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Storia dell’arte contemporanea

Neoclassicismo

  • Periodo: Dal 1750 ai primi del 1800 (fino all’età napoleonica).
  • Suggestioni di rinnovamento che però sono in netta minoranza rispetto alla componente classicista.
  • Passione per l’Antico mai spenta dopo il Rinascimento.

Nuovo rinnovamento

  • Stampe e libri.
  • Viaggi e cultura internazionale.
  • Aree geografiche distanti dal vecchio continente.
  • Desiderio di possedere pezzi antichi.
  • Rifiuto dell’eccesso e del rococò.
  • Scavi di Pompei e Ercolano (1748 e 1738).

Il neoclassicismo è la logica conseguenza sulle arti del pensiero illuminista.

Termine coniato a fine Ottocento con intento dispregiativo per indicare un’arte non originale ma comunque riassume di rinnovamento.

Tesi

  • Anton Raphael Mengs in Pensieri sulla bellezza (1762) sostiene l’importanza dell’erudizione e che l’imitazione dei grandi maestri porta alla bellezza, concetto visto come raggiungibile solo attraverso una conoscenza profonda dell’arte e della natura.
  • Johann Joachim Winckelmann in Pensieri sull’imitazione dell’arte greca (1755), in Storia dell’arte presso gli antichi (1756-1763) e in Storia dell’arte dell’antichità (1764) teorizza i concetti di Bello: la bellezza non è nella natura, ma nell’interpretazione degli antichi del dato naturale; il concetto di Forma: la bellezza è qualcosa di universale, perciò priva di particolarità individuali. Il disegno, quindi, domina sul colore, troppo soggettivo, e il concetto di Storia: bello è ispirazione alla perfezione che scaturisce dall’esperienza della realtà.

Questo teorico sostiene che per la prima volta l’archeologia viene studiata dal punto di vista cronologico e da quello estetico, cioè inerente al valore formale.

Pone anche delle strette differenze tra copiatura e imitazione: l’imitazione significa ispirarsi al modello mentre copiatura invece è un’azione fortemente limitativa. È vero che pone queste differenze però nel momento di portarle a compimento si vede la differenza tra lui e Canova nella rappresentazione di Apollo del Belvedere del IV secolo a.C.: l’opera del Winckelmann appare una mera copia, l’opera del Canova una studiata imitazione.

Suo è inoltre il concetto di quiete: momento di massima tensione espressiva, fisica e sentimentale che precede o segue l’azione.

Il teorico infine divide i periodi della storia dell’arte in 4 parti: primitivo, bello, grandioso, imitazione.

  • Gotthold Ephraim Lessing in Laocoonte (1766) sostiene che il compito dell’arte è rappresentare la bellezza nel corpo umano e il primato della scultura sulla pittura.

Caratteristiche del neoclassicismo

  • Ripresa dei canoni classici.
  • Rappresentazione dei momenti di quiete.
  • L’arte antica è ideale e modello da imitare.
  • Le opere d’arte presentano qualità formali in sintonia con lo stile e lo spirito greco e romano: ordine, moderazione, razionalità, armonia, rispetto delle regole e dei rapporti proporzionali.
  • Società all’inizio dell’era industriale: dalla esaltazione della ragione all’emergere dei valori del sentimento.
  • Non c’è una critica alla società industriale, anzi, spesso viene esaltata.
  • Nuovo rapporto tra uomo e natura: bene perduto e oggetto di meditazione e venerazione.
  • Sentimento di impossibilità di tornare al passato.

Si vede che non c’è una critica all’industrializzazione nei quadri: Il maglio a vapore inventato da J. Nasmyth nel 1839 e Anonimo, Paesaggio con fabbriche, fine 1700.

Si vede il sentimentalismo verso la natura distante nel quadro: Alexander Cozens, View from the Road between Lake Thun and Unterseen, 1776-79.

Si vedono gli ideali classici perduti nel quadro: Johann Heinrich Füssli, La disperazione dell’artista di fronte alle rovine classiche del 1778-1780.

Antonio Canova

Vita

Nato a Possagno, Treviso, il 1 novembre 1757 e morto a Venezia il 13 ottobre 1822. Figlio di uno scalpellino, fece l’apprendistato a Venezia. Lì aprì il suo studio nel 75 ma nel 79 si era già trasferito a Roma. Risiedette nella città dei papi quasi tutta la vita: si allontanò solo per andare nei luoghi natii, per tre viaggi a Parigi, una volta chiamato direttamente da Napoleone, da Parigi a Londra per vedere i marmi fidiaci del Partenone. Dal 1802 fu Ispettore Generale delle Belle Arti dello Stato Pontificio.

