Normanni
Creazione della Normandia
X secolo. Grazie a Rollone, venne creata la Normandia. Anche qui vigevano gli ordinamenti carolingi.
Mentre Guglielmo conquistava l’Inghilterra, nell’Italia meridionale i normanni erano impegnati nella creazione di un’entità politica. Non giunsero come conquistatori, bensì come mercenari in cerca di fortuna. Si trattava di uomini appartenenti alla casta guerriera.
Attratti anche dall’Inghilterra, dove Canuto II aveva creato un impero. Alla sua morte nel 1035 l’Inghilterra si era resa indipendente grazie a Edoardo il Confessore.
Gli successe Harold II. Ma Guglielmo, nipote di Edoardo, rivendicava il trono. Nel 1066, a Hastings, lo sconfisse, assumendo così il titolo di conquistatore.
Adesso però il re d’Inghilterra, in quanto duca di Normandia, era vassallo del re di Francia.
Si inserirono grazie al frammentato contesto politico dell’Italia meridionale, in cui erano presenti ducati longobardi (Benevento, Salerno, Capua) e territori bizantini (Sicilia, Puglia, Calabria, Basilicata). Agli inizi del nuovo millennio era Salerno il ducato più forte, grazie all’impiego di cavalieri normanni; attratti dalle prospettive che offriva un paese ricco e debole. Cominciarono in seguito a fare da protagonisti ottenendo anche titoli e feudi. Fra questi emersero i fratelli Altavilla: Guglielmo, Unfredo e Roberto, detto il Guiscardo.
Con Guglielmo giunsero anche i rapporti feudo-vassallatici. Il suo successore Enrico I rafforzò la monarchia. Lasciò intatte le contee (shires), sottoponendo i loro amministratori, gli sceriffi, sotto il controllo regio. Gli sceriffi dovevano presentarsi alla camera del re per versare i tributi delle loro contee al re. Sotto Guglielmo fu redatto anche il Doomsday Book, ovvero il Catasto del regno. Il successore di Enrico I, Enrico II, rafforzò la corona attraverso conquiste in Francia.
Ma da tempo il papato guardava al sud Italia, preoccupato dell’influenza bizantina. Ma quando i normanni conquistarono la Puglia e la Basilicata si arrivò allo scontro. Nel 1035 Leone IX fu sconfitto e dovette riconoscere le conquiste normanne. Nel 1059 Riccardo ottenne il titolo di principe di Capua, e Roberto quello di duca di Puglia, Calabria e Sicilia. In cambio i normanni offrivano appoggio politico e militare al papa Niccolò II. Roberto morì e i suoi successori si ritrovarono in gravi difficoltà, ma fu Ruggero II a riprendere il controllo del regno nel 1139. Sia Ruggero che i successori Guglielmo I e Guglielmo II seppero sfruttare l’antica amministrazione e creare un regno con una struttura piramidale.
Ma l’introduzione dei rapporti feudo-vassallatici sarà dannosa per lo sviluppo del sud in un periodo in cui si formarono i comuni capaci di dare una maggiore partecipazione e una più vivace dinamica politico-sociale.
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Le origini delle crociate
Urbano II, nel concilio di Clermont Ferrand del 1095, tenne un discorso nel quale deplorò le lotte fra cristiani e esortò a compiere un viaggio in Terrasanta come mezzo di purificazione e aiuto alla chiesa orientale. Si sarebbe trattato di un’esortazione al pellegrinaggio che avrebbe prodotto un risultato non gradito.
La società europea di fine XI secolo era pervasa da un forte lancio espansivo che si manifestava in ogni campo: popolazione in aumento, nuove terre coltivate, mercanti in conflitto con i mussulmani per il controllo dei commerci, i cadetti delle famiglie in cerca di sistemazione. Il tutto condito con miscuglio di ottimismo e inquietudine religiosa, alimentata dai predicatori. Allo stesso tempo il numero di pellegrini aumentava a causa del desiderio di espiazione dei peccati.
L’aiuto chiesto dall’imperatore bizantino apparve difficilmente credibile, poiché egli temeva che gli occidentali avrebbero assaltato Costantinopoli e adesso si concertavano sui Balcani. Anche l’oppressione turca sui cristiani orientali non può essere considerata un valido elemento.
Nel medioevo la religione permeava la vita dell’uomo; dunque è indubbio che il movimento crociato sia nato in un clima di grande devozione religiosa.
Dell’entusiasmo si fece promotore Pietro l’eremita, il quale guidò una crociata, sterminata dai Turchi.
La crociata promossa dal papa iniziò nel 1096 e all’appello rispose la grande nobiltà francese. Così vari contingenti si concentrarono a Costantinopoli dove l’imperatore Alessio fece di tutto per farli partire, giacché non gradiva la loro presenza.
