Concetti Chiave

  • L'etimologia del termine "zen" deriva dal cinese "Ch'an", prestito dal sanscrito "dhyāna", che significa visione e si riferisce a vari stadi di coscienza raggiungibili attraverso la meditazione.
  • Lo Zen si basa su una connessione autentica tra maestro e discepolo, enfatizzando l'esperienza diretta rispetto alla filosofia o alla psicologia.
  • Le scuole buddiste zen più diffuse in Giappone sono la Rinzai, fondata da Eisai, e la Sōtō, fondata da Dōgen, entrambe con caratteristiche e pratiche distintive.
  • Lo Zen ha iniziato a diffondersi in Occidente nel XIX secolo, con conversioni significative nel 1906 e l'opera di maestri come D.T. Suzuki negli Stati Uniti e Taisen Deshimaru in Francia.
  • La Beat generation ha influenzato la diffusione dello Zen negli Stati Uniti, contribuendo alla formazione di maestri zen occidentali e all'interesse per le pratiche orientali.

In questo appunto di religione si illustrerà l’etimologia del termine zen dal sanscrito, l’evoluzione nel corso dei secoli di questa dottrina con le sue principali scuole e come essa si sia diffusa all’inizio del secolo scorso in America e in Francia.

Etimologia del termine dal sanscrito al cinese

Ch’an, da cui zen, è un prestito linguistico del cinese moderno dal sanscrito dhyāna che vuol dire visione ed è utilizzato per indicare nel Buddhismo i vari stadi della coscienza raggiungibili attraverso diversi metodi: samādhi, la meditazione portatrice di pace interiore, e la consapevolezza la quale sfocia nella meditazione da seduti.
Nella sua evoluzione, infine, il termine dhyāna acquisisce un’accezione più generale la quale delinea la tendenza di un gruppo di religiosi alla contemplazione.
Zen - Storia di un’esperienza dal Giappone al mondo occidentale articolo
Per maggiori approfondimenti sullo zen e il buddismo vedi anche qui

