Concetti Chiave

  • Torquato Tasso, nato nel 1544 a Sorrento, affronta una vita segnata da separazioni familiari e instabilità emotiva, che influenzano la sua produzione artistica.
  • Le sue opere più celebri, come "Rinaldo" e "Gerusalemme liberata", riflettono un profondo attaccamento ai valori religiosi e cavallereschi, ma anche tensioni interne e crisi personali.
  • Il Tasso si distingue per la sua lirica, caratterizzata da musicalità e temi complessi, che esplorano l'amore, la morte e le inquietudini religiose dell'epoca.
  • Il dramma "Aminta" rappresenta un momento di grande creatività, intrecciando elementi pastorali con conflitti emotivi e sociali, e mettendo in luce la sensibilità del poeta.
  • Il genere epico è centrale nella sua opera, con "Gerusalemme liberata" che unisce battaglie e amori impossibili, riflettendo la crisi culturale del Rinascimento e la transizione verso la Controriforma.

redir: https://www.skuola.net/appunti-italiano/torquato-tasso/vita-opere-torquato-tasso.html

Nasce nel 1544 a Sorrento da padre cortigiano. Il padre, per perseguire i suoi incarichi, abbandona la famiglia; T. stabilisce così un rapporto con la madre. Dieci anni dopo il padre lo richiama a se per fargli proseguire il lavoro cortigiano. Si separa così dalla madre che non rivedrà mai più in quanto morirà a breve (1556). E' in continuo viaggio e passa dalle più importanti città italiane ed estere. In quanto il padre era letterato e si cimentava nella composizione di poemi cavallereschi, anche Torquato si indirizza verso il genere cavalleresco di stampo religioso (conseguentemente al consiglio di Trento). Il primo poema è il "Rinaldo" legato a episodi sulla conquista di Gerusalemme (1562).Quest'opera gli porta fama e consenso, tanto da essere chiamato alla corte degli Estensi a Ferrara durante la metà degli anni '60. Per 10 anni trova fissa dimora e uno stipendio, prima lavorando al servizio del Card. Luigi d'Este e poi al servizio del signore Alfonso II d'Este. Trova in questo ambiente stabilità e pace psicologica dovuta alla gratificazione in un ambiente che lo soddisfa sul piano anche affettivo. Si dedica così all'attività letteraria senza travagli e con ispirazione. Le sue opere migliori sono composte in questo periodo: nei primi anni del '70 (1572) compone un dramma (messo in scena) pastorale, l'"Aminta" di ambientazione mitologica e fantastica e intanto si dedica alla composizione del suo miglior poema, riferito alla conquista del S. Sepolcro e alle crociate. L'approvazione che ne deriva lo porta ad essere eletto storiografo di corte. A questo punto, a causa della tensione e dello sforzo emotivo,inizia il suo squilibrio mentale: da spesso in escandescenza, vede macchinazioni e persecuzioni ovunque, e inizia ad avere dubbi sulla corrispondenza della sua opera con i parametri dettati dal Concilio di Trento. Auto denunciandosi, chiede al S. Uffizio un controllo della sua opera. Il tribunale dell'inquisizione dopo una revisione, trova l'opera consona ai parametri cristiani. Nonostante questo Tasso avrà sempre dei dubbi. I rapporti alla coorte degli Este si fanno sempre più tesi in quanto il Duca è contrario all'intervento politico del S. Uffizio in quanto gli este vicini agli ambienti riformati. Nel 1576/77 contatta anche i Medici. In uno scatto d'ira accoltella un servitore della coorte d'Este accusandolo di spiarlo per ordine del duca stesso. Il duca gli concede un periodo di pausa. Il Tasso fugge dalla corte e vaga per l'Italia di corte in corte. Sul finire degli anni '70 (78-79) torna alla corte ma non riceve più le attenzioni che ricevette negli anni precedenti da parte del duca. Nuovamente da in escandescenza e il duca lo manda nel manicomio di S. Anna a Ferrara fino al 1586 dove ha comunque libertà di uscita e di svolgere le sue mansioni letterarie. Le sue comunicazioni con l'esterno sono piene di pessimismo antropologico (tipico di Lutero), di drammaticità e sono segnate dall'angoscia religiosa. A differenza di Lutero però non trova una soluzione teologica anche per il clima post concilio di Trento (concluso nel 1563). Le opere di questo periodo non hanno grande valore letterario ma sono utili per capire le inquietudini dell'artista. Muore a Roma nel 1595.
La biografia del Tasso è divisibile in 5 parti: una prima giovanile (1544-1565) di formazione, una seconda dei capolavori (1565-1575, compone in questi anni l'Aminta, Gerusalemme liberata), una terza di crisi (revisione del poema, esaurirsi della creatività), una quarta di reclusione nell'ospedale di S. Anna e l'ultima della morte in cui peregrina con inquietudine alla ricerca di una nuova sistemazione tranquilla, e di un riconoscimento umano e cortigiano oltre che poetico.
La corte, l'accademia, il viaggio e la pazzia caratterizzarono le contraddizioni e le aspirazioni del poeta. La corte fu per lui una scelta di carriera quasi obbligata (padre cortigiano): vide in essa un punto di riferimento esistenziale, luogo di nobili ideali e sentimenti, di scambi culturali e di sicurezza, salvo poi sperimentare con amarezza la difforme realtà e convertire il mito in deprecazione, come fece nella Gerusalemme liberata; la corte rappresenta per il Tasso anche la norma e il prestigio sociale. L'accademia assunse analoga funzione: è l'istituzione complementare alla corte che garantisce l'esistenza di una norma letteraria oltre a veicolare i rapporti tra letterati in ambito istituzionale. All'ombra delle accademie il Tasso cerca le certezze dell'arte così come all'ombra della corte quelle sociali e all'ombra della Chiesa quelle morali e religiose. Se Chiesa, accademia e corte sono le fonti di certezza auspicate, il viaggio e la pazzia rappresentano l'inquietudine profonda, il senso di inappagamento e la reazione alla delusione delle sue attese ideali. Il Tasso fu caratterizzato da un bifrontismo ovvero da un tormento per le scelte culturali, ideologiche e stilistiche delle sue opere riconducibile al fascino e alla scelta di attenersi ai valori terreni e rinascimentali o di abbandonarli abbracciando i valori religiosi e controriformistici.

