Riassunti di Storia medievale
Libro adottato: "Medioevo: i caratteri originali di un’età di transizione" di Vitolo
1 – Il mondo ellenistico-romano e la diffusione del Cristianesimo
1.1 – Nomadi e sedentari
Popoli provenienti dalle steppe euroasiatiche (gli indoeuropei), rozzi e culturalmente arretrati, presero il posto o si fusero con popolazioni già territorialmente stabilizzate, dando vita a nuove civiltà rurali.
Impero persiano (Iraq + Iran + Afghanistan + Pakistan). Conquistato da Alessandro Magno nel 331 a.C., dai Parti (cavalieri-pastori nomadi) a metà del III secolo a.C., fu pressato da Sarmati, Unni bianchi e Turchi.
Impero dei Gupta (India settentrionale). Civiltà agricola creata dagli Ariani, popolo indoeuropeo di pastori e allevatori, trasformati in contadini. Fu travolto dagli Unni bianchi nel 470 d.C.
Impero cinese (pianura del Fiume Giallo). Civiltà agricola, che divenne impero nel 246 a.C. con Shih Hwang-ti (accentratore, ideatore della Grande Muraglia contro Unni mongoli). Crisi causata dai nomadi.
Parallelismo strumenti difensivi dei Romani e dei Cinesi:
- Linea di confine su baluardi naturali (i grandi fiumi: Reno e Danubio) con fortificazioni (limitanei).
- Muraglia cinese // Vallo di Adriano (122-127 d.C., Britannia, 118 km, da Wallsend a Carlisle).
Vallo di Adriano: costruito in opera cementizia, rivestita di pietre ben squadrate di 2,5 metri di spessore, il bastione si ergeva per un’altezza di 5-6 metri, con merlatura e cammino di ronda alla sommità. Ad ogni miglio vi erano fortini, ogni 4-5 miglia dei fortilizi, con compiti di pattugliamento. Sul versante settentrionale vi era un fossato a forma di V, largo 9 metri e profondo 4.
1.2 – Il mondo delle città
La città romana, diversamente da quella medievale, non è separata dal territorio circostante da mura: queste si rendono necessarie dal III secolo a causa delle invasioni esterne. Vi era la urbs, centro urbano con funzioni politiche, amministrative e commerciali; il suburbio, con necropoli, artigiani e ville, e le centurie, campi di forma geometrica.
Il senato locale costruiva edifici pubblici e organizzava eventi; gli aristocratici costruivano costruzioni che elevassero il decoro civile e religioso delle città. Esercizio diffuso era quello della filantropia. Le prime biblioteche pubbliche sorsero nel 39 a.C. con Asinio Pollone vicino al foro e nel 28 a.C. con Augusto sul Palatino; gran sfoggio di biblioteche private veniva fatto anche da ignoranti arricchiti.
1.3 – La diffusione del Cristianesimo
Fra I e II secolo d.C. fiorì la cultura, si diffuse la scrittura ed entrò in crisi la religione politeista, non solo nel mondo romano ma anche in Cina e India (Buddhismo e Confucianesimo). A Roma, il Cristianesimo soppiantò il Mitraismo nel IV secolo. Questo successo presso il ceto dirigente romano fu determinato dal carisma degli apostoli itineranti e dalla stabile gerarchia sacerdotale.
Paolo di Tarso ebbe il merito di rendere universale il messaggio cristiano, esportandolo dalla Palestina, ma la sua predicazione si svolse prevalentemente nelle città, cosicché le campagne rimasero legate ai culti tradizionali. Il contatto con le masse contadine non fu poi favorito dalla nomina a vescovi degli appartenenti alle élites cittadine.
1.4 – La crisi del III secolo e le persecuzioni contro i cristiani
La diffidenza verso i cristiani era di natura politica e nasceva dal fatto di essere stati in origine assimilati agli ebrei, i quali più volte si erano ribellati all’impero.
Fra II e III secolo una grave crisi attanagliò la società romana. Ecco le cause:
- Sviluppo abnorme delle città vs capacità produttive insufficienti → Contadini abbandonano terre.
- Bilancio statale insostenibile → Difesa vs Germani, spesa pubblica, inflazione, export < import.
- Carestie, epidemie (peste, 166, in Occidente), rivolte contadine (Gallia e Spagna), pirateria, brigantaggio, guerre civili per il trono imperiale.
A risolvere la situazione fu l’imperatore Diocleziano (284):
- Ai contadini fu negata ogni forma di mobilità → Arresto abbandono campagne. (= artigiani & co.).
- Nel 301, promulga un decreto che fissa prezzi e salari → Burocratizzazione economia.
- Riforma costituzionale: autorità imperiale divisa fra due Augusti e due Cesari.
