Storia della committenza artistica
Dove: Venezia
Quando: 600-700
Periodo: Barocco
Introduzione al periodo
Per Venezia periodo molto meno studiato, e meno amato dalla storia dell'arte rispetto a quello che viene considerato l'epoca d'oro ovvero il Rinascimento.
Affronteremo i meccanismi che hanno portato alla nascita dell'opera d'arte. Ci dobbiamo chiedere perché l'opera è nata, chi l'ha voluta, perché l'ha voluta e perché il risultato finale è così come lo conosciamo. Una volta questo studio veniva chiamato storia sociale dell'arte, non trattava quindi solo il genio artistico ma anche tutto quello che ruota attorno alla creazione, quindi committenti e rapporti tra artista e committenti.
Fino alla Rivoluzione Francese, quindi fino a quando c'era l'antico regime, le opere nascevano perché qualcuno le voleva, quindi il committente incaricava l'artista di eseguire un'opera, che poteva essere un dipinto, una scultura, un'architettura. Per quanto riguarda l'architettura è facile pensare che ci fosse bisogno di un committente, mentre per la scultura e la pittura si potrebbe anche ipotizzare che non ce ne fosse bisogno, ma basta pensare all'enorme perdita che avrebbe avuto l'artista, per via delle spese dei materiali, per capire che ci fosse bisogno che qualcuno commissionasse le opere d'arte.
Le particolarità di Venezia hanno avuto una grande influenza su tutti i meccanismi artistici.
Il Barocco è un periodo estremamente movimentato con delle conseguenze molto importanti sulla struttura sociale della comunità veneziana, è un momento dove per noi è d'obbligo verificare se cambiamenti sociali e politici comportano delle conseguenze per il settore dell'arte oppure il contrario, cioè se il settore dell'arte prosegue senza essere toccato da influenze esterne, ma non sarà così.
Venezia nel Seicento
È un secolo movimentato perché la storiografia ha dato un timbro deciso associando il 600 ad un periodo di decadenza, cioè un periodo durante il quale Venezia perde importanza sulla scena internazionale; una crisi economica che si è sempre attribuita alla concorrenza di altre potenze, ad esempio i Paesi Bassi, il commercio marittimo e del nuovo mondo che rende molto meno importante il commercio veneziano, Venezia quindi perde la sua posizione di privilegio in moltissimi settori in particolare del commercio delle spezie, la quale era una risorsa fondamentale per Venezia. Perde anche importanza nell'ambito della politica, il 600 corrisponde al periodo di formazione delle grandi potenze europee, Francia, Paesi Bassi, Impero Asburgico e Stati tedeschi, e Venezia non ha ruolo attivo. Questo è anche un grande vantaggio per la politica veneziana, che non solo subisce il crescere delle altre potenze, ma si rende neutrale in modo da non mischiarsi nelle questioni europee, per questo motivo Venezia rimane uno Stato indipendente fino al 1797, ovvero fino all'arrivo di Napoleone.
Altri Stati italiani, invece, cadranno sotto le dominazioni di altre potenze europee come ad esempio Genova sotto il controllo della Spagna e poi della Francia, e Milano sarà asburgica; Venezia non cadrà mai sotto controllo di altre potenze.
Il 600 è un lungo secolo costellato da eventi molto importanti che influenzarono profondamente la politica, la cultura e la composizione sociale dello Stato.
L'Interdetto del 1606
Il secolo inizia con il cosiddetto “Interdetto” del 1606, ovvero quando il Papa, massima autorità religiosa, scomunica la Repubblica. Questo succede perché Venezia tradizionalmente conserva una politica di separazione fra potere laico e potere religioso e si rifiuta che l'autorità religiosa del Papa abbia un'influenza sulle vicende interne dello stato veneziano.
Due erano gli argomenti maggiormente discussi:
- La Repubblica si voleva riservare il diritto di nominare i vescovi all'interno dello stato veneziano, mentre il Papa riteneva che la nomina dei vescovi era una vicenda di Roma.
- La Repubblica rivendicava il diritto di esercitare la legge anche su persone della chiesa, sul clero, mentre la Chiesa di Roma diceva che la persona che appartiene alla chiesa deve essere processata dal Tribunale della Chiesa.
Ovviamente non tutti i veneziani la pensavano come la Repubblica, c'è anche chi appoggiava le posizioni della Chiesa. Vinceva però l'intransigenza.
