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Storia contemporanea I

Docente: G. Fulvetti

Calendario delle lezioni

36 Lezioni (72 ore):

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  • 08/05 [sovrapposizione]
  • 09/05
  • 10/05
  • 15/05 [sovrapposizione]
  • 16/05 [no lezione]
  • 17/05 [no lezione]
  • 22/05
  • 23/05 [fine corso]

Calendario civile e festività

  • 10 febbraio: Giornata nazionale del ricordo delle Foibe

Fonte: Istituto nazionale Ferruccio Parri

Ulteriori informazioni su: www.sissco.it e www.storiasport.com

Lezioni e Contenuti

La storia è una, ma sono anche tante a seconda degli approcci che si intendono avere nei confronti di essa:

  • Storia politica
  • Storia economica
  • Storia sociale
  • Storia locale
  • Storia militare
  • Storia culturale

Luoghi e orari delle lezioni

  • Giovedì 28 febbraio ore 16:00, aula Sal-1
  • Mercoledì 6 marzo ore 16:00, aula Sal-3
  • Mercoledì 13 marzo ore 16:00

Suddivisione del corso

  • I parte: 5 settimane (20 febbraio – 15 marzo) di lezione sull'800
  • II parte: Prima e Seconda Guerra Mondiale
  • III parte: Post 1950

Lezione fuori sede a Sant’Anna di Stazzema il 24 aprile.

La rivoluzione americana

Avvia la contemporaneità e gli anni delle Rivoluzioni.

La rivoluzione francese (Roberto Rossetti)

Fulvetti: È uno degli eventi che avvia e caratterizza l’epoca moderna. È l’evento che cambia il significato stesso della parola “rivoluzione”; fino a quell’epoca si usa già il termine rivoluzione ma con un'accezione diversa, muta con la rivoluzione francese, non significa più tornare d’accapo, ma significa anche portare qualcosa di nuova, anche se probabilmente l’idea di base era quella di ritornare all’origine respingendo le rivoluzione e all’assolutismo, anche se alla fine producono qualcosa di nuovo.

Cause della rivoluzione

Non scoppia dall’oggi al domani, ma matura all’interno della società da circa di un secolo. Alla fine del ‘700 la società francese è ancora organizzata su una società divisa in ordine:

  • Nobiltà (1,5%)
  • Clero (0,5%)
  • Terzo Stato (98%)

Anche se questa tripartizione è molto più complessa, perché all’interno di una stessa classe ci sono differenze. Nella nobiltà c’è una nobiltà bassa, decaduta, che stenta ad andare in avanti, la nobiltà di ufficio/di toga, che risieda nei Parlamenti di Parigi. Il 25% è improduttivo e appartiene alla nobiltà.

Il clero si può distinguere fra basso e alto clero: l’alto clero fa parte della nobiltà di corte, il basso clero invece è fra quelli che appoggerà la rivoluzione. Gode comunque di importanti privilegi e benefici.

Il terzo stato è composto dal 18% dalla borghesia, il rimanente invece sono contadini. Sul mondo contadino grave tutto il peso fiscale del Paese, oltre alle decime alla Chiesa, alle banniàlità.

La monarchia è in perenne debito finanziario e fiscale, perché la Francia partecipa costantemente ad ogni conflitto di quegli anni, ciò prosciugherà le casse dello Stato francese.

Riforme e minacce alla monarchia

Luigi XVI cerca di migliorare le condizioni finanziarie dello Stato e si succedono molti ministri dell’economia i quali trovano come unica soluzione a questo enorme debito pubblico quella di eliminare le varie esenzione e privilegi dei nobili e del clero.

Necker sarà una figura fondamentale per la prima fase della rivoluzione, ripropone in mood più mitigato le idee di Turgot. Diventa poi di dominio pubblico le spese della monarchia. Il rendiconto al Re suscita un vespaio e Necker viene licenziato; lo sostituirà Calonne e poi Lomenie de Brienne i quali come unica soluzione trovano quella di promulgare una tassa fondiaria unica.

Il parlamento di Parigi denuncia l’assolutismo del Re e si chiede la convocazione degli Stati generali, che il ministro accorda. Luigi XVI cede nuovamente e il ministro viene allontanato e ritorna Necker. Dall’88 alla convocazione degli Stati generali si ha in questo periodo l’assoluta libertà di stampa.

