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Introduzione al Medioevo: dalla polemica alla mitizzazione

L'idea di Medioevo nasce tra l'Umanesimo, fra 1300 e 1400, come un'epoca di trasformazione della cultura e di imbarbarimento dopo l'età classica. Tuttavia, francesi e tedeschi vedevano nel Medioevo un periodo importante per la loro storia. Anche la condotta della Chiesa di Roma ha connotazioni religiose nella polemica sul Medioevo.

Con il Seicento, si osservano progressi in filologia e la consultazione di opere religiose (agiografie che vengono raccolte). La polemica riprende nel Settecento, con l’Illuminismo, contro la superstizione. Questa polemica giovò allo sviluppo della ricerca storica: le origini del mondo moderno vengono colte nel Medioevo, dando vita a un'intensa stagione storiografica, grazie a personaggi come Giambattista Vico con “Scienza nuova”, Ludovico Antonio Muratori con “Rerum Italicarum Scriptores”, Voltaire con “Essai sur les moeurs et l’esprit des nations” e William Robertson.

La visione romantica e il Medioevo

In Germania, alla fine del Settecento, si pongono le premesse per la fine della polemica. La cultura romantica vede nel Medioevo l’età del Cristianesimo. Questa visione è affiancata da studi economici (Herder) e politici (frammentazione sia della Germania che dell’Italia). In Germania, nascono grandi opere storiche come il Monumenta Germaniae Historica, che forniscono fonti per la storia delle popolazioni germaniche e dei territori del Sacro Romano Impero.

In Italia, il dibattito si concentra sulla questione longobarda e il ruolo del papato relativamente alla mancata unificazione (es. Machiavelli o Manzoni). La storiografia neo-guelfa rappresenta un progresso sul piano della conoscenza della storia medievale. Rivalutazione del Medioevo avviene anche in Francia e Inghilterra, come età del sentimento e della fede, grazie a personaggi come Walter Scott e la sua opera “Ivanhoe”.

Il Medioevo nella storiografia europea dell’Otto-Novecento

La cultura romantica propone una visione di maniera del Medioevo, solo in parte realtà storica, ma si osservano progressi nello studio storico, culminando nel Positivismo (es. storico Ranke, lavoro obiettivo dello storico, senza interpretazioni ideologiche dei fatti).

In Germania, si sviluppano ricerche sul diritto e sull’economia (vedi Marx e il materialismo storico, idee diffuse in Italia da Labriola, che suscita l’interesse di molti tra cui Benedetto Croce; studio concreto). Rinnovamento nella storiografia italiana: Scuola economico-giuridica. Interesse per fenomeni quali il feudalesimo e i Comuni (storia delle istituzioni). Si distinguono tre filoni di storici: filone fiorentino con Gaetano Salvemini, filone pisano con Gioacchino Volpe e filone cattolico con Niccolò Rodolico.

Importanti sono gli studi di Croce, che perviene all’idea che la vera storia sia quella etico-politica, con protagonisti i ceti dirigenti e gli uomini politici. Diversi orientamenti della storiografia europea includono la Kulturgeschichte (storia della civiltà) e l'Irrazionalismo (dopo la prima guerra, Huizinga).

Progressi da entrambe le parti (studio economico-sociale e cultura-istituzioni) portano a un tentativo di conciliazione dei due ambiti di ricerca. Sintesi più originale elaborata da Henri Pirenne, che considera l’espansione islamica e la conseguente rottura dell’unità del Mediterraneo come nuova base per la considerazione della fine del mondo antico e la nascita dell’Europa.

La storiografia delle Annales

La rivista, fondata nel 1929 in Francia da Marc Bloch e Lucien Febvre (professori all’università di Strasburgo, rispettivamente si occupavano di Medioevo e Cinquecento), aveva come scopo promuovere il rinnovamento della ricerca storica collaborando con studiosi di economia, sociologia, geografia, antropologia e psicologia. Altre opere di Bloch includono “I caratteri originali della storia rurale francese” e “Società feudale”.

La rivista Annales è sempre più interessata ad argomenti quali civiltà, religione, folklore, alimentazione, arte e psicologia individuale (Febvre). Poi la direzione passa a Braudel. Successo di libri sul Medioevo, come quello di Emmanuel Le Roy Ladurie, “Montaillou”.

Il movimento delle Annales ha dato origine a diversi filoni: storia della mentalità e dell’ideologia, come Le Goff; storia religiosa e della cultura; avvenimenti politici e militari. Progressivo allargamento delle sfere di interesse per lo storico. Oggi esistono progetti interuniversitari.

Unità e articolazione del Medioevo

L'età carolingia (VII sec in poi) rappresenta un periodo in cui si tentò (fallendo) di dare un assetto più definito all’Europa dopo l’arrivo dei popoli barbarici e il crollo delle istituzioni politiche romane. Si assistette a grandi trasformazioni rispetto al mondo antico e si posero le premesse per l’età moderna.