Origine, influenza cinese e principi di base

Tutto ha inizio quando Buddha Shakyamuni in silenzio solleva un fiore. Il gesto è visto da cinquemila persona ma solamente una ne comprende il vero significato: Mahakashapa. A lui lo stesso Buddha tramanda la sua conoscenza senza proferire parola dimostrando che l’insegnamento non ha bisogno di dialoghi quando esso si basa su una connessione sottile ma forte e autentica di pensiero tra alunno e maestro.
Questo concetto è ben esplicato dal maestro Taisen Deshimaru: “Lo Zen non è una filosofia, né una psicologia, né una dottrina. Lo Zen è al di là delle filosofie, dei concetti, delle forme. L’essenza dello Zen non è esprimibile in parole. Solo praticandolo lo si può comprendere. Il segreto dello Zen consiste nel rimanere seduti, semplicemente, senza scopo e senza spirito di profitto, in una posizione di grande concentrazione. Lo Zen è essenzialmente un'esperienza.
Certo, vi è anche il Buddhismo Zen, un'istituzione tradizionale con le sue discipline, i suoi riti e le sue regole. E vi è uno Zen aperto a tutti in ciò che esso rappresenta di universale nella coscienza e nella pratica della meditazione. Un mezzo per « svegliarci » a noi stessi, « qui e ora », nega perfezione dell'istante, per apprendere a liberare e a dominare tutte le energie che sono in noi, partecipando così alla creazione che in ogni istante si realizza attraverso di noi e per mezzo nostro. E’ comunque importante far risalire lo Zen alle sue origini - la fonte indiana e poi quella cinese - e riconoscere la discendenza dei grandi Maestri, dai tempi antichi sino ai nostri giorni.”
Nel IX secolo Saichō, il maestro del buddhismo Tendai (la versione giapponese del Buddhismo Mahāyāna fondata sulla dottrina della Triplice verità) comunemente definito anche Sutra del Loto e avente la sua sede principale sul Monte Hiei, fa convergere nel suo paese la dottrina del buddhismo Chán Beizōng cinese che ha come capostipite il monaco indiano Bodhidharma il quale sosteneva di predicare direttamente gli insegnamenti di Buddha per mezzo del discepolo Mahākāśyapa. Oltre a queste due scuole in Giappone approda il buddismo Chán Niútóuchán, brevemente durato in Cina, e a cui verrà cambiato il nome in Gozu.
Nel XII secolo Eisai, un monaco seguace del buddhismo Tendai, si reca in Cina per approfondire la dottrina Chán. Ritornato, però, in Giappone egli comprende quanto sia arduo insegnare questi precetti in un contesto in cui è ben radicata la sua religione madre.
L’impresa è ripresa da un altro monaco Tendai, Dainichi Nōnin, il quale manda in viaggio verso la Cina due discepoli al fine di apprendere il Chán. Successivamente viene fondata la scuola Daruma shū che, però, fallisce in breve tempo a causa di un decreto imperiale.
Dei progressi sono fatti da un terzo monaco, Enni Ben'en, che studia il Chán dapprima al Monte Hiei e in seguito in Cina, perché viene nominato abate del monastero di Tokyo Tōfuku-ji con la conseguenza che la dottrina zen potesse essere insegnata e diffusa. Ciò spinge anche maestri cinesi del Chán a venire a testimoniare in Giappone. Ad esempio nel 1253 il monaco Lánxī Dàolóng è a capo del monastero Kenchō-ji a Kamakura mentre Dàxiū Zhèngniàn erige nello stesso luogo il monastero Kinpōzan Jōchi-ji.
Essenziale è stata l’opera del discepolo di Eisai, Dōgen, il quale si è formato tanto approfonditamente sul monte Tiantong in Cina che ottiene il certificato di illuminazione e la discendenza della trasmissione della dottrina Chán Caódòng.
Nel 1225 fa ritorno nella sua patria e nel 1230 va a vivere nella periferia di Kyoto nel tempio Anyo-in. È in questo frangente che si attua il totale distaccamento dal buddhismo Tendai per fondare una nuova scuola zen: Sōtō-shū.
Per maggiori informazioni sullo sviluppo dello zen vedi anche qui

Scuole buddiste zen oggi presenti in Giappone

Le scuole buddiste pongono le loro fondamenta nella trasmissione silenziosa della dottrina tra maestro e discepolo, l’approfondimento dei sutra(dal sanscrito significa filo, indicano nella cultura del subcontinente indiano dei saggi principi tramandati attraverso frasi brevi e concise) e la meditazione zazen(la meditazione da seduti con le gambe incrociate, il collo eretto, il mento indentro, le labbra e i denti chiusi ma devono rimanere morbidi, la lingua contro il palato, testa dritta, spalle rilassate, le orecchie in linea con esse mentre il naso con l’ombelico, gli occhi aperti).
Le scuole più diffuse sono quella Rinzai e Sōtō.
La prima è quella originariamente fondata dal monaco Eisai e conseguentemente è strettamente connessa alla scuola Tendai fino al XIII secolo non appena diventa autonoma grazie all’operato di alcuni monaci cinesi.
Gli shōgun Ashikaga, inoltre, hanno dato a questa scuola maggiori riconoscimenti dal governo. Nel corso del tempo segue delle influenze dalla scuola zen Obaku e per questo nel XVIII è rinnovata dal monaco Hakuin Ekaku che ha sottolineato l’essenzialità della meditazione zazen e kōan (affermazioni irragionevoli o racconti usati per migliorare la concentrazione).
I maestri di questa scuola oggi sono chiamati Hakuin.
La seconda, invece, è stata fondata dal monaco Dōgen nel 1230 il quale ne detta la dottrina nella sua opera, lo Shōbōgenzō. Oggi è l’insegnamento più considerevole del Giappone.
Altre scuole degne di menzione sono quella Fuke istituita dai monaci komusō, antichi samurai itineranti e quella Ōbaku che è una delle tre scuole zen vigenti in Giappone.
per maggiori informazioni sulle scuole buddiste zen vedi anche qui
Zen - Storia di un’esperienza dal Giappone al mondo occidentale articolo