Emmanuel Joseph Sieyès il Terzo Stato è la nazione francese.

5 maggio 1789: Si riuniscono gli Stati generali. C’è già un problema: come si vota? Questo è il primo problema che porterà alla spaccatura rivoluzione. Si vota per testa o per ordine? Clero e Nobiltà vogliono il voto per ordine, il Terzo Stato per testa.

Per il primo mese si discute solo di questo, fino a che il 17 giugno si riuniscono nell’Assemblea nazionale.

Gli elementi del clero e la nobiltà, in parte controvoglia e in parte costretti dal re, si uniscono all’Assemblea nazionale.

Si forma così l’Assemblea nazionale costituente, che si dà come scopo quello di scrivere una nuova Costituzione per la Francia, ciò preoccupa il Re, perché ridurrebbe notevolmente i suoi poteri.

14 luglio 1789: Presa della Bastiglia

Ogni giorno cambia qualcosa, si mette in discussione ciò che si è detto il giorno primo e si va avanti rispetto a quello che si è detto.

Dopo il 20 luglio si diffondono paure generalizzate per istigare il popolo contadino che hanno come primo obbiettivo gli assalti ai castelli signorili distruggendo gli archivi signorili. La situazione sfugge di mano, ma sfugge di mano anche all’Assemblea costituente e l’unica soluzione è quella di andare incontro alle pretese dei contadini.

Viene abolito il sistema feudale, anche se avviene dietro a un riscatto, che verrà tolto intorno al 1792.

Il 26 agosto 1789 viene scritta ed emanata la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e dei cittadini.

La monarchia è un caso particolare: si tratta di una monarchia inadeguata di fronte a questa situazione.

Il 5 ottobre le donne di Parigi si recano a Versailles ed impongono al Re e alla famiglia reale di trasferirsi a Parigi.

Nel novembre propone a nazionalizzazione dei beni del clero ed emissione degli assegnati e favorisce una partecipazione popolare alla rivoluzione.

La vita politica diventa una vita politica di massa, nascono i club, ovvero i partiti politici, che saranno poi l’anima del futuro processo rivoluzione.

Il re sta giocando un doppio gioco perché da un lato non può che sottoscrivere tutto ciò che gli propone l’Assemblea costituente, dall’altro però vuole farsi da parte scappando (1791, fuga di Varennes). La popolazione, soprattutto spinta dai giacobini, chiede l’abolizione della monarchia. Questa è una grande frattura fra la parte moderata e quella più radicale, il popolo non è più disposto a sostenere la monarchia. Nel 1791 si ha la prima Costituzione, ce ne saranno 5.

I girondini di fronte alla crisi economica che la Francia stava attraversando in quegli anni vedono come unica possibilità di entrare in guerra contro la Prussia e l’Austria che avevano minacciato di distruggere Parigi se l’Assemblea non avesse ridato al Re tutti i suoi poteri. Anche il Re è d’accordo con la guerra, ma per un motivo diverso rispetto ai girondini, perché loro lo vedono come un mezzo per ricompattare il popolo attorno all’assemblea legislativa, mentre il Re sperava nella disfatta dell’esercito francese. È evidente che la nobiltà e la monarchia sono estremamente contrari alla rivoluzione. Si chiede così la deposizione della monarchia, che viene posto agli arresti. A questo punto si deve elaborare un nuovo modello di Stato. Nel settembre del ’92 si elegge la Convenzione, proprio quando l’esercito francese ottiene la prima vittoria contro l’esercito prussiano. C’è la nascita della Repubblica. La situazione però peggiora, iniziano a scoppiare alcune insurrezioni e per placarle viene nominato il Comitato della salute pubblica e il Tribunale rivoluzionario.

’93 Fase del terrore.

Si approva una nuova Costituzione di carattere totalmente democratico, ma non viene mai applicata. Nel giugno ’94 inasprisce maggiormente la politica del terrore. La legge dei sospetti viene maggiormente inasprita. È questa una situazione pesantissima e c’è un grande senso di paura. Si apre il periodo del Termidoro che è inaugurato da una politica uguale e contraria a quella di. Viene costituita una nuova Costituzione. Questa sarà una delle debolezze.

Nel frattempo il Direttorio decide di portare avanti la guerra. Nel ’95 il Direttorio decide di rilanciare la guerra contro la I coalizione antifrancese (1793-97). Napoleone sconfigge le armate austriache in Italia e conquista l’Italia centro-settentrionale. Firma una pace con l’Austria.

