Diritto dell'Unione europea - prof. Dell'Acqua - Paniere Quiz + Risposte Aperte + Importanti approfondimenti del pubblisher
Le risposte aperte particolarmente corpose sono state anche riassunte. I quiz sono disposti in ordine alfabetico. Voto del pubblisher: 27/30 – Diritto dell'Unione Europea aggiornato maggio 2022
Descrivere la composizione della Corte di Giustizia dell'Unione europea
La Corte di giustizia dell'Unione europea è l'organo competente per il controllo giurisdizionale della legittimità degli atti e delle azioni delle istituzioni europee rispetto ai Trattati.
La Corte è composta da 1 giudice per Stato membro. Va sottolineato che tali soggetti assumono le loro funzioni non come rappresentanti dello Stato di appartenenza, ma con assoluta autonomia e indipendenza dai medesimi soggetti; sono dotati della correttezza che spesso caratterizza il comportamento dei giudici anche negli ordinamenti nazionali, a garanzia dell'ordine costituzionale.
I giudici eleggono, tra loro, un Presidente che dura in carica 3 anni e può rinnovare la carica. Al Presidente spetta la direzione dell'attività della Corte, nonché la presidenza delle udienze in seduta plenaria, la nomina dei giudici-relatori per ciascuna udienza, nonché l'esercizio di tutti i poteri dalla Corte a lui attribuiti dal Regolamento di procedura.
Nello svolgimento della propria attività giurisdizionale, la Corte è assistita dall'Avvocato generale, ovvero da soggetti nominati dai governi nazionali tra coloro che forniscono garanzie di competenza e indipendenza. Il ruolo specifico del Procuratore generale è quello di presentare pubblicamente e obiettivamente le ragionevoli conclusioni delle cause sottoposte alla Corte per assistere il Procuratore generale nell'adempimento delle sue funzioni.
Infine, la Corte di giustizia nomina un Premier incaricato dell'amministrazione e della gestione finanziaria della Corte, sotto la responsabilità del Presidente e per un periodo di sei anni. Essa svolge le funzioni tipiche di tale figura, tra cui l'assunzione del ruolo di causa e la ricezione dello stesso atto e dei relativi atti, la comunicazione e l'assistenza in udienza.
Lezione 02304. Esiste la responsabilità dello Stato membro di risarcire al singolo i danni provocati da una sua violazione del diritto dell'Unione europea? Se sì, descrivere l'affermazione della nozione e le condizioni per il sorgere del diritto al risarcimento.
La responsabilità dello Stato membro nei confronti dei propri cittadini in caso di violazione del diritto dell'UE è pienamente esecutiva e provata. Di conseguenza, tale responsabilità comporta il risarcimento del danno causato dallo Stato al singolo.
Questo principio è sempre stato sostenuto dalla Corte di giustizia, ed è stato evidente fin dai tempi di Francovich c. Bonifaci del 1991, in cui prevede la responsabilità dello Stato per i danni causati ai singoli dalla violazione del diritto europeo.
La fattispecie relativa alla predetta giurisdizione riguarda la mancata conversione da parte dello Stato della Direttiva e quindi la richiesta del singolo di avere l'efficacia diretta delle disposizioni della Direttiva Non convertibili, nonché il risarcimento del danno che ne è derivato dall'errore di spostamento di cui sopra.
La Corte determina anche le pretese della violazione che danno luogo alla restituzione. In primo luogo, il fatto che le clausole derogatorie abbiano lo scopo di conferire potere ai singoli, affinché possano essere da loro recepiti negli ordinamenti nazionali; che si tratta di una violazione di caratterizzazione sufficiente; e, infine, esiste un nesso di causalità diretto tra l'inadempimento degli obblighi verso lo Stato ed il danno subito dai soggetti lesi, esattamente come avviene nel nostro ordinamento nazionale in materia di risarcimento del danno, dove è sempre necessario associare il danno con la commissione di azione/ignoranza del soggetto di azione.
Pertanto, il risarcimento da parte dello Stato a beneficio dei singoli è determinante per il danno subito dai singoli in conseguenza del mancato riconoscimento dei diritti loro attribuiti dall'Unione e ciò è dovuto all'inerzia e alla non attuazione delle norme europee dallo Stato di appartenenza. A giudizio della Corte, la mancata conversione potrebbe compromettere la piena validità delle norme europee e la loro conformità.
Attraverso quali meccanismi l'ordinamento italiano si adatta al diritto dell'Unione europea?
