH ed Osmolarità sono i principali fattori intrinseci delle soluzioni e dei farmaci in grado di
provocare alcune complicanze locali (flebite).
- L’osmolarità indica la concentrazione di particelle disciolte in una soluzione. Plasma
umano —> [particelle disciolte]= 290 mOsm/l (circa)
+
- Il pH definisce la [H ] di una soluzione con una scala da 0 a 14.
L’accesso vascolare periferico è indicato per la somministrazione di liquidi con osmolarità <
900 mOsm/ farmaci con osmolarita<600 mOsm e 5<pH<9.
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Prerequisiti teorici: Anatomia - Fisiologia
L’apparato cardiocircolatorio è costituito dal cuore, dai vasi sanguigni e dal sangue. Lo
studio del sangue si definisce Ematologia.
Il sangue è un tessuto connettivo con sostanza intracellulare liquida composto di cellule e
matrice extracellulare. La matrice è il plasma che contiene a sua volta gli elementi formati
quali globuli rossi, bianchi e piastrine.
Due importanti proprietà del sangue sono la viscosità e l’osmolarità che derivano dagli
elementi figurati e dalla composizione del plasma.
- La viscosità è la resistenza di un fluido a fluire, che risulta dalla coesione delle sue
particelle. Quindi la rigidità di un fluido. Questa caratteristica è importante nella
funzione circolatoria perché regola in parte il flusso del sangue attraverso i vasi.
- L’osmolarità del sangue (la molarità totale delle particelle disciolte che non passano
attraverso la parete dei vasi) è un altro importante fattore della funzione
cardiovascolare.
Per nutrire le cellule circostanti e rimuovere i loro prodotti di scarto le sostanze devono
scambiarsi tra il torrente ematico e i fluidi tissutali attraverso la parete dei capillari.
Questo trasferimento di fluidi dipende dall’equilibrio tra la filtrazione di un fluido dal capillare
e il suo riassorbimento per osmosi. Il tasso di assorbimento è regolato dall’osmolarità
relativa del sangue nei confronti dei fluidi tissutali.
Quindi se l’osmolarità del sangue è troppo alta il torrente ematico assorbe una quantità
eccessiva di acqua: - aumenta il volume ematico - aumenta la pressione - affaticamento
pericoloso per vene e arterie
Quindi se l’osmolarità del sangue è troppo bassa una quantità eccessiva di acqua rimane
nei tessuti che diventano edematosi: - diminuisce il volume ematico - diminuisce la
pressione - affaticamento pericoloso per vene e arterie
È importante che il sangue mantenga un’osmolarità ottimale. L’osmolarità del sangue
dipende prevalentemente dagli ioni Sodio, dalle proteine e dagli eritrociti
Omeostasi: capacità dell’organismo di mantenere costante il proprio ambiente interno
nonostante scambi materia ed energia con l’ambiente in cui vive.
L’equilibrio acido base è uno degli aspetto più importanti dell’omeostasi in quanto lievi
variazioni del pH dai valori normali possono arrestare le vie metaboliche, modificare le
strutture e le funzioni di macromolecole, eccetera.
Il sangue e il liquido tissutale hanno in genere un pH di 7.35 – 7.45 anche se sono frequenti
variazioni lievi causate dalla produzione di acidi del metabolismo (acido lattico, acido
fosforico, acido carbonico, eccetera)
Il pH di una soluzione è determinato unicamente dai suoi ioni idrogeno H+. Un acido è una
sostanza che libera questi ioni abbassando il pH, mentre una base ha una forte tendenza a
legare ioni H+ e dunque ad aumentare il pH.
Prerequisiti teorici: Farmacologia
Al fine di scegliere ottimamente la sede ed il presidio adeguato per la somministrazione del
farmaco, è necessario identificare chiaramente i farmaci vescicanti ed irritanti, l’osmolarità e
il pH delle soluzioni da infondere; è dimostrato infatti che l’incidenza delle flebiti e delle
reazioni nel sito di infusione è correlata al pH e all’osmolarità delle soluzioni infuse.
Le terapie non appropriate per i cateteri venosi periferici includono:
- terapia con farmaci vescicanti/necrotizzanti
- NPT (800-1000 mOsm/L)
- infusione di farmaci con pH > 9, infusione di farmaci con osmolarità > 900 mOsm/L
Il trattamento con farmaci vescicanti/necrotizzanti orienta prioritariamente al posizionamento
di un accesso venoso centrale.
Un farmaco vescicante causa necrosi tissutale diffusa, dolore severo o prolungato con
danno a nervi e perfino tendini a causa del suo meccanismo d’azione (inattiva il DNA,
andandosi a legare con i gruppi neutrofili delle catene del doppio filamento, comportando
legami errati ed errori trascrizionali con induzione dell’apoptosi), richiede un’infusione lenta e
continua per più
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Sistema nervoso periferico