Teorie e trasformazione dello stato
Lezione 1: Polity e stato
Lo stato è una unità politica indipendente.
Differenza tra politics, policy e polity
- Politics: tutto quello che riguarda la politica in generale, il fare politica.
- Policy: cattura come concetto i processi decisionali che poi si materializzano in determinate cose che lo stato fa e che hanno un effetto sulla vita pubblica dei cittadini.
- Polity: unità politica indipendente.
Polity stato: unità politica indipendente;
- Polities: Egitto antico, Cina imperiale, ecc.
- Stati: unità politiche che si sono definite nell’Europa occidentale alla fine del Medioevo affermati (tra il XIII e il XV secolo).
Lo stato ha, rispetto ad altre organizzazioni, delle caratteristiche importanti: unità e indipendenza. La modernità politica nasce con lo stato quindi nasce in Europa occidentale tra il XIV/ XV secolo (fine del Medioevo).
Se guardiamo all’epoca pre-moderna, vi erano già organizzazioni simili a stati come l’Egitto antico che presentava già una certa unità e identità o anche la Cina imperiale, le città stato greche.
Stato e sovranità
Due concetti interdipendenti:
- Età pre-moderna caratterizzata da auctoritas e potestas (autorità e potere) - Legittimità di entrambe veniva dall’esterno (origine divina).
- Età moderna basata su sovranità, assenza di legittimità esterna → se non esistesse la sovranità, anche autorità e potere farebbero fatica a manifestarsi.
Con la sovranità lo stato afferma sé stesso - Secolarizzazione.
Nell’età pre-moderna la legittimizzazione deriva dall’esterno, dalle divinità. In quella moderna, lo stato afferma se stesso essendo massima autorità.
Lo stato nasce come tentativo della nobiltà di conservare se stessi. Si assiste alla cosiddetta cristallizzazione dello status sociale, Stato=Stare: St: permanenza, contrariamente all’uomo che invece non può permanere. Con il concetto di stato si apre il concetto di Indipendenza. Dà continuità!
Lo stato è da sempre finanziato e venire creato per porre ordine nella società, effettivamente però è impersonale e non esiste concretamente.
La nascita dello stato implica una rivoluzione concettuale → prima che nascesse il concetto di sovranità, era necessario sempre cercare una forma esterna di legittimità (es: imperatore francese che si faceva incoronare dal papa).
All’inizio lo stato nasce come tentativo della nobiltà di mantenere il proprio status ovvero di conservare sé stessi (→ cristallizzazione dello status sociale dei nobili). Autorità e potere non sono statici, anzi vengono attribuiti agli esseri umani che, prima o poi, muoiono. Lo stato è permanente, sopravvive agli uomini.
Lo stato mantiene l’ordine (sociale, politico, economico che fanno parte tutti della sovranità).
Hobbes e Locke
Hobbes e Locke sono i primi a parlare di Stato all’interno delle proprie opere, ne parlano ovviamente fortemente influenzati dall’epoca storica in cui si trovavano.
Hobbes
Hobbes nasce nel mezzo di una guerra civile inglese. Scrive il Leviatano (libro fondatore dello stato) nel 1651. Egli non usa il termine stato ma il termine Leviatano. Il Leviatano è una persona. Graficamente, il suo corpo è un insieme di individui (i sudditi) che aderiscono ad un patto e che sottostanno all’autorità del Leviatano stesso. Lo stato è anche esterno al luogo in cui si esercita la politica.
Common-wealth: lo scopo dello stato è quello di assicurare il bene comune. Egli vedeva il leviatano come una figura indispensabile per mettere fine alla violenza.
Lo stato è la persona che il potere sovrano su tutti noi. Il codice civile implica il volere/desiderio dello stato. La finzione dello stato come persona rende terreno il rapporto tra gli individuo e Dio.
Cap. XVI del Leviatano: si focalizza sulla persona che ci evoca l’immagine della finzione → tutto questo per legittimare lo stato. Lo stato come finzione necessaria per creare l’ordine.
