Concetti Chiave
- Il romanzo esplora la dualità della famiglia come nido affettivo e prigione opprimente, evidenziando il contrasto tra il rapporto con la madre e il matrimonio con Romilda.
- Il gioco d'azzardo e lo spiritismo rappresentano temi centrali, sottolineando l'importanza del caso e la relatività della condizione umana attraverso le esperienze di Mattia Pascal.
- Mattia Pascal è un inetto che lotta con la sua identità, bloccato in un ciclo di sdoppiamento e sostituzioni che lo rendono un antieroe incapace di affrontare la vita pratica.
- Il romanzo riflette sulla modernità e il progresso, con Mattia che critica l'illusione della felicità derivante dalla scienza e dalle macchine, evidenziando il degrado delle città.
- La filosofia del "lanterninosofia" esprime l'incertezza della conoscenza umana, suggerendo che le persone vivono con illusioni e piccole verità, mentre le grandi idee possono svanire in un attimo.
redir: https://www.skuola.net/libri/pirandello-mattia-pascal1464x.html
La famiglia, nido o prigione
Il nido è la famiglia originaria, fondata sul rapporto di tenerezza fra Pascal e la madre; la prigione è il rapporto coniugale con Romilda e quello con la suocera, la terribile vedova Pescatore;
Il gioco d'azzardo e lo spiritismo
Pirandello rappresenta minuziosamente il casinò di Montecarlo, nei pressi di Nizza, dove Pascal vince alla roulette diventando improvvisamente ricco. Il gioco d’azzardo affascina Pirandello perché l’importanza del caso e il potere della sorte contribuiscono a rafforzare la sua teoria della relatività della condizione umana, sottolineando i limiti della volontà e della ragione. Nella stessa direzione va l’interesse per lo spiritismo (seduta spiritica al cap. 14);
L’inettitudine
Con i personaggi di Tozzi, di Svevo o di Kafka, anche Pascal è un inetto che sogna un’evasione impossibile e che alla fine si trasforma consapevolmente in un antieroe, reso inadatto alla vita pratica dalla sua stessa tendenza allo sdoppiamento, dalla sua propensione a vedersi vivere.
Lo specchio, il doppio, la crisi di identità
Mattia Pascal ha un rapporto difficile non solo con la propria anima ma anche col proprio corpo. Ha difficoltà ad identificarsi con se stesso. Spia di questo malessere è l’occhio strabico, che guarda sempre altrove. La crisi d’identità dipende soprattutto:
- dalla sua duplicità, rappresentata dalla sua predisposizione a sdoppiarsi
- dalla sua inclinazione a porsi davanti allo specchio
- dalla ripetizione della stessa situazione, che si raddoppia continuamente: Mattia seduce prima Romilda, poi Olivia; finge di essere morto per due volte; per due volte si dà una nuova personalità: prima come Adriano Meis e poi come “fu” Mattia Pascal
- dalla sostituzione a un alter ego, a un doppio di sé: per esempio si sostituisce a Pomino nell’amore di Romilda, e poi è questo stesso amico a sostituirsi a lui come marito.
- dalla tendenza a ripetere la stessa situazione ponendosi come terzo all’interno di un rapporto di coppia.
Pascal si inserisce così tra :
- Malagna e Romilda
- Romilda e Pomino
- Adriana e Papiano
- il pittore spagnolo e la fidanzata.
La modernità, la città, il progresso, le macchine
Nel capitolo 9 Adriano Meis è a Milano e, frastornato dai rumori, dai treni elettrici e dalla vista della folla, riflette sulle conseguenze del progresso tecnico, negando che la felicità sia prodotta dalla scienza e che le macchine possano servire a migliorare la condizione umana (influenza di Verga e di Leopardi). Nel capitolo 10, Meis si sposta da Milano a Roma, che viene descritta da Anselmo Peleari nel colloquio con Pascal come città non estetizzante (D’Annunzio) che da “acqua santa era diventata posacenere”.
Posizione politica antigolittiana
Nel romanzo appare una posizione critica nei confronti della democrazia giolittiana, definita “tirannia mascherata di libertà”.
Posizione filosofica: lanterninosofia
La sua posizione filosofica viene espressa per bocca di Anselmo Peleari nel capitolo 13, intitolato ll lanternino.
La teoria del lanternino
Quando Mattia-Adriano Meis, in seguito ad un'operazione agli occhi, è costretto a rimanere quaranta giorni al buio in casa Paleari, Anselmo, il padre di Adriana, cerca di intrattenerlo e gli illustra le sue teorie filosofiche. Egli afferma che non esiste alcuna certezza conoscitiva per l’uomo. L'uomo nulla conosce e nulla può affermare di conoscere. Anselmo ha creato una sua teoria, la "lanterninosofia", secondo la quale tutti viviamo con il nostro piccolo lanternino, col quale ci illudiamo di sapere e conoscere qualcosa. Al di sopra dei lanternini individuali, vi sono dei grandi lanternoni, quelli delle idee e delle luci-guida: bellezza, verità, umanità, onore, che reggono e guidano gli uomini per uno spazio di tempo più o meno ampio fino a quando una forte ventata spegne i lanternoni e noi ci troviamo a ricercare un po' di luce, servendoci solo dei miseri e insufficienti nostri lanternini. E' questa una delle affermazioni più alte della desolata solitudine dell'uomo.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del concetto di famiglia nel romanzo "Il fu Mattia Pascal"?
- Come viene esplorato il tema del gioco d'azzardo nel romanzo?
- In che modo Mattia Pascal incarna il concetto di inettitudine?
- Qual è il ruolo della crisi di identità nel personaggio di Mattia Pascal?
- Qual è la posizione filosofica espressa attraverso la "lanterninosofia"?
La famiglia è rappresentata come un nido, simbolo di tenerezza tra Pascal e la madre, ma anche come una prigione, evidenziata dal difficile rapporto con Romilda e la suocera, la vedova Pescatore.
Il gioco d'azzardo, in particolare il casinò di Montecarlo, rappresenta l'importanza del caso e della sorte, sottolineando i limiti della volontà umana e contribuendo alla teoria della relatività della condizione umana di Pirandello.
Mattia Pascal è un inetto che sogna un'evasione impossibile e si trasforma in un antieroe, reso inadatto alla vita pratica dalla sua tendenza allo sdoppiamento e dalla sua propensione a vedersi vivere.
La crisi di identità di Mattia è segnata dalla sua duplicità e dalla difficoltà a identificarsi con se stesso, evidenziata da situazioni ripetitive e dalla sostituzione con alter ego, come Adriano Meis.
La "lanterninosofia" di Anselmo Peleari sostiene che l'uomo non può avere certezze conoscitive, vivendo con illusioni rappresentate dai propri "lanternini", mentre le grandi idee che guidano l'umanità possono essere spente da eventi imprevisti.