L’importanza che stava assumendo l’esercito e Napoleone, il Direttorio, pur servendosi di questa figura, teme lo stesso Napoleone e dell’influenza che stava acquistando. Si riprende così la guerra contro l’Inghilterra e si allontana Napoleone dal territorio francese (Napoleone viene mandato a conquistare l’Egitto).

La Rivoluzione francese: diverse prospettive

La Rivoluzione francese tradizionalmente è vista come una rivoluzione borghese; ci sono invece altri studiosi che danno luogo a una visione revisionista della Rivoluzione francese, infatti si mette in discussione che sia una rivoluzione borghese, perché si possono individuare diverse rivoluzioni, non si può parlare di una rivoluzione francese, ma di più: c’è la rivoluzione dell’aristocrazia (infatti l’aristocrazia nei parlamenti è quella che dà inizio alla rivoluzione contro le riforme di un monarca denunciato come assoluto).

Sta di fatto che però la borghesia – che costituisce il 18% del Terzo Stato e che detiene il 35% dei terreni – ha effettivamente il grosso potere economico in Francia, in questa fase la ricchezza è nelle mani della borghesia; la corona è in deficit cronico, dalla corona dipendono le pensione dell’aristocrazia di corte e dell’alta aristocrazia; gli altri ceti privilegiati si mantengono grazie alle esenzioni fiscali e ai privilegi che hanno; la borghesia detiene un proprio e vero potere economico e allora la Rivoluzione francese – non nella fase giacobina che in qualche modo tende a limitare il diritto di proprietà – nella fase napoleonica verranno duramente colpite le organizzazioni dei lavoratori e si creano in Francia a seguito dell’indirizzo democratico giacobino, quelle verranno colpite, ci sarà il divieto di associazione dei lavoratori, invece Napoleone si assicurerà di garantire assolutamente il diritto dei proprietari e quindi a borghesia di fatto si avvantaggerà enormemente. Chi coglie i frutti della Rivoluzione è la borghesia, che vedeva nei vincoli feudali dei vincoli a un’ulteriore espansione di una ricchezza che già possedeva precedentemente.

Borghesia: che cosa si intende? È la classe sociale che detiene la proprietà dei mezzi di produzione. Esiste LA borghesia o esistono LE borghesi da un punto di vista di definizione sociale, di strategie di mobilità sociale? Questa sarà una delle cose che agli esordi del 800 dovrà essere discussa.

[L’età delle Rivoluzioni Il potere dell'Ancien Régime fino alla prima – Erich J. Hobsbawm; guerra mondiale – Arno Mayer]

Il colpo di stato di Napoleone

18 Brumaio (9 novembre 1799): Colpo di stato di Napoleone.

Napoleone viene richiamato urgentemente in patria perché alle elezioni in Francia hanno vinto i giacobini, le camere iniziano ad essere egemonizzate da giacobini e dalla loro impostazione democratica radicale, iniziano a essere prese misure che ricordano il ’93 e quindi come era già successo nel ’97, per cui si era chiamato l’esercito per annullare le elezioni vinte dai monarchici, ora si richiama Napoleone in patria per annullare quelle elezioni e per scongiurare il dominio giacobino nelle assemblee. Napoleone riesce a tornare dall’Africa in Francia e nel novembre del ’99 con l’esercito scioglie con la forza l’assemblea. Di fatto muta nuovamente la Costituzione (Costituzione dell’anno VIII) perché viene creato un sistema consolare, una sorta di triumvirato, costituito da Napoleone Bonaparte stesso da Sieyès – autore di – e da Ducos. Questo triumvirato sarà alla guida della Francia fino alla successiva mossa di Napoleone nel 1804 quando proclamerà direttamente l’Impero. La nuova Costituzione prevede la reintroduzione – è questa una caratteristica di Napoleone, che oggi chiameremo populista – del suffragio universale (cosa che non era prevista nella Costituzione dell’anno III), però è un suffragio universale “di facciata”, perché le votazioni non sono realmente libere: i cittadini devono votare liste di persone in misura maggiore rispetto ai posti che devono essere occupati all’interno dell’assemblee e dell’amministrazione pubblica, in queste liste poi sarà il consolato che sceglierà le persone da inserire dentro le assemblee. Quindi il potere legislativo grazie a questa riforma viene sottomesso al controllo del governo, inoltre viene istituito un sistema prefettizio (che poi avrà influenza anche sull’organizzazione dell’Italia unita), ovvero da Napoleone viene istituito un sistema di prefetti che vengono messi a capo dei diversi dipartimenti, nominati direttamente da Napoleone e rappresentano l’autorità di Napoleone in tutto il territorio francese. Si continua sulla riga di negazione del federalismo in Francia a favore di un rigido centralismo amministrativo e di potere.