Le azioni dello stato
Le azioni dello stato, in assenza di una sorta di approvazione divina, sono giustificate grazie all’artificialità e alla personificazione.
Azioni attribuite allo stato come a qualcuno che agisce a nome nostro. Moltitudine che si sintetizza in una unità singolare.
Skinner
Hobbes si ispira al Digesto di Giustiniano: un proprietario può affidare la sua proprietà a un amministratore o un capitano.
- Praeponere = nominare qualcuno per svolgere una mansione.
- Praestare = Persona artificiale vs persona naturale.
Lo stato: persona artificiale. I governanti dello stato: persone naturali.
→ Secondo Skinner: Hobbes suggerisce che i rappresentanti debbano essere in grado di servire in una performance di un ruolo legalmente e socialmente riconosciuto.
→ Truly o By fiction: le persone naturali parlano per davvero ma nel loro ruolo performativo esse devono parlare come se fossero artificiali.
Smith: il sovrano è colui che decide nell’eccezione. Non sono i governanti ma è lo stato che ha la capacità di sospendere la legge e agire nell’eccezione. Lo stato agisce al di sopra della legge ma è una decisione che, per forza di cose, viene presa dagli uomini. Non vi è l’evocazione di una divinità perché è lo stato che legittima sé stesso. Uno stato è composto da cittadini ma, allo stesso tempo, si trova al di sopra di noi.
Moltitudine/pluralità
Lo stato è “una” persona; la moltitudine permane. Permane il problema dell’autorità/autorizzazione delle azioni dello stato.
Come si autorizzano le azioni dello stato? Per Hobbes c’è solo una possibilità: che ogni membro della moltitudine autorizzi lo stato ad agire come sovrano.
Relazione tra moltitudine e lo stato: Stato di natura → Patto sociale → Leviatano.
Il patto sociale è in sé un’invenzione. Ma è solo per il fatto che esiste un contratto, i cittadini rispetto le norme comuni. In caso contrario, si incorre in una sanzione perché lo scopo ultimo è il mantenimento dell’ordine.
Se lo stato non punisse, allora si vivrebbe in uno stato di natura → lo stato regola la violenza altrimenti si parlerebbe di Hobbes vede gli uomini come essenzialmente cattivi che cercano di massimizzare il proprio controllo, tentano di sopraffare gli altri.
Con il patto sociale, lo stato risolve il problema della moltitudine che, a sua volta, determina l’esistenza dello stato. Lo stato crea un’omogeneità di comportamenti nella moltitudine.
Stato/moltitudine come Madre/bambino nello stato di naturale. Necessità della universitas del consenso.
Hobbes ha giustificato lo stato. Egli, però, è difensore dello stato assoluto → i sudditi hanno volontariamente acconsentito a trasferire parte della loro libertà al sovrano. Una volta creato lo stato, la moltitudine non deve interferire con il volere dello stato. C’è l’idea della volontà (gli uomini sono liberi di scegliere nel momento in cui uno stato deve essere costituito), della libertà che esiste solo nel momento di adesione al patto con il Leviatano. La libertà non si perde ma è allocata nelle mani del sovrano (unico modo per giustificare lo stato assoluto).
Locke
È un filosofo inglese. Nasce in un periodo meno turbolento rispetto a quello di Hobbes. C’è più ordine e meno violenza.
Sullo stato di natura
Lo stato di natura è uno stato di perfetta libertà che ordina e dispone delle sue proprietà. Egli ha una concezione ottimista della natura dell’uomo. Lo stato di natura è uno stato di eguaglianza. Gli uomini hanno la libertà perché limitano il proprio potere (potere e giurisdizione reciproca). Si parla di rispetto reciproco perché ognuno vive in armonia con gli altri perché per beneficiare dei benefici a cui è naturalmente esposto deve permettere agli altri di fare lo stesso (idea di condivisione).
Quando si crea lo stato, gli uomini perdono la loro libertà. Lo stato di natura è fondato sulla legge di natura. Questa legge è la ragione. Secondo ragione, dato che gli uomini sono tutti uguali e indipendenti, nessuno porta danno alla vita, alla salute, alla libertà o alla proprietà degli altri.
