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Set domande didattica dell'inclusione scienze pedagogiche (DM 1649/23)

Docente: Terrenghi Ilaria

Generato il 05/05/2026 17:23:26

N° Domande aperte 69

N° Domande chiuse 284

Indice

  • Indice lezioni ............................................................................................................................... p. 2
  • Lezione 002 ............................................................................................................................. p. 3
  • Lezione 003 ............................................................................................................................. p. 7
  • Lezione 005 ............................................................................................................................. p. 10
  • Lezione 006 ............................................................................................................................. p. 11
  • Lezione 009 ............................................................................................................................. p. 13
  • Lezione 010 ............................................................................................................................. p. 16
  • Lezione 012 ............................................................................................................................. p. 18
  • Lezione 013 ............................................................................................................................. p. 19
  • Lezione 017 ............................................................................................................................. p. 21
  • Lezione 018 ............................................................................................................................. p. 23
  • Lezione 020 ............................................................................................................................. p. 25
  • Lezione 021 ............................................................................................................................. p. 27
  • Lezione 025 ............................................................................................................................. p. 29
  • Lezione 026 ............................................................................................................................. p. 31
  • Lezione 028 ............................................................................................................................. p. 34
  • Lezione 029 ............................................................................................................................. p. 36
  • Lezione 033 ............................................................................................................................. p. 39
  • Lezione 034 ............................................................................................................................. p. 41
  • Lezione 036 ............................................................................................................................. p. 44
  • Lezione 037 ............................................................................................................................. p. 45
  • Lezione 041 ............................................................................................................................. p. 47
  • Lezione 042 ............................................................................................................................. p. 49
  • Lezione 044 ............................................................................................................................. p. 51
  • Lezione 045 ............................................................................................................................. p. 53

Lezione 002

01. Nella prospettiva inclusiva, le barriere sono: carenze motivazionali degli studenti; ostacoli presenti nei contesti, nelle metodologie e negli strumenti; differenze nei livelli di apprendimento; limiti cognitivi individuali.

02. Medeghini, ragionando sul tema dell'inclusione, sposta l’attenzione dal livello individuale a quello: sistemico; meramente disciplinare; esclusivamente valutativo; clinico.

03. Quale cultura professionale docente è coerente con l’inclusione? Corresponsabile e riflessiva; applicativa e procedurale; specialistica e separata; individualistica e trasmissiva.

04. Quando un contesto può dirsi realmente inclusivo? Quando sono presenti strumenti compensativi; quando sono attivati percorsi individualizzati; quando è garantito l’accesso ai servizi; quando la partecipazione di tutti è condizione ordinaria del fare scuola.

05. Nell'ottica presentata nelle lezioni, l’inclusione NON dovrebbe coincidere con: l’adeguamento a uno standard predefinito o con l’adempimento formale di obblighi legislativi; la costruzione di condizioni per il riconoscimento dei soggetti; l’interrogazione critica dei dispositivi di accesso e partecipazione; la trasformazione delle culture organizzative.

06. Quale caratteristica deve assumere la progettazione educativa se l’inclusione è “aperta e instabile”? Separata dai contesti e centrata sulle procedure; uniforme, replicabile e standardizzata; prescrittiva, vincolata a modelli unici; flessibile, situata e continuamente rinegoziata.

07. Quale postura viene richiesta alle istituzioni educative in chiave inclusiva? Una postura centrata su protocolli standardizzati; una postura riflessiva e autocritica; una postura esclusivamente applicativa delle norme; una postura delegante verso figure specialistiche.

08. Quale tratto distingue la definizione di inclusione proposta da Pavone e presentata del testo? L’inclusione si realizza attraverso percorsi separati; l’inclusione riguarda molteplici ambienti di vita, non solo quello scolastico; l’inclusione coincide con l’adempimento di obblighi legislativi; l’inclusione è un processo limitato alle istituzioni educative.

09. Gaspari definisce l’inclusione come: modello di gestione della classe centrato sull’omogeneità; metodo e prospettiva di riconoscimento reciproco in un percorso di crescita comune; standard di accessibilità definito da norme prescrittive; insieme di misure compensative per categorie di studenti.

10. Nella lettura di Canevaro, il nucleo concettuale dell’inclusione è: la centralità della prestazione rispetto alla partecipazione; la riduzione delle differenze mediante uniformazione; l’appartenenza alla comunità oltre l’accesso formale ai contesti; la separazione dei percorsi per aumentare l’efficacia.

11. Per Canevaro l’inclusione è definita come: applicazione di procedure codificate per l’integrazione; ampliamento dell’orizzonte nella riconquista di un senso di appartenenza; adattamento del soggetto a uno standard di partecipazione; generalizzazione di interventi specialistici individuali.

12. Secondo la prospettiva presentata nel corso, l’inclusione è definita principalmente come: un processo di riconoscimento reciproco che coinvolge la persona nella sua globalità e le relazioni nei contesti di vita; un modello di individualizzazione didattica basato sulla differenziazione delle prestazioni; un insieme di interventi metodologici finalizzati alla compensazione delle difficoltà individuali; una strategia organizzativa centrata sull’adattamento dell’alunno agli standard scolastici.