Affinché un ordinamento giuridico nazionale si adatti a un altro, deve incorporare le norme di tale ordinamento giuridico. Pertanto, è necessario stabilire un coordinamento tra le diverse norme e, soprattutto, introdurre validi meccanismi volti a recepire atti stranieri nell'ordinamento dello Stato.
In particolare, l'adeguamento del diritto italiano al diritto comunitario avviene mediante il cosiddetto meccanismo di esecuzione ovvero mediante l'adozione di una legge interna che richiama il Trattato nella sua interezza e ne assicura così la piena attuazione. Per garantire il rispetto del principio del primato del diritto comunitario, la Corte Costituzionale ha affermato che i Trattati complementari e modificativi dei Trattati istitutivi hanno valore di diritto costituzionale nel giudizio di esecuzione e non possono essere distratti dalla fonte primaria, dalla legge o dagli atti costituente la legge. il potere della legge 11.
Ancora, secondo la Corte Costituzionale, il limite cui si trova di fronte il diritto dell'Unione europea è il rispetto dei principi più alti dell'ordinamento italiano, senza i quali verrebbe meno la stessa struttura democratica che caratterizza la nostra nazione.
Descrivere i poteri di controllo del Parlamento europeo
Nonostante la legislatura, il Parlamento europeo non è proprio un Parlamento nel senso in cui lo intendiamo per cittadini, perché non è l'espressione dell'azione legislativa di un popolo “europeo” che, di fatto, non esiste. Piuttosto, il Parlamento europeo è un organismo creato dai cittadini per favorire l'integrazione europea attraverso la partecipazione dei suoi cittadini; è infatti composto da 751 deputati eletti a suffragio universale dai cittadini appartenenti agli Stati membri.
Tra le varie funzioni ad esso attribuite, vi sono poteri parlamentari in materia di decisione e controllo. Si tratta dell'azione delle altre istituzioni, della legittimità degli atti giuridici europei, del bilancio annuale e, infine,
Il controllo sull'operato delle altre istituzioni europee si manifesta in maniera disomogenea. Insieme al Consiglio, adotta strumenti politici quali pareri consultivi, interrogazioni, negoziazione e confronto politico e giuridico.
La Commissione è soggetta a controlli sia politici che giuridici: il primo riguarda l'obbligo di rispondere tempestivamente alle interrogazioni parlamentari, nonché l'obbligo di presentare una relazione annuale discussa dal Parlamento in seduta pubblica; mentre il controllo giudiziario si concretizza nel potere attribuito al Parlamento di adottare una vera e propria “mozione di censura” sull'operato della Commissione.
Quali sono le caratteristiche del metodo della cooperazione intergovernativa, nell'ambito del processo di integrazione europea?
Il processo di integrazione europea descrive il meccanismo attraverso il quale gli Stati europei hanno creato l'ordine istituzionale europeo, che poi ha portato all'attuale Organizzazione.
Tra le modalità utilizzate per realizzare tale integrazione, la modalità di cooperazione intergovernativa, a partire dal secondo dopoguerra, si caratterizza per l'utilizzo dei cosiddetti metodi tradizionali, ovvero è un metodo tipico del diritto internazionale. Attraverso la cooperazione intergovernativa, gli Stati hanno costituito Organizzazioni Internazionali nelle quali gli organi principali si occupano di coloro che li rappresentano e di coloro che si attengono alle direttive imposte. Queste organizzazioni si caratterizzano anche per il fatto che i loro organi prendono decisioni all'unanimità e che ogni Stato può influenzare le decisioni di altri attraverso l'esercizio del proprio veto.
Infine, va ricordato che le decisioni prese dalle Organizzazioni raramente sono vincolanti per gli Stati, in quanto le decisioni stesse sono essenzialmente raccomandazioni.
Descrivere le caratteristiche dell'integrazione secondo il metodo comunitario
Un altro modo per perseguire l'integrazione europea è il cosiddetto approccio comunitario.
La cosa più caratteristica di questo approccio è che gli organi dell'ente sono costituiti da individui, cioè che esprimono le proprie opinioni in modo autonomo e indipendente dallo Stato di appartenenza. E lo vediamo come l'esatto opposto di quanto accade in un approccio cooperativo, dove le Agenzie sono l'espressione e la voce degli Stati che rappresentano.