Stato di guerra
Hobbes: non ha senso la differenza tra stato di natura e stato di guerra → i due coincidono.
Locke: lo stato di guerra è una degenerazione/corruzione dello stato di natura → la corruzione deriva dalla perdita della ragione degli uomini. Ecco perché lo stato è visto come una necessità (non ideale) di autorità per mettere fine allo stato di guerra.
Sulla libertà
Locke: la libertà risiede nello stato di natura. Il bene comune è sinonimo dello stato di natura, assenza di autorità (per Hobbes il bene comune risiede nel patto sociale).
Locke appartiene al filone del liberalismo → la sua idea di libertà è assoluta, uomini svincolati da qualsiasi tipo di potere arbitrario (non esiste un potere che non sia arbitrario ecco perché ha un rifiuto totale dello stato che non cede alla finzione hobbesiana).
Differenze tra Hobbes e Locke
- Per Hobbes l’uomo vive in uno stato di natura in cui “homo hominis, lupus est”. Senza punizioni gli uomini sono portati a dominare sugli altri e quindi, senza Stato, l’uomo sarebbe libero di esprimere la sua violenza in quanto esso è predisposto a imporre il proprio “io” sugli altri. La libertà è possibile solo nel momento in cui si fa un patto con “il Leviatano”. Visione Pessimistica!
- Per Locke, gli uomini si autoimpongono uno Stato, perdendo la libertà. Lo stato di natura è uno Stato di eguaglianza e se non esistesse, ogni uomo avrebbe massimo potere su se stesso, e sceglierebbe di limitarlo dove comincia il potere dell’altro. La legge che governa gli uomini è la “Ragione”, non lo Stato. (es. non rubo, non perché ho paura di una punizione, ma perché priverei l’altro della cosa rubata. Viene meno la fiducia dello Stato di Natura). Visione Idealista/Ottimista! Stato di Natura reso utopico.
Finzione nel Patto Sociale: il Contratto Sociale e lo Stato come concetto sono una finzione, non esiste un vero e proprio contratto sociale, nasciamo già vincolati ad esso, non abbiamo libertà di scelta. Ma serve per tenere l’ordine. Lo Stato è considerato terzo, rispetto a noi e ai governanti, è qualcosa di superiore sia alla popolazione che a chi la governa. Governanti e Governati sono inglobati nello Stato, che però rimane entità terza, esso è necessario, anche come finzione, per legittimare le decisioni prese dai governanti e dare ordine.
Lezione 2: Lo stato moderno
Polity dove un singolo centro di potere ha affermato il suo diritto esclusivo al controllo e all’impiego del mezzo ultimo dell’attività politica – la violenza organizzata – su un territorio definito.
Stato e territorialità
- Santi Romano, “lo stato non tanto un territorio, piuttosto un territorio” (Romano 1947: 56).
- Il territorio delimita lo “spazio” della sovranità.
- Lo stato mantiene l’ordine su un territorio, sopprimendo qualsiasi sfida interna al proprio monopolio della violenza legittima.
Sovranità
- Sovranità: non riconoscere alcun potere superiore a se stesso.
- Lo stato prende parte all’attività politica solo ed esclusivamente su proprio mandato.
- Lo stato è il solo giudice dei propri interessi e si assume l’intera responsabilità per il perseguimento di quegli interessi.
- In quanto sovrano, lo stato mantiene l’autorità ultima sul territorio (e pertanto sulla popolazione che vi risiede).
- In quanto sovrano, lo stato NON accetta interferenze da parte di altri nei suoi affari domestici.
Pluralità
- L’ambiente politico moderno consiste in una pluralità di stati territorialmente distinti.
- Mutuo riconoscimento: ciascuno di essi presuppone l’esistenza di tutti gli altri ed è in principio il loro eguale.
- Al di sopra degli stati non esiste un livello di autorità più elevato.
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Elettrotecnica - Teoria
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Teoria e metodologia dell'allenamento
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Teoria Diritto pubblico
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Teoria dell'attaccamento