La spedizione abbandonò Costantinopoli nel 1097 e nel 1099 riuscì a conquistare Gerusalemme.
Gli stati crociati e l’esportazione dei rapporti feudali in Oriente
I capi dei vari contingenti erano desiderosi di ritagliarsi i propri domini. Il comando di Gerusalemme fu affidato a Goffredo di Buglione, a cui successe il fratello Baldovino che avviò un’azione di consolidamento del regno. Il suo potere era rappresentato da quei crociati che avevano ottenuto un feudo. Ma i legami feudali non valsero tuttavia a far sviluppare una forte solidarietà fra crociati. Prezioso fu il contributo degli ordini militari (templari e ospedalieri) così come quello delle città marinare che ottennero vantaggiosi privilegi.
La riscossa dei mussulmani
Il successo dei crociati fu reso possibile dalle lacerazioni interne al mondo mussulmano. La situazione cambiò all’inizio del XII secolo quando l’emiro Mossul fece pressioni sugli stati crociati. La prima a cadere fu Edessa nel 1144. La notizia preoccupò l’occidente e subito accorsero alla crociata il re di Francia, quello di Sicilia e l’imperatore tedesco. Il tutto però si risolse in un fallimento dal momento che ognuno dei capi faceva i propri interessi. La piena riscossa mussulmana si ebbe quando Saladino sconfisse i cristiani e occupò Gerusalemme nel 1187.
Questo provocò una più grande mobilitazione a cui parteciparono il re di Francia, quello di Inghilterra e l’imperatore Barbarossa. La spedizione non ebbe successo e Gerusalemme rimase in mano mussulmana.
La quarta crociata e la formazione dell’Impero latino d’Oriente
La Terza crociata si concludeva nel 1192. Sul trono imperiale sedeva Enrico IV che aveva preso in sposa Costanza d’Altavilla e adunque aveva ereditato l’impero normanno, rivendicato anche da Tancredi di Lecce. L’imperatore voleva utilizzare la Sicilia come base per una nuova crociata, ma la morte lo colse nel 1197. La sua scomparsa impediva ai cristiani di sfruttare la morte di Saladino, il cui impero si frantumò.
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Allora, Innocenzo III si fece promotore di una crociata con l’obbiettivo di riconquistare Gerusalemme e ricondurre la chiesa d’Oriente sotto la sovranità pontificia. L’impero d’Oriente passava un brutto momento, dunque i crociati si affidarono a Venezia. Il Doge, accordatosi coi cristiani, decise il trasporto gratuito qualora essi avrebbero aiutato la Repubblica a conquistare Zara, in mano agli Ungheresi. Una volta conquistata, il Doge convinse i cristiani a conquistare Costantinopoli che cadde nel 1203. Dopo di che i crociati procedettero alla fondazione dell’Impero latino d’Oriente.
La caduta dell’Impero latino d’Oriente
L’Impero latino si rivelò fin da subito una costruzione politica assai debole, anche a causa dell’ostilità della popolazione. Naufragò quindi la speranza di una riunificazione delle due chiese. Il patriarca poi non era in grado di esercitare un controllo sulla chiesa e sulla popolazione. A ciò si aggiunse che i latini non avevano il controllo del territorio bizantino. A complicare le cose c’era poi l’insofferenza di Pisani e Genovesi nei confronti della potenza veneziana. Nel 1261 Genova riuscì a stipulare un patto col signore di Nicea che salì al trono lo stesso anno. La situazione politica restava precaria.
Intanto, nonostante la deviazione della crociata da Gerusalemme a Costantinopoli, il papa non abbandonò l’idea e riuscì a bandirne un’altra. Una spedizione partì nel 1217, ma nel 1221 si era già conclusa. In seguito Luigi IX si concentrò sull’Egitto, ma l’ultimo vero esponente delle crociate fallì nei suoi piani: la prima dal 1248 al 1254 e la seconda nel 1270, in cui l’esercito fu sterminato dalla peste.
Tra la quinta e la sesta crociata ce ne fu un’altra di cui fu protagonista Federico I, imperatore germanico e re di Sicilia. Grazie a questa Gerusalemme fu ripresa nel 1229 grazie a un patto tra l’imperatore e il sultano del Cairo. Ma l’accordo prevedeva lo smantellamento delle difese e quindi lasciava la città priva di difese in caso di attacco. Nel 1224 i Mamelucchi attaccarono la città conquistandola.