Tecnica scultorea

Marmo unico materiale usato da Canova perché, sotto insegnamento indiretto di Michelangelo, era adatto per rendere la morbidezza e la flessibilità dei corpi.

Affinché tali caratteristiche fossero esaltate il più possibile molte sculture vennero ricoperte di cera rosata, acqua di rota, dagli arrotini, così da dare un incarnato vero alle statue.

In periodo adulto Canova organizzò la sua bottega in modo da riservare per sé solo ideazione e lavorazione finale, cioè tutta l’attività creativa, e lasciava ai suoi allievi tutte le funzioni meno importanti.

Canova lavorava nel seguente ordine: disegno + modello in creta + calco in gesso (assistenti) + sbozzatura del marmo (assistenti) + lavorazione definitiva + sommo grado di levigatura, finché il marmo opaco non è completamente liscio, traslucido e quasi trasparente.

Monumento a Maria Cristina d’Austria (1798-1805)

Commissionato dal duca Alberto di Sassonia-Teschen per ricordare la defunta consorte, l’arciduchessa Maria Cristina d’Asburgo-Lorena. È la più significativa opera di questo genere.

Rappresentativa del clima tardo-settecentesco della poesia sepolcrale, concetto di morte ripreso nei Sepolcri di Foscolo.

Questo monumento è posto all’inizio della navata laterale destra della chiesa trecentesca degli Agostiniani incorporata nell’Hofburg, il grande complesso del palazzo di Vienna.

La forma è piramidale, all’interno troviamo una processione che reca le ceneri dell’estinta.

La forma deriva dalla Piramide di Caio Cestio a Roma, fine I secolo a.C.

È ben sottolineato l’ingresso oscuro per mezzo di uno spesso architrave e di due stipiti inclinati.

L’immagine della defunta ci è data dal medaglione, portato in alto dalla Felicità Celeste.

Sono ben chiare le personificazioni delle sue virtù: la fortezza è il leone, la pietà è la giovane donna che porta il cieco. Il suo sposo è rappresentato teneramente dal genio alato vicino al leone.

Lettura simbolica: le ceneri della donna vengono portate verso il buio della morte da un mesto corto di persone, tutte unite da una ghirlanda di fiori e tutti sono invitati ad entrare verso il buio, passando per il tappeto, Il destino.

Le Grazie (1814-17)

Come Ugo Foscolo anche Canova si occupa del tema delle Grazie. Fu commissionata la prima da Giuseppina, prima moglie di Napoleone, e la seconda da John Russell, sesto duca di Bedford. La seconda è in condizioni ben migliori della prima.

Le tre dee sono mostrate abbracciate una all’altra in modo da rinchiudersi dentro se stesse, con questa tecnica sono mostrati tre lati del gruppo: una totalmente, una di spalle, una di fianco.

Le gambe delle tre sono atteggiate in modo diverso, e i tronchi sono così vicini da creare quasi un unico corpo 2.

Le braccia intrecciate circondano i corpi come un festone decorativo.

I volti sono tutti di profilo e nelle chiome delle tre c’è il massimo chiaroscuro.

Riferimento a: frammento di decorazione parietale della Casa Dentatius Panthera a Pompei, a Decorazione parietale della Villa della Farnesina, Roma e a Canova, Le Grazie e Venere danzano davanti a Marte, tempera, 1798.

Paolina Borghese come Venere vincitrice (1804-08)

Paolina Borghese era la sorella di Napoleone, moglie del principe romano Camillo Borghese.

Simbologia con la Venere vincitrice: pomo della vittoria offerto da Paride alla dea più bella.

Adagiata sul divano con una sponda rialzata.

Busto rialzato e sollevato da due cuscini è nudo fin quasi all’inguine.

La parte inferiore è velata dal drappo che scopre l’attacco dei glutei e quindi dà un chiarissimo significato erotico.

Il volto idealizzato e le sembianze divine collocano Paolina al di fuori della realtà terrena.

Anticipatamente era presente una cera rosea sulla statua, il che dava alla donna una caratteristica più umana.

Orfeo ed Euridice (1775-76)

Richiamato molto nell’opera di Bernini: Apollo e Dafne, 1622-25.

Jacques-Louis David

Vita

Nato a Parigi il 30 agosto del 1748 e morto il 29 dicembre 1825.

Compì i primi studi nella capitale francese presso l’Académie des Beaux-arts dove vinse il Prix de Rome che gli permise di soggiornare a Roma dal 1775 al 1780 ed ebbe così modo di studiare la scultura e la pittura romana. Visitò anche Napoli, Pompei ed Ercolano e fu proprio lì che “aprì gli occhi sull’antico”.