Un altro fattore che caratterizza il metodo comunitario, e lo distingue dall'approccio cooperativo, è il drastico restringimento del metodo del consenso verso la maggioranza: la maggior parte delle decisioni, infatti, sono prese per consenso, approvate a maggioranza.
Gli atti adottati dalle Organizzazioni hanno natura tutt'altro che raccomandata, sono, infatti, quelli che creano effetti vincolanti per gli Stati in cui sono rivolti, e gli obblighi si aggiungono a quelli derivanti dal Trattato di Istituzione.
Lezione 00307. Descrivere le principali innovazioni introdotte dall'Atto Unico Europeo
L'Atto unico europeo è un trattato di carattere generale, basato sui trattati istitutivi firmati dagli Stati nel 1986 ed entrato in vigore nel 1987.
Il contenuto di questo atto si concentra principalmente sul duplice elemento dell'integrazione politica ed economica e lascia poco spazio per contenuti social diretti.
In particolare, l'Atto Unico ha preso le redini dell'integrazione politica, con particolare attenzione alla politica generale ed estera, e ha portato alla creazione del Consiglio Europeo, un organismo composto da Capi di Stato e di Governo, finalizzato alla cooperazione intergovernativa.
D'altra parte, da un punto di vista economico, la legge ha portato a un lento superamento del mercato unico per raggiungere l'obiettivo dell'unità economica e monetaria.
Lezione 00409. La cittadinanza dell'Unione europea: i requisiti dello status di cittadino europeo e i diritti del cittadino europeo. Elementi di criticità della nozione di cittadinanza europea
Tra le tante innovazioni, il Trattato di Maastricht ha portato all'istituzione della cittadinanza europea. La cittadinanza europea riguarda e coinvolge la persona che ha la cittadinanza di uno degli Stati membri, quindi la competenza in materia di cittadinanza spetta agli Stati perché non c'è più alcun margine per l'Unione.
Lo status di cittadino europeo comprende un catalogo di diritti appartenenti a chi ne è titolare, a cominciare dallo stesso diritto di circolare e soggiornare senza restrizioni in tutti gli Stati membri dell'Ente. Inoltre, i cittadini europei possono esercitare il diritto di elettorato attivo e passivo alle elezioni amministrative e del Parlamento europeo, nonché mediare e presentare petizioni al Parlamento stesso.
Tuttavia, il concetto di cittadinanza europea non è rimasto immune dalle critiche accademiche. Hanno notato che il concetto di cittadinanza è strettamente e intrinsecamente legato a quello di sovranità e che lo status di cittadinanza non può prescindere dal legame giuridico tra cittadino e stato sovrano.
Lezione 005. Quali sono i principali elementi di innovazione introdotti dal Trattato di Amsterdam?
Tra i Trattati, alcuni sono detti "emendamenti", si tratta di atti che si limitano a modificare o emendare un atto preesistente, in questo caso i Trattati istitutivi.
Il Trattato di Amsterdam è infatti un atto modificativo, firmato nel 1997 ed entrato in vigore nel 1999, che modifica il Trattato sull'Unione Europea, i Trattati che istituiscono le Comunità Europee, nonché alcuni atti connessi. Tra le importanti novità apportate ai Trattati dal Trattato di Amsterdam, si segnala anzitutto la "comunitarizzazione" di alcune materie che sono passate per il primo pilastro, e la conseguente ridenominazione del terzo pilastro in "Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale". questioni; ancora, l'inclusione nei trattati degli accordi di Schengen; l'introduzione del meccanismo di "cooperazione rafforzata", per cui alcuni Stati membri sono autorizzati ad escludere altri dalla conclusione di accordi, in quanto impossibilitati a parteciparvi; e, infine, il Trattato ha sancito i valori fondamentali dell'UE, che includono sicuramente la democrazia e le libertà fondamentali dell'individuo.
Lezione 00602. Il Trattato "costituzionale" europeo: l'iter per la sua adozione ed il suo contenuto
Il Trattato “costituzionale” europeo è un accordo firmato a Roma nel 2004 ma mai entrato in vigore in quanto non ratificato da tutti gli Stati membri con il preciso compito di dotare l'UE di una propria Costituzione.
Per ricostruire le tappe che hanno portato all'adozione di tale legge, è necessario partire dagli eventi accaduti durante il Consiglio europeo di Laeken nel 2001; costituzione. Questa azione doveva assicurare la riorganizzazione delle istituzioni europee e creare un sistema decisionale più flessibile e adatto al funzionamento di un'Europa più flessibile.
