Lezione n. 1: Introduzione all’archeologia virtuale
L’archeologia virtuale e i suoi metodi
L’archeologia virtuale è un ambito di ricerca che si occupa della ricostruzione di manufatti, edifici e paesaggi del passato tramite modelli digitali tridimensionali, ipertesti e soluzioni multimediali; si tratta quindi di prodotti digitali usati in maniera integrata.
La ricostruzione dell’antico nasce già nell’età rinascimentale, ad esempio nelle ricostruzioni delle architetture antiche di Piero Della Francesca. Si tratta di ricostruzioni estremamente particolareggiate ma evidentemente piene di elementi di fantasia. Questa mancata aderenza alla realtà è stata molto criticata; difatti, poi nei primi anni del ’900 fino agli anni ’70 ha prevalso la scuola in cui le ricostruzioni erano estremamente tecniche e neutre.
Con l’avvento della scienza digitale e degli strumenti informatici assistiamo alla nascita dell’archeologia virtuale, ovvero la “Virtual archeology”, che usa la computer application ma in un modo freddo.
Finalità dell’archeologia virtuale:
- Finalità scientifiche, servono proprio a focalizzarsi meglio sullo studio dei paesaggi, degli abitanti e dei modi di vita nel passato.
- Finalità divulgative, cioè la diffusione generalizzata della conoscenza.
- Finalità didattiche.
London charter 2006
La London charter for the use of 3D visualization in the Research and Communication of Cultural Heritage è uno strumento che indica i punti metodologici da rispettare quando si opera nella virtual archeology. I punti sono:
- Rendere disponibili tutte le fonti utilizzate per la ricostruzione: tutti questi dati, tutte queste fonti che noi utilizziamo, che vengono detti tecnicamente paradati, vanno aggregati e vanno esplicitati quando appunto proponiamo le nostre ricostruzioni.
- Rendere noti tutti gli strumenti tecnologici utilizzati.
- Esplicitare il processo logico delle ipotesi ricostruttive: dobbiamo essere in grado di esplicitare qual è stato il nostro iter logico per riempire le zone che non siamo riusciti a colmare con i dati certi.
- Proporre più ipotesi costruttive in casi controversi: anche i monumenti più antichi possono avere delle zone d’ombra; per esempio, non si conosce la datazione certa della costruzione dei sotterranei del Colosseo.
- Proporre distinte ipotesi ricostruttive per ciascun periodo storico.
Carta di Siviglia
La Carta di Siviglia è un secondo documento che è nato pochi anni dopo la London Charter e che ha ancora di più approfondito le tematiche e i punti di sviluppo della virtual archeology.
Punti di sviluppo della Carta di Siviglia:
- Generare criteri applicabili da tutti gli addetti ai lavori: questi criteri devono essere trasparenti e debbono essere applicabili da tutti quanti quelli che vogliono occuparsi di archeologia virtuale.
- Stabilire linee guida per fornire al pubblico una buona comprensione dell’attività archeologica: le ricostruzioni archeologiche in ambito virtuale non devono solo far capire come era l’oggetto, ma devono far capire soprattutto da quali istanze e come, con quali metodi, viene proposta l’interpretazione archeologica.
- Stabilire criteri di valutazione della qualità dei prodotti di archeologia virtuale: questi prodotti devono avere degli standard bassi per essere considerati dei prodotti scientifici come una buona qualità.
- Promuovere un uso responsabile delle tecnologie per la gestione del patrimonio culturale: appunto, chi opera nel campo dell’archeologia virtuale e del digitale deve essere anche in grado di far capire a chi si occupa del management dei beni culturali quali siano gli strumenti più adatti.
- Migliorare le ricerche svolte nell’ambito del patrimonio archeologico, della conservazione e della divulgazione.
- Aprire nuove prospettive per la ricerca archeologica.
Il processo ricostruttivo
Esistono varie fonti e vari elementi che ci portano a una probabile ricostruzione di paesaggi, monumenti, oggetti e modi di vita dell’antichità. In ordine di importanza sono:
1. I resti materiali: i contesti stratigrafici, ciò che noi abbiamo scavato.
- I contesti architettonici, di architetture e le strutture antiche che noi abbiamo studiato.
- I contesti paesaggistici, i paesaggi dove noi siamo andati a fare ricognizione.
2. La documentazione grafica e fotografica diretta, cioè tutta la documentazione che noi abbiamo realizzato andando ad analizzare direttamente, in presenza fisica, questi resti materiali.