Questo però ebbe delle ripercussioni sulla vita delle persone perché il clero che non dimostrava fedeltà verso la Repubblica dovette lasciare lo Stato, come ad esempio l'ordine dei Gesuiti, e i beni di questi ordini religiosi vennero confiscati dalla Repubblica.
Queste vicende sono legate ad una figura importante dell'epoca, Paolo Sarpi, il quale fu egli stesso un uomo della Chiesa, apparteneva all'ordine dei Serviti, e fu anche teologo dello Stato; formulò le dure posizioni della Repubblica nei confronti della Chiesa. Questa situazione di emergenza durò alcuni anni, poi le trattative hanno portato ad una sorta di normalizzazione relativa, perché ai Gesuiti non è mai stato accordato il rientro a Venezia, dobbiamo aspettare mezzo secolo per rivederli in città.
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Peste, guerre e crisi economica
Pochi anni più avanti, 1629-1630, ci fu una grande epidemia di peste che colpì Venezia con delle conseguenze molto gravi soprattutto in ambito demografico, che equivale ad una crisi economica, perdita di forza di lavoro, mancano teste dell'amministrazione. Questi eventi verranno legati a delle manifestazioni artistiche, ad esempio la Chiesa della Madonna della Salute venne costruita come simbolo della rinascita dopo la peste.
Nuova emergenza nel 1645, ovvero guerra contro i Turchi e l'impero ottomano, la guerra di Candia, guerra per l'isola di Creta, che faceva parte dello stato da mar di Venezia e che venne poi persa; seguirà poi la guerra di Morea in Grecia. Le guerre costano e perciò si ebbe una crisi economica.
Si discute nello stato una misura rivoluzionaria per Venezia.
La Repubblica oligarchica e il patriziato
La società veneziana è molto particolare, noi parliamo di repubblica ma è molto diversa da quella che conosciamo, infatti la Repubblica di Venezia è una repubblica oligarchica cioè che il potere è riservato ad un numero ristretto di persone che a Venezia rappresentano il patriziato. I patrizi a Venezia sono circa 2'000 mentre la popolazione totale di Venezia era di circa 200'000 persone.
Le guerre e le difficoltà finanziarie hanno condotto un dibattito all'interno di questo gruppo oligarchico e si ipotizzò di ammettere all'interno di questo stesso gruppo delle nuove famiglie; questa fu una grande novità in quanto il patriziato veneziano era una vera e propria casta chiusa. Questa ipotesi fu accettata e vennero quindi aggregate più di 100 nuove famiglie nel patriziato, questo portò ad avere dei nuovi ipotetici committenti per le opere d'arte.
Francesco Sansovino e Venezia città nobilissima et singolare
Nel 1581 Francesco Sansovino, figlio dell'architetto e scultore Jacopo Sansovino, scrisse “Venezia città nobilissima et singolare” questo è un testo fondamentale in quanto somma di Venezia sia dal punto di vista storico che artistico; è suddiviso in diversi libri, 14, chiamati anche capitoli, e affronta la storia di Venezia e la sua attualità attraverso la narrazione di fatti della politica e di fatti dell'arte.
Contiene tutte le guerre passate con tutti gli illustri senatori, contiene tutte le vite dei dogi di Venezia e degli scrittori che hanno scritto di Venezia, contiene la descrizione di tutte le chiese, fabbriche, edifici e palazzi sia pubblici che privati; il volume contiene anche le leggi gli ordini e gli usi antichi e moderni, quindi la vita dei veneziani, è quindi un compendio completo di tutto quello che definisce una società.
Nei primi libri, fino al sesto, sono descritti i sestieri di Venezia: Castello, San Marco, Cannaregio, San Polo, Santa Croce e Dorsoduro; è quasi come una guida moderna della città. In questi capitoli parla delle Chiese dei diversi sestieri, descrivendole a partire dalla loro storia di formazione, alla loro storia della costruzione e la descrizione di tutte le opere d'arte che contengono, altari, quadri, affreschi.
Nel settimo libro sono descritte le fraterne Scuole Grandi, ovvero le confraternite: San Rocco, Misericordia, San Giovanni Evangelista e San Marco, si aggiungerà più tardi la scuola dei Carmini. Accanto alle Scuole Grandi troviamo le fraterne, che sono più piccole e sono legate ai mestieri, o ai santi, ecc.
Nell'ottavo capitolo sono descritte le fabbriche pubbliche di piazza, viene descritta piazza San Marco e tutti gli edifici che la compongono come il Palazzo Ducale, le Procuratie, non è inclusa la Chiesa di San Marco, poiché è descritta all'interno del capitolo sul sestiere di San Marco, gli edifici amministrativi della zona di Rialto, l'Arsenale e il Fondaco dei Tedeschi.
