Concetti Chiave
- Il metabolismo della vitamina D coinvolge la sua conversione in calcifediolo nel fegato e successivamente in calcitriolo nei reni, un ormone attivo essenziale per vari processi corporei.
- Fattori come l'età, la funzionalità epatica e renale, e l'uso di creme solari influenzano significativamente la sintesi della vitamina D, con riduzioni fino al 97% nella produzione cutanea.
- La vitamina D, sebbene aiuti a migliorare l'efficacia delle terapie contro la fragilità ossea, non è sufficiente da sola a ridurre il rischio di fratture nei pazienti anziani o istituzionalizzati.
- Studi evidenziano risultati contrastanti sull'effetto della vitamina D nella regolazione della pressione sanguigna, con alcuni che mostrano miglioramenti e altri che non riscontrano effetti significativi.
- Nei Paesi del Mediterraneo, il riscontro di ipovitaminosi D è maggiore rispetto ai Paesi Scandinavi, suggerendo che l'alimentazione gioca un ruolo cruciale nella gestione dei livelli di vitamina D.
Metabolismo della vitamina D
La vitamina D subisce un metabolismo che è indotto dagli Uv:
- questa viene convertita in 25-Oh vitamina D nel fegato (calcifediolo), un metabolita attivo;
- il calcifediolo viene poi idrossilato in posizione 1 ad opera della la-idrossilasi renale divenendo 1,25(Oh)2D3 (calcitriolo), ormone attivo. Si forma anche 24-25 (Oh)2D3, metabolita poco attivo.
Esistono dei fattori che influenzano la sintesi della vitamina D, quali:
- funzionalità epatica;
- funzionalità renale;
- età: nell’anziano la cute è più sottile, quindi l’accumulo di vitamina D risulta essere inferiore. Quindi, già di per sé l’anziano tenderà ad avere vitamina D bassa, inoltre, tende a coprirsi di più e a muoversi ed uscire di meno quindi l’esposizione al sole risulta essere ridotta;
- tempo di irradiazione;
- utilizzo di creme protettive/permanenza prolungata dentro casa: le creme anche se necessarie per ridurre l’incidenza dei tumori della pelle legat i all’esposizione diretta ai raggi Uv, tramite la loro funzione di filtro, ostacolano l’attivazione del metabolismo della vitamina D, riducendo fino al 97% la sintesi cutanea. Un compromesso può essere stare all’aria aperta anche con il tempo nuvoloso. Allo stesso modo i vetri delle finestre filtrano gli Uv.
Vitamina D e fragilità ossea
Si è visto che dando vitamina D e calcio ai pazienti istituzionalizzati si riduce un po' il rischio di frattura, ma ciò che è stato accertato, anche tramite revisioni Cochrane su popolazioni molto vaste, è che la vitamina D da sola non è in grado di ridurre la fragilità ossea. Risulta, molto utile per garantire l’efficacia delle terapie mirate contro la fragilità, perché (se il valore è inferiore gli effetti sulla massa ossea dei bifosfonati sono ridotti. Il meccanismo d’azione della vitamina D si basa su un meccanismo recettoriale, tramite recettori posti a vari livelli: paratiroidi, rene, intestino, scheletro. Recentemente si è scoperto che questi recettori si trovano a molti livelli, come elencato in figura 12.
Effetti della vitamina D sulla pressione
In letteratura si trovano studi come quello mostrato in figura 13B dove in base ai livelli di vitamina D il controllo della pressione migliora, ma si trovano anche delle informazioni opposte, in cui la supplementazione di vitamina D nel paziente iperteso sembra non avere effetto nei controlli della pressione.
Viene mostrato uno studio in cui si evidenzia come il maggior riscontro di ipovitaminosi D si abbia, al contrario di quello che si potrebbe pensare, nei Paesi del Mediterraneo
rispetto ai Paesi Scandinavi. La spiegazione è che l’influenza del sole va un po' ridimensionata, con l’età e nelle diverse situazioni, dando maggiore importanza al ruolo dell’alimentazione. Nei Paesi Scandinavi si è raggiunta prima questa consapevolezza, per questo da 30 anni si offrono i cibi fortificati, addizionati abbondantemente, ma molto, di vitamina D.
Domande da interrogazione
- Quali sono i principali fattori che influenzano la sintesi della vitamina D?
- La vitamina D è efficace nel ridurre la fragilità ossea?
- Qual è il legame tra vitamina D e controllo della pressione?
- Perché si osserva una maggiore incidenza di ipovitaminosi D nei Paesi del Mediterraneo rispetto ai Paesi Scandinavi?
La sintesi della vitamina D è influenzata da diversi fattori, tra cui la funzionalità epatica e renale, l'età, il tempo di irradiazione e l'uso di creme protettive. In particolare, gli anziani tendono ad avere livelli più bassi di vitamina D a causa di una pelle più sottile e di una minore esposizione al sole (testo).
La vitamina D da sola non è sufficiente a ridurre la fragilità ossea, ma è utile per garantire l'efficacia delle terapie mirate, come i bifosfonati, che necessitano di livelli adeguati di vitamina D per essere efficaci (testo).
Gli studi mostrano risultati contrastanti riguardo all'effetto della vitamina D sul controllo della pressione. Alcuni suggeriscono un miglioramento, mentre altri indicano che la supplementazione non ha effetti significativi nei pazienti ipertesi (testo).
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, nei Paesi del Mediterraneo si riscontra una maggiore ipovitaminosi D, probabilmente a causa di una minore consapevolezza riguardo all'alimentazione fortificata, che è stata adottata nei Paesi Scandinavi da decenni (testo).