Concetti Chiave
- La novella "Jeli il pastore" racconta la vita di un giovane guardiano di cavalli, Jeli, che affronta la solitudine e le difficoltà familiari, ma stringe un'amicizia con don Alfonso.
- Jeli si innamora di Mara, ma il loro legame è messo alla prova da eventi tragici e dalla gelosia, culminando in un gesto estremo durante una scampagnata.
- "Vita dei campi", pubblicata nel 1880, è una raccolta di novelle che esplora la vita rurale siciliana, caratterizzata da personaggi umili e una scrittura ricca di dialetto e proverbi.
- Giovanni Verga, nato nel 1840, è un autore fondamentale della letteratura italiana, noto per aver introdotto il Verismo e per aver rinnovato il modo di scrivere romanzi alla fine dell'800.
- La sua biografia evidenzia un percorso di scrittura influenzato da esperienze personali e professionali, culminato nei suoi capolavori come "I Malavoglia" e "Rosso Malpelo".
Questo appunto di Italiano presenta il riassunto della novella di Giovanni Verga Jeli il pastore, contenuta nella raccolta Vita dei campi, che è brevemente descritta. Inoltre, si illustra la biografia dell'autore.
Jeli il pastore: riassunto
La novella narra la storia di Jeli, “il guardiano dei cavalli”, un ragazzo di tredici anni molto semplice, che vive nei campi da sempre. Il ragazzo è molto solo, poiché i genitori – che in seguito moriranno – lavorano in paesi limitrofi e non lo vedono quasi mai. Jeli conosce e stringe un’amicizia con don Alfonso, che è, invece, di estrazione borghese. Tra i due si instaura un rapporto particolare: da un lato, don Alfonso invidia il legame con gli animali e con la natura di Jeli, un ragazzo che non ha bisogno di nessuno per le capacità pratiche che possiede; dall’altro lato, Jeli guarda con stupore ed ammirazione le abilità di lettura e scrittura di don Alfonso, che può permettersi di andare a scuola. Jeli racconta a don Alfonso di essersi innamorato di Mara, figlia di massaro Agrippino. I due giovani vivono per un po’ un idillio in cui vagano insieme per la campagna. Successivamente, il protagonista vive tre eventi spiacevoli: la morte del padre ammalato, la partenza di Mara a causa del licenziamento del padre, e il suo stesso licenziamento, dovuto ad un incidente che ha portato alla morte di un cavallo (lo Stellato). Jeli diventa pastore di pecore e, nel frattempo, osserva la vita amorosa di Mara da cui è escluso: inizialmente promessa al figlio di massaro Neri, rompe il fidanzamento a causa delle voci sulla frequentazione segreta di Mara con don Alfonso. A questo punto, Mara, la cui reputazione è appesa a un filo, propone a Jeli il matrimonio, il quale, ingenuamente stupito e felice, accetta. La frequentazione con don Alfonso, tuttavia, non si interrompe e, nonostante Jeli non voglia vedere ciò che sta accadendo, comincia a nutrire dei sentimenti negativi verso il vecchio amico. Questi sentimenti finalmente scoppiano quando, durante una scampagnata alla fattoria, nel mezzo della tosatura delle pecore, don Alfonso chiede a Mara di ballare: questo gesto fa impazzire Jeli, che gli taglia la gola. La novella si conclude in tribunale, dove Jeli continua a mostrare la sua ingenuità, legittimando il suo stesso gesto di fronte al giudice.Per ulteriori approfondimenti sui temi della novella vedi anche qua.