La storiografia italiana articola il periodo tra il crollo dell'Impero romano d’Occidente e l'inizio della modernità nei seguenti modi:

  • Secoli IV-VII: trasformazione del mondo romano, tarda antichità, diminuzione dell’unità politica ed economica tra le regioni del Mediterraneo, importanza delle città e il livello culturale buono dei ceti dirigenti. In Italia non ci furono sconvolgimenti fino al 568 con l’arrivo dei Longobardi.
  • Secoli VIII-X: Alto Medioevo, precarie condizioni di vita delle popolazioni europee dovute a incursioni di Normanni, Ungari e Saraceni; abbandono dei lavori pubblici intrapresi in età romana. Tuttavia, anche il periodo dei rapporti feudali e il tentativo di sintesi tra tradizioni germaniche, romane e cristiane.
  • Secoli XI-XIII: Pieno Medioevo, maturazione dei processi iniziati precedentemente, piena civiltà medievale a livello sociale, politico, religioso e anche letterario e filosofico (Commedia dantesca).
  • Secoli XIV-XV: Tardo Medioevo, crisi demografica ed economica, profonde trasformazioni, Autunno del Medioevo. Si diffondono nuovi modelli culturali e valori religiosi. Tramontano ideale di impero universale e ambizioni egemoniche del papato. 1492, data simbolica della scoperta dell'America.

I caratteri originali della civiltà medievale

Diverse periodizzazioni esistono, ma il Medioevo ha una sua identità “unitaria” con elementi che permangono lungo i secoli. Si tratta di un’età profondamente religiosa con solidarietà e istituzioni di carità, oltre a una compenetrazione tra autorità politica e religiosa, specialmente in età carolingia (IX). Inoltre, lo spirito comunitario delle società germaniche, senza rigide gerarchie romane ma con clan e unioni di più famiglie, emerge in questo periodo.

Nelle campagne dominano le comunità di villaggio; unione attorno al vescovo e al santo patrono, solidarietà di vicinato. Coesione rafforzata dalla parrocchia. Si formano arti e corporazioni (di mestiere). Lo spirito di appartenenza è alimentato anche da riti religiosi, manifestazioni pubbliche, segni esteriori come bandiere, stemmi, edifici religiosi (cattedrali) e civili (palazzo pubblico, piazza). Il simbolismo caratterizza il modo stesso con cui l’uomo medievale si approcciava alla realtà, sempre basandosi sulla religione.

Il Medioevo, dall’XI secolo, è anche un periodo di artigianato e commercio. Sebbene il mondo fosse prevalentemente rurale, la nobiltà fondiaria deteneva un potere quasi incontrastato. Questo potere aveva la base nelle campagne (VIII sec). I feudatari, inizialmente impegnati nel servizio militare al sovrano, ricevevano in cambio dei feudi (rendite come stipendio). Con il tempo, i feudatari sfruttano il loro potere e diventano signori degli uomini che vivevano nei feudi, assumendo poteri di natura pubblica (il sovrano finiva per riconoscere questi poteri). Scarsa incidenza dello Stato nel Medioevo nella vita della società!

Il mondo ellenistico-romano e la diffusione del Cristianesimo

Nomadi e sedentari

Vi erano diversi organismi politici oltre all'Impero Romano, creati da popolazioni Indoeuropee rozze e culturalmente meno evolute rispetto ai sedentari. I popoli nomadi provenienti dal nord si fusero con le popolazioni già stanziate, creando nuove civiltà. Un esempio è la Persia (attuali Iraq e Iran, parte di Afghanistan e Pakistan). Conquistata da Alessandro Magno nel 331 a.C., andò ai Parti (nomadi) a metà del III secolo. Diventarono sedentari e fondarono un potente impero in conflitto con quello romano.

In India, la popolazione dei Gupta raggiunse uno splendore tra il IV e V secolo, sviluppando una civiltà agricola. La Cina, un'altra civiltà agricola, si sviluppò nella pianura del fiume Giallo, sotto la pressione degli Unni dal Nord, e costruì la Grande Muraglia nel 215 a.C. Un reticolo di strade e insediamenti lungo i confini fu creato come fecero i romani lungo il limes.

Un'altra popolazione proveniente dal nord erano i Celti. Dalla Germania si spostarono a est, dalla zona del Reno a quella danubiana, passando nell’Italia padana e nel IV secolo si spinsero fino all’Italia centrale. Bloccati dai Romani, arretrarono e si fusero con i latini, formando un connubio celtico-latino. A loro volta, i Celti subirono la pressione dei Germani provenienti dall'Europa settentrionale e centrale.