3. La documentazione di archivio o pregressa: per molti monumenti esistono anche studi, pubblicazioni e una documentazione che è stata fatta nel corso degli anni; più la documentazione va a ritroso nel tempo e per noi meglio è.
4. Le fonti scritte dell’antichità, sono le epigrafi o le fonti storiche e letterarie degli autori antichi.
5. L’apparato iconografico: stampe, disegni e raffigurazioni pittoriche.
6. Confronti tipologici: confronti con monumenti dello stesso periodo e dello stesso contesto geografico che magari si sono meglio conservati in alcuni elementi possono essere d’aiuto nella nostra ricostruzione.
7. Considerazioni metriche e strutturali: dobbiamo cercare di immergerci nel modo di progettare e di misurare degli antichi stessi. Noi sappiamo, per esempio, che i Romani usavano una certa unità di misura, così come sappiamo che esistevano degli elementi proporzionali nei vari ordini architettonici. Dobbiamo anche capire come disegnavano, come progettavano, come si immaginavano e poi come realizzavano con gli strumenti caratteristici i monumenti, appunto nelle varie epoche di competenza.
8. Considerazioni stilistiche e compositive: confronto, in questo caso stilistico e di composizione decorativa, fatto con monumenti simili dello stesso periodo e preferibilmente della stessa area geografica.
La documentazione archeologica
La documentazione archeologica proviene da vari strumenti: innanzitutto è una documentazione scritta, quindi delle schede descrittive precostituite standard che appunto ci parlano della natura dell’oggetto; poi i disegni, che possono essere realizzati a mano oppure con degli strumenti elettronici come laser scanner o anche la fotogrammetria tridimensionale. Il tutto normalmente va a confluire in contenitori geografici virtuali, che vengono detti GIS, Geographic Information System, che contestualizzano territorialmente gli oggetti che andiamo a ricostruire.
Analisi ricostruttiva:
Contestualizzazione geografica delle evidenze archeologiche: tutto ciò che noi andiamo a ricostruire, si tratti di un oggetto, di un edificio o di un quartiere stesso, ha la necessità di essere contestualizzato nel suo spazio. Per questo noi usiamo questi strumenti GIS che ci permettono di ricostruire la superficie, il territorio antico dove i monumenti stessi andavano a ricadere.
Rilievo strutturale generale e di dettagli. Oggi riusciamo a rilevare le evidenze archeologiche direttamente in 3D, con lo scanner o con la fotogrammetria.
Planimetrie generali e periodizzanti. Per poter realizzare delle piante ricostruttive dobbiamo eseguire una planimetria generale di tutto quanto il monumento che noi vogliamo ricostruire, per poi andare a determinare gli elementi del periodo specifico del monumento che stiamo ricostruendo e quindi dobbiamo andare a generare delle piante di periodo.
Sezioni e prospetti. Dopo che noi abbiamo ragionato guardando l’edificio dall’alto, planimetricamente, dobbiamo valutare invece le altezze.
Rilievo degli elementi architettonici e decorativi. Tutti gli elementi che vengono rinvenuti all’interno del contesto statico del monumento, quindi elementi decorativi, vanno rilevati, con questi nuovi strumenti tridimensionali, vanno studiati, ricomposti, fino ad arrivare a una anastilosi virtuale.
Processo logico ricostruttivo
- Pianta ricostruttiva: ricomporre planimetricamente l’edificio ci porta non tanto a capire come fosse l’aspetto originale del monumento, ma come fosse pensato dagli architetti antichi.
- Ricomporre le facciate.
- Ricostruire l’intero progetto architettonico.
Questo processo non porta mai alla proposizione della realtà, ma a un suggerimento di una realtà probabile rispetto alla coscienza attuale.
Applicazioni e sviluppi odierni
- La virtual reality è la sostituzione totale della realtà, quindi lo spettatore si trova immerso in una ricostruzione reale; ha però diritto poi di vedere in seguito i dati su cui si basa questa ricostruzione. La virtual reality ci rende totalmente immersi nelle ricostruzioni e quindi nasconde gli elementi reali.
- La augmented reality, cioè un arricchimento della visione del reale. Quando io vedo un oggetto, sia esso reale o anche virtualmente ricostruito, ho accesso ad altri dati digitali che mi danno informazioni aggiuntive sull’oggetto stesso al fine di comprenderne meglio la storia e la natura.
