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Concetti Chiave

  • "De vulgari eloquentia" è un'opera di Dante che esplora l'idea di una lingua letteraria volgare comune, scritta in latino e non completata.
  • Dante distingue tra il volgare, che considera naturale e in evoluzione, e il latino, visto come statico e scolastico, evidenziando la prerogativa umana del linguaggio.
  • Nella ricerca della lingua letteraria, Dante analizza diversi idiomi italiani e stabilisce tre caratteristiche fondamentali per la lingua ideale: illustre, cardinale e aulica.
  • Dante suddivide la scrittura in tre stili: tragico, mezzano ed elegiaco, considerando il tragico come il più elevato, ma cambiando idea riguardo all'uso di stili diversi per temi come l'amore.
  • L'opera rimane incompleta poiché Dante evolve nel suo pensiero, rendendosi conto che anche linguaggi più semplici possono esprimere alta poesia.

Il titolo "De vulgari eloquentia" significa "L'eloquenza del volgare". E' di argomento linguistico retorico, scritto più o meno in contemporanea con il Convivio, tra il 1304 e il 1307. Dante anticipa i tempi, ha una missione importante che è l'unità linguistica. Parte con l'intenzione di scrivere 4 libri, ma ne scrive 1 e mezzo perchè lascia l'opera interrotta, molto probabilmente perchè comincia a scrivere la Commedia e le sue idee riguardo a questa lingua (idioma) cambiano.

Dante per volgare non intendeva la lingua parlata, ma stava cercando di stabilire quale doveva essere la lingua letteraria in volgare, comune a tutti. Rispetto al Convivio c'è una grande novità: lo scrive in latino. Mentre nel Convivio voleva arrivare a tutti, e voleva farlo leggere a più persone, qui vuole arrivare soltanto agli uomini colti, proprio perchè sta cercando un idioma.

Linguaggio e storia nel I trattato

Nel I trattato ripercorre la storia del linguaggio. Rispetto al latino, che è una lingua scientifica, scolastica, il volgare è naturale. Infatti fin da piccoli si apprende il volgare, mentre il latino lo si apprende soltanto a scuola e dai libri. C'è un ribaltamento rispetto a quello che aveva detto nel Convivio. Dice che inizialmente veniva parlata una sola lingua (si rifà ad un avvenimento biblico), che molto probabilmente era l'ebraico, che sicuramente è la lingua più antica. Poi però fu costruita la torre di Babele, si creò una confusione enorme e si formarono 3 ceppi fondamentali delle varie lingue:

- Germanico

- Greco

- Romanzo, che è una lingua ripartita. Si divide in 3 rami:

1. d'oil (Francese)

2. d'oc (Provenzale)

3. si (Italiano). Dante ritiene che l'italiano sia superiore alle altre lingue, ma anche più importante perchè i poeti hanno scritto in modo più dolce e più fine. Dante è il primo che compie questa ricostruzione della lingua. Nota inoltre che la lingua volgare è in continua evoluzione, perchè parlata quotidianamente. E' perciò mobile, è ricca di vocaboli a differenza del latino che è statico. Nel linguaggio si riconosce una prerogativa tipica degli uomini. Infatti solo loro hanno il dono di poter parlare e di usare il linguaggio. Gli animali non hanno l'uso della parola, le schiere angeliche per comprendersi non hanno bisogno di parlare perchè sono spiriti puri. Il linguaggio è tipico dell' uomo.

Ricerca della lingua letteraria nel II trattato

Nel II trattato Dante dice che quello che gli sta più a cuore è cercare tra i vari idiomi che si parlano in Italia (almeno 14) quello che possa essere superiore agli altri e che possa essere una lingua letteraria. Ha grande difficoltà nello scegliere tra questi idiomi quello superiore agli altri. Secondo lui neanche il toscano fiorentino e il siciliano (della scuola siciliana) possono essere considerate le lingue letterarie per eccellenza, perché secondo lui la lingua deve avere 3 caratteristiche fondamentali. Deve essere:

- Illustre, cioè deve illuminare.

- Cardinale, cioè deve essere il cardine intorno al quale devono ruotare tutti gli altri idiomi.

- Aulica o curiale, cioè degna dell'aula o della curia. La curia era la sala più importante, più grande e più bella che c'era all'interno dei palazzi signorili e all'interno delle corti dove si facevano riunioni e assemblee.

Stili e cambiamenti di idea

Fa anche una differenza tra 3 stili (non è una sua invenzione perchè si rifà alla tripartizione classica dei generi):

- Tragico: è quello più importante (stile alto, sublime...)

- Mezzano (comico, abbastanza umile)

- Elegiaco (quello più umile)

Secondo Dante l'idioma letterario, che ancora non ha individuato, e che non individuerà perchè lascerà l'opera in sospeso, deve essere quello tragico. Come stile tragico intendeva anche il poema. Infatti l'Eneide era considerato il poema tragico per eccellenza. La canzone è il metro più elevato e detta anche i canoni precisi della canzone (secondo cui il metro della canzone deve essere endecasillabo alternato a settenari. Riteneva che quando si parlava di amore non bisognava usare lo stile tragico ma medio o elegiaco (lo dice anche nel Convivio). Nel De vulgari eloquentia però cambia idea e dice che si può parlare di amore anche in stile tragico. Secondo i commentatori quest'opera è stata interrotta soprattutto perchè Dante cambia idea, e non ha più senso che continui a scrivere questo trattato. Si rende conto che si può scrivere un'opera di altissima poesia pur usando uno stile ed un linguaggio più basso.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato del titolo "De vulgari eloquentia"?
  2. Il titolo significa "L'eloquenza del volgare" e si riferisce all'argomento linguistico e retorico dell'opera, scritta da Dante tra il 1304 e il 1307, con l'intento di promuovere l'unità linguistica.

  3. Qual è la differenza principale tra il "De vulgari eloquentia" e il "Convivio"?
  4. A differenza del "Convivio", scritto in volgare per raggiungere un pubblico più ampio, il "De vulgari eloquentia" è redatto in latino e si rivolge a un pubblico colto, poiché Dante cerca di definire un idioma letterario comune.

  5. Quali sono le tre caratteristiche fondamentali che Dante attribuisce alla lingua letteraria?
  6. Dante sostiene che la lingua letteraria deve essere illustre, cardinale e aulica, ovvero deve illuminare, fungere da punto di riferimento per gli altri idiomi e essere degna delle corti nobili.

  7. Come si differenziano i tre stili di scrittura secondo Dante?
  8. Dante distingue tra tre stili: il tragico, considerato il più importante e sublime; il mezzano, di tono comico e umile; e l'elegiaco, il più umile, evidenziando che l'idioma letterario dovrebbe essere tragico.

  9. Perché l'opera "De vulgari eloquentia" rimane incompiuta?
  10. L'opera rimane incompiuta perché Dante cambia idea riguardo alla lingua e allo stile, rendendo superfluo il proseguimento del trattato, poiché si rende conto che si può scrivere poesia di alta qualità anche con un linguaggio meno elevato.

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