Gli strumenti difensivi romani e cinesi erano analoghi. I romani appoggiavano il limes a baluardi naturali, ad esempio garantendosi i confini in corrispondenza dei grandi fiumi (Reno e Danubio), costruendo a ridosso fortificazioni. Il Vallo d’Adriano era simile alla Muraglia Cinese (vallo costruito tra 122 e 127 d.C. in Britannia).

Il mondo delle città

Il limes era il confine tra il mondo dei Germani, ancora non del tutto sedentari, e quello delle città, popoli sedentari. La città romana non era circondata da mura fino al III secolo ed era un centro urbano vero e proprio: urbs, con funzioni amministrative, politiche e commerciali di cui si avvaleva la civitas, che comprendeva case di contadini e ville di grandi proprietari.

La campagna era organizzata in campi di forma geometrica (centurie), disposti lungo direttrici (cardi e decumani). La zona intermedia, il suburbio, ospitava impianti artigianali, necropoli, ville lussuose, anfiteatri e teatri (la costruzione di questi ultimi era a carico delle curie cittadine).

Lo stile di vita dei più abbienti comprendeva ville lussuose, riscaldamento, comodità, filantropia, pratica letteraria, dibattiti filosofici e biblioteche private.

La diffusione del Cristianesimo

Tra il I e II secolo d.C. vi fu una fioritura della cultura e una diffusione della scrittura anche tra le classi meno abbienti (prima era esclusiva del clero e dei funzionari pubblici). Nuovi bisogni spirituali emersero, il politeismo era in crisi e venivano seguite correnti filosofiche come lo stoicismo e culti importati dall’oriente. Nel IV secolo, il Cristianesimo si impose e si affermò definitivamente, quando anche la sua organizzazione poteva rassicurare le élites cittadine (non apostoli itineranti, ma precisa gerarchia sacerdotale con presbiteri, vescovi, coadiuvati da diaconi).

Paolo di Tarso contribuì molto a rendere universale il messaggio di Cristo (sue lettere: prima sistemazione dottrinale del messaggio evangelico). Le campagne erano però molto legate ai culti tradizionali (da cui il termine "pagano", da pagus, contadino).

Gradualmente, si instaurò un legame anche con gli abitanti della campagna. I vescovi venivano scelti dalle élites cittadine e acquisiranno autorità anche civile, ponendo le premesse per un connubio tra attività religiosa e politica.

La crisi del III secolo e le persecuzioni contro i cristiani

Le persecuzioni avvennero prima che il Cristianesimo si affermasse completamente. I romani nutrivano diffidenza politica verso i cristiani (inizialmente assimilati agli ebrei, che si erano ribellati all’impero). Questo culminò in persecuzioni nel II e III secolo, con un intervento statale accentuato nella vita pubblica, inaccettabile per i cristiani, che non adoravano l’imperatore.

Il periodo fu caratterizzato da uno sviluppo abnorme delle città, con troppa popolazione rispetto alle capacità produttive. Inoltre, vi era la minaccia dei Germani, con molte risorse investite lì. Crebbe la spesa pubblica insostenibile, ci fu inflazione e furono coniate nuove monete ma con scarsità di metallo prezioso: furono svalutate e i prezzi crebbero.

Il commercio tra Oriente e Occidente soffrì di uno squilibrio. L’Occidente comprava merci più costose di quelle che esportava, con una forte domanda di beni di lusso dalle classi agiate. Il fenomeno fu in parte frenato dal prelievo fiscale ma, col tempo, l’Occidente si impoverì. Da ciò derivarono carestie, epidemie, rivolte contadine, pirateria, brigantaggio, guerre civili per il trono imperiale, scissioni di province e minaccia dei Germani.

L’Impero era sul punto di sfaldarsi. Si riprese grazie all’operato di grandi imperatori. Un personaggio chiave fu Diocleziano, che salì al trono nel 284 e legò i contadini alla terra. Diocleziano attuò anche una riforma della costituzione, dividendo l’autorità imperiale tra due Augusti e due Cesari, accentuando il suo ruolo sacrale (dio in terra). Diocleziano percepì il Cristianesimo come un pericolo e iniziò una persecuzione nel 303. Il successore Costantino, invece, intuì che il Cristianesimo poteva essere un punto di forza e ottenne l’adesione della Chiesa all’impero con l’Editto di Milano (313), conferendo libertà di culto alle chiese cristiane.

L’organizzazione della Chiesa e la definizione della dottrina cristiana

La Chiesa dovette darsi un’organizzazione. Ogni comunità cristiana aveva a capo un vescovo proveniente dall’aristocrazia, che operava nella diocesi (coincidente con la provincia). Seguì poi un coordinamento tra i vescovi della provincia, dando preminenza al vescovo della metropoli (Chiesa metropolitica). I metropoliti, poi detti arcivescovi, consacravano i vescovi, facevano appello sulle decisioni dei vescovi e presiedevano i sinodi (riunioni dei vescovi) della provincia.

