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Concetti Chiave

  • Il fu Mattia Pascal nasce da una crisi personale di Pirandello, influenzato da eventi come l'allagamento delle miniere di zolfo e la malattia della moglie, riflettendo il contesto storico della rivoluzione industriale italiana.
  • La storia di Mattia Pascal evidenzia la condizione di "forestiero" nella vita, imprigionato da istituzioni sociali e da un'identità fittizia che ostacola la sua realizzazione personale.
  • Pirandello crea un archetipo dell'individuo frustrato nel desiderio di identità, sottolineando il contrasto tra il vivere e la consapevolezza della propria vita con un tono ironico e tragico.
  • Il romanzo introduce tecniche narrative innovative come il protagonista-narratore in prima persona e un'ordinarietà cronologica riflessiva, caratterizzate da un linguaggio concitato e spezzato.
  • Pirandello si distacca dal decadentismo di D’Annunzio, portando una nuova consapevolezza della crisi dell'individuo e una visione pessimistica della vita, come illustrato nella descrizione di Roma nel romanzo.

Quali sono le origini del romanzo?

Il fu Mattia Pascal, pubblicato per la prima volta nel 1904, è conseguenza di un particolare momento della vita di Pirandello: l’allagamento delle miniere di zolfo del padre (1903) e la malattia mentale della moglie gli provocano una crisi personale ed un improvviso dissesto economico. Il romanzo nasce, dunque, dall’esigenza di guadagnare ed è espressione tanto dello stato personale dell’autore quanto del momento storico in cui si colloca, il tempo della rivoluzione industriale italiana e della crisi della classe media. Il fu Mattia Pascal mette, infatti, a fuoco la figura del piccolo borghese, privo di riferimenti culturali e religiosi.

Identità e Condizione Umana

La vicenda di Mattia Pascal è chiaramente scissa nelle tre esistenze del protagonista e nelle sue diverse identità, tuttavia è contraddistinta da un unico motivo di fondo: la condizione di forestiere della vita, l’incapacità, cioè, di realizzare sé stesso. Mattia da “vivo” è frenato dalle istituzioni sociali (il matrimonio, la famiglia, …). Nei panni di Adriano Meis, invece, è paradossalmente impossibilitato a vivere dalla ragione opposta: la sua identità fittizia gli impedisce di partecipare attivamente alla vita; la mancanza di un’esistenza “burocratica” non gli consente di sposarsi, né di rivendicare i suoi diritti civili. La conclusione, infine, appare di un irrimediabile pessimismo: Mattia rientra nelle istituzioni del vivere, ma la sua vita ormai è segnata dall’impossibilità di realizzarsi. Egli rimane “spettatore” della vita, della moglie risposata, del suo antico lavoro e degli amici di un tempo, secondo l’asserzione pirandelliana per cui la vita “o la si vive o la si scrive”. Il fu Mattia Pascal, infatti, inizia a scrivere, di sé e della sua tragedia, consapevole del ruolo inutile dell’intellettuale, che ha solo la parola per esprimere sé stesso.

Archetipo e Crisi dell'Individuo

Con Il fu Mattia Pascal, Pirandello crea una sorta di archetipo che, con sfumature e variazioni, ha larga parte nella letteratura del primo Novecento: l’uomo frustrato nel proprio desiderio di identità, “straniero” alla vita, incapace o impossibilitato a realizzare la sua esistenza fortemente determinata dal caso. Il romanzo apre una nuova fase nella stagione decadentista, pur con tutta l’elasticità che questa catalogazione comporta. Ai compiacimenti estetizzanti e superomistici di D’Annunzio subentra la consapevolezza dello scacco, la coscienza della crisi, tragica, dell’individuo. In Mattia Pascal (come in Zeno di Svevo) questo nuovo atteggiamento si risolve nel “vedersi vivere”, in una sorta di sdoppiamento della personalità prodotto dall’eccesso di riflessione. C’è uno scarto netto tra il vivere e la coscienza della propria vita, e l’individuo ha una visione ironica della sua stessa commedia, che gli appare tanto tragica quanto assurda. Pirandello definisce questa concezione come il sentimento del contrario: “Mi vidi, in quell'istante, attore di una tragedia che più buffa non si sarebbe potuta immaginare. Posso dire che da allora ho fatto il gusto di ridere di tutte le sciagure e d'ogni mio tormento.”. Non a caso egli dedicò il suo saggio L’Umorismo “Alla buon'anima di Mattia Pascal bibliotecario”.

Transizione Letteraria e Tecniche Narrative

Il passaggio dal decadentismo dannunziano alla nuova fase letteraria di (fra gli altri) Pirandello e Svevo è ben esemplificato dalla descrizione di Roma contenuta nel capitolo X de Il fu Mattia Pascal: Acquasantiera e portacenere. La città, in cui dieci o vent’anni prima gli intellettuali più dissimili evocavano presagi di dominio, di risveglio estetico, di rinascita politica, suggerisce a Mattia Pascal l’idea di un deserto rumoroso quanto sterile, e privo di valore in sé (l’acquasantiera distrattamente adoperata come portacenere ha significato analogico). Ma il segno più evidente della novità pirandelliana è dato dalle tecniche narrative. Un primo tratto particolare è l’adozione del protagonista-narratore, che in prima persona sottopone l’enigma della propria identità (“Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal”) e introduce il tema di fondo del romanzo. In secondo luogo, si determina un particolare ordine cronologico, fondato sulle rifrazioni del tempo nella coscienza del protagonista, che percepisce il presente filtrandolo attraverso il passato. Si nota, infine, la poliedricità della narrazione: il testo accoglie ampi inserti di esposizione teorica e sequenza dialogiche sul modello teatrale. A tutto ciò si accompagnano le particolari qualità dello stile che si fonda, non su calcolate simmetrie, bensì su un andamento concitato e franto, su improvvise spezzature e sull’imitazione del parlato (“né padre, né madre; né come fu o come non fu”, “dimostrare come qualmente non solo ho conosciuto mio padre e mia madre”).

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il contesto storico che ha influenzato la scrittura de "Il fu Mattia Pascal"?
  2. Il romanzo è nato in un periodo di crisi personale per Pirandello, segnato dall'allagamento delle miniere di zolfo del padre e dalla malattia della moglie, riflettendo anche la crisi della classe media durante la rivoluzione industriale italiana.

  3. Come si manifesta la condizione di "forestiero" nella vita di Mattia Pascal?
  4. Mattia vive una scissione tra le sue identità; da "vivo" è bloccato dalle istituzioni sociali, mentre come Adriano Meis non può partecipare attivamente alla vita, risultando sempre un "spettatore" della sua esistenza.

  5. Qual è l'archetipo dell'individuo frustrato che emerge nel romanzo?
  6. Pirandello presenta un archetipo dell'uomo incapace di realizzare la propria identità, segnato dal caso e dalla crisi dell'individuo, evidenziando un distacco tra il vivere e la consapevolezza della propria vita.

  7. In che modo Pirandello utilizza le tecniche narrative nel romanzo?
  8. Il romanzo adotta un protagonista-narratore in prima persona, con un ordine cronologico che riflette la coscienza del protagonista e una narrazione poliedrica che include esposizioni teoriche e dialoghi, creando un andamento franto e concitato.

  9. Qual è il significato della descrizione di Roma nel capitolo X?
  10. La descrizione di Roma rappresenta un "deserto rumoroso" e sterile, simbolizzando la perdita di valore e il passaggio da un'epoca di speranza a una di disillusione, riflettendo il nuovo atteggiamento letterario di Pirandello.

Domande e risposte

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