- La mixed reality, la combinazione di rappresentazioni visive dello spazio reale e virtuale.
- Varie soluzioni: il videomapping, anche interattivo; uso dei plastici, il plastico può ricontestualizzare il monumento stesso e può avere anche proiezioni aggiuntive; tavoli interattivi, touchless o touch; proiezioni interattive, ad esempio ricostruzioni di edifici su pareti usando un sensore che codifica i nostri movimenti, dando una sensazione di immersione legata al monumento; restauro virtuale, posso andare grazie a delle fotografie ad altissima definizione a ridefinire i pixel, i colori e delle parti mancanti, ovviamente sono ricostruzioni ipotetiche.
Lezione n. 2: Metodi per la ricostruzione virtuale archeologica
Ipotesi e dati: principi deontologici del ricostruttore
La ricostruzione informatizzata virtuale delle opere del passato è uno strumento estremamente potente soprattutto negli aspetti di simulazione di una realtà possibile. Il tema della realtà possibile è molto importante: non è una realtà sicura ma una delle tante realtà possibili.
Nelle ricostruzioni virtuali una delle cose fondamentali è l’assenza del dato fisico. Questo porta a sperimentazioni molto leggere e veloci perché manipoliamo dati fatti di bit. Il dato non è reale e quindi è manipolabile. Inoltre, possiamo giungere ad alti gradi di fotorealismo.
La ricostruzione archeologica virtuale rivendica quindi un valore scientifico, non solo divulgativo, ma un lavoro scientifico per definirsi tale deve necessariamente seguire una gerarchizzazione sequenziale delle fasi di studio, per poter essere operativamente ripercorso e verificato, metodo scientifico che deve essere replicabile. Il rischio più grande è che il risultato della ricerca, per quanto proposto in forma molto simile al reale, può non esserlo, perché appunto è solo una delle possibili realtà.
Tra i principi deontologici del ricostruttore c’è quello di dichiarare il livello di ipotesi della propria ricostruzione e quindi, in qualche modo, smascherare il proprio lavoro.
Il metodo dei livelli ricostruttivi
È necessario individuare un metodo che il ricostruttore possa seguire per raggiungere un risultato scientifico. Si devono introdurre dei criteri che rendono distinguibili i diversi gradi di attendibilità dei singoli elementi ricostruiti: non tutto è attendibile alla stessa maniera, ma ci sono elementi che saranno più certi, altri che lo saranno di meno. Quindi, ci sono diversi gradi di attendibilità e diversi gradi di conformità e il lavoro ricostruttivo finale deve in qualche modo dichiararlo.
Ename charter 2002
La Ename Charter 2002 era una carta legata più che altro al restauro e a problemi relativi alle metodologie e agli standard di qualità delle pubblicazioni scientifiche. Era interessante però che in questa carta, per la prima volta, gli articoli 9, 18 e 20 parlano effettivamente di costruzioni virtuali e si dice nel dettaglio che:
- In caso di mancanza di pericolo strutturale, stiamo parlando di restauro, bisognava preferire le ricostruzioni virtuali a quelle fisiche; per la prima volta entra l’idea del concetto della ricostruzione virtuale nell’ambito di un discorso di restauro.
- Le ricostruzioni virtuali e gli ambienti di realtà virtuale devono basarsi su analisi materiali dei resti archeologici, sulle fonti storiche scritte, su criteri strutturali e architettonici, sull’iconografia.
- La documentazione scientifica deve essere disponibile a tutti e pubblicata su Internet.
Carta di Londra 2006
La Carta di Londra 2006, dedicata all’uso della visualizzazione 3D, della ricerca e della comunicazione del patrimonio culturale, si basa su:
- Rendere disponibili tutte le fonti utilizzate per le ricostruzioni.
- Esplicitare il processo logico delle ipotesi ricostruttive.
Inoltre, indica le fonti utilizzabili per la ricostruzione di ambienti antichi:
- I resti materiali.
- La documentazione grafica diretta, sembra di rileggere proprio quella legenda.
- La documentazione fotografica diretta.
- La documentazione grafica pregressa.
- La documentazione fotografica pregressa.
- Fonti scritte, quelle che avevano chiamato notizie epigrafiche, numismatiche, letterarie.
- Apparato iconografico, stampe e disegni e raffigurazioni pittoriche.
- Confronti tipologici delle architetture e delle decorazioni.