Innocenzo III e l’apogeo del papato
La seconda metà del XII secolo vide un’evoluzione del papato in senso monarchico. Il ruolo svolto da Alessandro III nella mediazione fra comuni e Impero gli valse il ruolo di garante della giustizia e della fede. Egli si dichiarava vicario di Cristo e affermava la superiorità del potere spirituale su quello politico. La situazione politica era favorevole e la prima mossa riguardò il regno di Sicilia, considerato feudo della chiesa sin dai tempi di Roberto il Guiscardo.
La morte di Costanza nel 1198 fornì al pontefice Innocenzo III un’opportunità: la madre infatti mise sotto la tutela papale Federico II, incoronato re nel 1208. Intanto il papa ne approfittava per rafforzare il suo dominio e faceva da arbitro nella disputa fra Ottone di Brunswick, figlio di Federico il Leone e capo dei Guelfi, e Filippo di Svevia, fratello del defunto imperatore. Il tutto a causa della disputa sul nuovo imperatore Enrico VI. La scelta cadde sul primo, ma l’intesa durò poco, infatti Ottone accingeva alla corona di Sicilia, che fu assunta da Federico.
La crociata contro gli Albigesi e il Concilio Lateranense
Innocenzo ebbe preoccupazioni anche per gli eretici. Fu per questo motivo che indisse una crociata contro di loro affermando che essi erano più pericolosi dei saraceni. Gli Albigesi erano numerosi a Tolosa, e godevano di largo consenso. Alla crociata partecipò anche la monarchia francese che poco potere aveva in quella zona. Essa cominciò con l’uccisione di un legato papale nel 1208, di cui fu accusato Raimondo di Tolosa.
L’iniziativa ebbe successo dal momento che i partecipanti avevano gli stessi diritti di quelli che avevano partecipato alla crociata in Terrasanta. La crociata da fenomeno religioso divenne strumento politico, dal momento che il papa rivendicava per sé il diritto di identificare i nemici. Le operazioni militari continuarono fino al 1229.
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La restaurazione del potere monarchico in Francia
Il re di Francia Filippo Augusto (1180 – 1123) era impegnato a rilanciare l’immagine della monarchia a causa del matrimonio della sua ex moglie Eleonora di Aquitania con Enrico II d’Inghilterra e il conseguente trasferimento di terre alla corona inglese. Filippo allora impose il giuramento degli obblighi feudali ai propri vassalli. Sembrava che i rapporti fra i due regni dovessero migliorare.
Riccardo poi aveva stipulato un’alleanza con Tancredi di Lecce, in lotta con l’Impero. Riccardo al ritorno della Terrasanta passò per la Francia, qui fu tenuto prigioniero da Filippo che lo liberò solo dopo il giuramento di vassallaggio. Con la morte di Riccardo nel 1199 e quella di Enrico VI si creò un nuovo scenario: l’Impero andò declinando mentre sul trono inglese salì Giovanni Senzaterra.
Il ricorso di un vassallo alla giustizia regia fornì a Luigi il pretesto per citare a corte Giovanni, che ovviamente non si presentò. Questo provocò un conflitto anche a causa della salita di Ottone di Brunswick al trono imperiale. Il papa promosse una coalizione antifrancese a cui partecipò anche Giovanni. Ma l’esercito anglo-germanico fu messo in rotta da quello francese. Filippo allora chiese ottenne il riconoscimento dei territori da lui incorporati alla corona negli ultimi anni: in questo modo la monarchia francese estese il suo potere alla Francia meridionale.
La Magna Charta e le origini delle istituzioni parlamentari
Dopo la sconfitta, Giovanni Senzaterra dovette affrontare l’opinione pubblica e la nobiltà, irritate dal carico fiscale, finalizzato a una politica senza risultati. Nel 1215 l’onda della rivolta arrivò a Londra. Baroni e ecclesiastici si schierarono dalla parte dei rivoltosi imponendo al re la Magna Charta.
Con questa la monarchia si impegnava a rispettare i diritti di nobili ed ecclesiastici, le concessioni fatte dai suoi predecessori, il diritto degli uomini liberi ad essere giudicati da un tribunale a loro pari e le consuetudini vigenti in materia di libera circolazione dei mercanti. Il re era inoltre obbligato a non imporre nuove tasse senza il consenso di clero e nobiltà, riuniti nel Consiglio comune del regno, e farsi assistere da una curia di venticinque baroni.
Si riportano alla Magna Charta le origini delle istituzioni parlamentari. Bisogna chiarire che i rivoltosi non volevano una nuova costituzione, bensì garantire il rispetto della tradizione.
La ripresa dell’iniziativa imperiale e la restaurazione del potere regio in Sicilia
La domenica di Bouviers oltre che segnare il successo di Filippo costituì la premessa della vicenda umana e politica di Federico II, che il giorno della battaglia si trovava nell’Impero dopo un lungo viaggio. Nel 1213 Federico emanò la bolla d’oro con la quale rinunciò ai diritti concordati a Worms nel 1122.