- Cristianesimo elemento di pericolo per la pace e l’unità interna → Persecuzioni dal 303.
Successivamente, Costantino riconsiderò il Cristianesimo un elemento di forza dell’imperatore. Con l’editto di Milano riconosce alle chiese cristiane libertà di culto, restituisce i beni ad esse confiscati e appiana controversie dottrinali.
1.5 – L’organizzazione della Chiesa e la definizione della dottrina cristiana
La chiesa a questo punto aveva un assetto organizzativo labile e una dottrina ancora in via di definizione. Nascono così gli arcivescovi, che presiedono alle Chiese metropolitane e che controllano l’attività inferiore. Le sedi più importanti furono definite patriarcati (Roma, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme e Costantinopoli).
Secondo problema fu la sistemazione del Cristianesimo in un corpus dottrinale. Le due concezioni a confronto furono quella escatologica (ritorno di Cristo con Apocalisse) e quella moderata (dotata di più comprensione per le debolezze umane). Prevalse la seconda, ma sorsero anche difficoltà nel rapporto fra monoteismo dichiarato e incarnazione di Dio in Cristo.
1.6 – L’Arianesimo e la nascita dell’eresia
La polemica esplose ad inizio del IV secolo, quando il prete Ario di Alessandria sostenne che Cristo non avesse lo stesso grado di divinità di Dio. Costantino fu pertanto indotto a convocare il primo concilio ecumenico a Nicea nel 325, al quale parteciparono 300 vescovi, e che deliberò la condanna di Ario.
Successivamente però, questo elemento eretico fu ripreso dalle popolazioni germaniche, e i successivi concili acuirono le lacerazioni interne alla Cristianità. Un punto fermo nella contesa fu il Concilio di Calcedonia del 451, che dichiarò Cristo vero Dio e vero uomo, dotato di due nature distinte ma inseparabili.
1.7 – Le origini del monachesimo
Originariamente nei deserti dell’Egitto e della Siria, ma poi diffusosi ampiamente ad est ed ovest, il monachesimo si affermò come forma di vita cristiana distaccata dalla società. Forme analoghe furono attuate dai monaci buddhisti, dai filosofi greci e dai giudaici.
Nella sua fase iniziale, il monachesimo cristiano era diffuso soprattutto nelle classi inferiori, e caratterizzato da sfiducia in qualsiasi speculazione intellettuale, rozzezza di costumi e ricerca della più totale solitudine. A questo estremismo ascetico e penitenziale si oppose il cenobitismo, più moderato, quasi un “ora et labora”.
1.8 – La diffusione del monachesimo in Italia e nel resto dell’Occidente
Personaggio chiave fu Gerolamo, nobile della Dalmazia, che visse da eremita nel deserto di Calcide (Siria) e a Roma diffuse fra le nobildonne la vita ascetica. Cassiodoro invece in Calabria fondò una scuola, un centro di cultura.
In Francia, il centro monastico più gettonato fu quello fondato da Onorato nell’isola di Lerins, a due miglia da Cannes: qui si coniugò il cenobitismo (per i giovani) all’eremitismo (per i più anziani). Diverso il discorso irlandese: qui, l’assenza di città, diede agli abati dei monasteri un ruolo di potere simile a quello dei vescovi.
1.9 – Il monachesimo benedettino
La regola benedettina non fu il primo codice monastico organico, né l’introduzione del lavoro manuale fu originale, così come gli ideali di carità e fraternità fra monaci. Tuttavia il suo successo è dovuto alla moderazione ed al realismo, all’equilibrio fra vita attiva e contemplativa (ora et labora).
Il dibattito storiografico: fine o trasformazione del mondo antico?
Lo storico Gibbon afferma che i tre fattori di decadenza della età dell’oro romana di Adriano furono la mancanza di coraggio civile, il Cristianesimo e i Germani.
Il genovese Lopez invece nota due crisi: una agli inizi dell’era cristiana e una nei secoli finali del Medioevo. La prima però comportò la fine di una civiltà, quella romana, mentre alla seconda il sistema medievale aveva resistito, forte della sua cultura millenaria che sarebbe diventata base di quella moderna.
Schiavone, parlando del catastrofico arresto medievale europeo, ne parla come di evento inevitabile, sia per l’oneroso organismo politico tricontinentale, sia per la predominanza della rendita parassitaria rispetto alla dignità del lavoro produttivo, sia per lo stop delle risorse derivanti dalle conquiste.
Delogu infine parla di trasformazione e non di fine del mondo antico, ma nega il suo carattere di lentezza: non fu infatti conclusa nel IX secolo, ma entro la fine del VII secolo, quando già vi furono cambiamenti nella circolazione delle merci, nella cultura e nella distribuzione degli insediamenti.
