Concetti Chiave

  • Gli interventi chirurgici sono classificati in base al rischio di contaminazione in tre categorie: pulito, pulito-contaminato e contaminato.
  • Le infezioni post-operatorie si suddividono in tre tipi: superficiale, profonda e d'organo o di spazio, a seconda della gravità e della localizzazione.
  • Gli interventi chirurgici possono comportare rischi significativi, come ascessi e trombosi venosa profonda, che richiedono misure di profilassi adeguate.
  • La profilassi antitrombotica può essere farmacologica, con eparina a basso peso molecolare, o non farmacologica, tramite calze elastocompressive e mobilizzazione precoce.
  • Le complicanze chirurgiche comuni includono sanguinamento, complicanze neurologiche, dolore e infezioni, riconducibili a logiche deduttive.

Indice

  1. Classificazione degli interventi chirurgici
  2. Tipi di infezioni post-operatorie
  3. Rischi e profilassi in chirurgia

Classificazione degli interventi chirurgici

A seconda del rischio di contaminazione batterica, ogni intervento può essere classificato in:

Intervento pulito: che sono gli interventi sulla cute, oppure quegli interventi in cui si accede a una cavità (sia addominale che toracica), senza però una manipolazione diretta dei visceri.

Intervento pulito-contaminato: (sono la maggioranza) in cui c'è una manipolazione diretta degli organi, che quindi predispone un rischio che ci sia una perforazione (e quindi uno spiller, cioè una fuoriuscita di materiale non sterile) che possa contaminare il campo operatorio.

Intervento contaminato: qualora quest’ultima condizione si verificasse (quindi c'è una fuoriuscita di liquido che sia biliare/ urina/ liquido enterico), l'intervento diventa contaminato. È dovere del chirurgo ridurre al minimo la contaminazione.

Tipi di infezioni post-operatorie

Superficiale: è l'infezione che occorre a livello del taglio / della laparotomia o della toracotomia. È un' infezione limitata alla cute e sottocute.

Profonda: quando l'infezione coinvolge le fasce muscolari;

D'organo o di spazio: se invece ci sono delle raccolte, degli ascessi, degli accumuli di liquido infetto a livello delle cavità (sia toracica che addominale).

Rischi e profilassi in chirurgia

In chirurgia ci può essere lo sviluppo di ascessi o in generale raccolte/ formazioni liquide intraddominali, ma anche il rischio di trombosi venosa profonda e/o di flebiti superficiali: tutti gli interventi chirurgici rappresentano un fattore di rischio maggiore per trombosi venosa profonda (a maggior ragione gli interventi in chirurgia generale con un approccio addominale che sia open, laparoscopico o robotico).

Pensate al rischio aumentato che può avere un paziente anziano, obeso, che magari ha già una frattura d'anca di anni prima e quindi porta già una protesi. Questi sono pazienti ad altissimo rischio per i quali diventa mandatoria una profilassi antitrombotica, che in chirurgia si fa sostanzialmente in due modi:

    1. Farmacologico: eparina a basso peso molecolare. Tutti i pazienti che devono essere sottoposti ad un intervento di chirurgia maggiore, dal giorno precedente iniziano a fare una profilassi con terapia a bassissimo dosaggio;

    2. Il posizionamento delle cosiddette case elastocompressive: vengono messe prima dell'intervento chirurgico e mantenute in sede per tutta la durata della degenza;

    3. Mobilizzazione precoce: non è farmacologico e si cerca di tirare fuori il malato dal letto il prima possibile.

Parentesi / Ripetizione: Il prof interrompe il discorso del dottorando, dicendo che in sede d’esame chiede le complicanze chirurgiche. A detta sua, non c’è bisogno di impararle a memoria, in quanto non c'è nessuna complicanza che non sia logica e quindi possiamo ricordarle semplicemente in maniera deduttiva:

• Quindi chi va al mulino si infarina, quindi chi va in saloperatorio può sanguinare (cit).

• Non c'è intervento che non posso avere una complicanza di tipo neurologica.

Dolore: Abbiamo “aperto” il paziente.

• L'infezione: è un evento che può occorrere per quanto si cerca di tenere il campo sterile

Trombosi venosa profonda: i pazienti rimangono ipomobili.

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Domande da interrogazione

  1. Quali sono le principali categorie di interventi chirurgici in base al rischio di contaminazione?
  2. Gli interventi chirurgici possono essere classificati in tre categorie: intervento pulito, intervento pulito-contaminato e intervento contaminato, a seconda del rischio di contaminazione batterica e della manipolazione degli organi (testo).

  3. Quali sono i tipi di infezioni post-operatorie e come si differenziano?
  4. Le infezioni post-operatorie si suddividono in tre tipi: superficiale, che coinvolge solo la cute; profonda, che interessa le fasce muscolari; e d'organo o di spazio, che si verifica in presenza di ascessi o accumuli di liquido infetto (testo).

  5. Quali sono i principali rischi associati agli interventi chirurgici e come si può prevenire la trombosi venosa profonda?
  6. Gli interventi chirurgici comportano rischi come lo sviluppo di ascessi e trombosi venosa profonda. La profilassi antitrombotica può essere effettuata tramite farmaci, posizionamento di calze elastocompressive e mobilizzazione precoce del paziente (testo).

  7. Quali sono le complicanze chirurgiche più comuni e come possono essere ricordate?
  8. Le complicanze chirurgiche comuni includono sanguinamento, complicanze neurologiche, dolore, infezione e trombosi venosa profonda. Queste possono essere ricordate in modo deduttivo, considerando che ogni intervento può comportare rischi logici e prevedibili (testo).

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