La raccolta Vita dei campi
La novella è tratta dalla raccolta Vita dei campi, di Giovanni Verga, presentata per la prima volta nel 1880 e ripubblicata in versione definitiva nel 1897. Si compone di otto novelle (la nona, diversa delle altre, sarà pubblicata nel 1881):- Fantasticheria
- Jeli il pastore
- Rosso Malpelo
- Cavalleria rusticana
- La lupa
- L'amante di Gramigna
- Guerra di santi
- Pentolaccia
- Il come, il quando ed il perché
Per ulteriori approfondimenti su Vita dei campi vedi anche qua

Breve biografia di Giovanni Verga
L’autore nasce il 2 settembre 1840 a Catania. Si forma nella scuola di Antonino Abate, letterato patriota appassionato di poesia romantica, la cui influenza si nota immediatamente, in quanto Verga, solo sedicenne, scrive Amore e Patria, per rappresentare le lotte risorgimentali. L’epidemia di colera lo costrinse, in seguito, a spostarsi dalla grande città, per passare diversi anni a Vizzini. Si iscrive alla facoltà di legge, ma abbandona quasi subito per intraprendere la via del giornalismo. Dopo l’arrivo dei Mille di Garibaldi, si arruola nella Guardia Nazionale e, durante questo periodo, continua a scrivere, ispirato dall’esperienza (scrive, per esempio, I carbonari della montagna). Il primo cambiamento nella scrittura di Verga si ha in concomitanza del suo trasferimento a Firenze, ambiente ricco e, al tempo, capitale del Regno d’Italia: comincia una fase di scrittura più romantica, in cui traspare il senso di colpa per l’abbandono della famiglia – sulle cui spalle sta ancora pesando economicamente, in attesa del successo – e della terra d’origine. A Firenze avviene l’incontro con Luigi Capuana, figura fondamentale nella vita dell’autore, in quanto getterà insieme a lui le basi per la sua poetica verista. Negli anni ’70 dell’Ottocento, Verga comincia a scrivere i romanzi più celebri, come Storia di una capinera. Nel 1972 si trasferisce a Milano, città ancora più aperta e dinamica, in cui si ferma per circa vent’anni e presso cui scrive i suoi capolavori più grandi. Pubblica la novella Nedda, primo esperimento di narrazione di un contesto rusticano e popolare. Il successo di questa novella gli fa capire quale strada prendere e lo spinge a continuare a scrivere in questo modo, così che, nel ’78, pubblica il suo primo racconto verista, Rosso Malpelo. Nel 1980 raccoglie le novelle in Vita dei campi, mentre nel 1981 pubblica I Malavoglia. Questi anni sono caratterizzati da grandi viaggi ed importanti rapporti professionali, mentre il decennio successivo non sarà altrettanto produttivo. Verga, infatti, in questo periodo torna a Catania, dove resterà fino alla sua morte, avvenuta il 27 gennaio 1922. Nel 1920 è stato nominato senatore, con una sostanziale indifferenza da parte sua. È un autore di grande valore storico e letterario: ha cambiato il modo di scrivere romanzi a fine ‘800, ha rinnovato la letteratura italiana e le sue riflessioni ed attenzione alla realtà dei fatti sono estremamente attuali. La sua letteratura ci racconta del mondo degli emarginati, facendoci immergere totalmente nella realtà da lui rappresentata, anche grazie ad alcune tecniche di scrittura innovative.Per ulteriori approfondimenti sul Verismo italiano vedi anche qua
Domande da interrogazione
- Qual è il tema centrale della novella "Jeli il pastore"?
- Come si sviluppa il rapporto tra Jeli e don Alfonso?
- Qual è l'epilogo della storia d'amore tra Jeli e Mara?
- Quali sono le caratteristiche stilistiche della raccolta "Vita dei campi"?
- Qual è l'importanza di Giovanni Verga nella letteratura italiana?
La novella narra la vita di Jeli, un ragazzo di tredici anni, e il suo legame con la natura e gli animali, evidenziando la solitudine e le difficoltà che affronta, come la morte del padre e il licenziamento, che lo portano a diventare pastore di pecore.
Jeli e don Alfonso instaurano un'amicizia particolare, in cui Jeli ammira le abilità di lettura e scrittura di don Alfonso, mentre quest'ultimo invidia il legame di Jeli con la natura, creando un contrasto tra le loro vite e classi sociali.
La storia d'amore tra Jeli e Mara si complica quando Mara rompe il fidanzamento con il figlio di massaro Neri e propone a Jeli di sposarla, ma la sua frequentazione con don Alfonso porta Jeli a sentimenti di gelosia e culmina in un tragico gesto.
La raccolta presenta una scrittura rapida, ricca di proverbi, espressioni dialettali e similitudini legate alla natura, riflettendo la vita rurale siciliana e la condizione degli individui umili contrapposti alla borghesia.
Giovanni Verga ha rivoluzionato la narrativa italiana del XIX secolo, introducendo il verismo e raccontando la vita degli emarginati, con uno stile innovativo che riflette la realtà sociale e le difficoltà esistenziali dei suoi personaggi.