Zen in Occidente tra Stati Uniti e Francia

La dottrina zen è probabile che abbia iniziato a circolare in Occidente con i primi veri e propri rapporti commerciali tra i due mondi intorno al XIX secolo. La prima conversione allo zen, però, avviene solamente nel 1906 ad opera di Anne Emily Worsley Holmes seguita dal maestro Shaku Sōyen. Un discepolo di questo maestro, Sasaki Shigetsu, successivamente, nel 1931 istituisce a New York la Buddhist Society of America di cui si occuperà fino alla sua morte nel 1945. In generale, però, in questo periodo negli Stati Uniti comincia ad esserci una particolare attività legata allo zen con maestri come Senzaki Nyogen che creava gruppi di meditazione giovanile a San Francisco e Los Angeles e D.T. Suzuki nell’Illinois che lavorava in veste di traduttore per una casa editrice.
Nel dopoguerra ha una forte influenza sulla società la Beat generation, un movimento giovanile attivo nel campo artistico in tutte le sue forme che ha una certa attrattiva per le religioni orientali oltre alla sperimentazione della rottura di schemi imposti e delle droghe. Essa è considerata la matrice di tutti quei gruppi che hanno protestato nel maggio del 1968.
I primi maestri zen occidentali iniziano a formarsi in Occidente proprio in questi anni. Alcune personalità di spicco sono Richard Zentatsu Baker a San Francisco e Philip Kapleau che a Rochester ha fatto un riassunto delle dottrine Soto e Rinzai.
In Europa, invece, e in particolare a Parigi va ricordato l’operato di Taisen Deshimaru. Nel 1970 dà origine all’Association Zen Internationale. Nel 1979 fonda il Tempio d’Occidente alla Gendronnière mentre l’anno seguente riceve il titolo di kaikyōsokan ovvero Direttore dell'Ufficio Zen Sōtō giapponese.
per maggiori informazioni sul confronto tra filosofie orientali e occidentali vedi anche qui
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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'origine etimologica del termine "zen"?
  2. Il termine "zen" deriva dal cinese "Ch’an", che è un prestito dal sanscrito "dhyāna", significante "visione". Questo termine è utilizzato nel Buddhismo per indicare i vari stadi della coscienza raggiungibili attraverso la meditazione e la consapevolezza.

  3. Come si è diffuso lo zen in Giappone?
  4. Lo zen si è diffuso in Giappone attraverso vari maestri, come Saichō e Eisai, che hanno portato la dottrina Chán dalla Cina. Dōgen, un discepolo di Eisai, ha fondato la scuola Sōtō nel 1230, segnando un distacco dal Buddhismo Tendai.

  5. Quali sono le principali scuole buddiste zen in Giappone?
  6. Le scuole buddiste zen più diffuse in Giappone sono la Rinzai, fondata da Eisai, e la Sōtō, fondata da Dōgen. Altre scuole significative includono la Fuke e l'Ōbaku.

  7. Qual è il ruolo della meditazione zazen nello zen?
  8. La meditazione zazen è fondamentale nello zen, poiché rappresenta un metodo di meditazione da seduti che promuove la concentrazione e la consapevolezza, essenziale per comprendere l'essenza dello zen.

  9. Come si è sviluppato lo zen in Occidente?
  10. Lo zen ha iniziato a circolare in Occidente nel XIX secolo, ma la prima conversione avvenne nel 1906. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il movimento della Beat generation ha contribuito alla sua diffusione, con maestri come D.T. Suzuki e Taisen Deshimaru che hanno avuto un ruolo chiave nella sua introduzione in America e in Europa.

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