2 – L’Occidente romano-germanico
2.1 – Il mito della razza pura
“Una razza pura senza mescolanze, che non assomiglia che a se stessa”: è quel che scrive dei Germani lo storico romano Tacito nel 98 d.C. Ricerche recenti hanno però infranto questo mito: non è mai esistita una comunità germanica originaria. Vi fu solo l’unione di tre grandi gruppi.
I contatti fra Germani e Romani iniziarono nel II secolo a.C., quando Cimbri e Teutoni si spinsero a sud e furono sanguinosamente sconfitti da Mario (113-101 a.C.). La conquista della Gallia da parte di Cesare rese definitivo questo contatto: a scontri e barbarie si alternarono scambi commerciali e sociali.
Ma chi erano i Germani? Un popolo con un rapporto assai mobile con l’ambiente, dedito alla caccia e alla guerra. Allevatori e agricoltori usavano metodi primitivi (fra cui suolo ripulito dalla vegetazione col fuoco). Unica gerarchia esistente era quella dei duces, capi militari, dotati di potenza magico-sacrale. Ma esisteva un consiglio di controllo di anziani e l’assemblea del popolo in armi. Fra Tacito e Cesare, si stabilizzarono.
2.2 – La pressione sui confini dell’impero
La recluta di germanici per gli eserciti di difesa romani toccò l’apice nel III secolo. E il vescovo Ulfila favorì la diffusione presso di loro del Cristianesimo traducendo in gotico ampi brani della Bibbia. Ma questo ritrovato equilibrio fu spezzato dall’arrivo degli Unni dalle steppe.
Essi si stabilirono in Tracia (Romania), in qualità di federati, e parve così che la loro spinta espansionistica si fosse arrestata. Ma presto scoppiarono tumulti, che sfociarono in guerra aperta: il 9 agosto del 378 i romani furono sconfitti ad Adrianopoli, l’imperatore Valente morì, l’esercito imperiale fu distrutto.
2.3 – La divisione definitiva dell’impero
Con Teodosio, fra il 392 e il 395, si restaurò una labile unità imperiale. Ma alla sua morte, i due figli si spartirono l’impero: ad Onorio andò l’Occidente, con capitale Milano, ad Arcadio l’Oriente con capitale Costantinopoli. Essendo molto giovani (12 e 18 anni), il padre assegnò loro due tutori di provenienza germanica.
Così i Germani entrarono al Senato, e nonostante le tensioni dell’aristocrazia, si ebbe una convergenza fra famiglie senatorie e alti militari. Personaggio chiave di questo processo fu Stilicone, che però venne stritolato da due eventi: l’opposizione della corte agli elementi barbarici e l’inquietudine di Visigoti e Germani orientali, pressati alle spalle dagli Unni e spinti da Costantinopoli verso Occidente.
La situazione precipitò nel 406, quando il confine del Reno, sguarnito da Stilicone per difendere l’Italia da Visigoti ed Ostrogoti, fu varcato da Vandali, Alani e Svevi, diretti in Gallia, e da qui in Spagna, ove giunsero nel 409. Stilicone fu violentemente deposto, e ciò aprì la strada italiana ai Visigoti, che nel 410 entrarono in Roma saccheggiandola.
Se il saccheggio di Roma ebbe un effetto più psicologico che politico-militare, fu il crollo della frontiera del Reno a segnare una data di non ritorno. L’Impero occidentale si ridusse, in soli vent’anni, alla sola Italia. I popoli federati, ora in maggioranza e più autonomi, si diedero a guerre e razzie: i Vandali raggiunsero l’Africa, il granaio dell’impero, e le isole del Mediterraneo; la Britannia fu invasa da Angli, Sassoni e Juti.
2.4 – Il tramonto dell’impero romano d’Occidente
Onorio, spostata la capitale da Milano a Ravenna, controllava ormai solo le provincie confinanti. Gli Unni, fermati a Troyes da Ezio nel 451, penetrarono con Attila nel Friuli nel 452: solo papa Leone I lo arrestò, pare, con un miracolo.
Lotte interne fecero fuori sia Ezio, generale, che Valentiniano III, imperatore dal 425, e crearono una grave instabilità. Solo l’assetto sociale italiano non ne fu sconvolto: l’aristocrazia senatoria continuava ad esercitare potere sui piccoli possessori e sulle nomine al trono.
2.5 – Il sogno di Teodorico
Teodorico, re ostrogoto successore di Odoacre, portò in Italia il suo popolo nel 489. Egli voleva operare in pieno accordo con l’aristocrazia e la Chiesa cattolica. Ma le comunità ostrogota e romana rimasero distinte, con i propri apparati amministrativi, giuridici, politici, militari.