La lirica:
Per molti critici il lirismo caratterizza tutta la poesia Tassiana. Ciò nonostante l'attitudine ad esprimere in forme di intensa musicalità sentimenti ed esperienze personali e soggettivi si manifesta in tutte le opere del Tasso, non solo quelle liriche. Questo si spiega oltre che in ragione dell'indole del poeta anche per motivi tecnici-culturali quali l'accentramento della lirica al centro dei generi letterari, che diventa, in virtù di un età incline al moralismo e al pedagogismo, la strada più praticabile per esporre i dissidi dell'anima. La produzione lirica accompagna il Tasso per tutta la sua vita: alla base di questa esperienza stanno il Petrarca, il Bembo e i petrarchisti del '500 ma soprattutto il Della Casa. Questo è solo un punto di partenza in quando il Tasso conquisterà un linguaggio tutto suo raggiungendo un'originalità imparagonabile, che influenzerà la letteratura del suo tempo: il barocco. Il Tasso affronta diverse tematiche: l'amore, la morte, il complimento galante, la riflessione morale e religiosa, la memoria personale, l'encomio ecc.. Assume anche diversi registri linguistici. L'encomio, poiché il Tasso fu cortigiano nel profondo, assunse una particolare importanza facendosi portatore di valori e ideali autentici e di temi personali e collettivi molteplici. I risultati più persuasivi il Tasso li raggiunge nella lirica amorosa orientata verso la piacevolezza e lo stile medio. Comprende nelle sue opere tutti i principali topoi della lirica amorosa di tradizione petrarchista con una spiccata inclinazione alla sensualità ma si segnalano spesso delicati paesaggi in grado di esprimere lievi emozioni, fugaci attimi di felicità e stati d'animo tra la nostalgia, la malinconia e il dolore. E' sempre presente la musicalità, ricercata con sensibilità e raffinatezza estreme. Diversamente poco esteriore e partecipe è la lirica sacra degli ultimi anni che si fa veicolo delle inquietudini religiose dell'animo stanco del poeta.
Il teatro tassiano dalla favola pastorale alla tragedia:fra i generi del Tasso un posto di rilievo è occupato dal genere drammatico che impegnò il poeta in modo meno continuo della produzione lirica ma interessò diversi periodi della sua vita sfociando nell'Aminta. Quest'opera si colloca nel periodo più felice del Tasso (1573) ed è uno sviluppo drammatico dell'ecloga pastorale antica: ha infatti ambientazione e personaggi tipicamente arcadici. L'opera nonostante l'esilità dell'intreccio è densa di significato e complessa. Si tratta di un dramma più interiore che d'azione che vive del contrasto tra l'amore disperato di Aminta e la sdegnosa ritrosia di Silvia e soprattutto del maturarsi del sentimento d'amore della ninfa (unico personaggio che ha un mutamento psicologico). E' quindi l'amore il tema principale dell'opera. Questo tema però non esaurisce l'opera così come il lieto fine non fa dimenticare l'aura di turbamento e le continue insidie della morte attraverso cui l'amore si matura: sono la sofferenza di Aminta per la creduta morte di Silvia e il timore della morte di Aminta a dare una svolta interiore alla ninfa. Nell'Aminta si mescolano poi note di un'accesa sensualità: la nudità di Silvia, la tentata violenza del satiro ecc. L'aminta rappresenta una scaltra sapienza tecnica e una misura stilistica che trova nella dialettica dei sentimenti, delle emozioni uno dei suoi nuclei vitali. L'Aminta, scritta per essere rappresentata a corte, è strutturata su una trama di allusioni cortigiane: dietro a ogni personaggio è celato un personaggio di corte. L'opera aiuta a mettere a fuoco la sensibilità del poeta.