Partecipò attivamente alla Rivoluzione Francese nel 1789, fu deputato e presidente della Convenzione, appoggiò Roberspierre.

Nel 1794 fu incarcerato, poi subì il fascino dell’imperatore e nel 184 diviene “Pittore dell’imperatore”.

Dopo la caduta dell’imperatore viene esiliato a Bruxelles dove muore 9 anni dopo.

Il giuramento degli Orazi (1784)

Per David è stato fondamentale lo studio a Roma delle stanze vaticane e dei dipinti di Raffaello perché ha saputo cogliere l’isolamento di ogni personaggio e l’autonomia che gli dà all’interno della narrazione. Questo quadro è realizzato proprio durante il secondo soggiorno a Roma dell’artista sotto commissione del re di Francia. L’anno seguente è stato presentato al Salon.

Il soggetto è della Roma monarchica: durante il regno di Tullio Ostilio, i tre fratelli Orazi, romani, affrontano i tre fratelli Curiazi, albani. I tre Curiazi morirono e uno solo degli Orazi si salvò decretando la vittoria di Roma. È una rappresentazione del bello civile: virtù civili dei tre dicono di poter vincere o morire per Roma, l’esempio deve spingere all’emulazione.

La scena ha una certa teatralità, prospettiva sottolineata dalle fasce marmoree che racchiudono il pavimento in riquadri. Sul fondo ci sono due pilastri a colonne doriche dal fusto liscio che sorreggono tre archi a tutto sesto oltre i quali un muro delimita il porticato.

I personaggi sono distinti in due gruppi incorniciati dalle arcate estreme.

Il vecchio padre si erge nel mezzo ed è isolato, conscio della propria centralità nella storia e nell’atto di pronunciare la celebre frase “O Roma o morte”. Il rosso del mantello chiama l’attenzione su di lui e lo pone come personaggio chiave. Sulla sua mano c’è il punto di fuga.

A destra le donne meste e mute sono la rappresentazione del dolore.

Non momento cruento ma quello di tensione appena precedente.

La morte di Marat (1793)

È un dipinto a olio su tela di grandi dimensioni (165x128 cm) realizzato nel 1793 dal pittore Jacques-Louis David. 3

Il quadro è uno dei più celebri esempi di neoclassicismo di fine Settecento, esso rappresenta infatti il “bello etico” tema privilegiato dal pittore francese che seguiva con grande attenzione gli insegnamenti del teorico tedesco Johann Joachim Winckelmann.

L’opera rappresenta il protagonista, Jean Paul Marat, ormai senza vita riversato nella vasca da bagno in cui era costretto a rimanere a causa di una malattia alla pelle contratta in ambienti malsani; ucciso da un personaggio qui assente: la girondina Charlotte Corday D'Armon.

I chiari rimandi neoclassici si notano soprattutto nella decisione dell’autore di non riportare tutti i dettagli, resi noti dai giornali, dell’assassinio e nemmeno il momento in cui il delitto è stato compiuto: il neoclassicismo infatti, contrariamente al romanticismo, preferisce immortalare il silenzio della quiete di un evento prima o dopo che esso avvenga.

Il dipinto fu commissionato poco dopo la morte dell’“amico del popolo” a Jacques-Louis David per ordine diretto della Convenzione francese cosicché un ricordo del grande rivoluzionario fosse sempre presente nella sala dell'Assemblea. L'opera di David è un capolavoro di realismo e di astrazione insieme e la semplicità disarmante di questo crudele assassinio si inserisce in un ambiente di povertà quasi monastica e di grande austerità.

L'immagine del rivoluzionario viene rappresentata come quella di un martire morto per le sue virtù e ucciso per aver cercato di cambiare una situazione di oppressione popolare, un grande politico e un bravo giornalista.

Non a caso la posizione di Marat e la ferita sul costato richiamano sottilmente Gesù Cristo, la vittima per eccellenza della tradizione, di celebri opere classiche come la Pietà di Michelangelo e la Deposizione di Raffaello. Come il Cristo, morto per cause ingiuste, il protagonista viene rappresentato nella sua semplice povertà, circondato dalle «reliquie» della sua «passione» - il coltello del sacrificio, la lettera del tradimento, l'assegnato da spedire a una cittadina in miseria – è senza ombra di dubbio la «vittima laica» della Rivoluzione, il «martire della libertà» e della nuova civiltà che egli ha contribuito a creare e a difendere.

Nella rappresentazione di un martire non c’è spazio per l’assassina ingiusta il cui volto viene condannato all’oblio ma solo per l’esaltazione del defunto.