Nel nono libro sono descritti i palazzi di Venezia, ovvero le case veneziane, e i loro ornamenti.
Dal primo fino al nono capitolo Sansovino parla di cose fisicamente esistenti, edifici, gli altri capitoli sono di carattere storico, usi e costumi, il dogado, l'organizzazione dello stato, ecc.
Questo libro ebbe delle riedizioni aggiornate: la prima nel 1604, venne aggiunto più di un terzo di materiale nuovo e venne ampliata dal canonico della chiesa di San Marco Giovanni Stringa; vengono registrati nuovi palazzi, nuovi altari, nuovi fatti storici.
L'edizione per noi fondamentale è quella del 1663 che, partendo dal testo di Sansovino, viene ampliata con nuove e copiose aggiunte da Giustiniano Martinioni; tutte le aggiunte vengono evidenziate, sia solo per una riga sia per pagine intere.
Oltre a questo troviamo altri testi:
- “Le Meraviglie dell'arte” di Carlo Ridolfi del 1648, testo più specifico dedicato alla pittura.
- “La carta del navegar pittoresco” di Marco Boschini, testo scritto in veneziano in forma di poesia che parla del rapporto tra artista e committente.
La forma urbana di Venezia
Venezia non è una città come un'altra, non si può paragonare con altri luoghi; conosciamo graficamente per la prima volta la forma di Venezia nel 1348 nella carta di Fra Paolino da Venezia. Tutta la città è suddivisa in piccoli quadratini, in ognuno è collocato un edificio, e rappresentano le piccole isole suddivise dai canali minori e l'edificio all'interno di queste isole sono delle chiese.
La mappa di Jacopo de Barbari del 1500 ci fa vedere la città alla fine del Medioevo e notiamo che la città di Venezia rimane per lo più uguale e invariata; se confrontiamo questa mappa con un'immagine attuale della città non troviamo grandi differenze.
Questo suo restare immutata può far pensare che non sia stato fatto niente alla città, mentre invece sono state fatte delle cose di consolidamento del dato di partenza, ovvero sono state stabilizzate le frontiere attraverso la costruzione delle fondamenta, sono stati fissati i contorni della città eliminando tutti i passaggi fluidi fra terra e acqua.
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Venezia, rispetto alle altre città, è restata invariata, non si allarga, non va oltre ai confini; questo fa sì che chi vive a Venezia vive una situazione di isolamento che il resto del mondo non può percepire, questo quindi influenza anche la psiche delle persone che vivono a Venezia.
Venezia ora è abitata da circa 50'000 persone, mentre una volta c'erano circa 200'000 abitanti; confrontandola con una città come Firenze, che all'epoca aveva cifra 30'000 abitanti, Venezia è una città molto grande e venne considerata tale fino al 600 quando in Europa iniziarono a costituirsi le nuove grandi città.
Venezia è una città ma è anche il cuore e il centro di uno stato, ovvero della Serenissima.
Lo stato da mar e lo stato da terra
All'inizio lo stato della Serenissima era costituito dallo stato “da mar”, che comprendeva la costa della Dalmazia e l'Istria, esso non ha una continuità territoriale, era solo la laguna e una stretta fascia costiera.
Inizia l'espansione di questo stato verso oriente; a partire dal 400 mira a diventare uno stato territoriale, questo processo si conclude in tempi rapidi a metà del 400 includendo le zone venete, alcune zone lombarde e il Friuli.
Nel giro di pochi anni da repubblica da mar diventa uno stato territoriale, stato “da terra”, il nemico prima di arrivare a Venezia deve percorrere km e km prima di arrivare in città.
Tecniche costruttive veneziane
Venezia essendo una città particolare richiede degli accorgimenti e delle tecniche costruttive particolari e adatte alle particolarità del suolo e della laguna. Due attività tipiche della cultura veneziana sono:
- Conficcare pali di legno nel terreno paludoso sul quale viene appoggiato un altro lastricato di legno tipo zattera che servirà a costituire le fondazioni dell'edificio; la quantità dei pali dipende dalla qualità del suolo, se il suolo è più duro serviranno meno pali.
- Pulitura dei canali serve a portare via l'accumulo del terreno paludoso, assicura che l'acqua sia pulita e rende i canali navigabili.