Intanto Innocenzo III aveva tentato di risolvere il problema della corona in Sicilia, spettante all’imperatore. Il papa fece giurare a Federico la rinuncia al trono di Sicilia, ma la morte del papa fece ritenere a Federico sciolto questo giuramento. Enrico nel 1220 ottenne il titolo di re dei romani. In questo modo l’imperatore designava già il suo erede e intendeva introdurre il principio di ereditarietà all’interno della sua carica. Ma a questo non corrispondeva un rafforzamento del potere imperiale e regio nell’Impero.
La politica di Federico era stata possibile grazie a Onorio III, in cambio della promessa di partire per una crociata in Oriente. Dopo essere stato incoronato, Federico partì per il Mezzogiorno dove trovò un regno rimasto in mano a comandanti militari, feudatari e comunità che avevano approfittato dell’assenza della monarchia per estendere i loro poteri.
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Il primo obbiettivo fu quello di rivendicare diritti regi. Con la Dieta di Capua nel 1220 Federico fece abbattere i castelli costruiti abusivamente, di annullare le autonomie e rivedere i privilegi. Ci fu una resistenza di baroni, che il sovrano riuscì a superare e a mettere gli uni contro gli altri.
Contemporaneamente adottava una serie di misure per far risollevare le condizioni del regno e potenziare l’apparato burocratico amministrativo. Dunque è chiaro quali fossero le prerogative e il ruolo del potere regio nel 1224. Federico voleva estendere queste prerogative anche al nord Italia, dove i comuni si svilupparono in completa autonomia. Indisse quindi una dieta nel 1226 in cui si sarebbe discusso del ripristino dei diritti imperiali, delle crociate e della lotta all’eresia. Le città lombarde allora preoccupate per i piani dell’imperatore si riunirono nella Lega Lombarda.
La crociata di Federico II e il conflitto con il papato
Nel 1227 moriva Onorio III, gli succedeva Gregorio IX (1227 - 1241). Il papa impose all’imperatore di partire subito per la crociata. L’imperatore convocò immediatamente crociati e pellegrini, ma nel caldo dell’agosto scoppiò un’epidemia che coinvolse anche Federico. Costretto a rientrare in Italia, il papa non credendo alla sua storia lo scomunicò nel 1227.
Appena guarito Federico riprese la crociata e sbarcato ad Acri si trovò subito in sintonia con il sultano; nel 1229 i due giunsero ad un trattato. Questo fece infuriare il papa che trovava scandalosi i rapporti fra i due. Tornato in Italia l’imperatore dovette intraprendere una crociata indetta contro di lui, ma nel 1230 fu trovato un compromesso dopo che aveva sconfitto i suoi avversari.
L’imperatore dovette però rinunciare a ogni forma di controllo sull’elezione vescovile, oltre che riconoscere al clero meridionale la piena immunità fiscale e giudiziaria. Questo elemento permise a Federico di consolidare il suo regno, tentando di migliorare l’apparato amministrativo.
Un momento significativo si ebbe con le Costituzioni di Melfi del 1231 con le quali l’imperatore dotava il suo regno con un codice organico di leggi basate sul diritto romano e la legislazione normanna. Le cure prestate al rafforzamento del regio erano rilevanti se si considera la politica da lui attuata nell’Impero dove elargiva favori ai principi per ottenere il loro appoggio.
Tuttavia promulgò anche un codice nell’Impero. A Magonza nel 1235 l’imperatore promulgò la Costituzione di pace imperiale, riprendendo antichi ordinamenti e riformandone alcuni. L’occasione del soggiorno nell’impero fu fornita dalla ribellione del figlio Enrico, privato dei suoi beni che passarono al fratello Corrado IV.
La scomunica di Federico II e la nuova crisi del potere imperiale
Nel 1237 l’imperatore, dopo aver ottenuto truppe da numerose città a lui fedeli, volse il suo sguardo alla Lega Lombarda. Nel 1238 inflisse ad essa una pesante sconfitta a Cortenuova imponendo anche dure condizioni di pace che spinsero molte città a resistere. Esse furono incoraggiate anche dal fatto che prima o poi Gregorio IX si sarebbe schierato dalla parte della Lega, dato che era irritato dalla politica dell’imperatore.
Gregorio nel marzo 1239 scomunicò Federico sciogliendo i sudditi dall’obbligo di fedeltà, facendo cominciare così una guerra. Intanto a Innocenzo III succedeva Innocenzo IV.
Terribili furono gli ultimi anni di Federico: di nuovo scomunicato e dichiarato decaduto nel 1245. Si impegnò in seguito per sconfiggere i suoi nemici sia sul piano militare che ideologico, scrivendo.
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