13. La relazione d’aiuto si fonda sul: rispetto della persona nella sua globalità; potenziamento delle abilità residue; riconoscimento delle competenze cognitive; controllo sistematico dei comportamenti.

14. Il rischio del tecnicismo nella relazione d’aiuto consiste nel: spostare il focus dall’incontro con la persona all’esecuzione corretta delle procedure; ridurre il tempo dedicato alla progettazione educativa; utilizzare strumenti non adeguati ai bisogni degli alunni; privilegiare la valutazione sommativa.

15. Il diritto a immaginare assume valore inclusivo perché: favorisce l’adattamento del soggetto alle richieste del contesto; permette di compensare simbolicamente le limitazioni funzionali; sviluppa abilità cognitive di tipo rappresentativo; consente alla persona di proiettarsi in traiettorie di sviluppo e costruire significati oltre i vincoli della realtà.

16. Pensando all'inclusione, il compito dell’educatore rispetto al diritto a immaginare è: accompagnare processi progettuali autenticamente centrati sul soggetto; orientare le scelte in base alle possibilità occupazionali; definire obiettivi di vita realistici per lo studente; proporre modelli di sviluppo già strutturati.

17. La crescita, in prospettiva inclusiva, è intesa come: maturazione biologica e cognitiva; acquisizione di prerequisiti per l’inserimento lavorativo; processo complesso che coinvolge autonomia, partecipazione e cittadinanza; sviluppo delle abilità adattive di base.

18. Il diritto al pudore è connesso principalmente: alla tutela della privacy, dell’intimità e del controllo sul proprio corpo; alla regolazione delle relazioni affettive; alla protezione della persona nei contesti pubblici; alla gestione degli spazi personali a scuola.

19. La negazione del diritto al pudore deriva spesso da: una carenza di spazi adeguati; la presenza di assistenza continuativa; una visione infantilizzante della persona con disabilità; un’eccessiva medicalizzazione degli interventi.

20. Il diritto ad affermare se stesso si esprime anche attraverso: la manifestazione delle proprie emozioni; la partecipazione alle decisioni del gruppo classe; la possibilità di opporsi e dire “no”; la scelta autonoma delle attività didattiche.

21. Il “curare” si distingue dal “prendersi cura” perché: il primo è obbligatorio, il secondo è facoltativo; il primo riguarda l’ambito sanitario, il secondo quello educativo; il primo è individuale, il secondo è collegiale; il primo è centrato sulla prestazione tecnica, il secondo sulla relazione con la persona.

22. Come è definita l'inclusione secondo R. Medeghini?

23. In cosa consiste il diritto a immaginare per una persona con disabilità?

24. In cosa consiste il diritto alla relazione affettiva per una persona con disabilità?

25. Nell’ambito della relazione d’aiuto, che differenza sussiste tra il curare e il prendersi cura di una persona con disabilità?

Lezione 003

01. Il principale limite dell’integrazione rispetto all’inclusione è: l’assenza di adattamenti metodologici; la mancanza di strumenti per la partecipazione sociale; l’esclusione degli alunni con disabilità dalle classi comuni; la persistenza della distinzione tra normalità e specialità.

02. Qual è la finalità principale della Carta di Lussemburgo? Stabilire i livelli essenziali di apprendimento; introdurre il modello ICF nei sistemi sanitari; costruire le condizioni per una scuola per tutti e per ciascuno nelle politiche europee; definire i criteri per la certificazione della disabilità.

03. Nella fase dell’inserimento (1962-1980) l’accesso alla scuola comune avviene: prevalentemente sul piano fisico e organizzativo senza trasformazioni didattiche significative; con l’eliminazione di ogni forma di delega a figure specialistiche; mediante la sostituzione della didattica frontale con il cooperative learning; attraverso la totale revisione dei curricoli disciplinari.

04. Nella prospettiva inclusiva la rimozione delle barriere è finalizzata a: garantire accesso, partecipazione e apprendimento per tutti; facilitare esclusivamente la valutazione degli alunni con disabilità; ridurre la complessità della progettazione didattica; sostituire la programmazione curricolare.

05. Nella logica assistenzialistica il diritto all’istruzione: è fondato sul principio della progettazione inclusiva per tutti; coincide con l’obbligo di frequenza nelle classi comuni; non è ancora riconosciuto come diritto universale e si traduce in forme di assistenza differenziata; è garantito attraverso la personalizzazione dei curricoli nella scuola comune.

06. Nella fase dell’assistenzialismo (1947-1962) la disabilità è prevalentemente concepita come: differenza come risorsa per la progettazione didattica; funzionamento risultante dall’interazione tra persona e contesto; bisogno educativo speciale transitorio; invalidità equiparata alla condizione di invalido civile.

07. Come viene definita l’inclusione nelle Linee guida UNESCO del 2009? Un modello organizzativo per la scuola speciale; un insieme di misure compensative per gli alunni con difficoltà; un processo volto ad aumentare la partecipazione all’apprendimento, alle culture e alle comunità; una strategia di individualizzazione dei curricoli.

