Parte seconda. I luoghi e i tempi della professione: uno sguardo metodologico
PROMUOVERE L’INCLUSIONE SCOLAST ICA DAL NIDO ALL’UNIVERSITÀ
4. A scuola l’educatore deve fare solo “assistenza”?
Il percorso della persona dal nido all’università, nel quale si coniugano obiettivi connessi all’istruzione e all’educazione
perseguiti in un contesto inclusivo - in grado cioè di accogliere tutti e di considerare le esigenze di ciascuno - è di
fondamentale rilevanza per ogni individuo.
L’insegnante chiaramente ricopre un ruolo prioritario nell’educazione inclusiva, anche se non esclusivo. La qualità del
processo dipende anche dalla possibilità di coinvolgere tutti gli attori, di allargare lo sguardo alle risorse del territorio, di
considerare la valenza delle alleanze e del lavoro di rete.
In tutto questo processo il ruolo dell’educatore è assolutamente significativo e tale da far assumere al termine
“assistenza” un significato ben diverso e ricco rispetto a quanto non si sia soliti associargli.
1. L'obiettivo dell'inclusione
In un altro lavoro Cottini ha già analizzato il costrutto di educazione inclusiva sviluppandolo su quattro piani, fra loro
complementari e interagenti, con l'intento principale di individuare soluzioni operative in grado di garantirne la massima
espressione. Questi quattro piani sono quelli de:
- l'affermazione dei principi di riferimento;
- l'organizzazione del contesto e delle procedure ai fini inclusivi;
- le metodologie da mettere in campo per promuovere l'inclusione;
- la verifica circa la significatività operativa di tali metodologie e, più in generale, dell'efficacia reale di una scuola
inclusiva.
In concreto, la crescita di una cultura dell'inclusione come rispetto e valorizzazione delle differenze di ognuno deve
connettersi a scuola con un’azione rivolta al contesto e agli individui e con un controllo delle procedure e dei risultati. Dal
punto di vista operativo devono coniugarsi azioni indirizzate su due versanti:
1. da un lato la predisposizione di contesti educativi in grado di accogliere tutti richiede un’organizzazione e un
coordinamento precisi e, nello stesso tempo, flessibili fra i diversi attori che entrano in gioco sia interni sia esterni
alla scuola. Tutte le norme e i testi di riferimento pedagogico ne parlano sottolineandone l’importanza, anche se,
nella pratica, non sempre queste alleanze si concretizzano e si sviluppano nella maniera più adeguata, portando
alla delineazione di un ambiente e di un curricolo orientati all’inclusione.
2. dall'altro lato, la prospettiva dell'inclusione passa attraverso un affinamento delle procedure didattiche, le quali
debbono promuovere il ruolo attivo di ogni allievo, facilitando la partecipazione di tutti, oltre a stimolare rapporti
interattivi e di supporto reciproco.
1.1. Metodologie di didattica speciale per l'inclusione
Come già accennato, la dimensione dell'inclusione, se correttamente interpretata e praticata, può rappresentare un reale
passo in avanti nella costruzione di una scuola delle differenze.
Questa prospettiva porta a considerare la diversità di ognuno come una condizione di base di cui tener conto per
costruire ambienti in grado di accogliere tutti. = non viene negata l’esistenza dei bisogni particolari, ma si invita a
considerarli in una dimensione anche sociale, di sistema, e non come semplice deficit degli individui.
L'obiettivo, in altre parole, non deve essere quello di includere gli allievi nella classe, sostituendo in questo modo solo il
termine integrazione con uno maggiormente accattivante, ma rendere inclusivi i contesti, i metodi e gli atteggiamenti per
tutti.
Sono necessari, a tale scopo, accorgimenti organizzativi, procedure condivise di programmazione delle attività e un
approccio metodologico che abbia la finalità di promuovere il successo formativo di tutti gli allievi, in considerazione
naturalmente del loro grado di competenze e aspirazioni.
A questo livello, la ricerca mette a disposizione di insegnanti, educatori e altre figure che intervengono una serie di
strategie e di approcci, sostenuti anche da buone prove di efficacia.
Sei linee di lavoro fondamentali, che devono essere integrate tra loro e riferite agli specifici argomenti del curricolo sono:
In altre parole, va sottolineato con forza che la didattica inclusiva non è rappresentata da un insieme di contenuti specifici,
ma si caratterizza per un orientamento metodologico, uno stile operativo da adottare nella prassi quotidiana: non si tratta,
in altre parole, di dedicare uno spazio del curricolo ai temi della didattica inclusiva, ma di gestire tutti i curricoli disciplinari,
opportunamente adattati, con un approccio che faciliti la partecipazione e il successo formativo di ogni allievo.
Innanzitutto è importante costruire un clima adeguato e positivo, sapendo che l’atmosfera della classe incide in maniera
importante sulla qualità dell’apprendimento di tutti. Per clima si intende l’insieme di atteggiamenti, relazioni e
comportamenti che contraddistinguono lo stare insieme e operare in uno spazio condiviso da allievi e insegnanti.
Soprattutto l’atteggiamento degli insegnanti riveste una valenza determinante per la formazione del clima della classe,
che può essere contraddistinto da uno spirito collaborativo e di comunità positivo, oppure essere orientato verso stili
relazionali più competitivi o individualistici.
Alla base della capacità di gestire adeguatamente il gruppo classe, sulla scorta di un sistema di regole condivise, ci sono
anche le attenzioni da riservare, da un lato, alla promozione di adeguate relazioni nel gruppo e con gli insegnanti e,
dall'altro, allo sviluppo di un atteggiamento positivo nei confronti delle esperienze di apprendimento.
Fra le strategie inclusive un ruolo di primo piano viene sicuramente rivestito da:
la didattica collaborativa nelle sue diverse forme:
● valorizza l'interazione tra compagni per favorire l’apprendimento (ispirata al costruttivismo), rivelandosi efficace
anche per gli alunni con bisogni educativi speciali attraverso il peer tutoring (insegnamento fra pari) e il
cooperative learning (apprendimento cooperativo).
la didattica cognitiva e metacognitiva:
● delle strategie cognitive e metacognitive fanno parte gli approcci didattici che insegnano a imparare, basandosi
sul potenziamento delle funzioni cognitive e sulla consapevolezza dell'allievo. Includono l'autoregolazione
(autoistruzione e automonitoraggio), le strategie di memorizzazione, l'insegnamento reciproco, la didattica
metacognitiva, l’educazione delle funzioni esecutive e la flipped classroom (classe rovesciata).
Queste metodologie, applicabili in tutti gli ambiti disciplinari, possono favorire lo sviluppo di un approccio
strategico ai compiti e di una capacità di riflessione sugli stessi, mostrando, nello stesso tempo, come
l'implementazione di tale approccio didattico per l'intera classe possa connettersi anche con la promozione di
cont