Ogni oggetto diventa simbolico, per prima la cassa di legno a fianco alla vasca che veniva usata da Marat come sostegno per scrivere, si trasforma nella lapide su cui viene inciso il messaggio d’omaggio dell'artista: «À Marat, David».

Etienne-Louis Boullée

Architetto neoclassicista nato nel 1728 e morto nel 1799.

Era essenzialmente legato alle forme geometriche semplici, soprattutto alla sfera.

Prende in prestito forme note della storia dell’arte e dell’architettura per poterle snaturare.

Considera l’architettura come una distribuzione di puri volumi partendo dalle forme geometriche solenni.

Tipico esempio di un architetto utopista, realizza disegni poi irrealizzabili dal vero.

Il Cenotafio di Newton (1784)

Immensa sfera cava sorretta da un terrazzamento che ha la funzione di assorbire le spinte e sostenere l’emisfero inferiore, è circondato da tre anelli concentrici di cipressi allineati gli uni agli altri. L’interno è occupato da un sarcofago commemorativo.

Vincenzo Camuccini

Roma, 22 febbraio 1771 – Roma, 2 settembre 1844.

È stato un pittore e un restauratore, che doveva essere di tipo integrativo: nel restaurare un'opera d'arte si sarebbero dovute "integrare" le parti mancanti, con l'inserimento di nuove parti, in maniera di non perdere l'armonia del dipinto o della scultura originale.

Il giovane Vincenzo cominciò ad informare personali orientamenti di gusto e ad accostarsi allo stile di Raffaello, considerato dagli artisti neoclassici, Mengs su tutti, come il modello a cui ispirarsi per la pittura. Ogni giorno Camuccini visitava le Stanze di Raffaello all'interno degli appartamenti pontifici in Vaticano, si allenava a copiarne lo stile; di quel periodo ci sono pervenuti moltissimi disegni dell'artista romano.

La morte di Cesare (1798)

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Andrea Appiani

Milano, 31 maggio 1754 – Milano, 8 novembre 1817.

È stato un pittore italiano. Alfiere del neoclassicismo in Italia, fu uno dei maggiori esponenti di quel periodo compreso tra l'Illuminismo e le vicende napoleoniche, grazie alla specificità espressiva del suo stile, vero e proprio trait d'union tra la morbidezza del tratto leonardesco e la grazia del classicismo.

Apoteosi di Napoleone (1808)

Raphael Anton Mengs

Ústí nad Labem, 12 marzo 1728 – Roma, 29 giugno 1779.

È stato un pittore, storico dell'arte e critico d'arte tedesco, attivo anche a Roma e a Madrid.

L'artista fu acclamato da tutta Europa come il maggiore esponente del Neoclassicismo.

Rinnegando la tradizione pittorica del Barocco e del Rococò, attraverso lo studio dell'antico e di Raffaello, Mengs creò composizioni di nobile semplicità, con colori chiari e brillanti.

Celebre per le sue teorie (vedi sopra).

Il Parnaso (1760-61)

Nel 1671 Mengs ultimò un'opera destinata ad assicurargli rinomanza europea: si tratta dell'affresco del Parnaso per il salone della villa del cardinale Alessandro Albani, presso porta Salaria.

Nell'affresco, in cui il cardinale è rappresentato come Apollo, in quanto protettore delle arti, Mengs tende a creare una composizione perfettamente composta e semplificata quasi priva di profondità e movimento, con citazioni tratte dalla statuaria antica, affreschi di Ercolano e dai dipinti di Raffaello. L'elemento più dinamico è costituito da due danzatrici, motivo derivante dalle coeve scoperte archeologiche, tra cui gli affreschi rinvenuti nella cosiddetta villa di Cicerone a Pompei.

Nell'impostazione formale e nella disposizione delle figure si possono invece cogliere riferimenti al Parnaso di Raffaello affrescato nella Stanza della Segnatura in Vaticano.

Dal neoclassicismo al romanticismo

Jean-Auguste Dominique Ingres

Sulle slide è considerato Romanticismo nella linea purista. 5

Vita

Nato a Montauban (Francia occidentale) il 29 agosto 1780 e morto a Parigi il 14 gennaio 1864.

Famoso direttore dell’accademia di Francia, risiedette a lungo a Roma dal 1806 (anno in cui vinse il Prix de Rome) fino al 1820, trascorse quindi un terzo della sua vita in Italia, tra gli amati dipinti di Raffaello.

La sua arte, se pur amata, dovette gareggiare con la novità proposte da Delacroix in una Francia in cui la spinta neocl

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GIULIAGIULIA1997 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Di Raddo Elena.
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