Una introduzione alle superfici minime
Luca Lussardi
1 Introduzione
Oggetto di questa breve nota vuole essere una breve introduzione alla teoria geometrico-differenziale delle superfici minime.
Il termine fu introdotto dal matematico Lagrange nel 1760,
superficie minima
per designare quelle superfici che sono soluzioni di un problema variazionale, e più precisamente punti critici del funzionale dell’area. La definizione originaria di superficie minima è dunque quella di superficie che rende stazionaria l’area rispetto a variazioni della superficie stessa.
Nel 1776 Meusnier provò che la definizione di superficie minima di Lagrange equivale ad una definizione più geometrica, ovvero equivale a richiedere che la superficie abbia in ogni suo punto curvatura media nulla. La teoria delle superfici minime si è poi sviluppata a partire dal 1850, anno in cui il fisico belga Plateau pose il problema che porta oggi il suo nome: provare che per ogni
3
C S C Una versione del
curva chiusa in esiste una superficie di area minima che ha come bordo.
R
problema di Plateau fu risolto da Douglas e Radò nel 1930; ulteriori generalizzazioni del problema di Plateau (capire cosa il problema intende come soluzione fa parte del problema stesso) hanno portato alla creazione di recenti e feconde branche dell’Analisi Matematica, quali la Teoria geometrica della misura, fusione perfetta tra Geometria differenziale e Calcolo delle variazioni, che fece il suo ingresso in Matematica a partire dai lavori di Ennio DeGiorgi e della sua scuola.
Lo scopo di questa nota è quello di illustrare anzitutto come le definizioni di superficie minima di Lagrange e Meusnier siano equivalenti, e di costruire successivamente esempi non banali basati su ulteriori proprietà delle superfici minime stesse.
2 Richiami di Geometria differenziale della superficie
In questa sezione forniamo qualche cenno, senza dimostrazioni, di teoria della superficie classica in
3 3
; per maggiori dettagli si veda [1]. Un insieme S ⊆ si dice se per ogni p ∈ S
superficie regolare
R R
3 2
esistono un intorno V in ed una mappa suriettiva x : U → V ∩ S, con U aperto in , tale che
R R
- 1) x è differenziabile;
- 2) x è un omeomorfismo; 2 3
- 3) per ogni q ∈ U il differenziale dx : → è iniettivo.
R R
q
In realtà ci metteremo sempre in condizioni di più alta regolarità per x: supporremo sempre che sia data la regolarità sufficiente per i conti che svilupperemo.
Data una superficie regolare S, diciamo che x è una sua parametrizzazione regolare;
con (u, v) ∈ U le del punto p = x(u, v).
coordinate locali
Denotiamo altresì con T S lo ad S in p, dato dallo spazio vettoriale reale di
spazio tangente
p
dimensione 2 generato dai vettori x e x , definiti come
u v ∂x
∂x (u, v), x = (u, v).
x = v
u ∂u ∂v
Oltre allo spazio tangente ha notevole interesse il versore normale alla superficie S, ovvero
x ∧ x
u v
N (p) = (p), p ∈ U.
|x ∧ x |
u v
1 3 2
Risulta quindi ben definita la mappa N : x(U ) → , e più in generale la mappa N : S → S ,
R
2 3 2 2 2
essendo S = {(x, y, z) ∈ : x + y + z = 1}; quest’ultima viene detta mappa di Gauss.
R 2
Osserviamo che T S e T (S ) sono piani paralleli, e quindi possono essere identificati tra loro;
p (p)
N
ne segue che possiamo pensare dN : T S → T S, che quindi opera linearmente su T S come segue:
p p p p
′ ′
data una curva α : (−ε, ε) → S con α(0) = p e α (0) = v, si ha dN (v) = (N ◦ α) (0). La mappa
p p