L'epica:
Fra teoria e prassi: il genere epico è per il Tasso campo privilegiato di interessi sia teorici-critici che pratici si manifestano per tutta la vita dell'autore. L'esordio epico è precoce: nel 59-60 compone il Gerusalemme. E' ancora un abbozzo stilisticamente acerbo, ritenuto troppo precoce dallo stesso Tasso ma fa intravedere la freschezza dell'autore. In seguito passa al Rinaldo composto nel 62, che parla di un giovane cavaliere errante deciso a conquistarsi fama e onore. Si susseguono magie, amori senza però una coerenza strutturale sino all'epilogo felice delle nozze del cavaliere. Si scorge però la lenta e progressiva maturazione del capolavoro sia a livello stilistico che sentimentale. Alle spalle del Rinaldo c'è tutta la tradizione cavalleresca: esso è ispirato dall'Orlando Furioso dell'Ariosto ma anche dai componimenti del padre. In questo poema sono conciliate l'unità rigida del protagonista sempre in scena con la molteplicità delle azioni. La Gerusalemme liberata (1575) è il poema eroico cristiano cui aspirava l'età del Tasso. L'opera esprime gli ideali religiosi, culturali ed estetici elaborati nell'epoca e della crisi del Rinascimento e del manierismo, e rappresenta il travaglio intimo dei letterati eredi della tradizione rinascimentale ma ormai proiettati verso una nuova epoca. Il protagonista è Goffredo che è come l'Enea virgiliano, pio, capo carismatico: egli deve dominare i propri moti interiori. Il tema delle armi che discende dalla tradizione epica da origine a scende di battaglie, di scontri e duelli. Ma a questo tema si affianca e si intreccia il tema dell'amore che in un crescendo drammatica attrae personaggi degli opposti schieramenti. Divisi dalla fede i personaggi sono protagonisti di amori impossibili e tragici, conflittuali. L'amore è sentimento vivissimo ma è aspirazione inappagata che si converte in infelicità e tormento: il Tasso su questo argomento sfocia la sua indole sentimentale e si mostra capace di trattare con maestria i sentimenti più delicati. La Gerusalemme liberata è anche poema di affetti e di sentimenti colti in una gamma di sfumature. La dimensione psicologica è molto più importante che nell'Orlando Furioso dov'era l'azione a dominare. Soggettivismo e lirismo sono fondamentali. Non è però solo l'amore tema catalizzatore dell'analisi psicologica: il Tasso indaga gli affetti umani, le perplessità morali, gli scrupoli religiosi, il senso di onore, le ansie esistenziali. I personaggi hanno così uno spessore psicologico, una profondità emotiva sconosciuta alla precedente tradizione. Anche il paesaggio è fondamentale: esso entra in rapporto dialettico con la vita dei personaggi e ne scandisce le emozioni. La funzione del paesaggio non è solo decorativa ma i personaggi e il poeta stesso sembrano proiettare sul paesaggio drammi e sentimenti e sembrano subirne l'influsso. In alcuni casi i quadri paesaggistici sono anche ricchi di valore simbolico. Raramente la natura è fondale neutro ma è quasi sempre percepita tramite la sensibilità dei protagonisti. Lo scontro presente nella liberata è scontro di civiltà, di culture e può essere anche lo scontro tra codice rinascimentale e controriformistico, vissuto in prima persona dal Tasso. Questa crisi verrà poi superata con la totale adesione ai valori contro riformistici con La Gerusalemme conquistata, mentre nella liberata e nell'Aminta il Tasso è in precario equilibrio tra le due correnti: il fascino dei valori laici e degli affetti terreni e la tensione ai valori spirituali e religiosi tipici dell'età nuova. Nella conquistata degli anni successivi, che dovrebbe essere la versione finale rivisitata della liberata, il Tasso amplia gli elementi militari, encomiastici e morali. Lo stile è più monumentale e cupo ed è presente un maggior moralismo.
"Aminta" dramma pastorale composto nel 1573 e presentato nei giardini della villa degli Este a Ferrara, tramite rappresentazione teatrale. L'ambientazione è di ispirazione classica greca, tra le comunità dei pastori. Questi pastori hanno sentimenti delicati che vivono con serenità e in armoniosità con l'ambiente circostante. Nel mondo pastorale vi è l'aspirazione a fuggire dalla realtà non soddisfacente: si trasfigura un ambiente ideale che è la corte. La corte è presentata come luogo dove vive l'armonia, la pace, il rispetto, dove l'arte e la poesia assumono importanza. Si cerca di evadere da una corte non regolata da etica ma da etichetta. Nell'Aminta i protagonisti sono 2: la ninfa insensibile all'amore, Silvia, e Aminta, un giovane pastore innamorato della ninfa. Egli subisce il dolore del rifiuto da lei. I due giovani sono assistiti da due adulti: Tirsi, tutore di Aminta, e Dafne che è tutrice di Silvia. Dietro il personaggio di Tirsi si cela lo stesso Tasso. La tendenza a trasportare la realtà alla letterarietà del racconto è testimoniata da personaggi storici degli Este che si celano dietro personaggi letterari. Tirsi cerca di aiutare Aminta sulle strategie di corteggiamento e Dafne consiglia a Silvia di aprirsi. Silvia viene catturata da un satiro malvagio. Viene liberata da Aminta ma Silvia fugge gettando nello sconforto il giovane pastore. Si sparge per il bosco la notizia che Silvia è morta. Aminta tenta così il suicidio ma, fallendo, si salva. Silvia capisce di amare Aminta e lo bacia. Si colgono segnali di inquietudine in questo ambiente paradisiaco. E' presentato il tema amore/morte. Il satiro cattivo rappresenta la disuguaglianza nella corte, ambiente dove vengono rimarcate le differenze sociali. L'opera è divisa in 5 atti preceduti da un prologo e conclusi con un esodo. Ogni atto è concluso dall'intervento di un coro (ascendenza classica) che commenta la vicenda.
Rime, Madrigali Amorosi: il madrigale è un metro musicale diffuso nel 500 associato ai ritmi di corte dove la poesia era svago. Associabile ai moti dello spirito del Tasso. Più che descrivere le situazioni le dipinge. La poesia del Tasso è una poesia sensoriale.