08. Quale innovazione introduce la Convenzione ONU del 2006 nella definizione di disabilità? La disabilità come limite all’apprendimento disciplinare; la disabilità come condizione esclusivamente sanitaria; la disabilità come patologia individuale certificata; la disabilità come risultato dell’interazione tra persona e barriere ambientali e sociali.

09. Quale elemento organizzativo viene sottolineato nella Carta di Lussemburgo? Una figura professionale di coordinamento nei momenti di transizione scolastica; la riduzione del numero di alunni per classe; la creazione di curricoli differenziati europei; l’obbligo del docente di sostegno in ogni classe.

10. Nella prospettiva inclusiva l’eterogeneità della classe è: una condizione da compensare con percorsi individuali; un criterio per la formazione di gruppi omogenei; il punto di partenza della progettazione didattica; un ostacolo alla programmazione disciplinare.

11. Quale principio viene esplicitamente affermato dalla Dichiarazione di Salamanca (1994)? Gli alunni con BES devono seguire percorsi differenziati; l’istruzione inclusiva riguarda solo la scuola dell’obbligo; l’inclusione è competenza esclusiva dei docenti specializzati; i sistemi educativi devono adattarsi ai bisogni degli alunni e non viceversa.

12. Le barriere all’apprendimento nella prospettiva inclusiva sono attribuite: alle modalità di organizzazione dei contesti educativi e alle pratiche didattiche; al livello culturale della famiglia; alla mancanza di motivazione individuale; alle limitazioni funzionali dello studente.

13. Quale concetto viene introdotto dal Rapporto Warnock (1978)? Bisogni educativi complessi; progettazione universale per l’apprendimento; Special Educational Needs; funzionamento adattivo.

14. Quale caratteristica definisce il periodo dell’istruzione separata fino alla fine degli anni Sessanta? Un approccio prevalentemente medico con istituzionalizzazione e frequenza in scuole speciali o classi differenziali; la piena corresponsabilità educativa tra tutti i docenti della classe comune; l’adozione del modello biopsicosociale dell’ICF; la progettazione individualizzata attraverso il PEI.

15. Il passaggio storico dall’integrazione all’inclusione comporta lo spostamento: dai bisogni del singolo alla qualità dell’ambiente di apprendimento; dalla progettazione collegiale alla programmazione individuale; dalla partecipazione alla prestazione; dall’accessibilità alla standardizzazione.

16. Quale principio introduce in modo esplicito la legge 104/1992 per garantire l’integrazione scolastica? L’autonomia finanziaria delle istituzioni scolastiche; la valutazione standardizzata degli apprendimenti; l’obbligo della frequenza nella scuola dell’infanzia; la programmazione coordinata tra servizi scolastici, sanitari e socio-assistenziali.

17. Quale dato quantitativo viene evidenziato dal Rapporto Warnock (1978)? Il 30% degli studenti presenta disabilità certificate; il 10% degli studenti richiede curricoli differenziati; il 5% degli studenti necessita di sostegno permanente; il 15–20% degli studenti incontra difficoltà nel proprio percorso scolastico.

18. Quale documento sostituisce il POF secondo la legge 107/2015? Il PTOF; il PEI; il RAV; il PDF.

19. Quale cambiamento deriva dall’autonomia scolastica introdotta con la legge 15 marzo 1997, n. 99? La centralizzazione del curricolo a livello ministeriale; l’abolizione della collaborazione con gli enti locali; l’attribuzione alle scuole della responsabilità progettuale attraverso il POF; l’eliminazione della flessibilità organizzativa.

20. In riferimento al contesto italiano, spieghi brevemente i passaggi dall’assistenzialismo all'inclusione.

Lezione 005

01. L’obiettivo teorico centrale del modello sociale (uno dei 4 modelli della disabilità) è: migliorare la diagnosi funzionale della persona; potenziare le abilità residue attraverso interventi riabilitativi; classificare i livelli di partecipazione sociale; spostare l’attenzione dal deficit individuale alle barriere sociali e culturali.

02. Nel modello ICF di disabilità, il concetto di salute è inteso come: livello massimo di efficienza funzionale; assenza di patologie certificate; processo dinamico e multidimensionale legato al funzionamento nella relazione con l’ambiente; condizione individuale stabile nel tempo.

03. Nel modello ICF di disabilità, facilitatori e barriere sono: strategie didattiche individualizzate; indicatori diagnostici della disabilità; elementi contestuali che possono promuovere o ostacolare la partecipazione; livelli di competenza disciplinare.

04. Nel modello definito Capability Approach il benessere è definito principalmente in base: alla quantità di risorse economiche disponibili; alla reale possibilità di trasformare le risorse in traguardi di vita scelti; al livello di autonomia funzionale della persona; al grado di partecipazione sociale raggiunto.

05. Nel modello individuale della disabilità l’origine della disabilità è ricondotta principalmente: alla mancata accessibilità dei contesti educativi

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kcampus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica dell'inclusione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Terrenghi Ilaria.

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