- Considerazioni metriche.
Ovviamente si tratta di operazioni indispensabili per validare scientificamente una ricostruzione, ma economicamente molto costose.
Mentre da un lato l’aspetto divulgativo ha fatto un salto in avanti molto importante e quindi c’è stato questo sviluppo della tecnologia, la parte relativa alla scientificità delle ricostruzioni è rimasta molto indietro. Finché la ricostruzione sarà ritenuta un oggetto di valorizzazione e non di ricerca, la validazione sarà evidentemente lasciata solo allo scrupolo degli operatori.
Carta di Siviglia 2011
La Carta di Siviglia 2011 stabilisce i fondamenti teorici per il futuro della virtual archaeology, non va molto oltre la Carta di Londra:
- Stabilisce delle linee guida finalizzate a dare al pubblico una migliore comprensione dell’attività archeologica.
- Stabilisce anche dei criteri di valutazione della qualità dei prodotti di archeologia virtuale, ma non si capisce bene poi quali siano questi criteri.
- Promuove un uso responsabile delle tecnologie per la gestione del patrimonio culturale.
Dall’esplicitare le fonti al pensiero ricostruttivo: la nuova frontiera della disciplina
In questi anni si sono compiuti enormi passi avanti dal punto di vista estetico; la ricostruzione come ricerca scientifica è stata spesso dimenticata, sminuendo di fatto le potenzialità e questo rappresenta la vera frontiera della disciplina.
La possibilità di gestire in cloud enormi quantità di dati e di fruire in tempi relativamente brevi grazie alla rivoluzione promessa dalla connettività 5G potrebbe a breve offrire alla validazione delle ricostruzioni la possibilità di trovare nel web un luogo dove stanziarsi rispetto a quello della valorizzazione.
Lezione n. 3: Conoscenza dell’architettura antica e pensiero ricostruttivo
Conoscere il vocabolario relativo agli aspetti decorativi e costruttivi
È un tema fondamentale perché non si possono fare ricostruzioni se non si assimila nel profondo la cultura architettonica che si va a studiare.
Gli ordini architettonici: gli ordini architettonici sono dei sistemi decorativi che cristallizzano e tramandano dei sistemi costruttivi e la conoscenza delle loro regole è basilare per ipotizzare la loro ricostruzione. Originariamente erano lignei e poi questi schemi vengono tradotti in pietra.
Bisogna conoscerli perché serve conoscere la regola per ipotizzare le eccezioni. Ad esempio, l’ordine dorico è un insieme di elementi organizzati nello spazio secondo un criterio evidente.
Interpretare, riprogettare e ricostruire
Un lavoro scientifico deve necessariamente seguire una gerarchizzazione sequenziale delle fasi di studio, per essere ripercorso e verificato.
Un ricostruttore virtuale deve seguire delle fasi ripercorribili, il metodo scientifico impone che ogni passo sia sempre ripercorribile, e quindi deve compiere una serie di operazioni:
1. Interpretazione dell’oggetto di studio.
- Reperimento del materiale documentario e ricerca storica.
- Approfondimento delle strutture costruttive antiche, capire come si costruiva in quel periodo per non cadere in errori interpretativi.
2. Riprogettare.
- Ideazione di un’ipotesi iniziale.
- Modellazione schematica della prima ipotesi. Modellazione di base che serve a verificare in maniera onnicomprensiva se l’ipotesi può funzionare. Questa fase dovrebbe partire dall’alto verso il basso: secondo Leon Battista Alberti la progettazione parte dalla copertura perché in essa è contenuta l’idea progettuale dell’edificio. La prima modellazione deve essere di verifica, si può assimilare quasi a un plastico.
3. Ricostruire.
- Seconda modellazione: raffinamento del modello e verifica delle soluzioni costruttive. Dobbiamo ricostruire virtualmente l’edificio, partendo dalle fondamenta fino alle strutture, cercando di capire come si sviluppa e se dal punto di vista costruttivo gli elementi stanno insieme.
- Presentazione estetica, analisi architettonica degli esiti formali: texturizzazione, studio della luce, editing finale.
In questa seconda modellazione si va a considerare l’anastilosi virtuale, cioè la riedificazione intesa come riposizionamento virtuale dei “pezzi” dell’edificio per definire nel dettaglio il modello di seconda modellazione. Inoltre, da questo cantiere virtuale è possibile trarre delle verifiche strutturali.
Questa operazione presuppone
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