Domande da interrogazione

  1. Qual è l'importanza della corte nella vita e nelle opere di Torquato Tasso?
  2. La corte rappresenta per Tasso un punto di riferimento esistenziale e una scelta di carriera quasi obbligata, dove sperimenta nobili ideali e sentimenti, ma anche la delusione della realtà, come evidenziato nella "Gerusalemme liberata".

  3. Come si sviluppa la carriera letteraria di Tasso nel periodo di stabilità a Ferrara?
  4. A Ferrara, Tasso trova stabilità e pace psicologica, dedicandosi alla sua attività letteraria e componendo opere significative come "Aminta" e "Gerusalemme liberata", che gli portano fama e riconoscimento.

  5. Quali sono le tematiche principali affrontate nella lirica di Tasso?
  6. La lirica di Tasso esplora temi come l'amore, la morte, la riflessione morale e religiosa, con una particolare attenzione alla musicalità e all'espressione di emozioni personali, influenzata da autori come Petrarca e Della Casa.

  7. In che modo la pazzia e il viaggio influenzano la vita di Tasso?
  8. La pazzia e il viaggio rappresentano l'inquietudine profonda di Tasso, riflettendo il suo senso di inappagamento e la reazione alle delusioni ideali, portandolo a vagare tra le corti italiane e a vivere una crisi personale e creativa.

  9. Qual è il significato del paesaggio nelle opere di Tasso, in particolare nella "Gerusalemme liberata"?
  10. Il paesaggio in "Gerusalemme liberata" non è solo decorativo, ma interagisce con le emozioni dei personaggi, riflettendo i loro drammi e sentimenti, e contribuendo a una dimensione psicologica più profonda rispetto alla tradizione precedente.

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