Contemporaneamente Napoleone porta avanti – che nel 1802 si farà nominare primo console e si farà riconoscere il consolato a vita, quindi ha assolutamente una posizione di primizia all’interno di questo triumvirato – nel 1800 si porrà l’obiettivo, e ci riuscirà, di risollevare la situazione finanziaria della Francia e fonda la Banca di Francia che ha il compito di regolare e controllare la circolazione monetaria e l’emissione di carta moneta; in questo modo riesce con le sue misure e con questa istituzione nel giro di qualche anno a ristabilire la situazione economica della Francia. In effetti nel 1802 la Francia ritorna al pareggio di bilancio. Ma non è solo questo, reintroduce tutta quella forma di tassazione indiretta, quella che colpisce i consumi, che il periodo giacobino aveva eliminato [i giacobini dal ’93-’94 avevano eliminato la tassazione indiretta a favore di una tassazione diretta che colpisse i patrimoni perché chiaramente la tassazione indiretta va a svantaggio delle fasce più basse della popolazione, quindi i giacobini nella loro visione egualitaria avevano eliminato le tassazione indirette], questo è ovviamente un altro strumento per sovvenzionare la ripresa economica francese. Mette mano anche all’organizzazione scolastica, togliendo gran parte della formazione scolastica al clero e attribuendola allo Stato e anche l’assistenza sociale diventa non più di prerogativa del clero come era fino a quel momento, ma diventa organizzata e sostenuta dallo Stato.

Inoltre la preoccupazione maggiore di Napoleone in questa fase è quella di presentarsi sia a livello interno sia a livello internazionale come “l’uomo della pace”, di fatto la sua abilità militare è già stata riconosciuta nelle diverse campagne, è l’uomo decisivo nella politica francese e il suo ruolo in questo senso lo riconosce, si deve presentare come l’uomo che riporta alla Francia dopo un periodo turbolento la pace, così come la riporta in Europa.

Concordato con la Chiesa

1801: Pone fine alla politica anticlericale iniziata dalla Rivoluzione francese. Viene firmato il concordato tra papa Pio VII e lo Stato francese che prevede il riconoscimento della religione cattolica in Francia, non come religione di Stato, ma come religione praticata dalla maggioranza dei francesi. Ha comunque un elemento di distinzione rispetto agli altri culti, è riconosciuto il suo ruolo prioritario e soprattutto Pio VII riconosce la Repubblica di Francia, riconosce che i beni incamerati della Chiesa durante la Rivoluzione sono ormai patrimonio dello Stato francese e ancora permette a Napoleone di porre fine alla rottura con la parte più arretrata della popolazione che era rimasta traumatizzata dal processo di scristianizzazione avvenuto in Francia. È questo quindi un elemento di successo della politica napoleonica. Ripristina tra l’altro quella che era una tradizione costante della politica francese – che è una caratteristica della politica francese perché già in epoca monarchica era così – ovvero quella della nomina dei vescovi da parte dello Stato francese consacrati poi dal papa. Quindi vengono ammesse di nuovo le cerimonie pubbliche, il clero è stipendiato dallo Stato, però i vescovi sono scelti da Napoleone e consacrati dal papa. Si ritorna alla tendenza gallicana della Chiesa francese.

È l’uomo della pace perché nel 1801 e nel 1802 Napoleone arriva a concludere le paci con l’Austria e con l’Inghilterra. Nel 1801 sigla la pace di Luneville con cui l’Austria riconosce l’assetto dato da Napoleone ai territori conquistati, quindi riconosce di fatto il regime napoleonico; nel 1802 Napoleone dopo lunghe trattative arriva a concludere la Pace di Amiens, importante perché dalla Pace di Amiens dipenderà l’inizio di una nuova guerra, quella... (continua)

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FrancescaTARANTINO di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia Contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Fulvetti Gianluca.
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