Le sedi vescovili più importanti erano i patriarcati, come Roma, Alessandria, Gerusalemme e Costantinopoli. La Santa Sede di Roma era considerata a Occidente quella per eccellenza, mentre in Oriente era vista solo come primato d’onore.

Dopo le persecuzioni di Diocleziano, un altro problema emerse: la creazione di un corpus dottrinale. Il dibattito teologico fu animato da intolleranza.

Due concezioni opposte sorsero: tensione morale e rifiuto delle cose del mondo con proiezione verso Cristo e l’Apocalisse di Giovanni (carattere escatologico). Questa posizione uscì perdente ma animò il Medioevo e a essa si collega il Donatismo che negava la validità dei sacramenti di preti indegni. La seconda tendenza, più moderata, mostrava comprensione per le debolezze dell’uomo. Prevaleva questa tendenza.

Una questione spinosa era stabilire la natura di Cristo in base al problema dell’incarnazione di Dio in Cristo.

L’Arianesimo e la nascita dell’eresia

Nel IV secolo, si diffuse la dottrina di Ario di Alessandria: il figlio di Dio incarnato aveva lo stesso grado di divinità del Padre, ma era a lui subordinato. Nel 325, il Consiglio di Nicea venne riunito da Costantino: il primo concilio ecumenico con trecento vescovi. L’Arianesimo venne condannato. Ma questo fu solo l’inizio di un processo che si sviluppò nel V secolo: eresie.

Il Arianesimo venne recepito dalle popolazioni germaniche. Successivi concili in Oriente portarono a lacerazioni nella Cristianità, pericolo per l’unità dell’impero. Il Concilio di Calcedonia del 451 dichiarò Cristo vero Dio e vero uomo, con due nature distinte ma inseparabili, mentre gli oppositori erano i monofisiti.

Le origini del monachesimo

Si sviluppò un tipo di cristianità distaccata dalla società: il monachesimo. Si cercava un contatto più diretto e intimo con Dio attraverso una vita di ascesi e penitenza, soprattutto in India. I precedenti furono il buddismo e i pitagorici in Grecia. Il monachesimo cristiano nacque in Egitto nel III secolo. Alcuni adottarono espedienti particolari ed estremi per vivere in solitudine, come gli stiliti (Siria e Mesopotamia), che vivevano in cima alle colonne.

Esperienze meno aspre portarono alla creazione di colonie di eremiti attorno a chiese. Si diffuse il cenobitismo (fondato da Pacomio), promuovendo la creazione di monasteri maschili e femminili, dove tutto era regolato (preghiera, lavoro, vestiario, alimentazione). Uno dei padri del monachesimo orientale fu Basilio, vescovo di Cesarea in Cappadocia, che nel 378 promosse la fondazione di monasteri indirizzando loro la sua Regola, cioè delle indicazioni per i cristiani che vivevano in comunità.

La diffusione del monachesimo in Italia e nel resto dell’Occidente

Il monachesimo trovò un punto di contatto con l’aristocrazia, che in esso vedeva il modo per conservare e sviluppare il patrimonio. Un personaggio chiave fu Gerolamo, esponente di una nobile famiglia della Dalmazia, eremita in Siria, che fu guida per nobildonne romane che praticavano una vita ascetica (fu poi cacciato).

Caso di Cassiodoro, ex collaboratore di Teodorico re degli Ostrogoti, che nel 540 si ritirò nei suoi possedimenti presso Squillace in Calabria, dove fondò un monastero che era piuttosto una scuola, un centro di cultura e attività scrittoria e intellettuale per salvaguardare il patrimonio culturale romano trapiantandolo nei monasteri. Ma dopo la sua morte, l’opera non continuò.

In Gallia, la diffusione del monachesimo si deve a Martino, vescovo di Tours. La vita ascetica fu abbracciata nel 357. Si sa poco del monachesimo in Spagna, Gran Bretagna e Irlanda.

Il monachesimo benedettino

Benedetto da Norcia, fondatore e abate del monastero di Montecassino, fu l’ideatore della Regola attorno al 540. La sua fonte principale fu la Regola del Maestro (anonimo), su cui si dibatte. Mise a frutto l’esperienza del monachesimo occidentale e orientale, offrendo la miglior sintesi con chiara identità e originalità. Moderazione e realismo, lavoro, fraternità, dormitorio comune, rapporto equilibrato tra vita attiva e vita contemplativa: ora et labora, letture e meditazione. Grande diffusione nei secoli VII e VIII.

L’Occidente romano-germanico

Il mito della razza pura è un falso mito relativo all’unità e alla purezza dei Germani, come aveva affermato Tacito nella Germania.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher virginia.vi99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Figliuolo Bruno.
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