Teodorico infatti tenne volontariamente divise le due comunità in virtù dell’Arianesimo e di una vecchia legge romana del 370 che vietava matrimoni misti. “È commiserevole il romano che imita il goto, mentre è utile il goto che imita il romano”, disse. Il sogno di Teodorico fu quello di essere allo stesso tempo “custode della libertà e propagatore del nome romano” e creatore di una civiltà della Gothia.
2.6 – Gli altri regni romano-barbarici
I Vandali, mai integratisi in Africa con le popolazioni africane, furono brutali nelle confische e persecutori della Chiesa cattolica: per questo fra 533 e 534 furono travolti da Giustiniano, sparendo definitivamente dalla scena politica.
I Visigoti, stanziatisi in Aquitania come federati dopo il sacco di Roma, si espansero in Provenza e nella penisola iberica. Furono fermati e sconfitti però dai Franchi, che sottrassero loro l’Aquitania spingendoli verso la sola penisola iberica. Qui si ebbe il connubio con l’aristocrazia locale, l’assorbimento dei costumi romani per quanto riguarda la monarchia e una intensa attività legislativa. Nel 589 inoltre, re e popolo dei Visigoti si convertirono definitivamente al Cattolicesimo. Tutto lasciava presagire per i Visigoti un futuro di stabilità e concordia, ma l’invasione araba del 711 ne provocò violentemente e improvvisamente la fine.
2.7 – Il regno dei Franchi
I Franchi invece ebbero la fortuna e la forza di fermare gli arabi a Poitiers nel 732. Essi, divisi in tanti piccoli aggregati fra IV e V secolo, furono inglobati nel dominio di Clodoveo dal 482. Egli controllava quindi tutta la Gallia romana e anche una fascia di territori al di là del Reno. I suoi successori addirittura ampliarono i possedimenti.
Alla base di questi successi vi era il dinamismo militare, la collaborazione con la colta e ricca aristocrazia gallo-romana e con l’episcopato cattolico. Dall’incontro tra le due aristocrazie ne venne fuori un ceto dirigente nuovo, che con la costruzione di Chiese dava un fondamento religioso al loro predominio sociale.
Alla morte di Clodoveo, il regno fu diviso in quattro parti uguali fra i suoi quattro figli. Il sistema di successioni basato sulle spartizioni territoriali ad ogni generazione non evitò l’esplodere di lotte fratricide, che frenarono il dinamismo espansivo del regno, anzi, fecero arretrare i confini.
2.8 – Uno sguardo d’insieme sul mondo romano-germanico
Vi sono alcuni elementi comuni ai mondi romano e germanico. In primis, l’impatto tra la società gerarchizzata romana e quella più egualitaria dei Germani non modificò i rapporti sociali pre-invasioni. I contadini romani si rifugiarono presso i barbari per migliorare le loro condizioni di vita, per “vivere liberi sotto una parvenza di prigionia invece che vivere prigionieri sotto un’apparenza di libertà”, ma nulla cambiò per le influenze aristocratiche romane su quelle germaniche.
Un secondo elemento che accomuna i vari regni nati dalle invasioni germaniche è il ruolo di primo piano che vi svolgono i vescovi non soltanto come protettori della popolazione latina, ma come forza di conservazione della civiltà romano-ellenistica urbana. Le città, impoverite dalla crisi demografica ed economico-sociale del III secolo, non scomparvero spesso perché sedi vescovili.
Il dibattito storiografico – Il mondo dei Germani
Nel ‘700, un autore francese definì il Nord dell’Europa “la fabbrica del genere umano”, dove si sono formate le nazioni gagliarde destinate ad abbattere l’impero romano, che si reggeva sulla schiavitù ed oppressione.
Nel pieno ‘800 in Germania si sviluppò il vero e proprio nazionalismo tedesco, sfociato poi in quella deformazione della storia che fecero in età hitleriana rivivere la teoria della superiorità della razza ariana.
Solo dopo la fine della seconda guerra mondiale la prospettiva cambiò completamente: messe da parte le costruzioni ideologiche, e quindi l’idea dell’esistenza di un popolo germanico originario, si dichiarò che i Germani, né in origine né dopo il contatto con i romani, formavano una etnia, ma erano una pluralità di nuclei tribali.
3 – L’Oriente romano-bizantino e slavo
3.1 – Le ragioni di un destino diverso
La parte orientale dell’impero mostrava una sorprendente capacità di resistenza di fronte a pressioni esterne e tensioni interne. Queste furono le cause:
- No alla concentrazione delle terre nelle mani dell’aristocrazia
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