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Tecnologie e comunicazione

[Il prof inizialmente si è dilungato tanto su concetti non molto difficili, verso la fine invece è andato come un treno e ha praticamente ripetuto quello che c’è scritto nelle slide senza approfondire]

Ha diviso la lezione in 3 parti: introduzione, esempi di ausili, tecnologie e DSA.

Prima parte: introduzione

Disabilità: incapacità, difficoltà nello svolgere un compito. Nel caso dell’autismo il problema è di comunicazione, nel caso dei DSA incapacità a svolgere alcune azioni.

Relazione tra tecnologia e disabilità: la disabilità richiede l’utilizzo di certi strumenti. Noi questi ausili li utilizziamo continuamente nella nostra vita e non circoscriviamo l’utilizzo di strumenti tecnologici a persone che hanno disabilità.

ICIDH (International Classification of Impairments, Disabilities, Handicaps): documento dell’OMS del 1980. È stato sostituito dall’ICF (International Classification of Functioning) nel 2001. Tecnologie e ausili tecnologici vengono collocati in questi documenti.

Deficit, handicap, disabilità: hanno a che fare con il problema presente nella persona. C’è una relazione causale tra queste 3 parole: deficit (parte organica che ha un problema; non posso togliere questo problema) crea una o più disabilità come conseguenza del deficit (conseguenze sulle mie capacità/incapacità; posso agire per togliere questo problema); ogni disabilità crea una o più situazioni di handicap (conseguenza in una situazione specifica).

Esempio degli occhiali: io non riesco a vedere da lontano (deficit), ma posso sopperire al problema con gli occhiali; se non utilizzo gli occhiali si manifesta la disabilità e io non vedo niente (disabilità), di conseguenza non riesco a fare colazione (handicap).

Nell’ICIDH compare un elemento in più, l’ambiente: l’ambiente insieme alla disabilità porta alla manifestazione dell’handicap. La disabilità può portare ad una situazione di handicap, l’ambiente può aggravare o migliorare questa situazione. L’ambiente non va inteso solo come ambiente fisico in cui si parla solo di barriere architettoniche, ma è anche un ambiente culturale, fatto di regole, norme, consuetudini, atteggiamenti; 1 rispettare queste norme può diventare di ulteriore ostacolo. Un ambiente che, al contrario, mi lascia il tempo di cui ho bisogno diventa facilitante.

Esempio: la slide che legge il prof ha una durata preimpostata di 15 secondi, chi ha difficoltà nella lettura parte svantaggiato a causa del suo deficit che crea una disabilità e di conseguenza un handicap. Se la tempistica invece non è predefinita il compito diventa più facile.

Nell’ambiente c’è un atteggiamento inclusivo in cui tutti hanno delle differenze, ma tutti hanno uguali diritti. Se una persona incontra barriere architettoniche: la persona sarà tetraplegica (deficit), di conseguenza la persona non riuscirà a camminare (disabilità) e non riuscirà a prendere il treno dell’ora X a causa di queste barriere che incontra nell’ambiente. Ho delle conseguenze nella mia vita dovute al fatto che non ho la velocità di lettura come gli altri o perché mi muovo su una carrozzina anziché con i piedi.

Esempio: un bambino che a scuola studia geografia, la sua incapacità di camminare non determina un handicap. L’handicap si rivela solamente quando magari è in gita o deve spostarsi all’esterno insieme ai suoi compagni di classe. Insegnanti e compagni devono essere educati a pensare di considerare una persona con tutte le sue caratteristiche, non fermandoci a quella più evidente che è la necessità di muoversi in carrozzina e che lo rende diverso dagli altri. In un ambiente “mal-educato” il bambino sarà escluso.

Il rischio è che un deficit ti porti ad una situazione di handicap solo perché ce l’hai, questo succede in particolare con i DSA. Il rischio è appunto che quel deficit, che sarebbe limitatissimo nella vita della persona, vada ad offuscare la persona che realmente è il bambino, proprio perché l’ambiente scolastico verte proprio su ciò in cui il bambino presenta difficoltà. Gradualmente anche il bambino di sé dirà che è un DSA e penserà che tutto di lui è ridotto a questo. Se quella caratteristica è pervasiva determina tutta la sua vita, diventa la sua sua caratteristica principale e di conseguenza la persona non è altro che quello.

Alcuni strumenti li troviamo tra i deficit e la disabilità (funzione riabilitativa): l’ausilio mi riduce la disabilità (esempio: gli occhiali; il deficit c’è sempre, ma lo strumento mi riduce la disabilità).

Con l’ausilio rendo il deficit incapace di provocarmi conseguenze, sempre se l’ambiente è educato (esempio: tempo fa chi usava gli occhiali era chiamato “quattro occhi” e veniva escluso).

La capacità di ridurre la disabilità si può ottenere allenando l’abilità attraverso l’esercizio. A volte non ne vale la pena di allenare, in particolare quando per ottenere un miglioramento minimo devo impegnare tanto tempo e fatica; in questo caso, quando non si può più fare nulla, si introducono ausili tecnologici. Con l’allenamento in una prima fase si assiste ad un buon miglioramento, poi si arriva ad un punto di stallo, dove non ha più senso continuare gli sforzi per ottenere un piccolo cambiamento.

Per un bimbo che non sa fare le moltiplicazioni perché ha dei problemi

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marilu1312 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnologie didattiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Giliberti Enrico.
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