Le caratteristiche del suolo influiscono quindi sulle costruzioni architettoniche, bisogna quindi rispettare le sue peculiarità e non costruire “copiando” le architetture delle altre città.
Un disegno del 17 secolo di un capomastro viene usato come modello per far vedere come deve essere eseguita la costruzione di elementi architettonici; vengono usati pali di larici conficcati nel terreno fino ad incontrare una zona solida e poi inizia la costruzione delle fondamenta.
La meraviglia delle persone sta nei pali, i quali dopo un certo periodo dovrebbero marcire, mentre i pali che troviamo a Venezia durano nel tempo perché le palafitte stanno sempre sott'acqua e non vanno mai in contatto con l'aria; questo fa sì che i pali si conservino meglio e più a lungo.
La zona superiore è fatta da materiale di costruzione leggero ed elastico: mattoni e per rafforzare le strutture vi inseriscono la pietra d'Istria, pietra bianca simile al marmo; questa alternanza mattone-pietra la troviamo sia sopra che sotto acqua.
Venezia è nata come uno stato insulare, senza un territorio attorno; poi si espanse e creò lo stato da mar, Istria e Dalmazia, per poi espandersi nuovamente creando la stato da terra, zone venete, lombarde e Friuli. Questo bisogno di espandersi deriva dal fatto che Venezia, come si sa, sta sulle palafitte e queste sono fatte di legno; questo legno, però, non deriva certamente dalla laguna, ma dalla terraferma. Quindi per Venezia assicurarsi possedimenti in terraferma voleva dire avere un accesso più facile ai materiali che quindi provenivano dallo stesso stato e non dovevano più essere acquistati a caro prezzo all'estero. Stessa cosa vale per la pietra, che viene dall'Istria, in quanto tutte le cave erano situate nello stato da mar.
Quindi le ragioni di espansione sono multiple, una di queste sicuramente riguarda il fattore economico.
Le case di cui sono fatte Venezia sono elastiche e i materiali sono in grado di adattarsi a delle modifiche del sottosuolo arrivando sempre ad un nuovo assestamento; è per questo che a Venezia non ci sono mai crolli. Possiamo dire che quella di Venezia è un'architettura antisismica.
Le strutture portanti di questi palazzi solitamente si collocano al livello della facciata principale della casa veneziana, che generalmente si affaccia sul canale; lì la struttura è particolarmente solida, e questo fa sì che le case veneziane mantengano intatte proprio queste parti delle case tendendo ad incurvare il pavimento verso il basso, ma mantenendo allo stesso livello il pavimento attaccato alla facciata.
Canali, calli e percezione dello spazio urbano
Quello che in una città normale è una strada a Venezia è un canale. Ora siamo abituati a girare a piedi e utilizzare i canali solo con il vaporetto lungo il Canal Grande, quindi giriamo attorno alla città; questo provoca che noi vediamo Venezia in modo completamente diverso da come è stata vista in altri tempi e da come era stata pensata, è stata costruita per essere vista dai canali. Infatti i canali venivano percorsi in gondola come vie principali, le vie secondarie erano le calli e i ponti che collegano le diverse isole.
Le facciate dei palazzi sono sempre orientate verso il canale, sono sempre concepiti per essere visti dall'acqua e con l'ingresso principale dall'acqua; oggi invece non entriamo in un palazzo dal canale, entriamo tramite quella che una volta era l'entrata di servizio. In questo modo la nostra percezione dello spazio urbano e delle singole architetture è completamente diversa di quella di un uomo del passato; vedendo le facciate delle case da un ponte vediamo solo lo scorcio, le vediamo da una prospettiva sbagliata.
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La stessa cosa vale per la stessa città, adesso noi siamo abituati ad arrivare a Venezia da P.le Roma e dalla Stazione, una volta l'ingresso principale era davanti a San Marco, entravano direttamente nel cuore del centro politico della città.
I canali quindi sono le arterie principali della città e hanno bisogno di una costante manutenzione; ai tempi della Repubblica i canali venivano regolarmente puliti e scavati, mantenevano i canali in buona salute mantenendo sempre la stessa profondità dell'acqua e evitando il deposito dei materiali di accumulo che portano ad una situazione paludosa e ad un accrescimento del livello dell'acqua.
Si chiudeva il canale con delle barriere e poi con una pompa si svuotava una parte di canale in modo di poter lavorare alla pulizia del fondo.
Durante la Repubblica questo lavoro veniva fatto regolarmente, si faceva il giro di tutti i canali di Venezia e una volta finito si ricominciava da capo, si impieg.
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