Calore massimo prodotto da un urto Urti Calore massimo prodotto da un urto Urti
Si considerino due corpi P1 e P2 di massa rispettivamente m1 ed m2 vincolati a muoversi senza attrito lungo una retta r. All’inizio P2 è fermo, mentre P1 si muove con velocità v verso P2. Come è noto, durante il processo d’urto la quantità di moto, data da mv1 + mv2, rimane costante (v1 e v2 sono le velocità algebriche, quindi con segno, dei corpi P1 e P2 lungo la retta r).
Si determini quanto vale la massima quantità di calore che si può sviluppare durante l’urto. Ammettiamo che m1 sia minore di m2. Scambiando il ruolo dei due corpi nello stato iniziale, lasciando invariata v, questa quantità di calore risulterà maggiore, minore o uguale? Si giustifichi la risposta.
Indicate con v1 e v2 rispettivamente le velocità di P1 e P2 dopo l’urto e ricordando che la velocità iniziale di P2 è nulla, scriviamo il principio di conservazione della quantità di moto nel modo seguente:
m1 v = m1 v1 + m2 v2
Ponendo, al solito, m2/m1 = µ l’equazione precedente assume la forma:
v = v1 + µv2 (1)
Dal testo del problema si deduce inoltre che l’urto è anelastico; pertanto, indicata con Q la quantità di calore (espressa in unità di lavoro) sviluppata durante l’urto, possiamo scrivere la conservazione dell’energia mediante l’equazione:
(½) m1 v2 = (½) m1 v12 + (½) m2 v22 + Q
che, divisa per m1 e moltiplicata per 2, può essere scritta nella forma più semplice:
v2 = v12 + µ v22 + 2Q/m1 (2)
Si tratta ora di trovare il valore massimo della quantità Q che, dedotta dalla (2), è espressa da:
Q = m1/2 [v2 − (v12 + µ v22)] (3)
Perché Q sia massima, occorre che la quantità E = (v12 + μv22) sia minima, compatibilmente con l’equazione (1). Per trovare il minimo di E ricaviamo dalla (1) ad esempio la velocità v1:
v1 = v – μ v2
Possiamo così scrivere E in funzione della sola v2:
E(v2) = (v – μ v2)2 + μ v22
Sviluppiamo ora nella (4) il binomio al quadrato ottenendo:
E(v2) = v2 + μ2 v22 – 2 μ v v2 + μ v22
Ordiniamo quindi il polinomio ottenuto rispetto al variabile v2. Si trova così:
E(v2) = μ(μ + 1) v22 – 2 μ v v2 + v2
Se adesso poniamo: E(v2) = y, v2 = x, μ(μ + 1) = a, - 2 μ v = b e v2 = c, la (5) diventa:
y = a x2 + b x + c
La funzione (6), come è noto dalla geometria analitica elementare, rappresenta nel piano cartesiano una parabola ad asse verticale con la concavità rivolta verso l'alto, essendo evidentemente a = μ(μ + 1) > 0. Pertanto il minimo di y si ottiene in corrispondenza del vertice della parabola la cui ascissa xv è espressa da:
xv = –(b/2 a)
Ovvero, tornando alle notazioni della (5), il minimo di E(v2) si ottiene per:
v2 = v/(μ + 1)
Combinando la (7) con la (1), si può concludere che il minimo di E si verifica se le velocità v1 e v2 hanno il seguente valore(∞):
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Calore
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Trasmissione del calore - Esercitazione
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Trasmissione del calore - irraggiamento
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Trasmissione del calore - esercitazione