Il testo ratificato dal Patto sul futuro dell'Europa è stato successivamente modificato dalla Conferenza intergovernativa ed è stato infine ratificato e firmato a Roma nel 2004. Nonostante ciò, il testo non è mai entrato in vigore e il Trattato non è mai entrato in vigore. parte di alcuni stati. Ciò ha comportato una perdita di fiducia in una possibile Costituzione europea per l'Organizzazione e i suoi Stati membri.
Lezione 00702. Il Trattato di Lisbona: l'iter per la sua entrata in vigore e le principali innovazioni
Dopo il fallimento del progetto di adozione di una Costituzione europea, a causa della mancata ratifica da parte di alcuni Stati di una Costituzione simile, la Conferenza intergovernativa ha ricevuto un nuovo mandato dal Consiglio d'Europa, che ha portato all'adozione del Trattato appena firmato a Lisbona nel 2007. Questa legge estremamente importante ha ampiamente rinnovato il quadro comunitario esistente fino alla sua entrata in vigore.
In primo luogo, prevede l'abolizione dei cosiddetti tre pilastri dell'Unione Europea e prevede la ripartizione delle capacità tra le Organizzazioni e gli Stati membri; prevede inoltre il rafforzamento dei principi democratici e la protezione dei diritti fondamentali delle persone. Anche il Trattato contribuisce a questo obiettivo attribuendo alla Carta di Nizza la stessa validità giuridica dei Trattati.
Lezione 00802. Il recesso di uno Stato membro dall'Unione
Il Trattato di Lisbona ha modificato il TUE attribuendo ad ogni Stato membro la possibilità di recedere dall’Unione, conformemente alle norme sancito dalle proprie Costituzioni nazionali.
Per quanto riguarda l’iter di uscita di uno Stato dall’Unione, esso ha inizio con la partecipazione al Consiglio europeo dell’intenzione di recedere, seguita dalla stipula di un accordo che andrà a disciplinare le modalità in cui la fuoriuscita avverrà, nonché le conseguenze che comporterà. Dal momento dell’adizione di tale dell’accordo, lo Stato che intende recedere non è più tenuto all’applicazione dei Trattati, che rimangono vincolanti per gli altri stati.
Lezione 00904. L'allargamento dell'Unione: descrivere l'attuale situazione con riguardo agli Stati candidati e potenziali candidati all'Unione europea
In merito all'allargamento dell'Unione, e quindi all'adesione degli stessi nuovi Stati membri, la Commissione trasmette ogni anno alle altre istituzioni una Comunicazione ufficiale sull'allargamento, corredata dalle cosiddette "relazioni sullo stato di avanzamento", documenti potenzialmente tale. L'attuale quadro dei paesi candidati comprende l'Albania, la Turchia, l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, la Serbia e il Montenegro; a questi paesi si aggiungono gli Stati che definiamo potenziali candidati, ovvero il Kosovo e la Bosnia ed Erzegovina.
In precedenza anche l'Islanda faceva parte di quest'ultimo elenco, ma ha ritirato la sua domanda di adesione all'Unione in attesa dei negoziati, anche se già in corso.
Lezione 010. L'Unione europea e la soggettività delle Organizzazioni internazionali
Il problema della soggettività delle organizzazioni internazionali va discusso a livello della teoria generale del diritto, e mira a verificare se l'ente possiede o meno le qualità costitutive; senza notare, tuttavia, la possibilità che l'organizzazione sia titolare di diritti e doveri legali.
Sebbene la maggior parte degli studiosi collochi l'Unione europea nella categoria generale delle organizzazioni internazionali, c'è anche chi ha sostenuto che dovrebbe piuttosto essere ridotta alla categoria delle organizzazioni "quasi federali" o "sovranazionali".
Certamente, con riferimento all'UE, non si potrà parlare di organizzazione quasi federale poiché, in questo modello di organizzazione, lo Stato federale è uno e rilevante come soggetto di diritto internazionale, senza lasciare spazio alla rilevanza giuridica degli Stati federati che lo compongono.
Lezione 011. Descrivere gli elementi di criticità della nozione di sovranazionalità dell'Unione europea
Non è mancato chi ha inteso ricondurre l’Unione Europea allo schema organizzativo dell’Organizzazione sovra-nazionale. L’Organizzazione sarebbe dotata di una sovranità limitata alle materie esclusive di propria competenza, sovranità che le è attribuita dagli Stati membri che la compongono, me
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